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Archive for the ‘crisi economia’ Category

Gli italiani risparmiano ma non investono. Colpa soltanto dei bassi rendimenti o anche degli “impuniti”?

Posted by Roberto Di Napoli su 1 novembre 2019

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

Da alcuni giorni, i principali quotidiani nazionali riportano i risultati di alcune ricerche: gli italiani risparmiano ma non investono. Su Il Sole 24 Ore di oggi 1 novembre, è riportato che vi sarebbero circa 1500 miliardi parcheggiati tra depositi e conti correnti senza essere investiti. Se nel 1988 il 57% dei titoli del debito pubblico era in mano alle famiglie, ora quella percentuale -secondo i dati della Banca d’Italia riportati dal quotidiano- risulterebbe crollata al 5%.

Tra le possibili cause della preferenza a conservare la liquidità piuttosto che investirla vi sarebbe, probabilmente, l’attitudine degli italiani a risparmiare in un contesto economico incerto o i bassi rendimenti a fronte delle alte commissioni.

Personalmente, sono maggiormente d’accordo con quanto affermato nell’articolo riportato su il sito internet de Il Sole 24 Ore, ossia, che, tra le possibili ragioni, vi è anche il timore “che il risparmio non sia ben tutelato da chi è deputato a farlo” (https://www.ilsole24ore.com/art/gli-italiani-risparmiano-piu-ma-non-vogliono-piu-investire-ACQd3Wv).

Non si considera sufficientemente, infatti, a mio modesto parere, che la cronaca dell’ultimo ventennio dimostra che tanti risparmiatori, più di una volta, i loro risparmi –frutto di una vita di sacrifici o di onesto lavoro- li hanno tolti dal salvadanaio o da “sotto al materasso” seguendo, spesso, il consiglio di “esperti” della finanza, o di promotori o funzionari di banche. Penso a quanti hanno acquistato “tangobond”, obbligazioni Cirio, Parmalat, ai risparmiatori e azionisti vittime di crack bancari.

Mi chiedo, quindi: non è possibile che la prudenza sia determinata anche dai principali crack e dalle conseguenti perdite che hanno subito molti risparmiatori negli ultimi 15-18 anni?

Sull’ultimo numero (n. 45) del settimanale Panorama, un interessante articolo (oltre che la copertina) viene dedicato agli “Impuniti“, soggetti che, per avere causato il fallimento di banche con conseguenze drammatiche per molti risparmiatori, sono usciti indenni da processi anche a causa della prescrizione.

Da Il GiornalePochi guadagni e costi alti: gli italiani non investono più – IlGiornale.it

Dal sito Il Sole 24 Ore: https://www.ilsole24ore.com/art/gli-italiani-risparmiano-piu-ma-non-vogliono-piu-investire-ACQd3Wv

Dal sito di Panorama: https://www.panorama.it/magazine/crac-bancari-gli-impuniti-panorama-edicola/ . Per leggere l’articolo pubblicato (successivamente all’edizione cartacea), il 4 novembre, anche sul sito di Panorama cliccare sul seguente link https://www.panorama.it/economia/crac-bancari-nessuno-li-puo-giudicare/?fbclid=IwAR0aWgIrjo_rtxz4S8v1aaHT9aZwZAWWtMUt4FinjZFtUSyPao88wB49Hfc

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Daspo ai professionisti per i crediti falsi? E a quei funzionari di banche che firmano dichiarazioni di veridicità del credito che, solo in caso di opposizione, si scopre, poi, falso o di entità inferiore? 

Posted by Roberto Di Napoli su 1 ottobre 2019

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

L’ipotesi dell’introduzione di una misura così severa, quale il Daspo, per i commercialisti o consulenti del lavoro che dovessero dichiarare crediti contributivi non conformi al vero, pur non essendo esperto nel settore fiscale o previdenziale, suscita, a mio avviso, non poche perplessità.

La lettura di alcune notizie riportate nelle scorse ore farebbe intendere -se non erro- che la misura verrebbe applicata in caso di “crediti fraudolenti” e, dunque, in ipotesi “dolose” .

Ho letto che “il ricorso all’utilizzo di crediti inesistenti o non spettanti, oltre a creare un danno per le casse dello Stato e per gli enti territoriali, genera «inaccettabili distorsioni economiche e lesioni al principio di concorrenza»”.

Mi chiedo, allora: e i danni che si determinano quando un rappresentante di una banca dichiara, ai sensi dell’art. 50 del Testo Unico Bancario (e, cioè, per ottenere un decreto ingiuntivo a carico dell’utente), che il credito è “vero” e “conforme alle scritture contabili”, mentre, invece, solo all’esito del lungo giudizio (e solo, dunque, se l’ingiunto si oppone) si scopre insussistente o inferiore a quello dichiarato? Sono danni solo tra privati, ossia, tra banca e utente? Sono danni sempre risarcibili? No.

Ho menzionato più volte, su questo mio blog (oltre che, sin dal 2005, su alcune mie pubblicazioni), i tantissimi casi (comprovati da sentenze) di decreti ingiuntivi ottenuti da banche proprio con una dichiarazione unilaterale di certezza del credito che, invece, all’esito di opposizione da parte di clienti, si sono rivelati insussistenti o notevolmente inferiori a quanto ingiunto (riporto alla fine di queste mie considerazioni, un mio post di gennaio scorso). In tanti altri casi, alla fine del giudizio, la situazione è risultata, perfino, rovesciata: la banca, che, per avere il provvedimento inaudita altera parte, aveva prodotto quella dichiarazione unilaterale con la quale aveva dichiarato il credito “vero” e conforme alle proprie scritture contabili, è risultata, invece, la debitrice del correntista. In un altro caso, ancora, una banca che aveva chiesto ed ottenuto il fallimento di un’impresa vantandosi, dunque, creditrice, si è rivelata essere debitrice dell’impresa che aveva concorso a distruggere.

E questi crediti falsi non provocano danni all’economia? A mio avviso, hanno concorso a “saccheggiare” patrimoni privati o di imprenditori, a far chiudere imprese (anche storiche), a far licenziare lavoratori o, comunque, a compromettere seriamente la produzione nazionale con inevitabili conseguenze anche in termini di tassazione e di mancate entrate nelle casse dello Stato. Sono, poi, la causa di ingenti danni patrimoniali (quasi mai risarciti) e non patrimoniali (ancor meno risarcibili “in forma specifica”) visto che, spesso, hanno causato la perdita di serenità, della salute e della vita dei malcapitati e di quanti (proprio nel rispetto della legge) si sono rifiutati di pagare importi non dovuti (soprattutto, quando sono stati accertati, all’esito del giudizio, come fondati su clausole nulle o pretese illegittime).

La distruzione di un’impresa, laddove determinata da crediti falsi o da pretese infondate e, quindi, scomparsa ingiustamente, non ne avvantaggia altre con una distorsione del mercato? Chi dichiara come “conforme alle proprie scritture contabili” un credito che, invece, risulta -agevolmente o all’esito di un giudizio- come falso, non commette anche un “falso” nelle scritture contabili o nei bilanci?

Allora, se deve essere punito con una sorta di “Daspo” (misura, come è noto, che deriverebbe il nome da quella prevista ed applicabile a carico di tifosi violenti) il professionista (sia esso commercialista, consulente contabile, ecc.) che dichiari crediti fraudolenti danneggiando lo Stato e il mercato, non comprendo per quale ragione non debbano essere puniti anche i funzionari bancari che, con dichiarazioni unilaterali, attestino come veri quei crediti che, in alcuni casi, non sarebbe necessario nemmeno l’esito del giudizio per sapere che non possono essere conformi al vero (come, ad esempio, quando il saldo si fonderebbe su contratti o rapporti viziati da clausole palesemente nulle). Certamente, chi firma quelle dichiarazioni ex art. 50 TUB non potrebbe sostenere di essere ingenuo o ignaro della normativa. Eppure, a fronte di tante dichiarazioni risultate difformi dalla realtà e a fronte di danni incalcolabili agli utenti e all’economia, non mi risulta che gli autori siano stati mai puniti né con sanzioni penali né con misure simili a Daspo. Allora, pur essendo “nobile” e auspicabile il fine di punire e, ancora prima, di prevenire l’annotazione o attestazione di “crediti fraudolenti”, ciò dovrebbe essere previsto a carico di chiunque attesti crediti, così come debiti, perdite o sofferenze (che sa o che non può non sapere) false non potendosi rendere immuni dal rispetto della legge chi, allo stesso modo così come ogni professionista, come ogni imprenditore e come ogni cittadino, è tenuto a rispettarla.

Cliccare qui per leggere il mio post del 5 gennaio 2019: “…e ci provano e riprovano ancora, confidando di farla sempre franca.

Riporto di seguito il link ad un articolo relativo alla notizia sull’ipotesi di Daspo per i professionisti che dichiarino crediti falsi.

Sorgente: Lotta all’evasione, Daspo ai professionisti per i crediti falsi – Il Sole 24 ORE

“Il progetto targato M5S prevede una piattoforma per certificare i crediti contributivi da compensare. Cunsolo (commercialisti): bene ma servono tempi certi mentre sul Daspo basta già il ruolo di vigilanza degli Ordini

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Cittadini che non si rassegnano: “Io non voglio fallire”, un libro scritto da una coraggiosa imprenditrice

Posted by Roberto Di Napoli su 15 giugno 2018

Mi è capitato e capita spesso, girando l’Italia, di incontrare imprenditori, lavoratori o cittadini, ognuno, per diversi motivi, protagonista o testimone di vicende paradossali, a volte drammatiche, tristi ma anche incoraggianti e profondamente istruttive. Mi sono sentito arricchito e confortato ogniqualvolta ho riflettuto sulle storie da loro raccontate o quando mi hanno onorato della loro fiducia o amicizia: storie di imprenditori, di persone “vere” e con grandi valori che hanno “creato”, “prodotto”, “costruito”, offerto lavoro, pagato tasse per una vita (o per più vite come nel caso di imprese familiari succedutesi per generazioni) e, poi, magari, in periodi di grandi difficoltà, abbandonati nell’indifferenza (quando non cinismo) dello Stato o storie di lavoratori, a volte, costretti a subire le sorti del datore di lavoro e rimasti, ognuno, a dovere far fronte alle conseguenti difficoltà familiari. Sono rimasto colpito, spesso, nel vedere e ascoltare persone che, pur con sacrifici enormi, hanno saputo superare drammi con dignità, coraggio e pazienza infinita.

Resto sempre convinto che se ogni politico, rappresentante di Istituzioni o funzionario dedicasse maggiore tempo ad ascoltare storie comuni (e, purtroppo, frequenti) sofferte dai cittadini e tentasse di immedesimarsi per comprendere a pieno i drammi vissuti – così come il coraggio avuto da tanti nel risollevarsi o, comunque, nel resistere e sopravvivere- si inchinerebbe di fronte a tanti “eroi”, parlerebbe di meno, capirebbe i tanti paradossi intollerabili e, qualora non vi fossero soluzioni, contribuirebbe a trovarle.

Giorni fa, a Loreto, nel corso di un interessantissimo convegno, ho conosciuto personalmente Serenella Antoniazzicopertina libro Io non voiglio fallireAvevo letto, sia pure in parte, anni fa, su vari quotidiani nazionali e siti internet, la sua storia e già conoscevo il suo coraggio e determinazione. Giorni fa, ho letto il suo libro: “Io non voglio fallire“: il racconto di quanto subito da lei ma che, purtroppo, è un esempio di quanto, in questo Paese, è capitato e capita a tantissimi imprenditori e lavoratori che hanno improntato tutta la loro vita a grandi sacrifici, a sfamare sia le proprie famiglie che quelle dei lavoratori, a rinunciare a festeggiare festività e, ciononostante, contenti del loro lavoro, soddisfatti nel vedere crescere i propri figli col necessario per vivere dignitosamente, educati coi quei valori che oggi sembrano rari e lontani nel tempo.

Quella raccontata da Serenella Antoniazzi è la storia dell’impresa di famiglia, di rinunce, di una vita -quella sua e dei suoi familiari- spesa con orgoglio e soddisfazione nell’azienda con il reciproco confronto con gli operai fino a quando non entra in un periodo di difficoltà a causa dei mancati pagamenti, delle furbizie e del successivo fallimento della principale cliente. Tra paure e difficoltà, non solo resiste ma, con la comprensione anche degli affezionati lavoratori, trova anche il modo affinché altri imprenditori non si sentano abbandonati. Serenella Antoniazzi non solo ha salvato la sua azienda ma, sensibilizzando politici e istituzioni su ciò che può subire l’imprenditore quando resta vittima di fallimenti e mancati pagamenti “dolosi” di imprese clienti, contribuisce alla creazione di un apposito “Fondo Serenella”. Ha fondato, inoltre, un’associazione culturale “La stanza delle idee” .

Riporto di seguito il link agli articoli dedicati da Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Corriere del Veneto.

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Usura e vizi nei rapporti bancari: il video di un mio breve intervento per Radio Radio

Posted by Roberto Di Napoli su 12 febbraio 2018

Pubblico di seguito il video della registrazione di un mio breve intervento radiofonico pubblicato, venerdì 9 febbraio scorso, sulla pagina facebook di Radio Radio.

(Per attivare l’audio, qualora non dovesse attivarsi automaticamente, cliccare sull’apposita icona sotto al video).

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Il diritto di impresa tra tutela del credito e principali vizi nei rapporti bancari- Convegno a Lecce organizzato da Unimpresa

Posted by Roberto Di Napoli su 22 dicembre 2017

Apprezzabile la consapevolezza della rilevanza, per gli imprenditori (oltre che per avvocati, giuristi e consulenti contabili), dei vizi nei rapporti bancari e degli strumenti per difendersi in caso di controversie o, quantomeno, per conoscere gli orientamenti della giurisprudenza sulle questioni che più frequentemente emergono nel contenzioso tra banca e utente.

Ho accettato volentieri, quindi, l’invito a partecipare, accanto ad autorevoli relatori, al convegno organizzato a Lecce, oggi pomeriggio 22 dicembre, da Unimpresa col patrocinio della Provincia di Lecce, delll’Ordine degli Avvocati di Lecce, dell’Ordine dei commercialisti e degli Esperti contabili locale, dell’Aiga e della Fondazione Messapia.

Il convegno è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Lecce per la formazione continua con il riconoscimento di 3 crediti formativi.

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Siena, 27 marzo 2017- Convegno su La crisi dell’impresa bancaria. Le responsabilità e tutela del risparmiatore

Posted by Roberto Di Napoli su 16 marzo 2017

Si terrà lunedì 27 marzo p.v. , a Siena, un interessante convegno su “La crisi dell’impresa bancaria. Le responsabilità e tutela del risparmiatore” organizzato dall’Associazione per la Formazione Forense del Sud della Toscana insieme al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Siena e al Gruppo 24 Ore.

Il seminario, nel quale sarò relatore insieme al collega avv. Daniele Fantini, ad altri colleghi avvocati e al dott. Roberto Rossi, PM presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Arezzo, è accreditato per la formazione continua degli avvocati.

locandina convegno Siena 27 marzo 2017

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Attuazione della democrazia costituzionale per superare la crisi. Confronto interdisciplinare sulla verifica attuativa della Costituzione Italiana e possibili rimedi”. Interessante convegno a Roma organizzato da SOS Utenti e A.R.De.P.

Posted by Roberto Di Napoli su 9 giugno 2016

Si terrà domani, 10 giugno 2016, a Roma presso la sede del CNEL, un interessante seminario, con autorevoli relatori, sul tema: “Attuazione della democrazia costituzionale per superare la crisi. Confronto interdisciplinare sulla verifica attuativa della Costituzione Italiana e possibili rimedi”.

Il convegno è organizzato da SOS Utenti e dall’Associazione per la riduzione del debito pubblico.

Tra i relatori, oltre al dott. Gennaro Baccile (Fondatore e Presidente Onorario di Sos Utenti), anche il Prof. Nino Galloni, tra i più noti e autorevoli economisti italiani, discepolo del Prof. Federico Caffè e autore di innumerevoli pubblicazioni. E’ previsto, inoltre, l’intervento di parlamentari tra cui il Sen. Maurizio Buccarella (M5S), magistrati e docenti universitari.

Per leggere il programma e per le modalità di iscrizione, cliccare qui.

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BANK- Il futuro della banca- Lineamenti di teoria bancaria e finanziaria, del Prof. Antonino Galloni

Posted by Roberto Di Napoli su 21 luglio 2015

Ringrazio il Prof. Antonino Galloni​, sicuramente uno dei più autorevoli e lucidi economisti italiani, ex direttore del Ministero del Lavoro, discepolo di Federico Caffè, per avere citato, in uno dei suoi ultimi lavori “Bank-Il futuro della banca-Lineamenti di teoria economica e finanziaria“, nella bibliografia, anche un mio ben più modesto lavoro editoriale. A quanti (credo pochi) non avessero mai letto i suoi scritti o non lo avessero mai ascoltato consiglio, oltre che la lettura del libro, di sentire (attraverso uno dei video su youtube di cui al link sottostante) un’interessante intervista in cui in maniera chiarissima, oltre che ripercorrere la storia politica degli ultimi 30 anni, spiega le ragioni per cui questo Paese, sin dalla fine degli anni ’80, è stato “deindustrializato” e ridotto nella triste situazione economica. Il prof. Galloni, circa due mesi fa, ospite di Uno Mattina, ha smentito i risultati “ottimistici” pubblicizzati da Renzi sulla ripresa dell’economia.

copertina Bank di Antonino Galloni

quarta copertina Bank di Antonino Galloni

Per vedere la puntata di Uno Mattina del 15 Maggio 2015 in cui è stato ospite il Prof. Galloni, cliccare qui

Cliccare qui, invece, per vedere l’interessante intervista su “Come ci hanno deindustrializzato“, un viaggio che passa da Enrico Mattei e Aldo Moro.

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