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Eutanasia: rispetto ma non condivido!

Posted by Roberto Di Napoli su 13 febbraio 2009

Il rispetto per i diritti, le libertà e le idee di ognuno (anche quando non le condivido) non mi permetterebbe mai di giudicare nè di colpevolizzare chi, di sicuro soffrendo, ha manifestato (e, purtroppo, concretizzato) una concezione della vita (e della morte) diversa dalla mia e da quella di tante altre persone. Non posso, però, negare di essere rimasto dispiaciuto sull’epilogo della vicenda E. . Chi, nei giorni scorsi, convinto di esercitare un diritto ed eseguendo, effettivamente, una sentenza (scritta e motivata in assenza di leggi in materia), ha scelto di far terminare le sofferenze e l’agonia della figlia, per me, ha compiuto un gesto coraggioso ma inaccettabile e, per la mia concezione della vita, contro natura! Posso comprendere la sofferenza di un familiare nel vedere, per anni o decenni, un proprio caro in coma irreversibile ma non riesco proprio a capire come possa pensarsi che la soluzione sia "staccare la spina": un gesto volontario, ad opera di un "terzo", compiuto per anticipare un evento, la morte, che, quand’anche non si è cristiani, è e dovrebbe restare naturale, ossia, affidato solo alla natura! E’ questo che avrebbe voluto il malato? Non credo che la volontà, la scelta di ognuno sul se e come morire (su un evento che non si può conoscere) possa essere sempre manifestato, davvero, consapevolmente nè, tanto meno, credo che si possa affermare, con sicurezza, che una scelta così importante (anzi, la più importante che possa compiere un uomo "razionale") possa considerarsi, sempre, immutabile. Come si può essere sicuri che una persona non avrebbe, poi, cambiato idea sulla scelta prima manifestata? Ritengo assurdo che si possa ragionare con presunzioni quando si tratta della vita di un uomo e quando essa dovrebbe essere indisponibile! Non lo dico soltanto da cristiano: lo dico da cittadino, da persona umana! Come si può escludere, con certezza, che una persona non cambierebbe (o non avrebbe desiderato cambiare) idea sul suo destino pur nel caso in cui, per qualsiasi disgrazia, dovesse entrare in coma o dovesse trovarsi a vivere in uno "stato vegetale" e pur soggetta a quello che può sembrare un "accanimento terapeutico"? e se, tra anni, tra decenni, tra millenni, si scoprisse che le nostre sensazioni di fame o di sete, di dolore o di piacere, la percezione dell’affetto, hanno origine in un remoto "angolo" della persona o in qualche cellula che, nel 2009, si ignorava o sfuggiva ai macchinari o agli "scienziati"? Lo so: potrei apparire un matto, un bambino o uno che voglia sognare: credo, però, che la scienza sia in continua evoluzione; quante sono state le scoperte della medicina che hanno rivelato l’erroneità di quelle che, in un determinato periodo, sembravano certezze? E, in ogni caso, come si può pensare di far morire una persona "per amore"? Rispetto le scelte di ognuno ma, come sono contrario alla pena di morte, così sono anche contrario all’eutanasia e a qualsiasi ragionamento "per presunzione" quando si tratti della vita altrui. Anzi, sarei contrario pure in presenza di una scelta dichiarata espressamente. In ogni caso, quand’anche fosse consentito decidere sul se, sul quando e su come morire nel caso in cui non si dovesse essere più in grado di deliberare, in un Paese civile non si potrebbe mai consentire o ritenere valida la scelta di morire "staccando il sondino" e, dunque, di fame o di sete!!! Roberto Di Napoli

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3 Risposte to “Eutanasia: rispetto ma non condivido!”

  1. redimpression said

    Approvo…
    Un saluto.

  2. praticomondo said

    Caro avvocato,
    condivido globalmente la Tua analisi ed il Tuo allarme.Condivido la godibile ed esaustiva chiave di lettura laica dell’esistenza e della volontà umana,uscite ambedue sconfitte nella dolorosa faccenda di Eluana.I laicisti ( non laici ) hanno attaccato tutte le motivazioni che erano per la scelta di vita.Abbiamo espresso il nostro pensiero ed abbiamo ricevuto vetuste critiche e accuse perché generate da vecchi cliché anticlericali .Siamo forse confessionali cioé indottrinati e catechizzati ad un ‘esaltazione della vita generalizzata ed acritica?
    Dovremmo forse rinunciare alle nostre radici culturali cristiane per dimostrare che il nostro sistema di valutazione etica è libero?Neanche con la D.C. al potere questo paese è stato teocratico ,figuriamoci poi dopo un quarantennio di prevalenza di cultura ed educazione di stampo materialistico.Veniamo all’allarme che Tu lanci :la costruenda legge riuscirà ad essere rispettosa e a proteggere l’esistenza ?Facciamone un forum aperto alle diverse opinioni !
    Prat Pratico

  3. anonimo said

    roberto caro, ho letto il tuo blog e condivido abbastanza il tuo punto di vista. Però, lontani dallo scenario che tutti i giorni calpestiamo, quello dei tribunali e degli esperti di diritto, intendo, mi sento di farti una piccola confidenza, che “umanamente” allarga un pò gli orizzonti di quello che è il mio punto di vista.
    Me lo sono posto questo dilemma qualche anno fa, forse ancora oggi me lo pongo…Cioè, mi sono chiesta, cosa poteva accadere e cosa accadrebbe se un giorno mi svegliassi e dovessi, per qualche motivo balordo e dannato, ricominciare tutto dall’inizio, e quindi accertamenti vari, biopsie, chemio e radio…insomma, un nuovo accanimento terapeutico…ho avuto così tanta forza la prima volta, che nemmeno ho sentito il dolore…poi, ad un tratto, quel dolore l’ho ricordato e l’ho ricordato talmente bene, tanto che ancora oggi ho la sensazione di viverlo…e ti dico: ho pensato molte volte di mettere per iscritto che non voglio più ricominciare la guerra, forse per paura forse per altro…ma non è facile ! Poi mi rendo conto che la vita, dio o non dio, è qualcosa di inestimabile, come si può pensare anche solo x un attimo di morire? e mi torna la forza….Eppure l’ho pensato, lo penso e rimane in me questa sofferenza e la paura del domani…e la forza ad un tratto… scompare!
    il padre di E. aveva il diritto a non soffrire, come la figlia aveva il diritto di morire in pace?…chi può dirlo? magari, si!non escludo comunque la validità e la razionalità del testamento biologico.
    Poi però l’esperienza mi insegna che la ricerca è importante e aiuta a vivere e a vivere meglio, anche se spesso a scapito, di una libertà che ci viene sempre più negata, perchè chiusa nella scatola delle regole imposte…
    l’etica e la morale?rimangono un’utopia e vanno a farsi benedire….
    resta il fatto che forse vogliamo trasformare il nostro pensiero, la nostra mente e il nostro essere in un diritto che nessuno può forgiare…e che metta d’accordo tutti! questo è il problema!
    scusa la passione con cui t’ho scritto le mie parole e credimi…senza la minima presunzione di avere ragione…rimane solo il mio più intimo punto di vista, un baluardo di vita che mi porto dentro e ke ti ho voluto raccontare…

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