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Svendita (o fallimento?) ALITALIA: quando saranno accertate le cause e i responsabili della crisi? e se anche le banche…..

Posted by Roberto Di Napoli su 19 settembre 2008

Giorni fa mi è capitato di leggere i dati di un sondaggio relativo alle opinioni dei cittadini sulle possibili soluzioni della crisi Alitalia. La maggioranza, se ho capito bene, avrebbe preferito il salvataggio della compagnia di bandiera e sarebbe stata favorevole all’acquisizione da parte della Cai. Una percentuale inferiore avrebbe preferito il fallimento. Oggi, secondo le ultime notizie, la Cai avrebbe ritirato l’offerta. Quale cittadino non mi dispiace: ciò non significa che mi farebbe piacere il fallimento di Alitalia. Anzi. Se avessi dovuto esprimere la mia preferenza, la mia opinione sarebbe stata compresa tra i "Non so".  L’acquisizione della compagnia da parte della cordata di imprenditori sarebbe stata (e sarebbe, se dovessero permanere le stesse condizioni anche nei confronti di altri, eventuali offerenti), secondo me, la soluzione peggiore, la più scandalosa. Non mi riferisco solo alle conseguenze per  i lavoratori: mi riferisco, soprattutto, alla possibilità di fare acquisire da una società solo la parte "sana", solo l’"attivo", lasciando i debiti agli azionisti! Credo che soltanto in Italia sia stata trovata -e si sarebbe potuta trovare- una soluzione del genere: un affare per un gruppetto di imprenditori! La legge che consente una simile soluzione, a mio avviso, sembra una distrazione "legalizzata" di beni di un’impresa in dissesto piuttosto che lo strumento giuridico per salvaguardare un’azienda, i creditori, i lavoratori e gli azionisti. Il mio vero desiderio, quale cittadino, è che l’inchiesta, che, a quanto pare, sarebbe stata aperta dai competenti magistrati penali, continui nella maniera più efficiente; che si accertino, magari, le cause e i responsabili (se ce ne sono) della situazione economica in cui l’azienda è precipitata negli ultimi anni. Mi pongo, poi, alcune domande che mi farebbe piacere si ponesse anche qualche parlamentare e, soprattutto, chi può (e dovrebbe) individuare le cause dell’insolvenza. Faccio alcune premesse: ogni impresa ha, in genere, la necessità di essere finanziata da istituti di credito; è noto che, in Italia, per oltre cinquant’anni, sono stati applicati dagli istituti di credito ad ogni cliente-impresa interessi su interessi e altri oneri di cui la legge e la giurisprudenza vieta l’addebito. Ci sono (e tantissime sono state già vinte) migliaia di cause contro banche per la restituzione di quanto pagato in più, nel corso del rapporto, rispetto al giusto dovuto e, in alcuni casi, anche per il risarcimento dei danni. Mi chiedo: è possibile che Alitalia non abbia mai avuto rapporti con le banche? Se la compagnia di bandiera, nel corso di una storia durata mezzo secolo, ha intrattenuto rapporti con gli istituti di credito, è certo che non debba avere soldi indietro o che non abbia diritto ad ottenere una riduzione dell’eventuale passivo verso il sistema creditizio? Nell’ipotesi in cui Alitalia, effettivamente, sia stata trattata, in cinquant’anni, come ogni impresa italiana (ossia, con addebiti di interessi, commissioni, oneri, ecc. non dovuti), gli amministratori hanno esercitato tutte le azioni previste dalla legge al fine di rideterminare l’esatta posizione debitoria? Può darsi che la compagnia sarebbe ugualmente nella situazione di insolvenza in cui si trova (anche a causa di sprechi, di scelte aziendali sbagliate, della concorrenza di altri vettori, del costo del petrolio, ecc.). Ho la sensazione, però, che la situazione economico-patrimoniale, oggi, sarebbe, comunque, diversa. Credo che ogni cittadino abbia il diritto di aspettarsi (dal Parlamento, dalla magistratura, dal Commissario Straordinario e da qualsiasi pubblico ufficiale abbia il potere-dovere di indagare) la massima chiarezza sulle ragioni che hanno determinato la crisi di un’impresa, di un’azienda che appartiene (o apparteneva) al Paese e che avrebbe avuto, sicuramente, ogni potenzialità da suscitare l’interesse dei maggiori vettori aerei. Finchè non emergerà una tale chiarezza, finchè non saranno individuate le cause e gli eventuali responsabili della situazione in cui è precipitata nel corso degli ultimi anni, resteranno i dubbi se sia stato fatto davvero tutto per salvaguardare la compagnia; aumenteranno, anzi, nei cittadini, i sospetti che non sia stato fatto tutto il possibile per evitare una svendita ad affaristi interessati o, ancora peggio, il fallimento. Rimarrà, come sempre, l’unica certezza: che siamo in Italia, nel Bel Paese! Roberto Di Napoli

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5 Risposte to “Svendita (o fallimento?) ALITALIA: quando saranno accertate le cause e i responsabili della crisi? e se anche le banche…..”

  1. anonimo said

    Avvocato, ben tornato inanzitutto!!
    Chissa a chi fa piacere che l’alitalia si sia ridotta in questo modo???
    tale comportamento ha solo una vittima….il cittadino,il lavoratore, il consumatore…..

  2. anonimo said

    Caro Avvocato,
    è mai possibile pensare di mettersi contro questa enorme manovra tutelata e voluta fortemente soprattutto da questo ma anche dal precedente governo(!!), di vendita alla CAi dell’azienda Alitalia?
    Nei 50 anni di cui lei parla è stato attinto a piene mani da tutti, ma l’effetto mediatico ha poi addossato il tracollo di AZ ai lavoratori, naturalmente e, mentre si lasciano per strada migliaia di lavoratori, (9000 !!!) si inneggia al salvataggio della compagnia e si brinda a Villa Madama insieme ai ” capitani coraggiosi”.

    Noi, come pilot,i siamo dal 9 dicembre in cassa integrazione, senza sapere nulla in merito alle nuove assunzioni CAI.
    Disperati perchè ci sottraggono, nel fiore degli anni, ancora idonei, ricchi di esperienza e professionalità al nostro lavoro e, su due piedi, ci ritroviamo a “terra”, umiliati e sviliti, sulle spalle dello Stato che abbiamo servito per anni, dando sicuramente lustro all’Alitalia con il nostro alto profilo che ha fatto sì che fossimo menzionati come i piloti tra i più bravi al mondo.
    Inutile dire che abbiamo rappresentato la parte sicuramente produttiva dell’azienda, ma ora ci sono stati proposti contratti vergognosi e non vi sono criteri trasparenti per assunzioni e licenziamenti, o meglio, sicuri di essere sbattuti fuori sono solo coloro i quali sono a sette anni dalla pensione, in quanto scaricati in cassa integrazione più mobilità!
    Lei capisce quale sia il danno derivante, dal punto di vista economico, da una situazione del genere, per non parlare della perdita dei brevetti ( dal costo elevatissimo) e delle migliaia di azioni Alitalia di cui la gran parte di noi è possessore e custode da anni.

    In questa terrribile incertezza e angoscia ci chiediamo se tutto ciò sia lecito o, viceversa, vi sia la possibilità di rivendicare qualche diritto, lottando contro questi CAI…mani, abili nuotatori!

    Se non fosse tediato dai “soliti” argomenti e gradisse risponderci, ci piacerebbe conoscere il suo pensiero in proposito.
    Distinti saluti

  3. anonimo said

    Comprendo lo stato d’animo e la rabbia di tanti onesti lavoratori che non credo sia molto diversa da quella di tanti cittadini. Ritengo che la colpa principale del dissesto della compagnia di bandiera sia di chi ha permesso tanti sprechi o stipendi ultramilionari a vari “manager”.. Come ho già scritto sul post, è auspicabile che la magistratura o lo stesso commissario straordinario accertino (se ve ne sono) le eventuali responsabilità di chi ha determinato l’insolvenza eventualmente anche indagando sull’operato dei dirigenti nonchè verificando la correttezza dei rapporti bancari intercorsi con Alitalia. Mi pare, poi, che, nel caso in cui vi fossero i presupposti, lo stesso codice civile consentirebbe azioni di responsabilità da parte dei soci oltre che da altri vari organi. Il problema principale è che, in un Paese come il nostro, bisogna avere una pazienza infinita prima di ottenere (se si riesce ad averla) un minimo di giustizia. In ogni caso, come cittadino, non ho condiviso nemmeno io la scelta della “svendita” a Cai nè ritengo (al contrario di quanto affermato da qualche politico) che essi siano….. i migliori imprenditori. Pur non potendo conoscere se vi fossero concrete possibilità nè gli effettivi costi- benefici, la mia sensazione è che avrei preferito l’acquisizione della compagnia da parte di un vettore che, di certo, avrebbe offerto maggiori garanzie di qualità di servizi e, soprattutto, di solidità patrimoniale finanziaria che non può essere equiparato al capitale versato da una società appositamente costituita o da una cordata di imprenditori che, tra l’altro, (tranne qualche soggetto) non mi pare abbiano mai esercitato attività di impresa in un settore delicato quale quello del trasporto aereo.
    Non mi resta, quindi, che ringraziarvi della considerazione e, soprattutto, esprimervi la mia personale solidarietà augurandoVi (pur nella comprensibile tristezza) un sereno Natale a Voi e alle Vostre famiglie.
    Roberto Di Napoli

  4. anonimo said

    Naturalmente grazie per la risposta.
    Ritiene che si possa fare qualcosa per verificare ciò che sta facendo la CAi?
    E’ inutile rivolgersi a degli avvocati del lavoro?
    Le sue parole mi sembrano alquanto sconsolate. Cosa si potrebbe fare subito, come prima cosa?
    La preghiamo di immaginare e di credere che chi ha volato per 12200 ore nella sua vita, non ce la fa a stare a casa in cassa integrazione senza capire perchè!
    Ed il danno grave che deriverà dalla perdita di 7 anni di lavoro? Dei brevetti?
    La disparità con coloro i quali avranno la possibilità di continuare il loro lavoro ed aumentare rendimenti e contributi?
    Il criterio dei 7 anni dall’età pensionabile e non dei meriti o dell’anzianità, è legittimo?
    Perdoni la nostra insistenza, ma sappiamo portare l’aereo e siamo meno avvezzi a districarci in questo grande imbroglio.
    Cosa dovremmo e potremmo fare tutti insieme?
    Grazie degli auguri che contraccambiamo di vero cuore…
    Piloti senza ali

  5. anonimo said

    Conosco bene e, dunque, immagino la Vostra professionalità. Mi dispiace che le mie parole possano essere sembrate “sconsolate”: intendevo, semplicemente, ricordare ciò che già sapete, ossia, il Paese in cui viviamo. No, non intendevo dire, quindi, che è inutile proseguire nella battaglia! Fate bene, anzi, a continuare nelle vostre pretese ed, eventalmente, chiedere giustizia. Da parte mia, però, è impossibile formulare un’esatta opinione conoscendo soltanto ciò che si legge sui giornali, ossia, quasi nulla in merito alla sussistenza di eventuali presupposti per le azioni giudiziarie che possono essere intraprese.
    Vi sono vicino in questi momenti e, rimanendo a disposizione, Vi saluto.

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