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I “banditi del clima”, i “socialmente pericolosi” e il rovesciamento della realtà

Posted by Roberto Di Napoli su 12 aprile 2008

So cosa si può provare quando si rispetta la legge, quando si pretende l’intervento da parte di chi è istituzionalmente obbligato ad osservarla e farla osservare ed, invece, per colpa o no, si resta privi di tutela.
So anche cosa si può provare quando, con ogni strumento consentito dalla legge, si lotta per la legalità ed, invece, non solo non si è apprezzati ma, addirittura, si è umiliati e trattati come delinquenti abituali, come criminali, come mafiosi o, comunque, peggio degli animali.
Ho letto, una volta, un’ordinanza di misura cautelare personale dove, addirittura, si leggeva, tra le altre motivazioni, che il soggetto sottoposto agli arresti domiciliari era “socialmente pericoloso” anche perché solito frequentare le cancellerie dove depositava istanze di ricusazione o costituzioni in mora contro magistrati.
Ho appreso con soddisfazione ma anche con rabbia quanto capitato, a Brindisi, ad alcuni attivisti di GREENPEACE. Apprezzo ed ho sempre apprezzato l’attività di chi rischia anche con la vita pur di contribuire a tutelare l’ambiente contro potentissime multinazionali o, addirittura, per salvare le balene. Sono deluso per quanto recentemente avvenuto ma, al tempo stesso, felice per l’esito della vicenda.
A fine Novembre 2007, da quanto ho letto su Lecce Prima, gli attivisti noti in tutto il mondo per le loro battaglie, sono stati anche a Brindisi. Avevano pensato, mi pare di capire, di entrare nella centrale a carbone di Cerano, ritenuta inquinante, e, dalla terrazza, calare uno striscione con la scritta “First climate killer in Italy”. Risultato: sono stati colpiti da un’ordinanza che, a chi lotta per la difesa dei diritti di tutti e, in primo luogo per la difesa della salute, a mio avviso, fa male quanto essere colpiti fisicamente. Sono stati ritenuti “socialmente pericolosi” e si è ordinato loro di non avvicinarsi più per i successivi tre anni a Brindisi e dintorni. Non apprezzo per niente provvedimenti simili da parte di chi dovrebbe tutelare l’ordine pubblico. Mi chiedo: si conosce il significato delle parole?
Ho scoperto mesi fa, leggendo gli atti di un fascicolo, che un poliziotto facente funzioni in un Commissariato pugliese presso il quale, non essendo abituato per fortuna a farmi giustizia da solo, mi ero rivolto (e mi rivolgerò sempre ogniqualvolta lo dovessi ritenere imposto dalla legge) e dal quale pretendevo un intervento, ha relazionato scrivendo che, ad una certa ora, si era rivolto un tale (ossia, mio padre) accompagnato da me e che entrambi erano “noti alle forze dell’ordine” (voleva dire che mi conosceva o che sono pregiudicato? Non mi risultano condanne a mio carico!). Ha continuato, poi, scrivendo anche che “(…) il sedicente avvocato Di Napoli (…)”. Sedicente? Attribuisco e cerco sempre di attribuire un significato preciso alle parole per cui, per ora, prendo atto di come sono stato definito.
Ho un desiderio, però, come cittadino: oltre ad un frequente esame sulla salute mentale nei confronti dei giudici (come proposto da un politico), si dovrebbe imporre analogo test ad altri pubblici ufficiali e, soprattutto, a chi, per le funzioni ricoperte, è a contatto con le armi. Si dovrebbe imporre, poi, anche un frequente esame di lingua italiana per evitare che si ferisca anche con la penna.
Sono contento che il provvedimento a carico degli attivisti di Greenpeace sia stato annullato dalla prima sezione del TAR Puglia che, ancora una volta, ha confermato la presenza, in Italia, anche di giudici equilibrati, seri, preparati ed onesti. Consiglio di leggere la notizia pubblicata su Lecce Prima (clicca qui per leggerla) in cui vi sono anche riportati alcuni passi della motivazione dell’interessantissimo provvedimento dei giudici amministrativi. Ho scritto anche un mio brevissimo commento. Roberto Di Napoli
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2 Risposte to “I “banditi del clima”, i “socialmente pericolosi” e il rovesciamento della realtà”

  1. violetrouet said

    come sempre articolo ben chiaro..
    grazie..

  2. praticomondo said

    Cortese Avvocato,
    mi ritenga in totale accordo con quanto da Ella espresso in merito all’esigenza di sottoporre a test psicologici e psichiatrici le categorie a rischio di “esercizio di potere”.Tutti coloro che amano la democrazia e sentono il bisogno di una giustizia più giusta dovrebbero unirsi a tale richiesta.Uno strisciante sentimento giustizialista si aggira da 16 anni e finisce per far diventare più arrogante chi esercita una qualunque forma di potere concreto senza avere un equilibrio ed una sensibilità tali da bilanciarlo.
    Attendo i suoi graditi interventi in Pratico Blog
    Cordiali Saluti
    Prat Pratico

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