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Non esiste solo la pena di morte. Esiste anche la tortura e il Governo deve pretendere chiarezza e il rispetto dei cittadini!

Posted by Roberto Di Napoli su 23 dicembre 2007

Chissà quante persone pensano che la tortura e la pena di morte appartengano alla letteratura giuridica, ai manuali di criminologia o di storia della procedura penale! Ho l’impressione che, ad eccezione di quanto verificatosi negli ultimi mesi grazie all’interessamento dei mass media, dei radicali e all’impegno dei Governi dei principali Stati affinché venisse approvata dall’ONU la moratoria contro la pena di morte, quest’ultima, soprattutto tra i giovani, sia sottovalutata e divenga oggetto di dibattito soltanto in occasione di “interessanti” esecuzioni nei Paesi in cui, vergognosamente, la pena è ancora in vigore.

La tortura, poi, secondo me, viene, ancora di più, ignorata e si sottovalutano le molteplici forme in cui può essere esercitata. E’ incredibile che ci siano Stati in cui, ancora, si fa uso di tale mezzo coercitivo. La tortura non è soltanto lesione fisica o psicologica: è violenza contro la dignità della persona! E’ violenza contro il diritto, contro la legalità proprio da parte di chi pensa di accertare, con mezzi crudeli e inumani, la violazione delle regole o di punire chi ha trasgredito alle norme di un determinato ordinamento.

Non può esistere, tuttavia, -e ritengo una contraddizione pensarlo- un ordinamento giuridico il cui sistema processuale preveda la tortura quale mezzo istruttorio o misura sanzionatoria. Essa è vietata dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, dalla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali, dalle principali Convenzioni internazionali ma, ciononostante, …. ancora presente. E’ vergognoso! E’ ancora più disgustoso che Paesi che si proclamano democratici, “Stati di diritto”, non facciano quanto è sufficiente per impedire la tortura laddove presente.

Mi auguro, con tutto il cuore, che non si sopravvaluti, in questi giorni, il pur importantissimo risultato ottenuto -grazie all’approvazione da parte dell’ONU- contro la pena di morte sottovalutando le sofferenze cui è sottoposto chi è torturato.

Non nascondo che, preso da altre preoccupazioni, sofferenze ed attività, anch’io non consideravo, con la dovuta attenzione, il problema delle extraordinary renditions, ossia, delle consegne illegali (cioè in violazione delle norme anche dell’ordinamento internazionale) di sospettati di terrorismo (perfino, di quelli assolti o con indagini archiviate) a Paesi in cui vige la tortura o dai quali sono fuggiti. Il Parlamento Europeo, in seguito all’accertamento dell’utilizzo da parte della CIA di Paesi europei per il trasporto e la detenzione illegale di persone sospettate di terrorismo, ha ricordato che “il principio dell’inviolabilità della dignità umana è alla base di ogni altro diritto fondamentale garantito dagli strumenti internazionali, europei e nazionali in materia di diritti umani, in particolare il diritto alla vita, il diritto alla libertà dalla tortura e da pene o trattamenti inumani o degradanti, il diritto alla libertà e alla sicurezza, (…) il diritto ad un ricorso effettivo e ad un giudice imparziale” (…) ; “ la consegna straordinaria e la detenzione segreta comportano molteplici violazioni dei diritti umani, in particolare violazioni del diritto alla libertà e alla sicurezza, alla libertà dalla tortura e da trattamenti crudeli, inumani o degradanti, del diritto ad un ricorso effettivo e nei casi estremi del diritto alla vita (…)”.

Ho letto sul sito di Radio Radicale, dopo che un lettore del mio blog mi aveva segnalato il caso, la vicenda che coinvolge Abou Elkassim Britel. Britel è un cittadino italiano che, oggi, si trova nelle carceri marocchine. E’ stato già oggetto di indagini, in Italia, per reati connessi al terrorismo e dette indagini, a quanto mi pare di capire, si sono concluse con l’archiviazione. Poi è sparito. Non è fuggito volontariamente: è stato oggetto di una extraordinary rendition, di una consegna straordinaria. In sostanza: rapito e condotto, su un “volo”, in un altro Paese. Dal 2002 è passato da un carcere ad un altro, dal Pakistan al Marocco. In questi Paesi era “sospettato”. E’stato, ultimamente, processato. E’ difficile comprendere, però, come possa ritenersi equo, effettivo, giusto ed imparziale un processo a carico di un cittadino italiano, catturato in violazione delle norme interne ed internazionali, e, come sostenuto dal suo difensore italiano, la cui confessione è stata ottenuta dopo varie torture. Processi e confessioni all’esito di torture pensavo appartenessero a quei processi che si svolgevano fino a quattro- cinque secoli fa. Ed, invece……  invito a leggere la vicenda del cittadino italiano. E’ solo un esempio: casi simili ai danni di cittadini italiani o di altri Stati ma, pur sempre, persone umane ce ne sono, sicuramente, molti altri. Attenzione: il terrorismo deve essere efficacemente punito e combattuto in radice per evitare che si ripetano le assurde stragi avvenute negli ultimi anni. Non con la tortura, però! Il Parlamento europeo ha, correttamente, ricordato che “ (…) nelle democrazie in cui è intrinseco il rispetto per lo Stato di diritto, la lotta al terrorismo non può essere vinta sacrificando o limitando proprio i principi che il terrorismo cerca di distruggere, in particolare non deve mai essere compromessa la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali; (…) il terrorismo può e deve essere combattuto con mezzi legali e deve essere sconfitto nel rispetto del diritto nazionale ed internazionale”. Il Parlamento europeo, inoltre, con la risoluzione del Febbraio 2007, ha invitato il governo italiano a prendere misure concrete per ottenere l’immediato rilascio di Abou Elkassim Britel. Ho letto che Britel, cittadino italiano in carcere in Marocco dopo 5 anni di catture e processi con norme ben diverse da quelle processuali italiane o conformi alla Dichiarazione Universale dei diritti umani, è in sciopero della fame da oltre un mese. Cento parlamentari europeri ed italiani hanno già chiesto la grazia di Britel essendo l’unico strumento per portare in libertà una persona cui sono stati negati molteplici diritti tutelati dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo.

Sarebbe coerente, a mio modesto avviso, se il Governo Italiano, oltre ad essere felice per il risultato ottenuto con l’approvazione da parte dell’ONU, riuscisse a pretendere chiarezza in merito alla vicenda di Britel e di qualsiasi cittadino italiano sia stato privato ingiustamente, da parte di altri Stati, della dignità, della libertà, del diritto ad un processo equo e giusto. Sarebbe auspicabile se riuscisse ad ottenere tale chiarezza (e, soprattutto, la liberazione) prima che quella persona venga privata anche del diritto alla vita! Doveroso sarebbe, poi, a mio avviso, se il Governo tenesse informati i cittadini che, sicuramente, hanno desiderio di conoscere quali siano gli Stati (e quali siano le misure adottate affinché l’Italia sia rispettata) che hanno violato, oltre che le altre norme dell’ordinamento e del diritto internazionale, principalmente, il principio di sovranità. Roberto Di Napoli

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