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Rialzati, Italia! Cominciamo a far rialzare gli imprenditori?

Posted by Roberto Di Napoli su 3 maggio 2008

Vota Berlusconi - Pdl - Popolo della Libertà

Uno degli slogan diffusi dal Pdl durante la campagna elettorale, attraverso manifesti e volantini sparsi in ogni parte d’Italia, è stato: "Rialzati, Italia!". Quale cittadino e quale legale di alcune imprese in contoversie contro istituti di credito vedo una tristissima realtà economica che, a mio modesto avviso, può compromettere ancora di più l’economia dell’intero Paese coi conseguenti, immaginabili effetti nocivi anche sull’occupazione. L’attuale crisi economica sta colpendo, infatti, le imprese e le famiglie dal Nord al Sud Italia. Uniche società che continuano a registrare utili incredibili e con guadagni ultramilionari ai dirigenti sembrano essere le banche. Com’è possibile tutto questo? Com’è possibile che, in ogni Tribunale d’Italia, siano così numerosi i procedimenti per decreto ingiuntivo, le esecuzioni immobiliari e, talvolta, le istanze di fallimento presentate da banche nei confronti di imprese che non pagano? Sono davvero, queste ultime, tutte indebitate nei confronti degli istituti di credito? Non credo. La giurisprudenza, ormai da un decennio, ha stabilito e continua a riconoscere, ogni giorno, che le banche non possono pretendere (soprattutto relativamente ai contratti stipulati prima del 2000) il pagamento di interessi su interessi e devono restituire quanto, a tal titolo, percepito nel corso degli anni; varie sentenze hanno riconosciuto, poi, l’illegittimità di vari altri oneri. Non sempre, però, le ingiuste pretese sono contestate e, così, allora, nel corso del rapporto, il saldo di cui la banca richiede il pagamento aumenta; poi, l’istituto di credito presenta il ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti dell’impresa che, a guardare l’estratto conto, potrebbe apparire "a debito" mentre, invece, come accade spesso all’esito del giudizio, o non è debitrice o lo è ma di importi ben inferiori. E’ a causa di questo meccanismo perverso che  le imprese vengono distrutte o fatte fallire! Ci sono tantissimi giudici attenti, rigorosi che, addirittura, non concedono il decreto ingiuntivo quando, dall’esame della documentazione esibita, emerge l’illegittimità della pretesa; altri giudici, addirittura, in alcuni casi, hanno trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica. Ci sono, però, anche altri giudici che, pur avendo un debito nei confronti di quella stessa banca o altre agevolazioni, non si astengono dal giudicare così come, invece, il codice di rito impone o giudici che, malgrado la giurisprudenza consolidatasi, sono restii o ritardano a sospendere la provvisoria esecuzione ad un provvedimento ottenuto inaudita altera parte pur quando si prova l’invalidità del rapporto. Così, però, si può correre il rischio di determinare il fallimento di un’impresa e, magari, il licenziamento dei dipendenti! Non occorrono nuove leggi affinchè conflitti d’interesse o provvedimenti abnormi siano scongiurati. Le norme ci sono e devono, soltanto, essere applicate allo stesso modo. Ci sarebbe, allora, un rimedio all’"eccessiva discrezionalità" o ad alcuni "conflitti d’interesse" per obbligare ad una più attenta valutazione e impedire che imprese possano essere distrutte pur quando dagli atti emerge l’illegittimità della pretesa della banca: una seria riforma dell’ordinamento giudiziario e della normativa sulla responsabilità civile dei magistrati. Aumenterebbe, innanzitutto, la fiducia dei cittadini nella Giustizia. Se si obbligasse ad applicare severamente l’attuale normativa e la giurisprudenza ormai consolidatasi in materia, sono certo, poi, che, nelle controversie con gli istituti, milioni di imprese respirerebbero un sospiro di sollievo: ne riceverebbero benefici effetti gli imprenditori ma anche i dipendenti e le loro famiglie. Lo slogan del Pdl, durante la campagna elettorale, è stato: "Rialzati, Italia!". Perchè non si comincia a consentire il rilancio delle imprese, delle industrie, degli imprenditori-datori di lavoro di milioni di occupati o di potenziali soggetti da assumere? Basterebbe far rispettare la normativa e introdurre severissime sanzioni a carico degli istituti di credito che minaccino il fallimento o azioni ingiuste a quegli amministratori che si rifiutano di pagare somme che la legge e la giurisprudenza riconosce non dovute. Non basta il plauso a qualche associazione che minaccia di espellere gli industriali che si rifiutano di pagare il pizzo! Ciò è doveroso e potrebbe essere sufficiente in un singolo ambiente contaminato dalla criminalità organizzata. Servono, però, efficaci misure per garantire sicurezza agli imprenditori che sono o sono state vittime di un racket o di una forma di usura altrettanto pericolosa: quella bancaria che, finora, da parte di alcuni giudici, è stata tollerata, finanche, quando sono risultati tassi d’interesse accertati dalle Procure fino al 300% mentre, da parte di altri  magistrati coraggiosi, seri ed equilibrati (ce ne sono tantissimi), è stata riconosciuta equiparabile all’usura criminale a tal punto da ordinare al Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle inziative antiracket l’accesso dell’imprenditore (vittima di usura bancaria) ai benefici previsti dalla normativa. Il partito del Popolo della Libertà -che (a quanto mi risulta dalla lettura di un recente servizio su un autorevole quotidiano economico finanziario) sarebbe l’unico partito non indebitato- non dovrebbe esitare a far rispettare l’attuale normativa. Sarebbe il primo passo per obbedire alle promesse fatte, fra cui, quella di rilanciare l’Italia. Il rilancio dell’economia e dell’amministrazione della giustizia dovrebbe essere la priorità; consentire alle imprese di respirare e di affrancarle dall’usura bancaria (anche attraverso una seria riforma dell’ordinamento giudiziario che limiti l’eccessiva discrezionalità o determinati conflitti d’interesse) dovrebbe essere l’indispensabile presupposto: aumentrebbe, quasi sicuramente, anche l’occupazione senza nemmeno necessità di far diminuire il gettito fiscale (attraverso le frequenti agevolazioni in favore di chi assume) che incide, di certo, sul bilancio delle imprese ma non di più di debiti non sempre effettivi verso gli istituti di credito! Roberto Di Napoli 

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5 Risposte to “Rialzati, Italia! Cominciamo a far rialzare gli imprenditori?”

  1. anonimo said

    Moltissime aziende, anche al Nord, sono impossibilitate ad affrontare investimenti per stare al passo con i mercati, sempre più in rapida evoluzione, e per gli imprenditori più piccoli è difficile addirittura prelevarsi lo stipendio per mantenere la famiglia. Nella maggior parte dei casi sono costretti a coinvolgere i familiari nell’attività d’azienda onde contenere al massimo i costi con grandi sacrifici in termini di vita privata.
    Gli istituti bancari, anzichè supportare le aziende che non si possono permettere consulenti finanziari, se ne approfittano delle piccole aziende e nella maggior parte dei casi, in momenti di difficoltà economica, cercano di accaparrarsi, ottenendo garanzie molto spesso molto superiori al debito dell’imprenditore, l’abitazione e l’immobile ove viene esercitata l’attività. Il moltiplicarsi degli interessi e delle spese dovuti, anche all’impossibilità di contrattazione, portano spesso le aziende ad un punto di non ritorno. Tutto ciò che ho descritto non è un esempio astratto è la realtà che ogni giorno incontro interloquendo con aziende bresciane.
    Speriamo che il nuovo governo intervenga affinchè il motore dell’Italia, ovvero le innumerevoli piccole e medie aziende che negli ultimi anni hanno subito i soprusi di governanti che non hanno minimamente tenuto conto di loro, possa tornare a ruggire senza però dover solo lavorare e subire lo strapotere del sistema bancario.
    ROBY

  2. puc19 said

    Ciao Roberto, alla fine dopo essermi fatta desiderare ho letto il tuo blog. Da commentare c’è poco, nel senso, le notizie che riporti sono tutto un no comment…ma continua così!
    ciao
    Paola

  3. anonimo said

    Quanto detto rispecchia la realtà delle cose in questo momento…..la speranza di cambiamento???Un dilemma per tutto il mondo imprenditoriale…….

  4. SorAugusto said

    Ciao Roberto.
    Mi limito a prendere in esame questa parte del tuo intervento perché, a mio avviso, contiene chiari elementi che possono far ipotizzare un danno erariale, inteso, se non altro, come danno all’immagine.

    Vale la pena di ricordare che:
    1. Il danno erariale è il danno sofferto dallo Stato in conseguenza di una responsabilità amministrativa di pubblici agenti (compresi i magistrati) che con dolo o colpa grave abbiano causato un danno all’amministrazione e, quindi, all’intera collettività.
    2. La lesione del diritto all’immagine della P.A. fatta valere nel giudizio di responsabilità amministrativo-contabile proviene da comportamenti illeciti contrari ai doveri d’ufficio. Questi, infatti, possono incidere sui rapporti tra P.A. e cittadini, ingenerando in questi la convinzione che la P.A. non sia conformata ai principi fissati dalla Costituzione, ma sia strutturata attraverso un esercizio distorto dei pubblici poteri.
    3. L’azione di risarcimento viene esercitata dal pubblico ministero contabile (Corte dei conti).
    4. Il P.M. contabile è l’unico soggetto che può attivare l’azione di responsabilità. Lo stesso, prima di emettere un atto di citazione in giudizio, esegue un’attività istruttoria volta alla raccolta delle prove.
    5. La fase preliminare presuppone una “notizia di danno erariale” che può provenire sia da privati cittadini o organi di stampa, sia dalla stessa amministrazione pubblica o, comunque, da ogni istituzione.
    6. L’iniziativa del P.M. contabile è obbligatoria, nel senso che l’Organo requirente non può omettere di svolgere un’attività di esame preliminare in seguito alla denuncia di danno erariale (anche se anonima).

    Ciò premesso, mi chiedo e ti chiedo: perché, oltre a sollecitare giustamente nuove leggi e/o la corretta applicazione di quelle esistenti, non s’interviene anche utilizzando tutti gli strumenti che il nostro ordinamento mette a disposizione per la “difesa dei diritti civili”?
    Per quanto a mia conoscenza, nessuno difensore (singola persona od associazione) ha mai utilizzato la segnalazione del danno erariale (patrimoniale e/o all’immagine) per ottenere la giusta applicazione della legge.

  5. anonimo said

    ciao roberto. sono Giovanni ci siamo conosciuti l’altra settimana a Roma, a villa Torlonia. Sto visitando il tuo sito ed è nolto molto interessante. Un saluto

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