IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘censura’ Category

Il 4 Ottobre anche io al BARCAMP 2008 sulla crisi della (non) democrazia

Posted by Roberto Di Napoli su 2 ottobre 2008

Esperimenti democratici

 BarCamp sulla crisi della democrazia, le iniziative e le nuove forme di partecipazione politica necessarie per contrastarla.

Mesi fa, appena sono venuto a conoscenza dell’iniziativa, ho comunicato subito la mia partecipazione al BarCamp organizzato dai radicali e che si svolgerà dal 3 al 5 Ottobre a Roma. In un Paese in cui l’informazione non è, di fatto, pienamente garantita, dove, spesso, si tace ciò che può interessare i cittadini e dove, molte volte, i convegni sui temi più importanti si trasformano in occasioni di scambio di complimenti tra i relatori o in "vetrine" da cui tentare di affascinare, con le parole, i partecipanti -lasciando, raramente, spazio al confronto- l’ultima iniziativa dei radicali non può che essere condivisa. Il Barcamp (sul sito dei radicali viene spiegato il significato del termine: un "tipo di incontro caratterizzato dalla mancanza di una scaletta prefissata di relatori e in cui non esiste un pubblico passivo. I partecipanti all’evento hanno infatti la possibilità di proporre in prima persona una presentazione o un tema di discussione, a cui seguirà una discussione con i presenti) prevede una giornata (quella di Sabato, 4 Ottobre) nella quale verranno trattati tanti e diversi argomenti proposti dagli stessi partecipanti che saranno, dunque, i relatori. Tema sottostante, comunque, dovrebbe essere la crisi della democrazia e le iniziative per contrastarla. Non c’è una "scaletta" prefissata e, su ogni argomento, deve essere lasciato spazio al confronto con il pubblico.

Ho già proposto, come tema che mi piacerebbe trattare e che potrebbe interessare il pubblico, il problema della crisi delle imprese e il ruolo del sistema bancario tra usura, lentezza dei processi ed assenza di aiuti agli imprenditori vittime di usura bancaria.  Roberto Di Napoli

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I “banditi del clima”, i “socialmente pericolosi” e il rovesciamento della realtà

Posted by Roberto Di Napoli su 12 aprile 2008

So cosa si può provare quando si rispetta la legge, quando si pretende l’intervento da parte di chi è istituzionalmente obbligato ad osservarla e farla osservare ed, invece, per colpa o no, si resta privi di tutela.
So anche cosa si può provare quando, con ogni strumento consentito dalla legge, si lotta per la legalità ed, invece, non solo non si è apprezzati ma, addirittura, si è umiliati e trattati come delinquenti abituali, come criminali, come mafiosi o, comunque, peggio degli animali.
Ho letto, una volta, un’ordinanza di misura cautelare personale dove, addirittura, si leggeva, tra le altre motivazioni, che il soggetto sottoposto agli arresti domiciliari era “socialmente pericoloso” anche perché solito frequentare le cancellerie dove depositava istanze di ricusazione o costituzioni in mora contro magistrati.
Ho appreso con soddisfazione ma anche con rabbia quanto capitato, a Brindisi, ad alcuni attivisti di GREENPEACE. Apprezzo ed ho sempre apprezzato l’attività di chi rischia anche con la vita pur di contribuire a tutelare l’ambiente contro potentissime multinazionali o, addirittura, per salvare le balene. Sono deluso per quanto recentemente avvenuto ma, al tempo stesso, felice per l’esito della vicenda.
A fine Novembre 2007, da quanto ho letto su Lecce Prima, gli attivisti noti in tutto il mondo per le loro battaglie, sono stati anche a Brindisi. Avevano pensato, mi pare di capire, di entrare nella centrale a carbone di Cerano, ritenuta inquinante, e, dalla terrazza, calare uno striscione con la scritta “First climate killer in Italy”. Risultato: sono stati colpiti da un’ordinanza che, a chi lotta per la difesa dei diritti di tutti e, in primo luogo per la difesa della salute, a mio avviso, fa male quanto essere colpiti fisicamente. Sono stati ritenuti “socialmente pericolosi” e si è ordinato loro di non avvicinarsi più per i successivi tre anni a Brindisi e dintorni. Non apprezzo per niente provvedimenti simili da parte di chi dovrebbe tutelare l’ordine pubblico. Mi chiedo: si conosce il significato delle parole?
Ho scoperto mesi fa, leggendo gli atti di un fascicolo, che un poliziotto facente funzioni in un Commissariato pugliese presso il quale, non essendo abituato per fortuna a farmi giustizia da solo, mi ero rivolto (e mi rivolgerò sempre ogniqualvolta lo dovessi ritenere imposto dalla legge) e dal quale pretendevo un intervento, ha relazionato scrivendo che, ad una certa ora, si era rivolto un tale (ossia, mio padre) accompagnato da me e che entrambi erano “noti alle forze dell’ordine” (voleva dire che mi conosceva o che sono pregiudicato? Non mi risultano condanne a mio carico!). Ha continuato, poi, scrivendo anche che “(…) il sedicente avvocato Di Napoli (…)”. Sedicente? Attribuisco e cerco sempre di attribuire un significato preciso alle parole per cui, per ora, prendo atto di come sono stato definito.
Ho un desiderio, però, come cittadino: oltre ad un frequente esame sulla salute mentale nei confronti dei giudici (come proposto da un politico), si dovrebbe imporre analogo test ad altri pubblici ufficiali e, soprattutto, a chi, per le funzioni ricoperte, è a contatto con le armi. Si dovrebbe imporre, poi, anche un frequente esame di lingua italiana per evitare che si ferisca anche con la penna.
Sono contento che il provvedimento a carico degli attivisti di Greenpeace sia stato annullato dalla prima sezione del TAR Puglia che, ancora una volta, ha confermato la presenza, in Italia, anche di giudici equilibrati, seri, preparati ed onesti. Consiglio di leggere la notizia pubblicata su Lecce Prima (clicca qui per leggerla) in cui vi sono anche riportati alcuni passi della motivazione dell’interessantissimo provvedimento dei giudici amministrativi. Ho scritto anche un mio brevissimo commento. Roberto Di Napoli

Posted in ambiente, censura, collusioni, conflitti interessi, degrado pubblica amministrazione, eroi, esaltati, fanatici, giustizia giusta, indifferenti, intrecci, lotta alla mafia, mafie, malagiustizia, paese dei balocchi, pazzi, persone straordinarie, porcate, portatori di mafia, riforma ordinamento giudiziario, salento, solidarietà, stato di diritto, storie semplici, vittime | 2 Comments »

Il racket nell’antiracket? Presumo l’innocenza ma ….. il Ministro degli Interni dovrebbe prendere provvedimenti. Basta!

Posted by Roberto Di Napoli su 7 aprile 2008

Ho sempre detto e scritto anche su questo mio blog che non si possono esprimere giudizi se non si conoscono le carte, ossia gli atti. Credo, poi, nella presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva. In alcuni casi, anzi, distinguendo la verità storica da quella giudiziaria, sono ancora più garantista: credo nella presunzione d’innocenza ancora oltre il provedimento giudiziario che ritengo, pur sempre, il risultato di un giudizio umano. Fatta questa premessa, consiglio a tutti (vittime e cittadini) di leggere un bellissimo articolo di Riccardo Bocca su "L’Espresso" n. 13 del 3 Aprile 2008. Mi è piaciuto per più di un motivo: innanzitutto perchè apprezzo il lavoro di chi, con coraggio e con evidente passione per il proprio lavoro, assicura a tutti il diritto-dovere di informare e di essere informati. E’ solo l’informazione, infatti, che, davvero, fa paura a chi cerca di nascondere. In secondo luogo, l’articolo mi è piaciuto perchè il caso narrato e sul quale, da quanto mi è dato capire, vi sono indagini da parte della magistratura, manifesterebbe (sempre se quanto denunciato dovesse trovare conferma nei provvedimenti da parte dei giudici competenti) le mie stesse perplessità e i miei dubbi sull’efficienza della struttura di tutela delle vittime di usura ed estorsione. Le denunce di un imprenditore (oggetto dell’interessante servizio), farebbero capire che un membro del Comitato di solidarietà avrebbe accettato un regalo da parte della vittima, a sua volta consigliata da altri, per ottenere con maggiore celerità la seconda parte del beneficio economico cui aveva diritto (non apprezzo, invece, quanto mi è dato di capire, ossia, che la vittima non avrebbe denunciato se avesse ottenuto l’intero beneficio (?); se dovessi avere capito bene, infatti, in tal caso, l’attuale vittima sarebbe, allora, un potenziale corruttore che non avrebbe denunciato se fosse stato interamente soddisfatto).

Non voglio esprimere alcun commento sulla fondatezza della denuncia perchè ciò non spetta a me nè conosco gli atti processuali. Saranno i giudici a valutare se, davvero, un membro del Comitato di solidarietà per le vittime di usura ed estorsione, ha accettato ….. un regalo. Quale figlio di una vittima e quale legale, però, di certo, non ho visto una particolare professionalità nè nelle prefetture nè nell’apposita struttura centrale che dovrebbe essere di coordinamento oltre che di deliberazione dei benefici previsti dalla normativa. Anzi. Ho visto, anche incontrando altre persone offese dall’estorsione bancaria o leggendo vari provvedimenti, l’annullamento di alcuni atti del Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura (che, per legge, presiede il Comitato di solidarietà). Dalla lettura della normativa (che non brilla, a mio avviso, per chiarezza ma, nemmeno, è così confusa da impedire un’interpretazione secondo i criteri di interpretazione della legge) e dalla campagna pubblicitaria, una vittima è indotta a credere che denunciare l’usuraio e l’estorsore conviene sempre e comunque. La mia famiglia, dopo avere denunciato l’usura e l’estorsione bancaria, aveva chiesto al Comitato di solidarietà di accedere ai benefici tramite l’erogazione del mutuo e dell’elargizione. Aveva chiesto anche che venisse sospesa ogni procedura esecutiva ex art. 20 l. 44/99. Una prima volta, nell’ambito di un processo per usura ed estorsione, il Commissario Straordinario aveva rigettato la domanda (sostenendo, con una tesi, oggi, smentita dai giudici competenti, che il fallito non potesse accedere ai benefici; come dire che se l’usuraio o l’estorsore dicesse "pagami sennò ti faccio fallire e, poi, lo Stato non ti può più aiutare", la vittima dovrebbe pagarlo per non perdere i benefici) e il Prefetto di Lecce negato la sospensione della vendita dei beni tra cui l’abitazione della mia famiglia; una seconda volta, ottenuta la sospensione ex art. 20 l. 44/99 in seguito ai pareri conformi del Presidente del Tribunale e del Prefetto di Roma, il Giudice dell’esecuzione di Gallipoli non ne ha voluto prendere atto determinando, così, il 19 Ottobre 2006 lo sfratto dall’abitazione (quel giorno vigeva, addirittura, il blocco degi sfratti, oltre che la predetta sospensione ex art. 20 l. 44/99). Questa è la tutela delle vittime che ho visto nel caso che ha coinvolto la mia famiglia! Spero che il membro del Comitato e gli altri soggetti coinvolti nell’episodio oggetto dell’articolo su "L’Espresso" siano estranei ai fatti denunciati e lo dimostrino. Ritengo inconcepibile, però, dopo vari servizi dei massmedia su casi paradossali di cui sono state oggetto alcune vittime di usura e, forse, anche "dell’antiusura" e, soprattutto, dopo l’annullamento di alcuni atti emanati dagli organi di quella struttura, che il Ministro degli Interni non prenda provvedimenti volti ad assicurare, innanzitutto, il prestigio e l’immagine di trasparenza di cui deve godere, verso l’opinione pubblica, chi ha delicate funzioni, nonché, al fine di garantire anche  la massima professionalità, serietà ed equilibrio di chi ha il compito istituzionale di offrire tutela e pronta solidarietà alle vittime (sia di usura ed estorsione criminale che bancaria). Finchè continueranno a verificarsi episodi discutibili quanto quelli accaduti finora, io, così come qualsiasi cittadino, potrei pensare che provvedimenti "singolari" possano essere dettati, piuttosto che da una diversa interpretazione delle norme (anche se la professionalità e seria preparazione che, per legge, devono avere gli addetti alla struttura escluderebbero provvedimenti come quelli, poi, annullati dai giudici), dalle "temporanee" fantasie che può esternare chi, secondo quanto ho capito leggendo quel servizio sulla denuncia dell’imprenditore siciliano, avrebbe pure accettato di partecipare a un festino erotico per accelerare la procedura di risarcimento………E, poi, ci dovremmo scandalizzare se una partecipante a Grande Fratello  si fa notare in atteggiamenti "equivoci", solo perchè, quale medico, potrebbe avere leso il prestigio della categoria! Che Paese di mer…..aviglie!!! Roberto Di Napoli

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21 Marzo 2007- 21 marzo 2008. Un anno di vera ricchezza: migliaia di amici in più!

Posted by Roberto Di Napoli su 21 marzo 2008

il blog per la difesa dei diritti civiliL’anno scorso, grazie anche al prezioso aiuto dei miei amici "grafici" Diego, Laura e Antonio, nasceva (anzi facevo nascere) questo mio blog (cliccare qui per leggere il mio primo post). Nel 2007, la data del 21 Marzo coincideva -oltre che con l’inizio della primavera, come quest’anno, a Roma, salutata con la pioggia- con la giornata in memoria delle vittime delle mafie: giornata, quest’anno, anticipata al 15 Marzo. Pur avendo, sin dall’inizio, l’idea di utilizzare questo mega- spazio per scrivere mie piccole considerazioni sulle mafie, sui soprusi ai danni dei più deboli, sulla difesa dei diritti civili, non avrei mai immaginato che, in poco tempo, sarei riuscito a far leggere le mie pur banali opinioni da tante persone che, a loro volta, mi scrivono lasciandomi un messaggio, un commento o, ancora più spesso, email. Sono contento di ricevere manifestazioni di apprezzamento di questo blog -pur così spartano e semplice nella grafica- da parte di tanti che, evidentemente, condividono ciò che penso e s’immedesimano in quanto capitato a me, alla mia famiglia e a chissà quanti altri cittadini. Ho preferito e preferisco non pubblicare – per "buon gusto" e senso del pudore- qualche racconto di soprusi inauditi commessi da "personaggi" simili a quelli che hanno fatto soffrire la mia famiglia. Anzi: paragonandoli, mi rendo conto che non si può mai immaginare fin dove può arrivare la follia umana! Il 26 Settembre 2006, su un quotidiano nazionale (Il Tempo) che dedicò un articolo al mio sciopero della fame e a quanto stava succedendo alla mia famiglia (vittima di usura, estorsione bancaria e, soprattutto, di malagiustizia), dichiarai che quanto verificatosi il giorno prima (ancora non sapevo quanto -di ancora peggio- sarebbe accaduto il 16 Ottobre) non lo avevo mai "(…) visto nè mai letto essere avvenuto in altre epoche e in altri Stati". Ho letto, invece, in questi mesi, quanto accaduto a qualche altra vittima che ha subito, addirittura, offese più gravi paragonabili, secondo me, a quei metodi "subdoli" che, da quanto raccontato sui libri di storia o nei documentari, mi pare siano stati, talvolta, utilizzati soltanto nel regime nazista contro gli oppositori o contro le vittime delle leggi razziali. Si vergogni chi, in qualsiasi veste, ha fatto ingiustificato uso della violenza o della tortura fisica o psichica solo per paura di compromettere la (forse non sempre brillante) carriera oppure, "approfittando del momento", per vendicarsi contro qualche soggetto antipatico (o odiato) o, ancora, seguendo la propria inclinazione a piegarsi e rispondendo alla logica (a volte confusa) del "signorsì", per accontentare il prepotente di turno. Si vergognino tali "personaggi"! Potranno avere goduto qualche ora di gioia ma io (proprio come tante persone civili che, per fortuna, ancora esistono) sono più forte: perchè sono un cittadino e continuerò sempre a credere nella giustizia amministrata dal Giudice terzo ed imparziale; sono e mi ritengo, poi, anche un cristiano per cui credo, voglio e devo credere in quella vera, unica Giustizia amministrata dal Giudice davanti al quale tutti siamo…. citati nel Giorno del Giudizio. Si ricordi, quindi, chiunque, abusando illegittimamente delle proprie prerogative, funzioni o di una determinata situazione, faccia o abbia fatto soffrire  il più debole o, comunque, la persona onesta, che, oltre ad essere un delinquente, è ridicolo. Anzi: è piccolo, piccolo, piccolo! Ci rifletta! Prima o poi, perde! Potrà essere favorito ogni giorno, potrà avere accontentato qualcuno ma …… esiste, pur sempre, il famoso Giudice a Berlino e dovrebbe esserci un Altro Giudice ancora più in Alto: ed è con Lui che, di certo, tutti, faremo i conti!

Sono davvero contento, insomma, di avere conosciuto, tramite il blog, tanti "amici" sparsi in ogni parte d’Italia: molti, come dicevo, vittime di malagiustizia o, comunque, di soprusi. Leggere, scrivere, parlare, confrontarsi, d’altronde, è il peggior dispetto che si possa fare a chi, ogni giorno, tenta di fare del male e di rubare in silenzio. Continui pure (finchè la Giustizia non se ne accorga e lo punisca)! Non riuscirà mai, però, a rubare del tutto o ad impedire la parola: tanto meno le idee delle persone oneste! Roberto Di Napoli

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Usura bancaria e solidarietà: le associazioni cattoliche aiutano le vittime?

Posted by Roberto Di Napoli su 11 marzo 2008

Un mese fa ero rimasto dispiaciuto per non avere sentito, a Lecce, in un convegno sull’usura e sulla cultura della legalità (con illustri relatori), nemmeno una parola sull’usura e sull’estorsione bancaria.

Oggi apprendo che, anche nel (ricco?) Veneto, in un recente convegno tenutosi all’interno di un’università e, dunque, in una sede dove chiunque potrebbe immaginarsi di potere parlare, esprimere le proprie idee, fornire i propri contributi e le proprie esperienze, ……. gli interventi erano programmati e non c’è stato tempo per far parlare le vittime.

Ma, forse, non ho capito bene: hanno parlato soltanto gli scienziati? Ci sono convegni, tavole rotonde in cui il dibattito è ben gradito. Perchè, quando si tratta di determinati temi, non è consentita "facoltà di replica"? Gli organizzatori di simili eventi sarebbero, secondo me, molto più apprezzati se, nel curarne la pubblicizzazione, scrivessero su manifesti, locandine, ecc., al posto di "convegno", "monologo". 

Sarebbe più conforme alla realtà e all’intenzione dei relatori….. fedeli al programma ma, evidentemente, poco rispettosi delle opinioni altrui.

Qualche "benpensante" starà già pensando che se in alcuni convegni non si fanno parlare le vittime di usura bancaria, significa, evidentemente, che l’"usura bancaria" non esiste e queste sono soltanto dei poveri disgraziati, falliti, pazzi ed ignoranti. Consiglio, allora, di leggere alcuni provvedimenti (soprattutto dei giudici amministrativi o penali) che hanno affermato il contrario!

E’ davvero triste assistere all’indifferenza, alla mancanza di solidarietà o di sostegno proprio da parte di chi potrebbe offrire validi e preziosi aiuti e che, magari, ogni giorno, pensa di poter ……. insegnare ad aiutare il prossimo!

Ho molto apprezzato le riflessioni del dott. Frescura  contenute in una lettera pubblicata su un quotidiano on line e che, avendola ricevuta, inserisco, volentieri, anche io, tra le righe di questo mio post. Sarebbe incoraggiante se tutte le associazioni cattoliche si manifestassero più sensibili al problema. Roberto Di Napoli 

http://www.fainotizia.it/user/roberto-di-napoli

Riporto la lettera di Gianni Frescura pubblicata anche sul quotidiano on line www.effedieffe.com 

"Egregio Direttore,

 

Le segnalo che ho contattato alcune volte l’Associazione Beato Tovini che, per conto della Chiesa veneta, si occuperebbe di assistere gli usurati, per chiedere se possono fare qualcosa per gli usurati bancari, ma non ho mai avuto alcuna risposta.

 

Mi chiedo se dipende dal fatto che lo stesso Beato Tovini sia un (bresciano) fondatore di banche, ma resta il fatto che i suoi membri non sembrano particolarmente interessati ne ad approfondire l’argomento (nonostante l’invito ad essi rivolto espressamente dal  Patriarca di Venezia Scola) ne ad occuparsi in concreto degli "usurati bancari", che qui nel Veneto sono la stragrande maggioranza delle persone ridotte sul lastrico dalla voracità delle banche usuraie (spesso dirette da cattolici praticanti e ferventi sostenitori, forse con i soldi dell’usura e pertanto in violazione del divieto canonico, delle iniziative ecclesiastiche).

 

Ho appurato che la trentina di denunce per usura all’esame del comitato antiusura della Prefettura di Vicenza sono quasi tutte relative all’usura bancaria e ritengo che nelle altre province del nord est la situazione sia simile.

 

Ricordo che sulla questione dell’usura, sotto il profilo del diritto canonico, è ancora applicabile quanto prescrive l’enciclica Vix Pervenit di papa Benedetto XIV° (Prospero Lambertini) emanata nel 1745.

 

Dopo aver approfondito il tema anche in riferimento al diritto statale sono arrivato alla conclusione che il problema dell’usura è soprattutto culturale; non si è (ancora) ben capito che la relativa normativa penale e civile è diretta soprattutto contro le banche/finanziarie che sono i principali potenziali usurai, facendo per professione i datori di credito (più che i prestatori di danaro) e pertanto dovrebbero essere guardati con sospetto (ci dovrebbe essere un cartello all’entrata delle banche/finanziarie con scritto: Attenzione ! vi possono imbrogliare, come sui pacchetti delle sigarette); ciò è dimostrato in modo inequivocabile dall’elenco dei contratti potenzialmente soggetti ad usura e per i quali, ogni tre mesi, il Ministero pubblica in G.U. il tasso medio degli interessi richiesti e da cui si ricava il tasso soglia: sono tutti contratti che si stipulano in banca, non certo in strada o al bar con i malavitosi classici !

 

Com’è che nessuno mette in rilievo questo fatto ?

 

Secondo me, in tutto ciò è di certo rilevante il controllo che le banche/finanziarie esercitano sul sistema in genere

 

L’art. 50 del Testo Unico Bancario del 1993 (che dà diritto alle banche di chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo) a mio avviso dovrebbe essere interpretato (in particolare dai giudici) alla luce della successiva legge 108 del ‘96 (la legge sull’usura), la quale, viste le sue implicazioni socio-economiche, non riguarda certo solo l’usura "criminale" (come confermato anche dal parere del Consiglio di Stato sul caso Orsini che tutte le Prefetture hanno recentemente ricevuto), ma deve (preventivamente) riguardare anche gli usurai "legali"; mi sembra che, proprio perchè è previsto un tasso soglia e che la sanzione civile per averlo superato è la restituzione di tutti gli interessi, fa si che si possa affermare che è (nuovamente) in vigore il principio che la richiesta di interessi è vista con sospetto dalla società (perchè potenzialmente fonte di un reato e di disordine economico) e che la loro richiesta è lecita solo nella misura concessa dalla legge (non per natura) e pertanto anche chi fornisce il credito con autorizzazione pubblica (le banche) deve dare la prova di non averlo fatto con usura, se vuole percepire la relativa remunerazione (gli interessi) e di conseguenza, in qualsiasi richiesta al sistema giudiziario relativa a crediti finanziari insoluti (decreti ingiuntivi, fallimenti, esecuzioni), il creditore istante dovrebbe indicare esattamente qual’è il capitale e quali sono gli interessi, a che titolo vengono richiesti e si dovrebbe soprattutto allegare il calcolo che dimostra che sono entro il limite; nel caso contrario non si dovrebbe nemmeno procedere, per evitare che anche gli operatori giudiziari (avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari e gli stessi giudici) possano concorrere (involontariamente) alla commissione del reato di usura. Cordiali saluti. Gianni".

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A Lecce convegno con ospiti, tra cui Caselli, su legalità e usura. Ma, in 3 ore, nemmeno un cenno a quella bancaria.

Posted by Roberto Di Napoli su 17 febbraio 2008

 ….. e si nega un breve intervento ad alcune vittime
Il problema dell’usura bancaria non è una “follia” di alcuni poveri disperati o di alcuni dissidenti. Basta scrivere qualche parola su un qualsiasi motore di ricerca per rendersi conto di quante siano le vittime. La Procura di Palmi ha richiesto il rinvio a giudizio di vari rappresentanti di istituti di credito. Il Tribunale di Napoli ha rigettato, l’anno scorso, una richiesta di archiviazione con un’interessante ordinanza con la quale si è stabilito che anche le commissioni di massimo scoperto devono essere conteggiate ai fini del calcolo del tasso effettivo. Il Consiglio di Stato ha, espressamente, riconosciuto l’esistenza dell’usura bancaria. Se ne parla, insomma, in ogni parte d’Italia. Ne hanno parlato anche imprenditori-vittime, nei mesi scorsi, su organi di informazione nazionali tra cui Striscia la Notizia, il TG5, La Tv della Libertà.
A Lecce, negli ultimi anni, ci sono state svariate denunce per usura ed estorsione bancaria. Ma la magistratura salentina mi pare che sia stata, con i rappresentanti di alcune banche, se non indulgente, certamente non adeguata a ristabilire la legalità.
A Lecce l’usura bancaria, forse, non esiste.
Questa, almeno, mi pare l’impressione che possa avere avuto un qualsiasi ospite dell’incontro tenutosi, a Lecce, lo scorso venerdì 15 Febbraio.
Da un incontro che si è chiamato “convegno” sulla “cultura della legalità e sullo sviluppo del territorio”, mi sarei aspettato qualche insegnamento sulla legalità.
Ho constatato, invece, ancora una volta, quanto, a Lecce, sia difficile parlare. Ancora prima dell’inizio, alcuni agenti delle Forze dell’Ordine, andando incontro a mio padre (vittima di usura bancaria) si sono preoccupati di precisargli che non erano previsti interventi e che c’erano “persone importanti” (non ho capito: il cittadino, invece, è me….. meno importante?).
Alla fine dell’incontro sono stato io a chiedere di poter dire qualche parola.
Mi spiace ammetterlo ma un convegno sull’usura e sulla legalità in cui si nega la parola ad una vittima che chieda di raccontare una testimonianza, anche per soli 3 minuti e alla fine del convegno, secondo me, ha poco a che fare con l’usura e con la legalità.
La cultura della legalità non potrà mai radicarsi, né a Lecce né in qualsiasi paese del mondo, finché chi pensi di poterla insegnare non accetti la cultura del dialogo, del rispetto delle idee di chi, assumendosi la responsabilità, voglia rappresentarle.
Dopo tre ore di convegno in cui si è esposto l’esiguo numero di denunce, nelle provincia di Lecce, per estorsione ed usura e la necessità di stimolare i giovani a tornare nel Salento, alla fine, prima che i relatori si alzassero in piedi, ho alzato la mano per chiedere di potere raccontare una mia testimonianza in soli 3 minuti.
Avrei spiegato perché, a mio avviso, i giovani come me non tornano nel Salento e perché le imprese non denunciano.
Se mi fosse stato permesso, inoltre, avrei raccontato al dott. Caselli, illustre ospite del convegno, quanto capitato alla mia famiglia dopo che mio padre ha denunciato, a Lecce, gli appalti truccati; dopo avere ricevuto minacce e dopo essere stato gambizzato; dopo essere stata, a Lecce, in conseguenza dell’attentato, processata la vittima e dopo che questa ha dovuto rinunciare alla prescrizione e all’amnistia per farsi processare e far accertare la genuinità delle registrazioni delle minacce con la conseguente (ovvia) assoluzione: ma anche con la misteriosa impunità dei responsabili del tentato omicidio.
Avrei, però, principalmente, raccontato al dott. Caselli come può capitare, a Lecce, che un imprenditore, prima, denunci (a volte anche pubblici ufficiali), poi, di conseguenza, sia denunciato dagli stessi destinatari delle denunce per, poi, essere assolto.
Ciò potrebbe rispondere, in qualche caso e in qualsiasi luogo, ad una strategia processuale dell’inquisito.
Può, però, secondo me, avere un preoccupante significato e rispondere ad una logica che (parafrasando una celebre frase di Leonardo Sciascia in uno dei suoi capolavori) approssimativamente potrei definire mafiosa quando diventa “sistema”, ossia, quando vi sono rappresentanti di Istituzioni che ciò permettono (e che perciò, talvolta, gioiscono).
Avrei, in sostanza, accennato a quanto capitato alla mia famiglia che -oltre ai fatti sopra accennati- a causa delle denunce per usura ed estorsione presentate, oltre dieci anni fa, da mio padre, imprenditore leccese, contro i rappresentanti di tre banche ha subito le conseguenze di una sentenza di fallimento richiesta ed ottenuta proprio dagli indagati-imputati ed emessa da un collegio di cui un membro (vi è prova documentale) era mutuatario della stessa banca che chiedeva il fallimento.
Avrei raccontato di come, a Lecce, questi ultimi siano stati, in un primo momento, prosciolti col tasso d’interesse (accertato dalla Procura) fino al 292%; di come un giudice civile abbia svenduto un patrimonio di svariati milioni di euro pur essendo controparte del “fallito” in altri giudizi; di come quasi tutte le cause avviate da o contro la procedura fallimentare siano state affidate ad avvocati legati da vari rapporti di parentela con gli stessi magistrati; di come la vittima (ancora oggi costretta a camminare con le stampelle a causa dell’attentato di vent’anni fa), l’anno scorso, dopo avere ottenuto, a Roma (dove pendeva un processo contro alcuni degli imputati), sia da parte del Prefetto sia del Presidente del Tribunale sia del Procuratore della Repubblica il parere conforme richiesto dall’art. 20 l. 44/99 affinché godesse della sospensione per 300 giorni, la medesima vittima sia stata sbattuta fuori casa, con la sua famiglia, proprio dalle stesse Forze dell’Ordine e dal giudice che ha disatteso quei pareri con motivazione, a mio avviso, alquanto “singolare” (clicca qui per leggere il relativo post).
Verso le 20, 30, alzando la mano alla fine del convegno, avevo chiesto solamente 3 minuti.
Non erano, però, previsti interventi!!!
Non avendo il microfono, dalla platea, al fine di spiegare al dott. Caselli i motivi per i quali intendevo parlare anche soltanto 3 minuti, sono stato costretto a rappresentarli in piedi e a voce alta (pubblicherò nelle prossime ore il file audio), tono che chi mi conosce sa bene che non mi contraddistingue.
Mentre parlavo, è intervenuto un rappresentante di un’associazione antiusura locale che ha continuato condividendo, evidentemente, quanto stavo per dire; poi, anche se per pochi secondi, mio padre.
Ringrazio il dott. Caselli per la pazienza, per il senso dello Stato e del dialogo che ha dimostrato nel sentirci lo stesso.
Non erano, di certo, queste le “modalità espositive” che, sia io che mio padre, avremmo voluto. Sentir dire, però,  da alti rappresentanti dell’amministrazione della Giustizia e del Ministero degli Interni che, a Lecce, le denunce per usura ed estorsione sono troppo poche (!!!) ferisce chi, proprio per avere denunciato, cammina, da 20 anni, con le stampelle e vede i presunti responsabili dell’attentato liberi e felici; chi, dopo avere denunciato i responsabili di usura ed estorsione bancaria, ha ottenuto la distruzione dell’impresa e la perdita (almeno di fatto, considerato che le vendite sono state impugnate) della casa; chi, in 20 anni, non solo ha sempre denunciato ma è sempre stato abbandonato e calpestato dallo Stato.
Illustre dott. Caselli, il Consiglio di Stato, oltre 2 mesi fa, ha espressamente riconosciuto che la vittima di usura bancaria subisce danni che devono essere considerati di rilevanza giuridica pari a quelli patiti dalla vittima criminale.
Nel convegno si è parlato e si sarebbe dovuto parlare di cultura della legalità e di “sviluppo del territorio”: ma non stupisce un convegno in cui, in circa tre ore, si permette ad un relatore di dilungarsi, oltre mezz’ora, per parlare, perfino, dell’estorsione commessa ai danni del contadino e "degli strumenti agricoli" mentre, non solo non si accenna –nemmeno per un secondo- all’usura o estorsione bancaria, ma, addirittura, non si consente di parlare, alla fine, ad un ospite, ad un giovane familiare di una vittima?
E’ questa la cultura della legalità?
Beh, non mi pare che sia la cultura del dialogo, del confronto e del rispetto delle idee altrui che sono indispensabili prima di parlare di legalità!
Che fretta c’era, a Lecce, il 15 Febbraio verso le 20, 30, per negare la parola (anche solo per qualche minuto) agli ospiti disponibili a raccontare una testimonianza?
Un piccolo consiglio da un giovane: la prossima volta che la invitano a Lecce, ricordi agli organizzatori –come Lei soltanto potrà insegnare e ricordare- che, a Palermo, la mafia, finora, si è cercato di combatterla, finanche, con le veglie notturne!
 
Un relatore ha detto che bisogna dare ai giovani, a coloro che hanno scelto di lavorare lontano, gli stimoli per tornare nel Salento.
Dopo quello che è capitato alla mia famiglia e finché non avrò ottenuto giustizia, non avverto un simile desiderio e il convegno a cui –casualmente- ho assistito mi è sembrato, piuttosto, l’ennesima e inutile passerella.
Ho una precisa idea di cosa siano i convegni e di cosa siano i monologhi. La conserverò gelosamente dopo avere constatato che, in un convegno sull’usura, sulla legalità e sullo sviluppo delle imprese, nessuno degli illustri relatori –con altissime competenze giuridiche- abbia fatto un cenno sull’usura bancaria pur non potendo ignorare che il Consiglio di Stato ne ha riconosciuto l’esistenza. E’, a mio avviso, un’offesa alle vittime di usura ed estorsione e, forse, anche a quei giovani, come me, che, ancora di più, vedendosi negata la parola, si fanno una precisa idea di come, ancora oggi, a Lecce si pretenda di insegnare la legalità senza dimostrarsi particolarmente sensibili al rispetto delle opinioni altrui.
Ho la speranza, comunque, che il Presidente della Camera di Commercio -che, a dire il vero, prima di salutarci ha ringraziato me e mio padre per il contributo di idee- mantenga fede alla promessa fattaci di organizzare un convegno sul tema dell’usura bancaria aperto all’intervento di tutti gli interessati.
Verranno gli stessi relatori? Sono convinto che il dott. Caselli, considerata la sua storia oltre che il suo noto senso delle Istituzioni, non farà mancare la sua presenza. Roberto Di Napoli

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No alla “casta” …… ma nemmeno ai “clan”

Posted by Roberto Di Napoli su 27 gennaio 2008

Parlamento
Post pubblicato anche sul sito "Giustizia Giusta" di cui ringrazio la redazione
Il discorso più serio e rispecchiante la triste realtà in cui si trova una parte, pur minima, della "giustizia" italiana pronunciato dall’ormai ex Ministro Mastella, secondo me, è stato proprio quello con cui ha spiegato le ragioni delle sue dimissioni.
Chi ha festeggiato nel sentire le parole “mi dimetto” (tappandosi le orecchie, però, per non ascoltare i motivi) e, successivamente, nell’apprendere la notizia delle misure cautelari adottate nei confronti di numerosi rappresentanti di un partito politico, ha dimostrato la propria immaturità ed ignoranza.
So che, di fronte agli sprechi, agli abusi di una certa classe politica può venire, istintivamente, da gioire quando si è informati di misure drastiche adottate nei confronti di alcuni rappresentanti.
Chi gioisce a priori, senza nemmeno preoccuparsi di riflettere, di riservare il beneficio del dubbio quando non si conoscono “le carte” o gli atti di una complessa vicenda giudiziaria, od, ancora, di osservare la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva, dovrebbe considerare, però, che la privazione della libertà dei rappresentanti di un partito politico, ossia, di una parte di potere (centrale o locale) decretata da rappresentanti un altro potere (o meglio: di un ordine) è legittima e doverosa in presenza di gravi indizi di reato; è preoccupante per le sorti di una democrazia, però, se si dovesse riconoscere, poi, che quegli indizi non c’erano. In questo caso, in quest’ulteriore caso (non dimentichiamoci, infatti, di quei politici assolti all’esito dei processi instaurati negli anni di “Tangentopoli”), chi, oggi, festeggia dovrebbe sapere che la privazione della libertà di chi, in seguito, si scopre innocente significa illegittima privazione delle libertà di ognuno.
Il potere politico (abusi e sprechi a parte) rappresenta (o dovrebbe rappresentare) gli stessi cittadini. E’ per questo, ritengo, che gli arresti che si rivelino, poi, illegittimi nei confronti di chi li rappresenta (o dovrebbe rappresentare) comportano anche la privazione delle loro libertà da parte di chi, a differenza dei politici, non è stato “eletto” ma ha, solo, vinto un concorso ed ha un obbligo (tra gli altri): quello di osservare la legge e di farla osservare, sempre e nei confronti di chiunque. Non “ad orologeria”, dunque; non sulla base di “avversione politica” celata dietro apparenti ragioni di “pericolosità” che mai potrebbero costituire ragioni “giuridicamente rilevanti”.
In una democrazia, la “sistematica” o, comunque, frequente privazione della libertà (di circolazione, di pensiero o di parola) di rappresentanti del potere legislativo che si riveli, poi, carente dei presupposti che l’avevano giustificata, dovrebbe indurre a riflettere se quello stato democratico esista ancora o se, piuttosto, non vi siano i pericoli di una trasformazione o di un regresso in un autentico Regime.
Nella vicenda che ha coinvolto il Ministro della Giustizia e la moglie, non conosco, come non conosce nessun cittadino, gli atti per potermi formare un’opinione né, conseguentemente, per potere brindare per l’efficienza della magistratura o, al contrario, rattristarmi per l’ingiustizia. Per ora, presumo la loro innocenza, così come lo presume la stessa Costituzione.
Fanno schifo gli abusi, gli sprechi da parte di alcuni politici così come da parte di qualsiasi funzionario. Quando diventano “penalmente rilevanti” è giustissimo che ne siano scongiurati -anche con misure cautelari penali o reali- gli ulteriori effetti o l’inquinamento delle prove, che siano puniti con la sanzione più grave e, nei casi consentiti, “neutralizzati” con strumenti quali la confisca del profitto.
La condotta della “casta” dei politici è moralmente discutibile, qualche volta abominevole, altre volte, perfino, illecita e, come tale, perseguibile “d’ufficio”.
Ma è sicuro che quella dei politici sia l’unica casta e che tutti, proprio tutti, i giudici, “nessuno escluso od eccettuato”, siano dei santi?
È sicuro che mai e poi mai nessuno di loro commetterebbe o abbia mai fatto, per se o familiari, favoritismi simili a quelli di cui alcuni politici vengono, quotidianamente, accusati (alcuni, credo, giustamente)?
Se esiste una norma, un precetto che mi obbliga a credere nella "purezza" di tutti i magistrati, dovendo osservare l’ordinamento, quale cittadino, sono disposto a una simile …. professione di fede. L’accetterei come un dogma così come, ritenendomi un credente, un cattolico, un cristiano, credo e devo credere nella Verginità della Madonna. Non mi pare, però, che esista un precetto simile che obblighi a credere che tutti i giudici-persone fisiche siano dotati di analoga virtù. Alcune esperienze, anzi, (ma sono certo che si tratti di casi singolari che non si prestano a generalizzazioni; allo stesso modo per cui non penso che tutti i politici siano delinquenti) mi fanno credere il contrario.
C’è una casta di alcuni politici che accettano, col loro comportamento, il rischio di non essere più votati e di essere mandati a casa (se non in galera).
E’ noto, però, anche che ci sono figli, nipoti, mariti, mogli di alcuni giudici che fanno gli avvocati nello stesso pianerottolo o nello stesso ambiente dove esercita il loro “illustrissimo sig.”…. congiunto.
In una cittadina nella provincia del profondo Sud, c’è un "personaggio" che, la mattina, fa il giudice in una località distante pochi chilometri dal luogo di abituale residenza e, il resto della giornata, abita nello stessa casa dove la figlia dimora ed esercita la professione a tal punto da avere affisso, all’ingresso, la targa dorata. Ma io, ancora, non ho capito: chi abita lì? L’avvocato, il giudice, il giudice che può sembrare faccia anche l’avvocato o l’avvocato che può sembrare faccia anche il giudice (per interposte persone)? Ci sono, poi, alcuni avvocati, parenti di alcuni magistrati, che riescono ad avere agevolmente gli incarichi (assai remunerativi) in curatele, consulenze o assistenza in giudizio nell’ambito di determinate procedure giudiziarie o su mandato di banche od altri enti.
Gli abusi della casta dei politici, allorché si verifichino, è giustissimo che siano puniti con le sanzioni più severe, con le misure cautelari, oltre che con la sanzione inflitta dagli elettori non votando più né loro né il loro partito o movimento.
E gli abusi di quelle, per fortuna, poche -ma sempre preoccupanti- “schegge impazzite”? Chi le giudica, chi le punisce? Esiste la legge sulla responsabilità dei magistrati.
Ma è possibile che, di fronte a tutti quei casi che si qualificano di inescusabile “malagiustizia”, pochissimi giudici, dal 1988 [anno della legge sulla responsabilità civile dei magistrati] ad oggi, siano stati ritenuti colpevoli o puniti con sanzioni più severe di quelle che loro stessi vorrebbero inflitte, talvolta, alle persone comuni per fatti meno gravi?
E’ credibile che i politici siano tutti corrotti o corruttori, tutti mafiosi, "gentaglia" e i giudici, invece, tutti santi, tutti moralmente e giuridicamente onesti, tutti estranei, ai fini di alcune nomine in certi posti, a logiche non dissimili a quelle che si suole definire "politiche"?
Ho conosciuto, conosco, so bene che ci sono giudici integerrimi, onesti e preparatissimi come penso che sia la maggior parte dei magistrati e dei politici.
E’ giusto che ci sia una “pulizia” all’interno della classe politica quando si accertano dei fatti-reato.
La valutazione di fatti discutibili moralmente ma non costituenti reato è sottratta, però, al potere giudiziario: appartiene ad un potere superiore e, cioè, ai cittadini- elettori cui appartiene la sovranità e a cui i giudici non possono, certamente, sostituirsi a pena di determinare la confusione dell’amministrazione della giustizia con l’esercizio del potere legislativo: confusioni del genere appartengono alla Storia e non sono riconosciute né dalla Carta Fondamentale della Repubblica Italiana né, di certo, dalla Costituzione di alcuno Stato che possa definirsi “di diritto”.
Privilegi ed abusi della “casta” dei politici è giusto, ripeto, che siano conosciuti e valutati dai cittadini o giudicati dai magistrati territorialmente competenti, laddove esistano i presupposti per l’instaurazione di un procedimento giudiziario (senza dimenticare che anche le regole di competenza appartengono all’ordinamento e devono essere osservate al fine di garantire, a chiunque, il giudice naturale precostituito per legge).
Ritengo, però, sia altrettanto giusta e improcrastinabile una seria ed efficiente riforma sia dell’ordinamento giudiziario sia della legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Non ci deve essere l’ormai famigerata “casta” ma nemmeno il più lontano sospetto, in nessun luogo, di piccoli “clan” impuniti che godano o possano godere di privilegi moralmente (e in qualche caso, forse, anche giuridicamente) disgustosi, almeno, quanto quelli di cui, oggi, vari politici sono accusati. Roberto Di Napoli

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L’informazione “fai da te” delle vittime

Posted by Roberto Di Napoli su 30 dicembre 2007

20 Settembre 2005 sit-in di solidarietà e protesta in favore di una famiglia vittima di usura ed estorsioneDa circa un anno ho scoperto le svariate possibilità offerte da internet “a chi vuole parlare”. Il mondo dei blog viene criticato, a volte ingiustamente, per le sciocchezze che, a volte, si scrivono. Ma ciò è fisiologico in una democrazia. Spetta a chi legge o a chi ascolta “discernere”. Credo che sia, però, ancora peggio non avere la possibilità di parlare e di farsi sentire: soprattutto nei momenti più difficili. I blog, i siti internet, i quotidiani on line sono un’enorme ricchezza. Servono anche per conoscere ed essere informati su ciò che, per mille motivi (a volte giustificati, a volte meno “nobili”), i media tradizionali (radio, televisione, giornali) tacciono. Pur avendo, ciascuno, l’obbligo di non varcare i limiti imposti a tutela dell’onore e della reputazione altrui (visto che, in Italia, esistono ancora i cd. reati d’opinione), ritengo che le possibilità concesse dalla rete costituiscano la vera attuazione del diritto alla libera manifestazione del pensiero sancito dall’art. 21 della Costituzione. Chi non comprende l’importanza di questa risorsa –o non ne fa buon uso- deve sapere che se, un giorno, volesse far conoscere un dramma oppure un’idea o i motivi di una protesta, non è per niente facile, in mancanza di internet e di qualsivoglia strumento d’informazione, manifestare “il proprio pensiero” pubblicamente, al di fuori del proprio condominio. Se, poi, ci sono “fattori esterni” cui può dare fastidio una determinata voce o il contenuto, ci si accorgerà che dovrà lottare anche per potere parlare.

Fino all’anno scorso, volevo anche io far conoscere il dramma che stava vivendo la mia famiglia. Pensavo –e ne ho avuto conferma negli ultimi mesi- che la paradossale vicenda potesse servire anche per far capire quanto fosse –e sia- inefficiente il “sistema dell’antiusura” a causa, probabilmente, anche della scarsa informazione determinata, in molti casi, dalla rassegnazione delle vittime o dalla complessità di alcune vicende.

Tipica la risposta di molti giornalisti contattati telefonicamente (pur cavandomela col pc non conoscevo la potenza del mondo dei blog, delle email e dei quotidiani on line): “Mi mandi una sintesi e la ricontattiamo”. Tipica anche la risposta di parlamentari o giornalisti che avevo motivo di credere più sensibili (alcuni amici, d’altronde, sono come gli ombrelli: quando ti servono non li trovi mai): “Roberto, fammi una sintesi che la “giro” a chi si occupa di vicende simili”. Insomma: avevo capito che nessuno se ne sarebbe occupato. E’ probabile che, secondo il loro ragionamento, “la vittima calpestata dalla “malagiustizia” non fa più notizia”.

Qualcuno può pensare che, siccome l’art. 21 della Costituzione sancisce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, chiunque, soprattutto in modo pacifico, possa scendere in mezzo alla strada con un cartellone. Invece, no. Neppure questo è scontato. Per essere “in regola” bisogna avvertire la Questura in anticipo: tre giorni prima, mi pare. Il 20 Settembre 2005, con l’aiuto di un mio amico collega che, più volte, aveva manifestato per la tutela delle vittime della strada, avevo iniziato a capire come si organizzi un sit-in. In quella circostanza, però, avevo avuto il tempo di avvertire la Questura, di stampare i manifesti e di procurarmi catene per incatenarmi simbolicamente. Prima lezione: se vuoi manifestare sotto qualche Palazzo (sede di qualche Istituzione) è difficile che la Questura ti autorizzi a stazionare –pure se sei solo o, comunque, in modo pacifico- a distanza inferiore a cento- duecento metri.

Come fai a farti notare da chi, talvolta, non vede le cose nemmeno con la lente d’ingrandimento? Questo ancora non l’ho capito. Protestai, con alcuni amici colleghi, in Via Arenula a distanza di vari metri dal Ministero della Giustizia (credo ancora nelle istituzioni e non condivido l’espressione di un comico che l’ha ribattezzato Ministero di Casta e Ingiustizia). Non ero ancora pratico di internet per cui soltanto Telenorba riprese il sit-in mandando in onda un servizio.

L’anno scorso, invece, a Settembre, il tempo correva veloce e volevo far conoscere quello che stava per capitare a Gallipoli. Volevo manifestare subito, senza, però, violare la legge e facendo conoscere il motivo della mia determinazione. Non facevo in tempo a farmi stampare i manifesti per cui mi armai di carta velina bianca, pennarelli, spago gommato e cartone. Iniziai lo sciopero della fame informando dei motivi vari giornali. Una giornalista de “Il Tempo” mi telefonò chiedendomi informazioni più dettagliate e, con grande pazienza, appuntò i punti principali della assurda vicenda. In pochissimi minuti e, tra l’altro, per telefono, la giornalista –pur non avendo fatto studi giuridici- comprese le assurdità della vicenda giudiziaria provocata dalle pretese di usurai ed estorsori “dai colletti bianchi”: per due giorni consecutivi, il quotidiano dedicò un servizio ed ebbi la prova dell’errore che avevo commesso ritenendo “più sensibili” coloro i quali avevo contattato precedentemente.

Ho imparato, poi, dicevo, che, se una persona vuole manifestare sotto la sede di qualche Istituzione, oltre a dovere informare la Questura con vari giorni d’anticipo (se non vuole incorrere in una contravvenzione), non può posizionarsi nelle immediate vicinanze. Esempio: volendo protestare sotto al Quirinale, la Questura mi avrebbe consentito il sit- in solo all’angolo tra Via del Mazzarino e via del Quirinale, ossia, in un posto perfetto per non farsi vedere nemmeno dai passanti; per protestare, invece, sotto al Ministero della Giustizia, il limite massimo di distanza è “Piazza Cadorna”, uno slargo su Via Arenula distante almeno cento metri dal Ministero. Insomma: ritenevo ridicolo ed inutile manifestare in un posto dove nessuno mi avrebbe ca…. capito! Rinunciai.

Non capisco come si possa conciliare il termine di preavviso con un’esigenza – come nel mio caso- che può sorgere da un momento all’altro. Una persona potrebbe essere vittima del più grande abuso e, ciononostante, subire i limiti alla libera manifestazione del pensiero. Quale ragione di ordine pubblico può prevalere nel caso di un sit-in organizzato con poche persone –se non da solo- sorvegliate da agenti col mitra? Niente da fare: bisogna avvisare con anticipo.

In meno di un anno, dopo avere fatto lo sciopero della fame e da quando ho creato questo mio modesto blog, della mia vicenda (sia pure in maniera sintetica e senza evidenziare molti altri abusi) si sono occupati giornali nazionali, telegiornali locali e nazionali e vari siti internet.

Ho letto su Panorama on line, in un articolo che invito a leggere (vi è anche un mio commento), che, grazie anche ad internet e ai blog, la magistratura ha aperto un’inchiesta sfociata, finora, nel rinvio a giudizio di vari poliziotti accusati di avere provocato la morte di Federico Aldovrandi; sempre attraverso i blog si è offerto sostegno a molte altre vittime. L’indifferenza, quindi, vince se prevale il silenzio. Chi legge alcune storie su internet è difficile, però, che resti a guardare o che cambi …… indirizzo. Interessante anche lo spazio “virtuale” concesso da Radio Radicale in cui chiunque, aprendo un blog, può “fare notizia” o, addirittura, quello su Tocque-villela città dei liberi”. Per non parlare delle infinite possibilità, per i professionisti e, soprattutto, per gli avvocati, di aggiornarsi.

Alcuni temono che internet possa fare perdere il contatto con la realtà o che chi navighi si affezioni alle amicizie virtuali isolandosi dal mondo reale. Nel mio piccolo, grazie anche alla maggiore facilità nel far conoscere la mia esperienza attraverso questo blog, in meno di un anno, ho conosciuto e fatto vera amicizia con alcuni allievi del prof. Franco Tritto a cui i miei amici hanno dedicato un sito straordinario degno di una persona, altrettanto, straordinaria (lo dimostra il ricordo che hanno conservato gli allievi); ho conosciuto (e spero, presto, di conoscerli anche personalmente) il gruppo di amici di Savona vittime, anch’essi, di un’ordinaria ingiustizia; Emidio Orsini che considero un “alleato” nella lotta contro l’usura bancaria; un commercialista di Sora, anch’esso vittima di usura ed estorsione bancaria; ho conosciuto, poi, anche la tragedia raccontata, nel suo sito, da Antonella, anch’essa vittima di usura e isolata dallo Stato; Franca Corradini che, pur non avendo avuto, ancora, il piacere di conoscerla personalmente, ha dedicato, al mio caso e a quello di tante altre vittime di usura, una puntata della sua trasmissione radio oltre a vari articoli sul blog “laconoscenzarendeliberi”; altri, ancora, continuando a leggere le mie –forse, a volte, banali e ripetitive- considerazioni mi fanno compagnia e hanno aumentato il numero dei miei veri amici. E’ dell’informazione, forse, che ha paura chi tenta di limitare i blog con appositi disegni di legge o chi, qualche volta, ha impedito ai giornalisti di assistere a vari abusi. Roberto Di Napoli

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