IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘collusioni’ Category

Severa multa dell’Antitrust Ue ad alcune banche: manipolarono euribor

Posted by Roberto Di Napoli su 6 dicembre 2013

La notizia mi sembra la conferma di quello che ho sempre pensato e detto, più di una volta, in alcuni convegni, sulle perplessità che, secondo me, suscita il criterio di determinazione del tasso Euribor. Non mi meraviglierei, quindi, se qualche giudice ne dichiarasse la nullità come è già avvenuto e avviene in caso di contratti contenenti clausole, per la determinazione dei tassi di interesse, con rinvio ai cosiddetti “usi piazza”. Ora l’Antitrust europea ha accertato il cartello tra i vari colossi bancari. Possibile ritenerlo ancora un criterio univoco e valido?

Dal sito del quotidiano Avvenire: Megamulta dellAntitrust Ue alle banche: manipolarono euribor | Economia | www.avvenire.it.

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Tutti a Roma, domani, alla prima manifestazione nazionale per fermare le banche e i loro abusi.

Posted by Roberto Di Napoli su 23 settembre 2013

MANIFESTAZIONE ROMAParteciperò volentieri, domani, a quella che sarà, sicuramente, la prima manifestazione nazionale alla quale diverse associazioni, imprenditori e professionisti saranno uniti nel protestare contro gli abusi bancari, spesso, reiterati malgrado la consapevolezza, da parte dei banchieri, della illegittimità delle pretese e in mancanza di severe misure cautelari o di condanne dal momento che, in sede penale, hanno goduto, forse, finora, di eccessiva indulgenza pur in casi nei quali è emersa l’usurarietà degli interessi applicati (anche se, a dire il vero, non sono mancati provvedimenti di giudici preparati e coraggiosi che hanno disposto il rinvio a giudizio o condanne penali; provvedimenti, tuttavia, poco diffusi in considerazione della vastità del fenomeno).

Ho sempre ritenuto -come ho scritto su questo blog fin dal 2007 e, purtroppo, anche in considerazione di quanto ho visto (purtroppo) da vicino- che la vera crisi dell’economia italiana non dipende solo da quella “globale” in questo momento storico, bensì, è volutamente determinata dalle banche che, malgrado quanto sancito dalla legge e ribadito dalla copiosa giurisprudenza civile, continuano ad insistere in pretese riconosciute illegittime ed illecite (ad esempio; saldi su c/c determinati dall’illegittima capitalizzazione o dall’applicazione di interessi e cms non validamente convenute; mutui nulli per essere stipulati in frode alla legge o per difetto di causa e per non essere mai stati effettivamente erogati o per non essere mai stati destinati ad effettiva utilità del mutuatario, ecc. ). Vi è, tra l’altro, sotto vari profili, una pericolosissima disparità di trattamento considerato che, quasi sempre, la banca riesce ad ottenere decreti ingiuntivi in base ad una  dichiarazione unilaterale attestante un credito che, solo in caso di opposizione e quando, magari, l’imprenditore o il cittadino ha subito danni ingenti, viene accertata infondata o per importi inferiori a quelli originariamente vantati. A tal proposito, nel 2010, fu presentata anche una proposta di legge, alla Camera dei Deputati, per modificare l’art. 50 del Testo Unico bancario (sollecitata e redatta da vari imprenditori e professionisti tra cui il sottoscritto). Ad oggi, malgrado, sicuramente, la disponibilità del parlamentare che la depositò, non si conoscono i parlamentari coinvolti nè l’avvio dell’iter (probabilmente continuerà, però, ad essere “pubblicizzata” e ritenuta utile per comizi e quotidiane campagne elettorali). 

La manifestazione di domani non è stata organizzata da politici ma solo, come detto, da associazioni e imprenditori vittime di tali abusi oltre che sostenuta da professionisti che, ogni giorno, si battono, nei tribunali per far valere i loro diritti. 

Probabilmente avrebbero partecipato anche altri imprenditori onesti che, invece, sono stati presi dalla disperazione e, come la cronaca degli ultimi due anni ha registrato, non ce l’hanno fatta a resistere.

Il fine della manifestazione è quello di sensibilizzare ancora di più la magistratura oltre che quei politici onesti e sensibili che, lontani da possibili ricatti o pressioni, vogliano prendere atto del drammatico fenomeno e varare provvedimenti normativi al fine di contemperare il diritto di credito col sacrosanto e fondamentale diritto alla proprietà nonchè alla vita, alla salute, alla dignità spesso compromessa a causa di pretese che si rivelano infondate o ingiuste all’esito di processi troppo lunghi e quando, ormai, i danni sono irrimediabili e le umiliazioni e le sofferenze subite restano indelebili e irrisarcibili.

La manifestazione (è prevista una grande partecipazione con vari pullman provenienti da varie parti d’Italia) avrà inizio alle ore 10 in Piazza Cavour.

Indico di seguito il link col

programma della giornata: http://www.orsiniemidio.it/public/editor/11%5E_comunicato-novita’-33%5E_settimana-2013-.pdf

scopo della manifestazione: http://www.orsiniemidio.it/public/editor/%20volantino%20a4%20bev.pdf

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Il Papa: l’idolo del denaro non comandi l’economia

Posted by Roberto Di Napoli su 22 settembre 2013

Sarebbe, davvero, “miracoloso” se le parole pronunciate oggi a Cagliari dal Papa fossero ascoltate e ricordate ogni giorno (insieme a quanto ricordato qualche mese fa sul dio-denaro”, vd. video pubblicato su youtube sul canale vaticanit condivisoalla fine del presente post) oltre che dai politici, dai responsabili di agenzie di rating, dai banchieri e da chiunque, agevolando pretese, spesso, illegittime, li agevola provocando sofferenze alle persone oneste e alle loro famiglie.

“Dio, ha ribadito, “ha voluto che al centro del mondo, non sia un idolo”, ma l’uomo e la donna, “che portino avanti, col proprio lavoro, il mondo”. Adesso invece, è stata la sua denuncia, “in questo sistema, senza etica, al centro c’è un idolo e il mondo è diventato idolatro” di questo dio-denaro:

“Comandano i soldi! Comanda il denaro! Comandano tutte queste cose che servono a lui, a questo idolo. E cosa succede? Per difendere questo idolo si ammucchiano tutti al centro e cadono gli estremi, cadono gli anziani, perché in questo mondo non c’è posto per loro! (…) E cadono i giovani che non trovano il lavoro, la dignità. Ma pensa, in un mondo dove i giovani – generazioni, due, di giovani – non hanno lavoro. Non ha futuro questo mondo. Perché? Perché loro non hanno dignità!” (Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/09/22/il_papa:_senza_lavoro_non_c%E2%80%99%C3%A8_dignit%C3%A0,_lidolo_del_denaro_non_comandi/it1-730739
del sito Radio Vaticana)

Il Papa: senza lavoro non c’è dignità, l’idolo del denaro non comandi l’economia.

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Romanzo di una strage, il film su Piazza Fontana. Un film utile per non dimenticare, per far conoscere “quegli anni” ma anche per far riflettere sul Paese in cui viviamo

Posted by Roberto Di Napoli su 31 marzo 2012

Ho visto l’altroieri in anteprima, grazie alla possibilità concessa da Corriere.it, Romanzo di una strage, il film uscito nelle sale ieri sulla strage di Piazza Fontana o, come spesso è stata definita: la “madre di tutte le stragi” che si sono succedute a partire da quel lontano 12 Dicembre 1969. Un altro film di Marco Tullio Giordana (regista anche de “I cento passi”, su Peppino Impastato e di “Pasolini un delitto italiano“) che tutti dovrebbero vedere per capire l’assurdo Paese in cui viviamo, nel quale ci sono tragedie ancora impunite e dove gli stessi funzionari, se non proprio gli stessi rappresentanti, possono avere nascosto o reso piu’ difficile l’accertamento della Verita’. Molto bravi Valerio Mastandrea nel ruolo del Commissario Calabresi, Pierfrancesco Favino nelle vesti di Pinelli, Fabrizio Gifuni che interpreta Aldo Moro, all’epoca Ministro degli Esteri o Lo Cascio nel ruolo del giudice Paolillo. Credo che l’unico rischio per chi ha o conserva ancora la capacità di indignarsi sia quello di restare disgustati nel vedere, constatare o immaginare come si possa nascondere una verità o costruirne altre. Mi ha colpito leggere, prima dei titoli di coda, che nessuno, alla fine, risulta condannato e che, addirittura, ai parenti delle vittime sono state richieste le spese processuali. Nessuno è stato condannato nemmeno per la morte di Pinelli, stranamente “caduto” dalla finestra durante un interrogatorio in Questura; a tale proposito colpisce e rattrista la rappresentazione di come, di fronte ai giornalisti, questore e agenti sostenevano la tesi del suicidio. Incredibile, poi, constatare la possibile esistenza di una seconda borsa lasciata, quel pomeriggio del 12 Dicembre ’69, nella banca di Piazza Fontana. Come tanti della mia generazione, nati nel ’77 (anno che, in Italia, non è stato caratterizzato da maggiore tranquillità), non  ho vissuto quel terribile periodo né conosco, ovviamente, la storia della tragedia di Piazza Fontana se non per quel poco che ho letto in proposito. La rappresentazione cinematografica, di certo, agevola molto la conoscenza di queste tragedie italiane, ancora oggi misteriose e impunite, ed aiuta a riflettere o ad approfondire. All’uscita dal cinema, mi sono domandato quanto l’Italia possa essere cambiata in quarant’anni; se è ancora possibile assistere a travisamenti della realtà; se ci siano ancora funzionari dello Stato, magari con la divisa, che piuttosto che far rispettare la legge la violano essi stessi; se, ancora oggi, è possibile morire in una Questura o in un carcere; se è possibile che ci siano familiari -che invece che essere tutelati a vita dallo Stato- soffrano ancora di più non vedendo riconosciute le responsabilità, ed, anzi, assistendo all’arrogante tentativo di capovolgere la realtà. Non sono riuscito a darmi delle risposte.  Temo, infatti, che questo Paese, in fondo, sia cambiato ben poco. Penso anche ad altre tragedie, parimenti rimaste impunite o, comunque, coperte ancora dall’incertezza sugli effettivi responsabili, quali il delitto Moro, la strage di Ustica o della stazione di Bologna che, forse -come si avverte vedendo l’ultimo film di Giordana (ricordo anche il bel film di Marco Risi “Il Muro di Gomma”, sulla strage di Ustica) – lasciano l’impressione della debolezza di uno Stato, incapace di evitare funzionari corrotti al suo interno e che, in merito a tali tragici eventi, non ha saputo garantire  la sicurezza lasciando, perfino, il dubbio che di tale vulnerabilità se ne siano approfittati anche volti sconosciuti di qualche altro Paese. Le uniche certezze pare siano sempre due: le vittime e i loro familiari, spesso ignorati dallo Stato.

Riporto i link delle pagine del sito del Corriere della Sera col trailer (cliccare qui), con interessanti schede (cliccare qui) e una recensione di Paolo Mereghetti (cliccare qui).

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Ancora una volta lo Stato non paga e si mette contro i suoi cittadini? Strage di Ustica, sospeso risarcimento milionario per i parenti delle vittime.

Posted by Roberto Di Napoli su 17 marzo 2012

Leggere la notizia della sospensione dell’esecutività della sentenza che aveva condannato i Ministeri della difesa e dei Trasporti al risarcimento in favore dei parenti delle vittime della strage di Ustica, pur non conoscendo gli atti del processo, di certo fa riflettere. E’ già assurdo pensare che ci siano parenti di vittime ancora in attesa di giustizia: non è la prima volta o l’unico caso. Pensare, poi, che uno Stato, invece di essere vicino alle vittime, si opponga alle sentenze che liquidano il risarcimento (che mai, tra l’altro, potrà compensare la perdita di familiari o, in genere, la perdita degli affetti, la vita stravolta) rattrista ancora di più qualora l’effettiva ragione sia dilatoria o motivata dall’entità delle somme; soprattutto se la sentenza impugnata dovesse, poi, essere confermata.

Non conosco, ripeto, gli atti del processo ma leggo, spesso, le difese delle Amministrazioni controparti laddove, ad esempio, cercano di difendersi nei ricorsi per il risarcimento per la durata eccessiva dei processi o per i benefici economici alle vittime di usura ed estorsione. In quest’ultimo caso, ad esempio, mi pare assurdo che lo Stato, dopo avere incentivato i cittadini, le vittime a denunciare e dopo avere dimostrato, più di una volta, la propria inefficienza, si opponga, perfino, nei giudizi promossi dalle vittime (ad esempio, per l’annullamento  di provvedimenti illegittimi) o nemmeno rispetti le sentenze, pure definitive, quando l’Amministrazione viene condannata. Se poi penso, ad esempio, che lo Stato ha nominato e tenuto in carica un Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura che, oltre ad avere emesso qualche provvedimento dichiarato illegittimo dal Tar, è stato, addirittura, arrestato e che ha patteggiato per “abusi sessuali”, mi domando se e quando lo Stato chiederà scusa ai cittadini per avere tenuto ai vertici di importanti uffici soggetti che non meritavano tali delicatissime funzioni e importanti stipendi pagati da tutti noi! 

Se la sentenza in favore dei parenti delle vittime di Ustica dovesse essere confermata, chi chiederà scusa per le vite distrutte (non solo quelle dei passeggeri ma anche dei parenti), per le ferite, per le sofferenze di quelle famiglie rovinate per sempre per avere visto i loro parenti partire e mai più tornare? Funzionari eventualmente responsabili (se ancora in vita visto che, ad oggi, sono trascorsi 30 anni dalla tragedia) pagheranno mai? Lo Stato ha ottenuto la sospensione dell’esecutività della sentenza ma, non conoscendo gli atti, mi domando: ha chiesto o poteva chiedere il sequestro dei beni dei preposti alle strutture responsabili o dei Ministri dell’epoca o dei loro eventuali eredi?

Rispetto il sacrosanto diritto di chiunque di difendersi e anche, dunque, dello Stato o delle Amministrazioni  di impugnare le sentenze (a beneficio del pubblico interesse), soprattutto se ritenute illegittime, infondate o condannatorie per importi sproporzionati. Ritengo vergognoso, però, che un cittadino possa vedersi distrutta la vita propria o dei familiari, subire le più profonde perdite, sofferenze o ingiustizie senza che lo Stato chieda mai scusa ma, addirittura, sia sempre puntuale e preciso nel mettersi contro i cittadini e quasi mai altrettanto severo nei confronti dei responsabili o dei funzionari infedeli!

Strage di Ustica, sospeso risarcimento milionario per i parenti delle vittime – Corriere del Mezzogiorno.

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Banchieri: ultramilionari, premiati e “Cavalieri”

Posted by Roberto Di Napoli su 2 giugno 2011

Ci sono fatti o eventi sui quali mi rifiuto di esprimere ogni considerazione. A volte, forse, è un metodo -necessario, soprattutto, quando si è già visto o subito troppo- molto semplice per tentare di salvaguardare la serenità; altre volte, probabilmente, è una resa del cervello umano di fronte a fatti inspiegabili.

Mi limito, allora, a riflettere su alcuni dati di fatto che, per l'ampia diffusione data dagli organi di informazione nell'ultimo decennio, sono innegabili e sufficientemente noti.

Esiste un notevole contenzioso a causa di pretese bancarie che la giurisprudenza, in oltre un decennio, ha riconosciuto non legittime, quali, ad esempio, quelle determinate dalla richiesta di interessi anatocistici, di commissioni di massimo scoperto non validamente pattuite, di oneri usurari che, spesso, hanno determinato, quali conseguenze, imprese fallite o case vendute all'asta a causa di esecuzioni fondate su titoli non validi. Per tali motivi, ci sono e ci sono state sofferenze o vite distrutte; ci sono state banche che per avere fatto stipulare i cosiddetti prodotti derivati hanno causato l'indebitamento di enti locali -per non dire di imprenditori-  con conseguenze immaginabili per tutti i contribuenti.
In uno Stato civile si dovrebbe pensare all'applicazione di sanzioni proporzionate a carico di chi causa danni simili ad enti, aziende, a persone, per non dire all'economia di un Paese.

Per non pensare a tali "fenomeni", preferisco, allora, ricordare o leggere altre notizie. Più "felici"? Certo.
Leggo che il 9 Maggio scorso, a Roma, presso la Sala della Lupa di Montecitorio (Camera dei Deputati), la fondazione Guido Carli  ha assegnato il premio "speciale" alla carriera a Cesare Geronzi, banchiere, già Presidente di Generali e di Banca di Roma. La cerimonia è avvenuta alla presenza del sindaco di Roma Gianni Alemanno, del presidente della Provincia Nicola Zingaretti e del presidente della Regione Renata Polverini.
La sera, cena alla Casina Valadier con oltre cento invitati, tra i quali, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, Rutelli, Calearo e i big della politica e finanza (cliccare qui per leggere la notizia dal sito "Dagospia").

L'altroieri, 31 Maggio, ho letto che il Presidente della Repubblica ha nominato i Cavalieri del Lavoro 2011. Così inizia il testo estratto da "Affari Italiani": "Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato i decreti con i quali, su proposta del ministro dello Sviluppo Economico, onorevole Paolo Romani, di concerto con il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, onorevole dottor Francesco Saverio Romano, sono stati nominati 25 Cavalieri del Lavoro" (cliccare qui per leggere la notizia).
Tra "i cavalieri", Alessandro Azzi che -ricorda Affari Italiani "Dal 1985 è presidente della Banca di Credito Cooperativo del Garda, istituto di credito fortemente radicato nel territorio. Sotto la sua guida, la BCC del Garda ha registrato una notevole crescita ed è arrivata a occupare 264 dipendenti". 

Penso di non essere l'unico a porsi qualche domanda dopo aver letto queste notizie. Rinuncio, però, a pensarci ancora. Mi viene in mente una simpatica risposta, di circa tre anni fa, di un collega anziano (ed, evidentemente, saggio) il quale, non riuscendo a comprendere le ragioni di un errore in cui era incorso, in una lettera apparentemente scritta con la macchina da scrivere, mi scrisse: " ma comunque l'esperienza m'insegna che nella vita non bisogna cercare di capire più di tanto, anche perchè …… è una fatica inutile".
Leggendo le notizie di cui sopra, invece, penso che non ci sia bisogno affatto di sforzarsi molto per capire. Quello che è difficile, forse, per la maggiorparte dei cittadini, è festeggiare le contraddizioni e i paradossi di cui è ricco questo Paese! Roberto Di Napoli

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Le banche superano il tasso soglia usura previsto dalla legge? Nessun problema, si cambia la legge.

Posted by Roberto Di Napoli su 8 Mag 2011

Le norme in materia bancaria recentemente varate dal Palazzo Chigi2governo credo che lascino ai cittadini e imprenditori onesti la sensazione che in Italia alcuni poteri forti intendano la legge come un elemento ornamentale, un optional non essenziale al Paese che, se e quando pregiudica alcuni grossi interessi (quasi sempre quelli dei pochi ma “potenti”), si può “ammorbidire”, modificare, se non proprio buttare del tutto, alla faccia dell'antico brocardo "dura lex sed lex". I giudici continuano a dire che l'anatocismo (specialmente nei conti correnti stipulati prima del 2000 o, sucessivamente in caso di mancato rispetto della delibera del Cicr) è vietato, che gli interessi anatocistici vanno restituiti e che i correntisti hanno dieci anni di tempo dalla chiusura del conto per domandare la restituzione? Che problema c'è? "Si cambia la legge" avranno pensato, forse, più volte, i banchieri. E se tale soluzione non sarebbe sufficiente a risolvere il problema dei rapporti bancari pregressi per i quali i correntisti – analogamente a tutti quelli che hanno già vinto- hanno iniziato la causa, non c'è idea migliore che qualificare la legge come "interpretativa" in modo da renderla retroattiva e trattenere i soldi di tutti i correntisti rispondendo loro, in sostanza, che il diritto si è prescritto.
Credo di avere riassunto nella maniera più semplice possibile quella che, secondo me, sarà stata la filosofia, lo spirito, l'invenzione del "legislatore" del cd. milleproroghe. Per fortuna, almeno per ora, l'invenzione non sembra essersi rivelata tanto "geniale" e, a distanza di meno di tre mesi dall'entrata in vigore, sono numerose le pronunce con le quali i giudici hanno ritenuto di disapplicare quella che un Tribunale, sia pure incidentalmente, in un'ordinanza, ha definito "norma monstre". La Corte d'Appello di Ancona, poi, con ordinanza del 3 Marzo 2011, oltre a ritenere la norma inapplicabile in materia di interessi anatocistici, ha confermato, al contrario di quanto speravano i banchieri, la natura innovativa della disposizione, chiarendo che, comunque, non potrebbe mai avere efficacia retroattiva. Il Tribunale di Benevento, con dettagliata motivazione, ha sollevato questione di legittimità costituzionale della norma ritenendola in contrasto con la Costituzione. Ma non è soltanto la questione "anatocismo" e le conseguenti restituzioni a preoccupare le banche.

In questi ultimi mesi vari quotidiani hanno riportato la notizia di ulteriori rinvii a giudizio e di una condanna per usura nei confronti di alcuni direttori (cliccare qui per leggere la notizia del rinvio a giudizio di alcuni direttori MPS). La Corte di Cassazione, sezione penale, con alcune sentenze, l'anno scorso ha confermato il principio -già più volte ribadito dai giudici di merito e contestato invano dalle banche- del necessario computo delle commissioni di massimo scoperto ai fini della determinazione del tasso effettivo globale e del raffronto di quest'ultimo col tasso soglia oltre il quale vi è usura.

Come si può, allora, evitare l'imputazione per usura se si è superato il tasso limite previsto dalla legge? Semplicissimo in Italia, evidentemente. Aumentando tale limite e legalizzando gli interessi che, sennò, sarebbero usurari. Questo, in sostanza, è ciò che è stato fatto col cosiddetto "decreto sviluppo" approvato dal Consiglio dei Ministri il 5 Maggio 2011. Contenti i banchieri, ovviamente. La giustificazione riportata dagli organi di stampa sarebbe quella secondo cui, con la fastidiosa normativa antiusura, si rischiava di non poter concedere mutui o agevolazioni a parte della clientela nei confronti della quale l'applicazione di interessi più alti avrebbe determinato il rischio di superamento del tasso soglia. Si è pensato, così, di cambiare proprio il meccanismo di determinazione del tasso soglia cui rinvia l'art. 644 cod. pen. . La legge 108/96 prevedeva già, a dire il vero, un'agevolazione alle banche dal momento che il tasso soglia (oltre il quale sarebbe configurato il reato) sarebbe determinato, di fatto, dallo stesso ceto bancario visto che è il risultato del tasso medio rilevato dalla Banca d'Italia ogni tre mesi per categorie di operazioni, aumentato della metà. Ciononostante, in molti rapporti, il tasso è risultato superato con conseguenze immaginabili per l'imprenditore o il consumatore che si è visto privare, quindi, di somme superiori a quelle dovute. Ecco, allora, la necessità di cambiare, di fatto, la legge.
Il Presidente dell'Abi, Mussari, nel corso della trasmissione “La telefonata” di venerdì 6 Maggio 2011 avrebbe confermato al conduttore Maurizio Belpietro la giustificazione che ha reso indispensabile tali modifiche (cliccare
qui per leggere la notizia). Mussari, se non sbaglio, oltre che Presidente del Monte dei Paschi di Siena, è anche un penalista (cliccare qui per leggere un articolo de "Il Sole 24 ore" del 23 giugno 2010).
Un noto, vecchio politico diceva che “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”.
Ho la sensazione, pertanto, che il fine non sia stato solo quello “benefico” di concedere mutui a tutti (dubito, tra l'altro, che le banche sarebbero così elastiche nei confronti della clientela) ma un fine "un pò" diverso visto anche quello che, come dicevo sopra, hanno disposto recentemente vari giudici penali. Il cd. decreto sviluppo, dunque, qualora convertito in legge, cambierebbe – a tutto vantaggio per le banche- il meccanismo prevedendo che il tasso soglia sarebbe determinato sempre dal tasso medio applicato nel trimestre precedente aumentato non più della metà, bensì, del 25% ma con l'aggiunta …… di 4 punti percentuali e, comunque, con una tolleranza di ben 8 punti percentuali.
Mi riesce difficile comprendere, quindi, quando potrà essere configurata l'usura commessa dalla banca.
Ho voluto evitare, in questo semplice post, ogni riferimento giuridico a leggi e sentenze: ciò proprio per tentare di rendere più chiaro quello che, a mio avviso, ben lungi dall'essere una misura per agevolare la concessione di mutui (che, se così fosse, tra l'altro, aumenterebbe il numero di cittadini indebitati con tassi altissimi e difficilmente restituibili), sembra piuttosto costituire solo una garanzia di impunità per le banche.
Credo sia molto triste, soprattutto in questo momento di forte crisi economica nel quale specialmente gli imprenditori devono far fronte a migliaia di difficoltà (tra le quali, anche quelle determinate da Equitalia), assistere ad un indubbio dato di fatto: il silenzio dei politici sugli abusi delle banche ai danni degli imprenditori e, come se ciò non bastasse, questo nuovo “colpo di spugna”: il decreto legge che, se dovesse essere convertito senza alcuna modifica in favore delle vittime degli abusi bancari, comproverebbe la sensazione di essere in un Paese che, forse, davvero, ha bisogno di qualche modifica essenziale: formalizzare che la sovranità appartiene sì al popolo ma i cui rappresentanti, oltre che fregarsene dei cittadini, non mancano l'occasione di rivelarsi "i camerieri dei banchieri".
Conforta, però, vedere la gente sempre più informata. Internet consente sia di leggere ciò che gli organi di informazione tradizionali tacciono, sia la creazione di gruppi virtuali sempre più numerosi attraverso i social network, sia di vigilare se effettivamente i rappresentanti politici fanno il loro dovere. E, allora, le vittime di abusi bancari e, in generale, i cittadini devono fare una cosa molto semplice, a mio avviso: cominciare a cercare i nomi di chi tutela o meno gli interessi delle banche oppure degli utenti (i siti internet della Camera e Senato consentono la lettura dei lavori parlamentari) e mandare a casa chi fa solo chiacchiere nel tentativo, magari, di parlare sempre di alcuni problemi, senza mai risolverli, in modo da trasformare ogni giorno in un'eterna campagna elettorale. Penso che i cittadini, oggi, sono ancora più informati e spero davvero che le vittime degli abusi bancari non permettino ad alcun politico di spacciarsi come persona sensibile a tali problemi per, poi, aiutare i responsabili di ingiusti fallimenti di aziende, di sfratti, di espropriazioni illegittime e, qualche volta, della perdita della salute se non della vita di migliaia di persone.
Mi piacerebbe l'idea di una banca dati, di una sorta di centrale rischi sull'esempio di quella di cui (come comprovato da numerose pronunce) hanno, spesso, abusato le banche. Una “centrale rischi dei politici" con i provvedimenti votati a favore dei cittadini o dei poteri forti e con il luogo nel quale sono stati eletti (e nel quale torneranno esibendo le belle facce e continuando a promettere di fare il massimo per risolvere tutti i problemi): a futura memoria, in modo da conoscere la storia di alcuni soggetti prima di andare a votarli o di prenderli a pernacchie. Roberto Di Napoli

P.S.: grazie alla tecnologia e, soprattutto, ad internet, dal sito della Camera e del Senato è possibile conoscere "come votano i parlamentari" con le schede complete dei lavori preparatori, gli emendamenti e gli ordini del giorno. Chi vuole sapere, ad esempio, chi ha votato e come il testo finale del "milleproroghe" può cliccare, per la Camera dei Deputati, qui, mentre, per il Senato, qui . Possibile conoscere anche gli emendamenti e chi si è opposto. Ancora più semplice capire chi ha sostenuto il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri col quale si tenta, di fatto, di rendere più difficile l'imputazione per usura. Sapremo, dopo la legge di conversione, quali saranno i parlamentari sensibili alle vittime e quali correranno alla difesa delle banche.

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Si può continuare a chiamare “Parco della legalità” un parco sorto su un bene illegittimamente confiscato?

Posted by Roberto Di Napoli su 19 novembre 2010

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La demolizione degli “ecomostri” non può che fare rallegrare i cittadini che, tuttavia, credo, sarebbero ben più felici se simili scempi fossero impediti “sin dalle fondamenta”, dal momento dello scavo o della posa della prima pietra. E, invece, quante costruzioni “mostruose” o quanto cemento deturpa il paesaggio nel silenzio omertoso o compiacente di chi dovrebbe impedirle o distruggerle? La scorsa estate il sito del Corriere della Sera ha dedicato un’ interessante rubrica con raccolta di foto inviate dai lettori e relative a spiagge sottratte ingiustamente o deturpate (cliccare qui per vedere le foto raccolte sul sito). E’ emerso un Paese sempre più vergognoso: cemento armato o ruspe sulla spiaggia, recinzioni arruginite che separano, addirittura, il mare per costringere i bagnanti a pagare il biglietto o costruzioni quasi sulla riva.

Non entro nel merito della vicenda “Punta Perotti“, il complesso edilizio sul lungomare di Bari demolito pochi anni fa: anche perchè non conosco gli atti della complessa vicenda processuale.

Una domanda, però, da cittadino indignato per gli abusi edilizi nella stessa misura di quanto lo sono per gli “scempi giudiziari” o dei paradossi italiani me la sono fatta quando ho letto, mesi fa, su una rivista giuridica, la decisione della Corte Europea dei diritti dell’Uomo (sentenza del 20 Gennaio 2009). La confisca del suolo -anche in virtù del fatto che gli imputati erano stati assolti e che la sanzione penale della confisca nemmeno era chiaramente prevista dalla legge- è stata ritenuta sproporzionata e riconosciuta una lesione al diritto di proprietà riconosciuto come fondamentale dalla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali (precisamente: art. 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione).

Giorni fa, su tutti gli organi di informazione (cliccare qui per leggere quanto riportato su Il Corriere del Mezzogiorno), è stata riportata la notizia che il GUP del Tribunale di Bari ha revocato la confisca. Nel frattempo, su quel suolo ove prima sorgevano i palazzi, poi, demoliti, è sorto il “Parco della Legalità“: nome bellissimo, straordinario, fantastico. Anzi: farebbe venire in mente un Paese immaginario, una specie di Utopia, un Paese civile estraneo alla retorica, non inquinato dalle gesta tutt’altro che eroiche o dalle belle parole di tanti politici e, davvero, attento alla legalità e alla prevenzione, al di là delle chiacchere, spesso, provenienti proprio da quei soggetti che avrebbero ogni potere ed obbligo per tutelare i cittadini.

Ma ora mi chiedo: premesso che gli abusi edilizi devono essere contrastati ed, anzi, ancor prima, previsti ed impediti; senza volere entrare nel merito della vicenda Punta Perotti ma non potendosi ignorare che il massimo organo comunitario ha riconosciuto la lesione ad un diritto fondamentale dell’Uomo, può in uno Stato di diritto continuare a chiamarsi “Parco della Legalità” un parco sorto su un suolo illegittimamente sottratto a tal punto che la confisca è stata riconosciuta eccessiva dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo?

E se un bambino portato a giocare chiedesse perchè si chiama così quel parco? Si può rispondere: “perchè il parco è stato confiscato illegittimamente al proprietario e lo Stato, il Comune, ha deciso di chiamarlo così”? Penso che non gli si darebbe un gran contributo allo sviluppo della logica e del ragionamento.

Perchè non si dedica quel parco o una piazza o via di Bari alle “alla legalità e alle vittime della malagiustizia“? Pericolo di ledere il dogma “dell’infallibilità dei magistrati“?

Riporto quanto ho pubblicato, giorni fa, su facebook, a tal proposito dopo aver “linkato” la notizia sulla restituzione dei beni ai Matarrese appresa dal Corriere del Mezzogiorno: “Prescindo dal merito, ossia, dalla necessaria tutela del paesaggio ma mi chiedo: si può continuare a chiamare “Parco della legalità” un parco sorto su terreni la cui confisca è stata riconosciuta ingiusta ed eccessiva dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo? Propongo al sindaco di Bari o ai legittimi proprietari: perchè non si dedica quel parco o una piazza o via di Bari alle “vittime della malagiustizia”? Pericolo di ledere il dogma “dell’infallibilità dei magistrati”? Roberto Di Napoli

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