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Archive for the ‘anatocismo’ Category

La banca pignora il quinto dello stipendio a causa di un mutuo del 1996 ma l’esecutato contesta l’effettiva erogazione del capitale. Il giudice sospende e, poi, estingue la procedura condannando la banca alla rifusione delle spese di lite

Posted by Roberto Di Napoli su 11 ottobre 2017

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

La prova della destinazione del capitale di un mutuo ad una società piuttosto che al mutuatario, in assenza di valida giustificazione da parte della banca, ha determinato il giudice, dapprima, ad accogliere l’istanza –proposta dall’esecutato da me assistito- di sospensione della procedura esecutiva mobiliare presso terzi e, successivamente, ad estinguere la procedura condannando la banca al pagamento delle spese di lite.

Il caso: Nel 1996, un ragazzo appena ventenne si trovava costretto a stipulare un mutuo fondiario concedendo garanzia su un bene immobile. Il capitale, pari a 105.000.000 di vecchie lire, corrispondente, oggi, ad Euro 54.227,97, non veniva erogato al mutuatario ma veniva destinato a ripianare quello che sembrava essere il saldo passivo del conto corrente intestato all’impresa dei genitori. Dopo avere subito vari dispiaceri e perso l’immobile dato in garanzia, ad oltre 20 anni di distanza, nel 2016, si vedeva notificare un atto di precetto con il quale la banca chiedeva il pagamento del residuo: dopo avere incassato il ricavato dalla vendita dell’immobile dato in garanzia malgrado il capitale mai fosse entrato nelle tasche del mutuatario, la società a cui la banca aveva, nel frattempo, ceduto il (contestato) credito chiedeva, ancora, € 104.340,22 “oltre gli interessi al tasso legale dal 22.07.2003″ . Dopo qualche giorno, non avendo più nulla se non il bisogno e la forza dell’onesto lavoratore, gli veniva notificato il pignoramento del già modesto stipendio fino alla concorrenza della somma di € 156.510,33, comprensiva delle competenze relative all’atto di precetto, oltre agli interessi convenzionali liquidati fino al soddisfo.

Proposto ricorso in opposizione con contestuale istanza di sospensione, l’esecutato, da me difeso, tra le varie ragioni di nullità, eccepiva il “difetto di causa in concreto” del mutuo (non avendo mai ricevuto il capitale né potendo, questo, avere assolto un’effettiva utilità) provando, oltretutto, la non congruenza tra quanto dichiarato nell’atto di quietanza e la documentazione da cui risultava che il capitale, in effetti, era stato erogato su un conto intestato alla società dei genitori; produceva, poi, una relazione contabile effettuata dal consulente di parte dott. Francesco Olivieri al fine di dimostrare come, oltretutto, anche a causa del piano di ammortamento “alla francese“, il tasso di interesse effettivo che la banca si era fatta promettere era superiore e non poteva corrispondere a quello -solo apparente- pattuito.

La decisione: Concesso alle parti termini per note, il Tribunale di Tivoli, con ordinanza del 16 marzo 2017, ha sospeso la procedura esecutiva mobiliare presso terzi. Dopo essere stati ricordati i principi in materia di mutuo fondiario e come possa, in teoria, ritenersi legittimo il contratto laddove il capitale sia destinato all’estinzione di pregresse passività (nel caso di specie, tuttavia, si era eccepito che lo stesso saldo passivo del conto corrente era viziato dall’addebito di importi non dovuti), l’attento giudice, accertata la coincidenza tra il capitale netto oggetto del mutuo e il versamento non in favore del mutuatario, bensì, sul conto di un soggetto diverso da quest’ultimo (ossia, intestato alla società) ha confermato che “Non può esserci dubbio, allora, che la contestualità cronologica delle operazioni poste in essere induca a ritenere – con sufficiente grado di certezza – non solo che il mutuo sia stato ottenuto dall’opponente per essere utilizzato per il ripianamento di separata situazione debitoria (scopo del tutto legittimo, per quanto sopra detto e, soprattutto, non incidente sulla liceità della causa contrattuale), ma – decisivamente – che la somma oggetto del contratto non sia mai stata, nel concreto, posta nella disponibilità del mutuatario, così contravvenendo a quanto stabilito dal sopra richiamato art. 1813 cc che, come detto, individua nella “consegna” del denaro (o di altre cose fungibili) al mutuatario uno degli indefettibili requisiti del contratto“. Provata l’effettiva erogazione del capitale a soggetto diverso dall’apparente mutuatario, è stato, poi, ritenuto “privo di valore sostanziale” l’atto di quietanza: “In quest’ottica – tralasciando qui ogni altra considerazione sulle eccezioni di “forma” sollevate dal (….) circa la validità dell’atto di erogazione e quietanza depositato in copia dalla parte opposta soltanto con le sue note illustrative – proprio quest’atto, per le argomentazioni sopra dette, appare – almeno per quanto è dato desumere dai documenti prodotti – privo di ogni valore sostanziale, essendo provato che l’importo liquidato all’opponente in data 28.5.1996 sia stato versato, sempre in data 28.5.1996, su un conto corrente di un altro soggetto giuridico, a ripianamento di un debito di questi“.

Decorso il termine stabilito per l’eventuale reclamo e in assenza di introduzione del giudizio di merito, con ordinanza del 17 luglio 2017 il Giudice, dichiarata l’estinzione della procedura, ha svincolato e liberato ogni somma trattenuta in forza del pignoramento eseguito condannando la società di recupero del credito al pagamento delle spese di lite in favore dell’opponente.

Cliccare qui per leggere l’ordinanza di sospensione e qui per l’ordinanza di estinzione della procedura.

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Seminario a Perugia il 22 settembre p.v. su “I contratti bancari tra criticità, soluzioni giuridiche e tecniche di difesa”

Posted by Roberto Di Napoli su 18 settembre 2017

Si terrà venerdì 22 settembre p.v., a Perugia, un altro seminario di approfondimento su “I contratti bancari tra criticità, soluzioni giuridiche e tecniche di difesa“. Il seminario, nel corso del quale interverrò accanto ad altri relatori, affronterà varie tematiche oggetto, tra l’altro, di recenti pronunce di merito e di legittimità.

E’ accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Perugia con 8 crediti formativi di cui 2 deontologici.

Il corso è stato organizzato da Form&Lex che, già nella scorsa primavera, ha tenuto un master a Pesaro al quale hanno partecipato vari professionisti. Info, costo e modalità di iscrizione sul sito dell’organizzatrice (cliccare qui).

locandina master Perugia 22 settembre 17

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Tribunale di Latina riduce il credito vantato dalla banca dichiarando inammissibile la domanda riconvenzionale. Una pronuncia interessante anche per la distinzione tra fideiussione e contratto autonomo di garanzia

Posted by Roberto Di Napoli su 6 agosto 2017

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E’ stato definito, con sentenza emessa dal Tribunale di Latina, pubblicata il 2 maggio 2017, il primo grado di un giudizio, instaurato oltre 12 anni fa, nel quale una società correntista e i fideiussori, difesi da me e dal collega avv. Federico Alfredo Bianchi, già nel 2005 avevano formulato varie eccezioni di invalidità delle clausole e degli addebiti che avevano concorso a determinare il saldo vantato dalla banca pari ad oltre 100 mila euro. Negli anni, come è noto, la giurisprudenza si è consolidata in tema di nullità degli oneri anatocistici applicati prima del 2000 nonché per il periodo successivo qualora in difetto dei presupposti sanciti dalla normativa di cui alla delibera Cicr del 9 febbraio 2000; allo stesso modo, in tema di commissioni di massimo scoperto o spese prive di valide pattuizioni.

Sebbene, alla luce di quanto era stato eccepito e domandato dalla correntista con l’atto introduttivo, possa suscitare qualche perplessità quanto affermato in merito alla richiesta decurtazione di quanto addebitato dalla banca a titolo di interest rate swap, interessante appare quanto ribadito circa la distinzione tra transazione e piano di rientro nonché tra fideiussione e contratto autonomo di garanzia.

Il caso: Nel 2005, un’impresa correntista e i soci illimitatamente responsabili, anche nella loro qualità di fideiussori, da me difesi, proposero, nei confronti di una banca, azione di accertamento negativo del credito e di conseguente condanna alla ripetizione degli interessi, commissioni ed oneri non dovuti applicati nel corso di rapporto di conto corrente, aperto nel 1999, con aperture di credito e sconto effetti salvo buon fine. Eccepivano, tra l’altro, l’addebito di importi a titolo –secondo quanto desumibile dagli estratti conto- di “interest rate swap” senza, tuttavia, che vi fosse mai stata alcuna valida pattuizione nonché la nullità di alcuni contratti di finanziamento. Risultava, infatti, un documento dal quale si desumeva che, a fronte dell’apparente rinuncia da parte della correntista, alle aperture di credito, la banca concedeva finanziamenti con scadenza mensile il cui importo complessivo del capitale (mai materialmente erogato) era pari al saldo in quel momento vantato dalla banca a causa del rapporto di conto corrente. A garanzia del rimborso, la banca otteneva il rilascio di pagherò cambiari, con scadenza in bianco, per l’importo complessivo pari ad € 140.000,00 sottoscritti sia dalla società che dai due soci. Con l’atto introduttivo, inoltre, era stata eccepita la nullità delle fideiussioni concesse.

Costituitasi nel giudizio, la banca contestava quanto eccepito e domandato dagli attori sostenendo, tra l’altro, che questi ultimi avevano accettato un accordo transattivo riconoscendosi debitori di € 139.332,01 e, dunque, con conseguente impossibilità di ogni contestazione. Non vi era, quindi, secondo la banca, alcuna frode alla legge nell’accordo che andava qualificato come un piano di rientro. Chiedeva, quindi, che venisse confermato il credito pari ad € 133.868,38 alla data del 13.04.2005 e che, anche in virtù dei titoli cambiari prodotti, venisse emessa ordinanza di pagamento ex art. 186 ter cod. proc. civ.

Concessi i termini per note (con le quali parte attrice, difesa da me e dal collega Avv. F. A. Bianchi, contestava la validità di quei titoli), il Giudice, con ordinanza del 5 giugno 2007, rigettava la richiesta di ordinanza ingiuntiva formulata dalla banca.

Con sentenza del 2 maggio 2017, il Tribunale di Latina ha ribadito vari principi in merito all’illegittimità della capitalizzazione trimestrale, delle commissioni di massimo scoperto non validamente pattuite, all’infondatezza di eccezioni di decadenza per la presunta approvazione tacita degli estratti conto. In merito all’eccezione di usurarietà e alle osservazioni circa la metodologia di verifica del tasso effettivo globale formulate da parte attrice, il Tribunale, pur dando atto che l’interpretazione fornita dagli attori è stata fatta propria da altro orientamento giurisprudenziale, ha aderito all’interpretazione favorevole alle banche con l’applicazione della contestata formula contenuta nelle Istruzioni della Banca d’Italia. E’ doveroso ricordare, tuttavia, che, sebbene varie pronunce dei giudici di legittimità e di merito – al contrario di quanto ritenuto da Trib. Latina con la sentenza menzionata- abbiano più volte ribadito l’inidoneità delle suddette circolari a derogare alla norma di cui all’art. 644 cod. pen. e all’unica formula derivante dal principio sancito nella norma penale secondo cui tutti gli interessi, spese, oneri e commissioni devono essere computati al fine di verificare il tasso effettivo globale (tranne imposte e tasse), il contrasto ancora non è stato risolto e la Corte di Cassazione, con ordinanza del 20 giugno 2017 n. 15188, ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite. (Sulla questione del computo o meno delle commissioni di massimo scoperto nel TEG e sulle pronunce che si sono ripetutamente espresse, in un senso o nell’altro, sui paradossi derivanti dall’applicazione della formula contenuta nelle Istruzioni della Banca d’Italia, sia consentito il rinvio al mio “L’usura nel contenzioso bancario”, II edizione, Maggioli Editore, 2017).

Appare di particolare interesse, però, quanto ribadito dal Giudice in merito alla qualificazione dell’atto che – a dire della banca- sarebbe stato un atto transattivo con riconoscimento di debito preclusivo delle contestazioni sollevate dagli attori. La tesi della banca non è stata accolta.

Accolta la domanda di parte attrice di accertamento e declaratoria di nullità degli interessi applicati, la posizione contabile, quindi, è stata rideterminata previa applicazione del criterio sostitutivo di cui all’art. 117, settimo comma, d.lgs. 385/1993 ossia del tasso minimo dei BOT. In accoglimento della tesi della correntista e della fideiubente, inoltre, è stata esclusa la legittimità della capitalizzazione degli interessi non solo fino all’entrata in vigore della Delibera Cicr del 9 febbraio 2000, bensì, per tutta la durata del rapporto.

Di particolare interesse appare quanto ricordato dal Tribunale in merito alla distinzione tra fideiussione e contratto autonomo di garanzia: nel caso di specie, il giudice, accogliendo la difesa di parte attrice, ha rigettato la tesi della banca secondo cui il carattere autonomo rispetto all’obbligazione garantita avrebbe precluso eccezioni da parte della fideiubente. La fideiussione, pertanto, sia pure relativamente agli importi accertati come non dovuti dalla correntista, è stata ritenuta nulla.

Pur essendosi notevolmente ridotto il credito, la domanda riconvenzionale così come formulata dalla banca, stante anche la tardività della costituzione, è stata dichiarata inammissibile con conseguente condanna alle spese in favore degli attori.

Cliccare qui per leggere la sentenza.

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Documentazione incompleta e firme disconosciute: anche il Tribunale di Genova rigetta l’istanza della banca di provvisoria esecutorietà a decreto ingiuntivo

Posted by Roberto Di Napoli su 4 febbraio 2017

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

E’, ormai, un principio consolidatosi nella giurisprudenza relativa ai rapporti banche-utenti, quello secondo cui nei giudizi di opposizione avverso decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca, quest’ultima debba fornire la prova del credito ingiunto mediante l’intera documentazione contrattuale e contabile, ossia producendo tutti gli estratti conto completi sin dall’inizio del rapporto (su questo blog, altri post dedicati all’argomento; mi permetto di rinviare anche al mio “Anatocismo bancario e vizi nei contratti“, V edizione, Maggioli, 2015 e “L’usura nel contenzioso bancario“, Maggioli, 2014). Il Tribunale di Genova, con ordinanza del 9 gennaio 2017, in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo instaurato dal correntista avverso il provvedimento monitorio notificato da una banca, ha confermato il suddetto principio. La vicenda sottoposta all’esame del giudice del tribunale ligure si caratterizza, però, anche per un ulteriore aspetto dal momento che, con l’atto introduttivo, gli opponenti hanno anche disconosciuto le firme apposte su fideiussione che, secondo la difesa della banca, sarebbero loro riconducibili.
La vicenda: La banca richiedeva ed otteneva un decreto ingiuntivo, di circa 80 mila euro, contro una società correntista e i suoi fideiussori i quali, successivamente alla notifica del provvedimento, proponevano opposizione eccependo – oltre a diversi e gravi vizi nei rapporti bancari intercorsi tra le parti- varie carenze nei documenti prodotti dalla banca in violazione dell’onere probatorio su essa incombente. Gli opponenti, difesi da me e dal collega avv. Daniele Rossi, rilevavano ed eccepivano, in particolare, che la banca: non aveva depositato gran parte degli estratti di conto corrente e di conto anticipi, i contratti di apertura dei conti anticipi e quelli di concessione di credito; il contratto di apertura del conto corrente ordinario integralmente sottoscritto dalla correntista; non aveva fornito prova di avere inviato tutte le comunicazioni con cui avrebbe dovuto preannunciare le variazioni in senso sfavorevole delle condizioni contrattuali né aveva fornito prova di giusti motivi per effettuare dette modifiche.
Gli opponenti, inoltre, disconoscevano formalmente, come sopra accennato, la fideiussione depositata dalla banca con il fascicolo monitorio e la scrittura e/o sottoscrizione apposta a loro nome su detta documentazione. Alla prima udienza, considerata l’insistenza della banca per la concessione della provvisoria esecutorietà, l’avvocato Daniele Rossi, presente in rappresentanza degli opponenti, reiterava le suddette eccezioni.
La decisione – Il Tribunale Civile di Genova, all’esito dell’udienza del 9 gennaio 2017, ha emesso ordinanza con la quale, attesa la fondatezza delle deduzioni avanzate dalla correntista e dai suoi fideiussori, ha rigettato l’istanza di concessione della provvisoria esecutorietà richiesta dalla banca opposta rilevando che “alla luce delle lacune documentali evidenziate nell’atto di opposizione nonché del disconoscimento della fideiussione, l’istanza della convenuta opposta non può essere accolta, non concede la provvisoria esecuzione del decreto opposto”.

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Abusi bancari e danno biologico. Un mio intervento con alcuni spunti di riflessione, domani 3 novembre 2016, sulla Web Radio Ius Law

Posted by Roberto Di Napoli su 2 novembre 2016

Domani mattina a partire dalle 7,30, nel corso della puntata di “Svegliati Avvocatura” trasmessa sulla web radio Ius Law, andrà in onda un mio breve intervento con alcuni spunti di riflessione sul danno biologico da abusi bancari.

Al tema, che è stato oggetto, l’anno scorso, anche di un convegno a Roma con, relatori, una professoressa di cardiochirurgia e una psicologa (cliccare qui per leggere il relativo post), sono dedicati anche due paragrafi del mio “Anatocismo bancario e vizi nei contratti“, Maggioli, V edizione, luglio 2015, pagine 445-450.

Riporto di seguito, anche per sapere come ascoltare la web Radio (le cui puntate restano registrate e possono essere ascoltate anche in differita dal sito o dall’apposita app), quanto anticipato sulla pagina Facebook della Ius Law Webradio.

USURA, ANATOCISMO E DANNO BIOLOGICO –
Giovedi 03.11.2016 su IusLaw WebRadio
Su‪ #‎SvegliatiAvvocatura ore 07,15
Giovedì mattina, fra gli altri temi, introdurremo in radio, un aspetto ancora poco discusso e approfondito, il rapporto che ci può essere fra un debito bancario eccessivo o non dovuto, il disagio esistenziale e l’eventuale danno biologico, ne parleremo con avv. Roberto Di Napoli , autore di diversi libri in materia di anatocismo ed usura bancaria, editi da Maggioli Editore. L’’obiettivo è di invitare alla discussione chiunque fosse interessato, da operatori del settore a debitori che hanno subito storture. Attraverso in nostri social, telefono e mail aspettiamo i contributi che manderemo in onda.
Vi aspettiamo in diretta su www.webradioiuslaw.it
Puoi scaricare gratuitamente l’APP per iphone o Android:
http://www.webradioiuslaw.it/come-ascoltare/

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La banca notifica decreto ingiuntivo per circa 90 mila euro ma non prova validamente il credito e restituisce tardivamente il fascicolo di parte. Il giudice revoca il decreto.

Posted by Roberto Di Napoli su 8 ottobre 2016

E’ stato più volte riconosciuto -fino a costituire, si può dire, forse, un principio consolidato- che, nel giudizio di opposizione avverso il decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca, nel caso di contestazione della fondatezza del credito da parte dell’opponente, è alla creditrice opposta (convenuta ma attrice in senso sostanziale) che incombe l’onere di provare la fondatezza della pretesa, ragion per cui deve depositare tutti gli estratti conto fin dall’inizio del rapporto (sia consentito il rinvio anche al mio “Anatocismo bancario e vizi nei contratti“, V edizione, Maggioli, 2015).

E’ anche per il suddetto principio che, con sentenza del 20 luglio 2016, il Tribunale di Roma ha revocato il decreto ingiuntivo richiesto ed ottenuto, nel 2013, da una delle principali banche italiane a carico di una società e dei fideiussori i quali, nel successivo giudizio di opposizione, da me assistiti, si opponevano al provvedimento monitorio formulando domanda riconvenzionale tesa ad ottenere la restituzione di quanto ritenuto a loro spettante a causa di altri, più remoti, rapporti nonchè il risarcimento dei danni.

Alla prima udienza di trattazione, la banca insisteva nella concessione della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo che veniva, ovviamente, impugnata dagli opponenti ricordando, oltretutto, che era stata già eccepita la mancanza di valida prova del credito non avendo la banca prodotto tutti gli estratti conto sin dall’inizio dei rapporti.

Successivamente al deposito delle memorie ex art. 183, sesto comma, c.p.c., il giudice, ricordando, appunto, l’onere a carico della banca di produzione della suddetta documentazione e ritenendo che, in virtù di quella presente, non fosse necessario disporre la consulenza tecnica contabile richiesta, rinviava per precisazione delle conclusioni: in tale ultima udienza la banca tentava di sostenere che la lacuna probatoria fosse superata dal fatto che gli estratti conto erano stati, comunque, depositati dagli stessi opponenti i quali, invece, replicavano di avere depositato quelli relativi ad altri rapporti per i quali avevano formulato la domanda riconvenzionale ma non quelli relativi ai rapporti oggetto del decreto ingiuntivo il cui onere, appunto, era a suo carico in quanto creditrice ingiungente.

Depositata la comparsa conclusionale, infine, con la successiva memoria di replica, gli opponenti eccepivano la mancata restituzione, da parte della banca, del fascicolo di parte con la conseguenza che, pertanto, il giudice non avrebbe potuto porre a fondamento della decisione quanto in essa contenuto. Detto fascicolo veniva depositato dalla banca, infatti, solo successivamente, con la memoria di replica, in violazione di quanto sancito dall’art. 169, II comma, c.p.c. (” Ciascuna parte ha la facoltà di ritirare il fascicolo all’atto della rimessione della causa al collegio a norma dell’art. 189, ma deve restituirlo al più tardi al momento del deposito della comparsa conclusionale”).

Con sentenza del 20 luglio 2016, il Tribunale di Roma ha revocato il decreto ingiuntivo rigettando sia le pretese vantate dalla banca (pari a circa 90 mila euro) che le domande riconvenzionali.

Cliccare qui per leggere il testo della sentenza.

Per leggere precedenti post relativi ad altre sentenze di revoca del decreto ingiuntivo, cliccare sui seguenti link:

– Il Tribunale di Verona conferma l’onere a carico della banca di provare il credito. La banca notifica decreto ingiuntivo di oltre 1 milione di euro. Il giudice lo revoca condannandola al pagamento delle spese di lite.

– Onere della prova in seguito ad eccezione di prescrizione ed effetti dell’usurarietà nei rapporti di conto corrente. Il Tribunale revoca un decreto ingiuntivo e condanna la banca a pagare la correntista.

– La banca notifica decreto ingiuntivo per oltre 180 mila euro a vedova ottantenne ma la firma della fideiussione era falsa. Il giudice revoca il provvedimento e condanna la banca al pagamento delle spese di lite.

Per leggere alcuni dei precedenti post relativi ad ordinanze di rigetto (o di sospensione) della provvisoria esecutorietà:

– Sventato tentativo di una banca di ottenere esecutività a decreto ingiuntivo di circa 6 milioni di euro omettendo di dare atto degli importi già percepiti

– Dopo il rigetto dell’istanza di provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo, la banca insiste con la stessa richiesta dinanzi ad altro giudice. Fallito il tentativo di ottenere titolo esecutivo per oltre 100 mila euro

– La banca insiste nella provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo. Il giudice la nega mancando elementi per una valutazione di “approssimativa verosimiglianza” circa l’esistenza del diritto (Trib. Roma, ord. 7 Agosto 2014)

– Anatocismo e usura: ….. e anche il Tribunale di Padova, sezione di Este, sospende la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca

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Interessi di mora e verifica di usurarietà: un mio breve intervento andato in onda sulla Web Radio Ius Law

Posted by Roberto Di Napoli su 26 settembre 2016

Pubblico di seguito il link alla puntata odierna di “Svegliati Avvocatura“, andata in onda sulla Web Radio IusLaw, con un mio sia pur sintetico intervento in merito alla rilevanza degli interessi di mora ai fini della valutazione di usurarietà e alle conseguenze nel caso di superamento rispetto al tasso massimo consentito. Nel corso degli ultimi anni, infatti, -complice, probabilmente, la confusione creata, spesso, da vere e proprie società “abbagliate” dal desiderio di lucrare considerevoli profitti anche con la “vendita” di perizie fondate su metodologie di calcolo non corrette (se non abnormi) e sull’errata interpretazione di pronunce- si è registrato un contrasto sia in merito alla rilevanza degli interessi di mora (cosi come di altre voci di costo a carico del mutuatario) ai fini della valutazione di usurarietà sia alle sanzioni nel caso di accertato superamento del tasso soglia. Accanto a sentenze ed ordinanze che hanno confermato la rilevanza degli interessi moratori e, in caso di superamento del tasso soglia, l’applicabilità della sanzione di cui all’art. 1815, secondo comma, cod. civ., alcune pronunce, qualificando la clausola determinativa degli interessi di mora come una sorta di “clausola penale” o ritenendo di doversi applicare l’aggiunta di percentuali o di soglie (diverse da quelle previste dall’art. 2 della legge n. 108/1996), hanno negato, invece, l’applicabilità della suddetta norma sanzionatoria. Un contrasto, in realtà, a sommesso avviso di chi scrive, che non dovrebbe sussistere se si considera la ratio della legge 7 marzo 1996 n. 108 che modificò la norma di cui all’art. 644 cod. pen. e all’art. 1815, II comma, cod. civ. introducendo il “meccanismo” dei cosiddetti “tassi medi” e dei “tassi soglia” -all’interno della cui forbice, come riconosciuto da alcuni giudici, dovrebbe essere compreso ogni ulteriore costo per l’utente- e se si considera, inoltre, che il ritardato adempimento non dovrebbe, comunque, giustificare il superamento del tasso massimo consentito dalla legge.

Nel corso dell’intervento ho accennato anche a quanto recentemente riconosciuto dalla Corte d’Appello di Roma, con la sentenza del 7 luglio 2016, n. 4323.

Ho ricordato, infine, il corso sull’usura bancaria che fu organizzato dalla Scuola Superiore della Magistratura, nel luglio 2014, presso la sede dell’ABI (tra i relatori ci furono noti difensori di banchieri) e l’invito che fu successivamente inviato dall’associazione Sos Utenti Onlus (che da oltre dieci anni si occupa di tutela di vittime di abusi bancari contribuendo all’affermazione di vari principi) ad organizzare seminari di formazione nel contraddittorio con legali o consulenti di utenti bancari.

Pubblico di seguito il link alla puntata odierna di “Svegliati Avvocatura” con il mio intervento (a partire dal minuto 27, 34”).

http://www.spreaker.com/embed/player/standard?episode_id=9488135

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Roma 5 luglio 2016, seminario “multisala” (con collegamento da varie altre sedi) in diretta streaming sulla giurimetria bancaria.

Posted by Roberto Di Napoli su 2 luglio 2016

locandina seminario CNEL 5 luglio 16Martedì 5 luglio 2016, a Roma presso la sede del CNEL (via Lubin, all’interno di Villa Borghese) si terrà il seminario organizzato da Sos Utenti sulla giurimetria bancaria. Il convegno potrà essere seguito “in multisala”, ossia in diretta streaming, presso le diverse “sale” collegate e, precisamente, da Padova, Firenze, Civitanova Marche, Taranto, Napoli e Potenza (l’indirizzo delle sedi e le modalità di iscrizione e partecipazione sono pubblicate sul programma di cui al link alla fine del presente post o, comunque, sul sito dell’associazione Sos Utenti. Tra i relatori, oltre al dott. Gennaro Baccile (Presidente onorario e fondatore di Sos Utenti), anche parlamentari, magistrati e colleghi avvocati.

Un mio breve intervento previsto per il tardo pomeriggio.

Il convegno è organizzato anche col patrocinio e la collaborazione dell’Ordine degli Avvocati di Taranto, dell’Ordine dei Dottori e dei commercialisti e della Scuola forense di Taranto.

Il tema è di particolare interesse anche in considerazione di recenti pronunce della giurisprudenza di legittimità e di merito in materia di eccezione di usurarietà o di “saldo zero” nelle controversie tra banche e utenti.

Programma, informazioni e modalità di iscrizione cliccando qui.

Di seguito i principali temi (dal sito di Sos Utenti) del seminario:

1) Prove Tecniche e Accertamento Giurimetrico TAEG USURARIO e conseguenze civilistiche nei contratti di Mutuo, di Leasing, di Cessione Quinto dello Stipendio e Aperture di credito in conto corrente alla luce della Legge e giurisprudenza di Cassazione Penale, Corti d’Appello di Milano, Torino e Cagliari e Trib. Di Massa.
2) Analisi Giurimetrica dei profili di incostituzionalità della modifica delle Soglie della Legge antiusura;
3) Onere della Prova in tema di annotazioni e saldi sul conto corrente nella rivendicazione degli indebiti Bancari e c. d. “saldo Zero”: contrasto Cassazione N° 9201/2015 e giurisprudenza di merito;
4) Impatto Macroeconomico della Legislazione antiusura, effetti della modifica dei Tassi Soglia del 2011 e valutazioni conseguenze MANIPOLAZIONE fraudolenta dell’ EURIBOR periodo 2005-2008.

locandina convegno multisala Taranto 5 luglio 16

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