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A Lecce convegno con ospiti, tra cui Caselli, su legalità e usura. Ma, in 3 ore, nemmeno un cenno a quella bancaria.

Posted by Roberto Di Napoli su 17 febbraio 2008

 ….. e si nega un breve intervento ad alcune vittime
Il problema dell’usura bancaria non è una “follia” di alcuni poveri disperati o di alcuni dissidenti. Basta scrivere qualche parola su un qualsiasi motore di ricerca per rendersi conto di quante siano le vittime. La Procura di Palmi ha richiesto il rinvio a giudizio di vari rappresentanti di istituti di credito. Il Tribunale di Napoli ha rigettato, l’anno scorso, una richiesta di archiviazione con un’interessante ordinanza con la quale si è stabilito che anche le commissioni di massimo scoperto devono essere conteggiate ai fini del calcolo del tasso effettivo. Il Consiglio di Stato ha, espressamente, riconosciuto l’esistenza dell’usura bancaria. Se ne parla, insomma, in ogni parte d’Italia. Ne hanno parlato anche imprenditori-vittime, nei mesi scorsi, su organi di informazione nazionali tra cui Striscia la Notizia, il TG5, La Tv della Libertà.
A Lecce, negli ultimi anni, ci sono state svariate denunce per usura ed estorsione bancaria. Ma la magistratura salentina mi pare che sia stata, con i rappresentanti di alcune banche, se non indulgente, certamente non adeguata a ristabilire la legalità.
A Lecce l’usura bancaria, forse, non esiste.
Questa, almeno, mi pare l’impressione che possa avere avuto un qualsiasi ospite dell’incontro tenutosi, a Lecce, lo scorso venerdì 15 Febbraio.
Da un incontro che si è chiamato “convegno” sulla “cultura della legalità e sullo sviluppo del territorio”, mi sarei aspettato qualche insegnamento sulla legalità.
Ho constatato, invece, ancora una volta, quanto, a Lecce, sia difficile parlare. Ancora prima dell’inizio, alcuni agenti delle Forze dell’Ordine, andando incontro a mio padre (vittima di usura bancaria) si sono preoccupati di precisargli che non erano previsti interventi e che c’erano “persone importanti” (non ho capito: il cittadino, invece, è me….. meno importante?).
Alla fine dell’incontro sono stato io a chiedere di poter dire qualche parola.
Mi spiace ammetterlo ma un convegno sull’usura e sulla legalità in cui si nega la parola ad una vittima che chieda di raccontare una testimonianza, anche per soli 3 minuti e alla fine del convegno, secondo me, ha poco a che fare con l’usura e con la legalità.
La cultura della legalità non potrà mai radicarsi, né a Lecce né in qualsiasi paese del mondo, finché chi pensi di poterla insegnare non accetti la cultura del dialogo, del rispetto delle idee di chi, assumendosi la responsabilità, voglia rappresentarle.
Dopo tre ore di convegno in cui si è esposto l’esiguo numero di denunce, nelle provincia di Lecce, per estorsione ed usura e la necessità di stimolare i giovani a tornare nel Salento, alla fine, prima che i relatori si alzassero in piedi, ho alzato la mano per chiedere di potere raccontare una mia testimonianza in soli 3 minuti.
Avrei spiegato perché, a mio avviso, i giovani come me non tornano nel Salento e perché le imprese non denunciano.
Se mi fosse stato permesso, inoltre, avrei raccontato al dott. Caselli, illustre ospite del convegno, quanto capitato alla mia famiglia dopo che mio padre ha denunciato, a Lecce, gli appalti truccati; dopo avere ricevuto minacce e dopo essere stato gambizzato; dopo essere stata, a Lecce, in conseguenza dell’attentato, processata la vittima e dopo che questa ha dovuto rinunciare alla prescrizione e all’amnistia per farsi processare e far accertare la genuinità delle registrazioni delle minacce con la conseguente (ovvia) assoluzione: ma anche con la misteriosa impunità dei responsabili del tentato omicidio.
Avrei, però, principalmente, raccontato al dott. Caselli come può capitare, a Lecce, che un imprenditore, prima, denunci (a volte anche pubblici ufficiali), poi, di conseguenza, sia denunciato dagli stessi destinatari delle denunce per, poi, essere assolto.
Ciò potrebbe rispondere, in qualche caso e in qualsiasi luogo, ad una strategia processuale dell’inquisito.
Può, però, secondo me, avere un preoccupante significato e rispondere ad una logica che (parafrasando una celebre frase di Leonardo Sciascia in uno dei suoi capolavori) approssimativamente potrei definire mafiosa quando diventa “sistema”, ossia, quando vi sono rappresentanti di Istituzioni che ciò permettono (e che perciò, talvolta, gioiscono).
Avrei, in sostanza, accennato a quanto capitato alla mia famiglia che -oltre ai fatti sopra accennati- a causa delle denunce per usura ed estorsione presentate, oltre dieci anni fa, da mio padre, imprenditore leccese, contro i rappresentanti di tre banche ha subito le conseguenze di una sentenza di fallimento richiesta ed ottenuta proprio dagli indagati-imputati ed emessa da un collegio di cui un membro (vi è prova documentale) era mutuatario della stessa banca che chiedeva il fallimento.
Avrei raccontato di come, a Lecce, questi ultimi siano stati, in un primo momento, prosciolti col tasso d’interesse (accertato dalla Procura) fino al 292%; di come un giudice civile abbia svenduto un patrimonio di svariati milioni di euro pur essendo controparte del “fallito” in altri giudizi; di come quasi tutte le cause avviate da o contro la procedura fallimentare siano state affidate ad avvocati legati da vari rapporti di parentela con gli stessi magistrati; di come la vittima (ancora oggi costretta a camminare con le stampelle a causa dell’attentato di vent’anni fa), l’anno scorso, dopo avere ottenuto, a Roma (dove pendeva un processo contro alcuni degli imputati), sia da parte del Prefetto sia del Presidente del Tribunale sia del Procuratore della Repubblica il parere conforme richiesto dall’art. 20 l. 44/99 affinché godesse della sospensione per 300 giorni, la medesima vittima sia stata sbattuta fuori casa, con la sua famiglia, proprio dalle stesse Forze dell’Ordine e dal giudice che ha disatteso quei pareri con motivazione, a mio avviso, alquanto “singolare” (clicca qui per leggere il relativo post).
Verso le 20, 30, alzando la mano alla fine del convegno, avevo chiesto solamente 3 minuti.
Non erano, però, previsti interventi!!!
Non avendo il microfono, dalla platea, al fine di spiegare al dott. Caselli i motivi per i quali intendevo parlare anche soltanto 3 minuti, sono stato costretto a rappresentarli in piedi e a voce alta (pubblicherò nelle prossime ore il file audio), tono che chi mi conosce sa bene che non mi contraddistingue.
Mentre parlavo, è intervenuto un rappresentante di un’associazione antiusura locale che ha continuato condividendo, evidentemente, quanto stavo per dire; poi, anche se per pochi secondi, mio padre.
Ringrazio il dott. Caselli per la pazienza, per il senso dello Stato e del dialogo che ha dimostrato nel sentirci lo stesso.
Non erano, di certo, queste le “modalità espositive” che, sia io che mio padre, avremmo voluto. Sentir dire, però,  da alti rappresentanti dell’amministrazione della Giustizia e del Ministero degli Interni che, a Lecce, le denunce per usura ed estorsione sono troppo poche (!!!) ferisce chi, proprio per avere denunciato, cammina, da 20 anni, con le stampelle e vede i presunti responsabili dell’attentato liberi e felici; chi, dopo avere denunciato i responsabili di usura ed estorsione bancaria, ha ottenuto la distruzione dell’impresa e la perdita (almeno di fatto, considerato che le vendite sono state impugnate) della casa; chi, in 20 anni, non solo ha sempre denunciato ma è sempre stato abbandonato e calpestato dallo Stato.
Illustre dott. Caselli, il Consiglio di Stato, oltre 2 mesi fa, ha espressamente riconosciuto che la vittima di usura bancaria subisce danni che devono essere considerati di rilevanza giuridica pari a quelli patiti dalla vittima criminale.
Nel convegno si è parlato e si sarebbe dovuto parlare di cultura della legalità e di “sviluppo del territorio”: ma non stupisce un convegno in cui, in circa tre ore, si permette ad un relatore di dilungarsi, oltre mezz’ora, per parlare, perfino, dell’estorsione commessa ai danni del contadino e "degli strumenti agricoli" mentre, non solo non si accenna –nemmeno per un secondo- all’usura o estorsione bancaria, ma, addirittura, non si consente di parlare, alla fine, ad un ospite, ad un giovane familiare di una vittima?
E’ questa la cultura della legalità?
Beh, non mi pare che sia la cultura del dialogo, del confronto e del rispetto delle idee altrui che sono indispensabili prima di parlare di legalità!
Che fretta c’era, a Lecce, il 15 Febbraio verso le 20, 30, per negare la parola (anche solo per qualche minuto) agli ospiti disponibili a raccontare una testimonianza?
Un piccolo consiglio da un giovane: la prossima volta che la invitano a Lecce, ricordi agli organizzatori –come Lei soltanto potrà insegnare e ricordare- che, a Palermo, la mafia, finora, si è cercato di combatterla, finanche, con le veglie notturne!
 
Un relatore ha detto che bisogna dare ai giovani, a coloro che hanno scelto di lavorare lontano, gli stimoli per tornare nel Salento.
Dopo quello che è capitato alla mia famiglia e finché non avrò ottenuto giustizia, non avverto un simile desiderio e il convegno a cui –casualmente- ho assistito mi è sembrato, piuttosto, l’ennesima e inutile passerella.
Ho una precisa idea di cosa siano i convegni e di cosa siano i monologhi. La conserverò gelosamente dopo avere constatato che, in un convegno sull’usura, sulla legalità e sullo sviluppo delle imprese, nessuno degli illustri relatori –con altissime competenze giuridiche- abbia fatto un cenno sull’usura bancaria pur non potendo ignorare che il Consiglio di Stato ne ha riconosciuto l’esistenza. E’, a mio avviso, un’offesa alle vittime di usura ed estorsione e, forse, anche a quei giovani, come me, che, ancora di più, vedendosi negata la parola, si fanno una precisa idea di come, ancora oggi, a Lecce si pretenda di insegnare la legalità senza dimostrarsi particolarmente sensibili al rispetto delle opinioni altrui.
Ho la speranza, comunque, che il Presidente della Camera di Commercio -che, a dire il vero, prima di salutarci ha ringraziato me e mio padre per il contributo di idee- mantenga fede alla promessa fattaci di organizzare un convegno sul tema dell’usura bancaria aperto all’intervento di tutti gli interessati.
Verranno gli stessi relatori? Sono convinto che il dott. Caselli, considerata la sua storia oltre che il suo noto senso delle Istituzioni, non farà mancare la sua presenza. Roberto Di Napoli
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4 Risposte to “A Lecce convegno con ospiti, tra cui Caselli, su legalità e usura. Ma, in 3 ore, nemmeno un cenno a quella bancaria.”

  1. anonimo said

    …ben detto!!!

  2. anonimo said

    Un plauso alle famiglie come la Vostra che nonostante le angherie sopportate sono ancora combattive e non si lasciano sconfiggere dal potere potentato delle banche.
    Un grazie particolare!!!
    Roby

  3. praticomondo said

    Cortese Avvocato,
    ho ritenuto di dover pubblicare il suo ipost in materia di usura bancaria,mettendo l’intero corpo del suo articolo anche nel nostro portale http://www.praticomonso.net.
    Abbiamo più volte segnalato questo annoso problema e spesso abbiamo raccontato lo strapotere delle grandi banche.Diamo la disponibilità del network ad accogliere le sue denunce e le sue testimonianze sulla piaga dell’usura sia nel blog che in una directory del sito.A tal uopo Le attivo l’autorizzazione su Splinder per i post e le metto a disposizione una casella ( che le comunicherò a mezzo PVT) affinché Ella possa inserire nel Pratico Mondo i suoi pezzi…

    Ormai la piaga dell’usura indiscriminata da parte delle banche e delle finanziarie richiede un forte intervento politico in sede legislativa.

    Si deve introdurre nell’ordinamento l’istituto del Fallimento dell’unità familiare che negli Stati Uniti ed in parte in Inghilterra funziona ,portando seri benefici alle famiglie che sono all’ultimo livello di indebitamento .

    Vi proponiamo un interessante documento a sostegno della tesi che sta incontrando il favore di diverse associazioni libere di consumatori:

    [link nel post relativo su Pratico Blog]

    Credo sia giunta l’ora che le coalizioni politiche inseriscano il provvedimento tra i più urgenti da adottare per la prossima legislatura…altro che prediche oniriche!
    Prat Pratico

  4. giampa64 said

    Gent. Dott. Di Napoli,
    queste non sono più battaglie, sono guerre combattute coi denti, e riprendendo il Suo graditissimo commento su Ordinaria
    Ingiustizia
    , nessuno è realmente protetto da attacchi come questi, dall’usura bancaria con tutto il suo contorno di omertà e taciti appoggi reciproci, questo supercorazzato castello di gomma.

    Rimangono solo pochi testardi come Lei, coriacei e decisi in quanto vittime, cos’altro occorre per smuovere sonnacchiose coscenze, incosapevoli di cosa si naconde dietro l’apparente tranquillità di chi, fortuna sua, non conosce questo mondo, ma potrebbe piombare in un simile incubo da un momento all’altro, e senza colpa alcuna.

    Legato a quanto da lei descritto possiamo trovare il paradosso di Bankitalia, la famosa SpA in cui i controllati si sono associati ed autoproclamati controllori e la grande truffa del signoraggio, tanto per
    fare due nomi non proprio a caso, ma quanto terreno da rivoltare ci sarebbe.

    Con Stima.

    Giampaolo Molinari

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