IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘bonus’ Category

Bene la vigilanza sul credito dalle banche alle imprese.No agli aiuti alle banche responsabili di usura ed estorsione

Posted by Roberto Di Napoli su 9 marzo 2009

Condivido pienamente le dichiarazioni di Bossi e Tremonti sulla necessità che lo Stato controlli l’effettivo aiuto alle imprese da parte delle banche. Dubito, però, sull’efficienza delle prefetture nel garantire tale vigilanza e sull’utilità di eventuali accordi-quadro firmati dalla associazioni di categoria. Nel corso dell’ultimo decennio, in forza di quanto disposto dalla normativa antiusura ed antiracket, le prefetture hanno già svolto -e svolgono tuttora- l’attività istruttoria ai fini della concessione, da parte del Comitato di solidarietà, del mutuo decennale o dell’elargizione agli imprenditori-vittime di usura ed estorsione. La legge fissa un breve termine entro il quale il procedimento deve esaurirsi: lo scopo è quello di aiutare gli imprenditori-vittime evitando, soprattutto, che, nelle more dell’erogazione degli eventuali sussidi, la vittima si rivolga agli strozzini o soddisfi le pretese degli estorsori. Anni fa sono stati creati, perfino, dei mini pool (anche se, qualche volta, quale difensore di una vittima, ho rischiato di impazzire per far comprendere elementari principi di diritto); sono stati, poi, siglati accordi tra Ministero degli Interni, Abi e banche affinchè queste ultime agevolino gli imprenditori incappati nelle maglie dell’usura o dell’estorsione. Ma cosa avviene se l’indagato per usura è un rappresentante di una banca che, nel frattempo, abusando della normativa, ha segnalato alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia -precludendogli l’accesso al credito= strozzandolo- chi si rifiuta di pagare interessi usurari o altre pretese illegittime? E se la banca cui si rivolge la vittima, fiduciosa di quell’accordo, è la stessa i cui rappresentanti sono indagati per usura od estorsione? Insomma, ho la sensazione che, come le banche non rispettano quegli accordi-quadro per la prevenzione dell’usura quando l’indagato è un rappresentante di un istituto di credito, così, non rispetteranno nemmeno altri eventuali accordi per aiutare le imprese in crisi: nè, secondo me, le Prefetture sono adeguate a tale ulteriore compito. Ritengo che, in Italia, una buona parte di responsabilità della crisi e del fallimento di migliaia di imprese sia proprio degli istituti di credito. Ricordavo, a Novembre, in un mio post (cliccare qui per leggerlo), che pendono, in Italia, migliaia di esecuzioni immobiliari e procedure fallimentari prive di un valido titolo e instaurate da banche contro imprese o famiglie per debiti, talvolta, inesistenti o, quasi sempre, inferiori rispetto a quanto vantato: ciò, malgrado sia trascorso un decennio dalle nuove pronunce della Cassazione che, dopo trent’anni, hanno ribadito il principio della nullità della clausola che preveda l’applicazione di interessi su interessi (anatocismo) e nonostante siano, ormai, migliaia le sentenze che dichiarano la nullità delle commissioni di massimo scoperto o dei mutui stipulati unicamente per coprire conti correnti gravati da oneri illegittimi. Quante sono le imprese fatte fallire ingiustamente o le famiglie sbattute fuori casa? Ci sono, è vero, anche cause per il risarcimento dei danni ma, considerato il tempo necessario affinchè si arrivi ad una sentenza definitiva (dal primo grado fino alla Cassazione, spesso, trascorre oltre un decennio), il risultato è che l’impresa viene fatta fallire subito o la famiglia sbattuta fuori dal casa illegittimamente venduta (o questo, almeno, si è verificato il più delle volte fino ad ora) e, se l’imprenditore ha ancora la forza,  magari, può sperare di ottenere giustizia dopo dieci anni. Condivido, quindi, le affermazioni di Tremonti e Bossi. Perchè, però, non si delega alle Prefetture un controllo sulle imprese fatte fallire o, comunque, messe ingiustamente in difficoltà dalle banche e sulle soluzioni proposte? Credo che, in un Paese civile, andrebbe negato ogni aiuto non solo agli istituti di credito che si rifiutino di agevolare le imprese in crisi ma anche a quelli che, con un notevole contenzioso con i clienti, vantano, ancora, interessi usurari o pretese riconosciute illegittime dalla legge e dalla giurisprudenza. Andrebbe, poi, aumentato il controllo sulle stesse Prefetture, verificando l’efficienza (e, magari, anche l’educazione) degli stessi funzionari nel soddisfare le esigenze dell’utenza. Per quel poco che posso fare e con l’auspicio che possa servire anche quale "singolare esempio" affinchè non si verifichino paradossi simili, potrei proporre ai Ministri Tremonti, Bossi e Maroni di considerare se è degno di un Paese civile -e compatibile con le misure di controllo che si vorrebbero introdurre a salvaguardia delle imprese e delle famiglie- che il Comitato di solidarietà e il Commissario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura non rispetti una sentenza del TAR (non impugnata e, dunque, divenuta definitiva) con la quale si ordina di concedere i benefici economici in favore dell’imprenditore- vittima di usura ed estorsione commessa da parte di responsabili di banche: ciò, dopo oltre un anno dalla sentenza, dopo due anni da quando l’imprenditore è stato sbattuto fuori casa con la sua famiglia (anche a causa dell’inefficienza delle Prefetture) e pur dopo circa dieci anni dalle denunce contro i responsabili di istituti di credito (che pretendevano tassi di interesse accertati fino al 292%!!!!) Come si può credere nell’aiuto dello Stato quando è proprio lo Stato che non rispetta nemmeno le sentenze pur quando un cittadino e la sua famiglia, per aver creduto nel rispetto della legge, ha denunciato, ha visto la distruzione delle imprese e del patrimonio, è stato sbattuto fuori casa, ha avuto ragione da parte del TAR da oltre un anno e, cionostante, viene lasciato fuori di casa sottoposto a pericolo di ulteriori traumi??? Roberto Di Napoli

Corriere della Sera.it
MILANO – «Non possiamo salvare i banchieri che hanno rubato, noi dobbiamo salvare le famiglie, il lavoro, le imprese, non possiamo partire dal salvataggio dei banchieri falliti non è accettabile, ma è quello che sta succedendo in tante parti del mondo». Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, nel corso di un convegno sulle Pmi a Busto Arsizio con il leader della Lega Umberto Leggi ancora

Posted in aiuti alle banche, anatocismo, auguri alle vittime, banche, bonus, collusioni, comitato solidarietà vittime us, conflitti interessi, crisi, degrado pubblica amministrazione, fainotizia, malagiustizia, maroni, paese dei balocchi, racket, rimborsi, sospensione esecuzione vittime u, tremonti, usura, usura ed estorsione bancaria, vittime, welfare | 1 Comment »

OSPITE AL TELEGIORNALE DI LA7

Posted by Roberto Di Napoli su 30 luglio 2008

Domenica 27 Luglio 2008, quale autore del libro "Risarcimento del danno da vacanza rovinata", sono stato ospite al telegiornale di La7 delle ore 20.

Onorato e lieto dell’invito, ringrazio la redazione di La7, il conduttore, gli amici Antonio, Giovanni, Roberta e, ovviamente, i telespettatori. Roberto Di Napoli

Posted in amici veri, auguri alle vittime, bonus, eurostar lecce roma, fainotizia, ferrovie, la7, reclamo, ritardi, salento, telegiornale, treni, trenitalia | 5 Comments »

Trenincubo/2- Il 4 Febbraio, sull’Eurostar, oltre un’ora e venti minuti di ritardo: ancora una volta sulla tratta Lecce-Roma!

Posted by Roberto Di Napoli su 9 febbraio 2008

Stazione di LecceA Dicembre, in seguito allo scandaloso ritardo di circa 20 ore dell’Eurostar Lecce-Roma, qualche politico, mi pare, aveva pubblicizzato la sua richiesta a Trenitalia di sostituire i treni utilizzati lungo quella tratta.
Non era ancora caduto il Governo, non erano state ancora sciolte le Camere per cui non credo sia stata una “promessa” o un’“esternazione” da campagna elettorale.
Dopo qualche giorno, il 31 Dicembre, ho viaggiato sul treno Roma-Lecce. Mai visto dal 1996, su quella linea, un treno pulito quanto quello sul quale ho viaggiato l’ultimo giorno dello scorso anno. Il treno non era il solito “pendolino” bianco e rosso di oltre dieci anni fa; era proprio un “moderno” Eurostar simile a quello utilizzato nel resto d’Italia: poltrone larghe, comodissime, bagni pulitissimi senza nemmeno una goccia di pipì fuori dal water. C’era, addirittura, molto più spazio per sistemare le valigie e, ad ogni posto, finanche, una presa elettrica per collegare il pc
E’ arrivato in orario, puntualissimo
Mi sono chiesto: sarà stato, questa volta, grazie a qualche politico particolarmente sensibile alle esigenze dei passeggeri che vanno in Puglia? Oppure all’efficienza di Trenitalia che ha posto rimedio, subito, sostituendo i treni obsoleti?
Sono tornato a Roma il 6 Gennaio, festa dell’Epifania, che, come si dice, “tutte le feste porta via”. Ha portato via, in effetti, anche il piacere che avevo provato -nemmeno una settimana prima- nel pensare che Trenitalia avesse destinato, per la tratta Roma-Lecce, un Eurostar moderno. Ma mi sbagliavo, evidentemente.
Dopo lo "scandalo" e i risarcimenti ……… tutto è tornato come prima. E’ ricomparso il “pendolino” style “primi anni ’90” con lo spazio insufficiente per sistemare i bagagli.
Su quel treno (quando è affollato, come è prevedibile e come i responsabili di una società per azioni, d’altronde, devono augurarsi lo sia ogni giorno) è impossibile che tutti i passeggeri riescano a sistemare le valigie (a volte voluminose) negli spazi appositi sopra le poltrone o nei ridicoli spazi all’ingresso delle carrozze.spazio valigie su un eurostar
Si è costretti, così, a lasciarle in mezzo allo strettissimo corridoio con inevitabile intralcio al transito degli altri passeggeri. Non mi sembra proprio, questo, un modo di viaggiare proporzionato al costo del biglietto (ben 54 euro: quasi quanto un volo low cost da Roma per una capitale europea). Dubito, fra l’altro, che ciò sia compatibile con le norme di sicurezza essendo prevedibili i pericoli, in caso di emergenza, determinati da un corridoio occupato da ingombranti valigie. Lasciando il bagaglio accanto alla propria poltrona, poi, il viaggiatore seduto è costretto, più volte durante il viaggio, a scomodarsi per cercare di consentire il transito all’altro passeggero; se ciò non è possibile, quest’ultimo deve scavalcare, magari, con la propria pesante valigia.
Insomma: si può rivelare –o, di certo, io l’ho avvertito così- un viaggio stressante, incompatibile col costo del biglietto pari ad oltre 50 euro.
Il 29 Gennaio, dovendo partire da Roma per Lecce e volendo continuare a lavorare col pc, dopo avere notato che su alcuni Eurostar non tutti i posti, ma, soltanto, quelli situati al lato del finestrino, sono dotati della presa per la corrente elettrica, ho scelto una poltrona posta su questo lato.
La presa c’era ma, purtroppo, mancava un "comfort": la corrente! Ho fatto la prova ad inserire la spina in un’altra presa elettrica. Niente. Quando è passato un assistente di Trenitalia ho domandato come mai le prese non funzionassero. Mi ha risposto che erano guaste e che potevo inoltrare un reclamo: ciò che, in realtà, ho fatto. Ma non è stato l’unico inconveniente: il treno che sarebbe dovuto arrivare a Lecce alle 21,50 è arrivato dopo oltre venti minuti.
Lo scorso 4 Febbraio, il ritardo, ancora una volta sulla tratta Lecce- Roma, è stato di un’ora e venti minuti circa! Il pendolino bianco e rosso, sin dalla stazione di Lecce, è partito qualche minuto dopo rispetto al previsto, a quanto pare, a causa di un problema nella chiusura delle porte di una carrozza. Spero che non sia vero quello che ho sentito e, cioè, che il difetto "comprometteva un impulso alla locomotrice" impedendone la partenza. E se durante il viaggio questo difetto si fosse ripetuto? Si sarebbe fatto correre ai passeggeri il rischio di pernottare, un’altra volta, sull’Eurostar?  
La presa della corrente elettrica, poi, questa volta, non c’era proprio né al mio posto né sulla parete al lato del finestrino. Ho notato soltanto una presa dietro alla poltrona all’inizio della carrozza. Buono a sapersi! Mi domando, però, se chi ha progettato l’interno di quell’Eurostar e chi ancora li fa circolare abbiano, per caso, pensato che i passeggeri salgano senza valigie (o, al massimo, con una ventiquattrore) e, magari, con una prolunga elettrica per attaccare alla corrente gli strumenti elettronici.
Durante il viaggio sono entrato (per "improrogabili" esigenze) in una "toilette". Mi è stato particolarmente facile notare, dopo pochi secondi, affisso sulla parete, un cartello in cui vi era scritto che era stata pulita e disinfettata (che lusso!) alla stazione di Lecce il 2 Febbraio, ossia, due giorni prima.
Il treno, piuttosto che arrivare alle ore 23,26, è arrivato a Roma alle 0.50 circa. A prescindere dal danno non patrimoniale subito, per andare a casa ho dovuto prendere il taxi. Dopo mezzanotte, alla Stazione Termini, come è noto, non ci sono autobus “diurni”. Bisogna aspettare l’arrivo di qualche “notturno” che, peraltro, segue percorsi diversi. I passeggeri, in caso di ritardo dei treni Eurostar, hanno diritto ad un bonus ma, secondo quanto riconosciuto in alcune sentenze, hanno diritto, se riescono a fornire prova, anche al risarcimento dell’ulteriore danno eventualmente patito.
Una cosa mi sembra evidente: il ritardo di 20 ore sulla tratta Lecce- Roma e l’indennizzo di circa 800 euro pagato a centinaia di passeggeri non è bastato ad indurre i responsabili di Trenitalia a porre rimedio su quella tratta. I soliti treni e i soliti, insopportabili ritardi sono, come si vede, tornati. Si è aperta la campagna elettorale: torneranno anche i soliti parlamentari salentini e le solite promesse che fanno sorridere o incazzare sempre più quei cittadini che non godono di privilegi, dorati stipendi, favolose diarie e usano l’Eurostar, invece,  per guadagnare solo un tozzo di pane ? Roberto Di Napoli

Posted in bonus, degrado pubblica amministrazione, eurostar lecce roma, ferrovie, paese dei balocchi, reclamo, rimborsi, ritardi, salento, storie semplici, treni, trenitalia | 3 Comments »

 
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