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La mediazione obbligatoria è incostituzionale. La Consulta “boccia” la legge per eccesso di delega.

Posted by Roberto Di Napoli su 24 ottobre 2012

E’ stata dichiarata incostituzionale, secondo quanto si apprende dal comunicato diffuso dall’ufficio stampa della Corte Costituzionale, per eccesso di delega, la norma (contenuta nel d.lgs. 4 marzo 2010 n. 28) che prevedeva la mediazione come condizione di procedibilità (cliccare qui per leggere il comunicato).

Si ricorda, infatti, che, a partire da marzo dello scorso anno, chiunque intendesse agire in giudizio in una delle materie indicate nella suddetta legge (tra cui, nelle cause in materia di rapporti bancari), avrebbe dovuto, preventivamente, rivolgersi ad un organismo di mediazione al fine di tentare una conciliazione con la controparte. La legge e i successivi decreti ministeriali, inoltre, prevedevano, oltre ad un costo per l’avvio della procedura, indennità variabili che le parti, in caso di partecipazione alla mediazione, avrebbero dovuto corrispondere a prescindere dall’esito del giudizio. 

Molteplici, sin dall’entrata in vigore della legge, gli organismi di mediazione (spesso gestiti da società ed organismi privati) sorti in ogni parte d’Italia; molteplici, però, anche i dubbi di costituzionalità tanto da indurre il TAR Lazio a rimettere la questione alla Consulta.

Si precisa, tra l’altro, che già la Commissione Europea, nello scorso mese di Luglio, formulò un parere negativo nei confronti della mediazione obbligatoria proprio per la sua onerosità (per leggere tale notizia clicca qui).

Personalmente, non sarei contrario alla mediazione (il tentativo di conciliazione è, da anni, obbligatorio nelle controversie derivanti da rapporti tra utenti e gestori di telecomunicazione). Ritengo, però, che sia incompatibile la sua obbligatorietà, ossia, la condizione di procedibilità per potere adire il giudice, con gli alti costi previsti dalle indennità. Credo, inoltre, che sia stata inopportuna la previsione dell’obbligatorietà in materie di grande delicatezza (come, appunto, per le controversie derivanti da rapporti bancari o finanziari o in materia di responsabilità medica) senza prevedere un limite di valore. Sarebbe stato, semmai, utile, a mio avviso, prevederne l’obbligatorietà limitata ai casi nei quali il valore della controversia non superasse un certo valore (ad esempio: 10.000 euro). Negli altri casi, laddove, ad esempio, il valore sia ingente, credo sia difficile che le parti (dopo che, magari, avranno già discusso di ipotesi transattive) raggiungano un accordo dinanzi ad un mediatore (che potrebbe anche essere un non tecnico della materia). Le uniche certezze, in questi casi, fino ad oggi, sarebbero state l’obbligatorietà prima di instaurare un’azione dinanzi all’autorità giudiziaria e ….. l’alta indennità (variabile a seconda dell’oggetto della domanda) da pagare all’organismo pure in caso di esito negativo del tentativo di conciliazione (a meno che la controparte non si fosse presentata). Ora, pur non essendo ancora nota la sentenza integrale nè, dunque, il testo della motivazione, la mediazione (e gli organismi) restano ma tale attività non sarebbe più prevista quale condizione obbligatoria prima di agire in giudizio.

Pubblicherò su questo stesso post il link per la lettura della sentenza appena si avrà notizia della sua pubblicazione.

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2 Risposte to “La mediazione obbligatoria è incostituzionale. La Consulta “boccia” la legge per eccesso di delega.”

  1. E’ bene sottolineare che la Corte Costituzionale ha diffuso un semplice comunicato. Solo tra una ventina di giorni darà seguito al dispositivo vero e proprio. E’ d’obbligo fornire le giuste informazioni e, pertanto, riporto alcune autorevoli precisazioni in merito: Leonardo D’Urso, co-fondatore e amministratore delegato di ADR Center, precisa che la “bocciatura è fondata su un vizio di forma (eccesso di delega) e non sull’art. 24 o violazione degli altri articoli della Costituzione. Occorre aspettare le motivazioni che potrebbero confermare che il tentativo di mediazione obbligatoria non impedisce l’accesso alla giustizia”; Il Prof. Luigi Viola commenta: ‘’non bisogna farsi prendere da facili allarmismi o entusiasmi (a seconda dei punti di vista); si devono attendere le motivazioni della pronuncia perché: 1) se questa ha pres o in esame il solo profilo dell’eccesso di delega ritenendolo assorbente, senza prendere posizione sulla compatibilità costituzionale con l’art. 24, allora la pronuncia è neutra, nel senso che si focalizza solo su un aspetto formale e non sostanziale; 2) se questa ha accolto la sola critica dell’eccesso di delega, rigettando le presunte censure sulla compatibilità costituzionale con l’art. 24, allora la pronuncia implicitamente conferma la bontà dell’istituto ed anche della sua obbligatorietà, così facendo emergere esclusivamente un vizio formale ed, anzi, rafforzandola nella sua sostanza. In entrambi i casi, l’obbligatorietà può essere ripristinata con un atto avente forza di legge e, addirittura nel secondo caso, di medesimo contenuto”. Avv. Luca Tantalo, esperto in mediazione civile, l’art. 136 della Costituzione sancisce che ”quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione“. Di conseguenza, la nota decisione sulla mediazione avrà effetto nel momento della pubblicazione in GU, non certo dal momento della diffusione di un comunicato stampa su Internet. http://www.youtube.com/watch?v=TcAKzZeuMwU&feature=share intervento video dell’Avv. Mario Tocci

    • La ringrazio molto del Suo commento. Condivido che sia necessario attendere la motivazione per potere esprimere opinioni esaustive sulle ragioni della decisione. Pur rispettando ogni opinione, sorrido, tuttavia, nel leggere l’aggettivo “autorevole” alla rispettabilissima dichiarazione dell’amministratore delegato di ADR Center. Attribuisco, in genere, (ma è, appunto, solo una mia concezione personale) tale aggettivo al pensiero proveniente da “luminari” o da professori ordinari di cui, oltre alla competenza, possa essere indubbia la terzietà. Adr Center è un organismo rispettabilissimo (anzi: ho ragioni per affermare un mio maggiore apprezzamento rispetto a qualcun altro) ma pur sempre privato, ragion per cui ritengo la precisazione dell’amministratore delegato rispettabile quanto quella di altre ma non la ritengo imparziale nè proveniente da un terzo. In merito, invece, a quanto avrebbe precisato l’amico e collega Luigi Viola condivido, ripeto, l’opportunità di attendere la motivazione anche se mi pare difficile ipotizzare che, in presenza di un vizio di forma per eccesso di delega, la Corte sia entrata nel merito rigettando le altre eccezioni. Non dubito che l’obbligatorietà possa essere riformulata in un altro testo di legge anche del medesimo contenuto. Credo, però, che, se riformulato allo stesso modo, non mancherebbero eccezioni di costituzionalità con lo stesso esito. Di certo, la mia opinione -come scritto nel mio post- non è contraria alla mediazione ma all’obbligatorietà e agli alti costi dovuti per le indennità. Attraversiamo già un periodo nel quale i diritti fondamentali della persona sono già oggetto di quotidiana aggressione o, comunque, non sufficientemente tutelati. Pretendere l’obbligatorietà e la corresponsione di indennità altissime pur quando non si raggiunge un accordo e, tra l’altro, spesso, dinanzi a mediatori che non conoscono le problematiche o la giurisprudenza di tutte le materie oggetto della mediazione (e non si può rispondere che, in sede di mediazione, non è indispensabile dal momento che, invece, a mio avviso, un accordo rispettoso delle contrapposte ragioni è possibile solo se si “pesano” i rispettivi diritti ed eccezioni) significa, secondo me, condizionare i diritti del cittadino e impedirne la tutela laddove, ad esempio, non gli è possibile corrispondere le esose indennità. Le faccio un esempio: se un utente bancario vuole promuovere un giudizio di accertamento negativo del credito vantato da una banca o richiedere un risarcimento danni per un milione di euro che non significa che quell’utente sia ricco ma, magari, che sia stato distrutto dalla controparte e non abbia disponibilità economiche deve corrispondere migliaia di euro pure se il tentativo di mediazione ha esito negativo? Mi pare assurdo e, soprattutto, una negazione di giustizia che non è tollerabile diventi un “business”. Lunga vita agli organismi, alle società ad hoc e anche alla mediazione obbligatoria ma non con quegli altissimi costi previsti finora! Parafrasando un brocardo latino che so bene riferito alle vicende privatistiche (come nel caso dell’azione di ingiustificato arricchimento che, ripeto, so essere riferito a istituti diversi da questo), mi verrebbe, però, da dire: nemo locupletari potest cum aliena iactura. In materia di telecomunicazioni esiste da anni il tentativo di conciliazione obbligatoria ma senza oneri a carico del cittadino. Spero, comunque, che la sentenza sia un’occasione per una maggiore riflessione e una riforma delll’istituto che, ripeto, debba essere incentivato ma nel rispetto dei diritti costituzionali e fondamentali della persona.

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