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Archive for the ‘cinema’ Category

Romanzo di una strage, il film su Piazza Fontana. Un film utile per non dimenticare, per far conoscere “quegli anni” ma anche per far riflettere sul Paese in cui viviamo

Posted by Roberto Di Napoli su 31 marzo 2012

Ho visto l’altroieri in anteprima, grazie alla possibilità concessa da Corriere.it, Romanzo di una strage, il film uscito nelle sale ieri sulla strage di Piazza Fontana o, come spesso è stata definita: la “madre di tutte le stragi” che si sono succedute a partire da quel lontano 12 Dicembre 1969. Un altro film di Marco Tullio Giordana (regista anche de “I cento passi”, su Peppino Impastato e di “Pasolini un delitto italiano“) che tutti dovrebbero vedere per capire l’assurdo Paese in cui viviamo, nel quale ci sono tragedie ancora impunite e dove gli stessi funzionari, se non proprio gli stessi rappresentanti, possono avere nascosto o reso piu’ difficile l’accertamento della Verita’. Molto bravi Valerio Mastandrea nel ruolo del Commissario Calabresi, Pierfrancesco Favino nelle vesti di Pinelli, Fabrizio Gifuni che interpreta Aldo Moro, all’epoca Ministro degli Esteri o Lo Cascio nel ruolo del giudice Paolillo. Credo che l’unico rischio per chi ha o conserva ancora la capacità di indignarsi sia quello di restare disgustati nel vedere, constatare o immaginare come si possa nascondere una verità o costruirne altre. Mi ha colpito leggere, prima dei titoli di coda, che nessuno, alla fine, risulta condannato e che, addirittura, ai parenti delle vittime sono state richieste le spese processuali. Nessuno è stato condannato nemmeno per la morte di Pinelli, stranamente “caduto” dalla finestra durante un interrogatorio in Questura; a tale proposito colpisce e rattrista la rappresentazione di come, di fronte ai giornalisti, questore e agenti sostenevano la tesi del suicidio. Incredibile, poi, constatare la possibile esistenza di una seconda borsa lasciata, quel pomeriggio del 12 Dicembre ’69, nella banca di Piazza Fontana. Come tanti della mia generazione, nati nel ’77 (anno che, in Italia, non è stato caratterizzato da maggiore tranquillità), non  ho vissuto quel terribile periodo né conosco, ovviamente, la storia della tragedia di Piazza Fontana se non per quel poco che ho letto in proposito. La rappresentazione cinematografica, di certo, agevola molto la conoscenza di queste tragedie italiane, ancora oggi misteriose e impunite, ed aiuta a riflettere o ad approfondire. All’uscita dal cinema, mi sono domandato quanto l’Italia possa essere cambiata in quarant’anni; se è ancora possibile assistere a travisamenti della realtà; se ci siano ancora funzionari dello Stato, magari con la divisa, che piuttosto che far rispettare la legge la violano essi stessi; se, ancora oggi, è possibile morire in una Questura o in un carcere; se è possibile che ci siano familiari -che invece che essere tutelati a vita dallo Stato- soffrano ancora di più non vedendo riconosciute le responsabilità, ed, anzi, assistendo all’arrogante tentativo di capovolgere la realtà. Non sono riuscito a darmi delle risposte.  Temo, infatti, che questo Paese, in fondo, sia cambiato ben poco. Penso anche ad altre tragedie, parimenti rimaste impunite o, comunque, coperte ancora dall’incertezza sugli effettivi responsabili, quali il delitto Moro, la strage di Ustica o della stazione di Bologna che, forse -come si avverte vedendo l’ultimo film di Giordana (ricordo anche il bel film di Marco Risi “Il Muro di Gomma”, sulla strage di Ustica) – lasciano l’impressione della debolezza di uno Stato, incapace di evitare funzionari corrotti al suo interno e che, in merito a tali tragici eventi, non ha saputo garantire  la sicurezza lasciando, perfino, il dubbio che di tale vulnerabilità se ne siano approfittati anche volti sconosciuti di qualche altro Paese. Le uniche certezze pare siano sempre due: le vittime e i loro familiari, spesso ignorati dallo Stato.

Riporto i link delle pagine del sito del Corriere della Sera col trailer (cliccare qui), con interessanti schede (cliccare qui) e una recensione di Paolo Mereghetti (cliccare qui).

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L’Industriale, un bel film, molto attuale, sul dramma di un imprenditore di fronte all’arroganza delle banche

Posted by Roberto Di Napoli su 30 gennaio 2012

Il seguente post è stato scritto il 24 Gennaio 2011. La data del 30 Gennaio 2012 deriva da un errore nell’importazione del blog da “splinder” sul quale questo stesso blog era ospitato prima della chiusura della piattaforma.

Domenica scorsa ho visto, al cinema, un bel film: L’ IndustrialeUn film che consiglio, soprattutto, a chi non ha ancora l’idea del dramma che, in questo momento, vivono tanti imprenditori o industriali alle prese, ogni giorno, con la difesa dei propri beni, della propria azienda, del lavoro degli operai, della propria dignità di fronte all’arroganza delle banche. Credo che, ancora oggi, infatti, ci possano essere persone che, quando sentono di imprenditori in difficoltà o con “problemi bancari”, pensano subito ad una disgrazia, ad un “calo del fatturato”, ad una “crisi del settore” se non quando mettono in dubbio, addirittura, le capacità o l’onestà dell’imprenditore.

Non tutti conoscono o capiscono, invece, il vortice in cui, spesso, entra l’imprenditore con le conseguenti difficoltà per uscire non solo dalla crisi economica ma dalle pretese delle banche.
L’Industrialefilm diretto da Giuliano Montaldo, interpretato da Pierfrancesco Favino (nei panni del protagonista, Nicola) e Carolina Crescentini (Laura, la moglie dell’industriale) credo che contribuisca a fornire un’idea, sia pur minima, del disagio, del dramma che, anche nella realtà, oggi, può vivere qualunque imprenditore onesto quando, a causa degli “aut-aut” del direttore della banca, si trova improvvisamente di fronte al rischio o alla minaccia del fallimento, della distruzione di ciò che lui -o chi lo ha preceduto-  ha creato e, soprattutto, quando deve dare risposte agli operai.
Nel film di Montaldo, Nicola, l’industriale, vede, poi, ad un certo punto, il rischio che ad essere travolto sia anche il matrimonio. Ed, infatti, non poche volte, il dramma dell’imprenditore non consiste solo nella preoccupazione di salvare l’impresa. Un problema può generarne altri ed è in quei momenti che si mette alla prova il proprio equilibrio psico-fisico.
Nella realtà, ho visto e vedo imprenditori che hanno perso anche la propria salute o la famiglia e, privi di forze, dopo avere perso tutto, continuano a conservare la dignità, l’onestà, la bontà e l’umanità. Ascolto spesso storie di persone, di imprenditori che, quando mi raccontano la loro storia, la causa dei loro problemi, i loro sacrifici -spesso, calpestati dalla prepotenza bancaria- le loro perdite, noto che i loro occhi lucidi, il tono di voce raccontano ancora di più. Questa è la triste realtà.
L’Industriale, nel film, invece, alla fine, ha la fortuna di vedere salvata l’impresa ma ……… non si rivela un eroe. Anzi.

Riporto, di seguito, il link di Primissima.it, con la recensione e i motori di ricerca per trovare le sale dove è possibile vederlo (cliccare qui) e il link di Movieplayer.it (cliccare qui) nel cui sito è possibile trovare un’altra scheda, forse, a mio avviso, “poco generosa” in quanto al film, agli autori e al regista va attribuito il merito di avere, comunque, offerto di riflettere su un tema, in questo momento, così importante, ossia, sul difficilissimo rapporti banca-impresa-economia del Paese. Roberto Di Napoli

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Un corto “Come si deve” sull’estremo gesto di umanità al condannato a morte: il suo ultimo pasto

Posted by Roberto Di Napoli su 12 febbraio 2010

cop comeHo visto, in “anteprima assoluta”, “Come si deve”, il bel cortometraggio del mio amico regista, Davide Minnella, che sarà proiettato il prossimo 14 Febbraio al 60° Festival del Cinema di Berlino.

Un corto che, probabilmente, farà riflettere, visto il tema di attualità in un Paese dove, spesso, si discute della condizione dei detenuti nelle carceri (basti pensare al numero di suicidi, quest’anno, in Italia) e che dovrebbe far meditare pensando, soprattutto, a quei Paesi, ancora più incivili, dove vige la pena di morte.

Come si deve” è ambientato, infatti, nella cucina di un carcere di massima sicurezza di un’ipotizzata e “non auspicabile” Italia nella quale è stata ripristinata la pena di morte. E’ un corto sull’importanza e sull’umanità del gesto che, nella vita quotidiana, potrebbe sembrare il più banale: cucinare. Sì, perché l’anziana cuoca del carcere (Piera degli Esposti), addetta a preparare l’ultimo pasto per il condannato a morte, prima di lasciare il posto, si vuole assicurare che la giovane che la sostituirà (l’unica che ha “risposto all’annuncio” e si è presentata per il colloquio: come dire che, alcuni lavori umili o gesti di umanità sono trascurati o ritenuti non importanti) sia preparata a cucinare “come si deve” rispettando scrupolosamente ogni dettaglio e badando alla sostanza anche nello scegliere gli ingredienti. La cuoca, così, non si limita a fornire alla giovane le sue ricette, ma insieme ad insegnamenti di etica ed umanità, le fornisce una rubrica coi menu, ossia, con le ultime richieste dei condannati e si premura che non siano “deluse le aspettative”, gli ultimi desideri del condannato a morte: non interessa chi sia e cosa abbia fatto il reo, è “l’ultimo pasto della loro vita” ed “è un fatto etico”!

Un cortometraggio fatto molto bene, oltre che per l’interpretazione delle famose attrici Piera degli Esposti e Diane Fleri, anche per la musica, i suoni e la scenografia.

Davide Minnella è stato anche regista di altri corti con Sergio Rubini ed ha partecipato al set dell’Isola dei Famosi, La Talpa, Amori.

Recensioni del cortometraggio sono pubblicate sul sito del Corriere della Serae su La Gazzetta del Mezzogiorno del 20 Gennaio 2010 (sezione Puglia- Lecce). Roberto Di Napoli

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