IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘diritti umani’ Category

E’ davvero necessaria un’ulteriore riduzione del periodo di sospensione feriale? Quali sarebbero i diritti fondamentali compromessi dalla normativa vigente?

Posted by Roberto Di Napoli su 14 giugno 2020

Nei giorni scorsi, su alcuni quotidiani e siti internet, sono stati pubblicati alcuni articoli con una proposta per agevolare la ripresa dell’attività giudiziaria dopo la cosiddetta fase 2: la riduzione – anzi, sarebbe meglio dire: l’ulteriore riduzione- del periodo feriale che, come è noto, decorre dal 1° al 31 agosto. Sul quotidiano Il Dubbio, lo scorso 5 giugno, nell’articolo Contro la paralisi della Giustizia, meno ferie alla magistratura è stata pubblicata la proposta di un deputato Dem e del PD secondo cui, quest’anno, sarebbe opportuno limitare il più possibile il periodo feriale. Soluzione analoga è stata prospettata anche su altri siti secondo cui anche una parte dell’avvocatura sarebbe favorevole.

Pur nella consapevolezza della necessaria ripresa, a pieno regime, dell’attività giudiziaria, credo, tuttavia, che l’idea di ridurre, per quest’anno, il periodo di sospensione feriale dei termini non tenga conto di alcuni fattori. E’ sicuramente vero che è diffusa tra i cittadini l’erronea convinzione secondo cui, ogni anno, dal 1° al 31 agosto i Tribunali “chiudano” e gli avvocati siano tutti realmente in vacanza. Accompagnata, probabilmente, da una simile, fantastica “immagine vacanziera”, nel 2014 si è già introdotta una norma di legge (Decreto Legge n. 132/2014, convertito con modificazioni dalla L. 10 novembre 2014, n. 162) che ha ridotto il periodo, sin dal 1969, fissato dal 1° agosto al 15 settembre . Molti cittadini (e, probabilmente, alcuni politici) non sanno che moltissime materie non sono – né mai sono state- soggette a sospensione: alcuni procedimenti (quali, ad esempio, quelli aventi ad oggetto controversie di lavoro, separazioni, alimenti, cautelari, esecuzioni, opposizioni esecutive, opposizioni a dichiarazione di fallimento) sono sempre stati sottratti alla sospensione feriale dei termini, con la conseguenza che, nelle suddette cause, le udienze possono essere fissate e gli avvocati devono, comunque, rispettare i termini per memorie o difese che scadano nel periodo 1-31 agosto

In secondo luogo, ho la sensazione che si confonda il periodo di “quarantena” con quello di “vacanza”. Sarei curioso di sapere: quanti avvocati si sono rilassati nel triste e difficile periodo appena trascorso al punto da potere rinunciare alla sospensione dei termini nel “periodo feriale”? Le aule di giustizia, e, ancora prima, gli spazi in cui gli avvocati, in genere, attendono pazientemente prima di entrare per discutere le cause, consentirebbero di lavorare dignitosamente ed efficacemente nel mese di agosto così come nel resto dell’anno? Gli spazi di tutti gli Uffici Giudiziari sono muniti di condizionatori adeguati nel rispetto della normativa e delle condizioni igienico- sanitarie dettate per fronteggiare l’emergenza Covid-19? Quid iuris, quale sarebbe la conseguenza, in merito alla scadenza dei termini per alcuni atti (si pensi alle memorie o comparse conclusionali) che, ad esempio (dal 3 giugno), fossero già iniziati a decorrere e che, in virtù della legge vigente, scadrebbero dopo la sospensione feriale? Sarebbero ridotti con una norma retroattiva? Non mi meraviglierei vista la “chiarezza” di leggi e decreti emessi negli ultimi mesi, ma non saprei quali possano essere i vantaggi in termini di riduzione della durata dei giudizi, nel caso in cui, poi, sorgessero dubbi o dovessero sollevarsi eccezioni di nullità o questioni di costituzionalità.

Altro punto, a mio avviso, non sufficientemente considerato: come già ho scritto più di una volta, su questo mio pur modesto blog, mi pare difficile credere che un avvocato riesca a usufruire dell’intero periodo 1-31 agosto per godere del dovuto riposo dopo un anno di lavoro. Pur se non si considerasse quanto detto sopra, ossia, la circostanza che molte sono le materie che non sono soggette a sospensione, è indubbio che se un atto scade il 1° settembre, la preparazione e redazione necessitino dell’impegno per i giorni o le settimane antecedenti. Credo che, in sostanza, il periodo effettivo in cui un avvocato possa godere della pausa feriale (sempre che non abbia udienze o atti relativi a materie sottratte a sospensione) sia già ridotto a poco più di una settimana o massimo 10 giorni. Ora, mi chiedo: riducendo ulteriormente il periodo di sospensione (o eliminandolo completamente visto che questo sarebbe l’effetto pratico che ne conseguirebbe), quali sarebbero le ricadute nel settore del turismo o dei trasporti qualora vi fossero avvocati costretti ad annullare prenotazioni di voli aerei o biglietti di treni o di alloggi o l’abbonamento dell’ombrellone? Secondo quanto riportato dal settimanale Panorama (n. 23 – 3 giugno 2020) le agenzie di viaggi, dopo 3 mesi di chiusura, avrebbero subito la riduzione dell’80% dei ricavi: non si è considerato, però, che forse potranno esserci pure avvocati che, ad agosto, potranno essere costretti a rinunciare alle “già brevi” vacanze. Sarà previsto, poi, un “bonus bebè” laddove avvocati con figli, per lavorare, siano costretti a richiedere l’assistenza di babysitter, o si dovrebbe utilizzare quello stesso credito di imposta che era stato ideato per incentivare le vacanze di famiglie o single? Oppure, gli avvocati non devono godere di alcun periodo di riposo e non devono ricevere gli stessi sussidi previsti per altre categorie di lavoratori?

Sarebbe utile che i politici ideatori della proposta precisassero quali sarebbero le materie urgenti ed indifferibili che “soffrirebbero” della sospensione dei termini (visto che, mi pare, le materie che incidono sui diritti fondamentali non sono soggette a sospensione).

Fermo restando che sarebbe pur sempre necessario che gli spazi di tutti gli Uffici Giudiziari consentissero, come detto sopra, di potere lavorare nell’intero mese di agosto in condizioni adeguate, qualora non vi siano altre soluzioni se non quella di ridurre -ulteriormente- il periodo di sospensione per ogni materia (anche se, ripeto, dubito che ciò sia necessario e ritengo di dubbia legittimità una norma retroattiva che incida sui termini che siano già iniziati a decorrere) o di assicurare lo svolgimento di quei giudizi in cui le parti non intendano usufruire dei termini di sospensione feriale, allora una soluzione più equa e rispettosa dell’ “affidamento” di tutte le parti o dei difensori, a mio avviso, potrebbe essere quella di consentire la fissazione di udienze o la decorrenza dei termini (nel periodo che, invece, altrimenti, sarebbe “sospeso”) su istanza congiunta delle parti. In tal caso, sarebbe utile prevedere, però, che ogni eventuale provvedimento conseguente debba essere emesso entro un breve termine per non vanificare l’attività svolta dai difensori.

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Il pensiero e la preghiera del Papa per le famiglie in difficoltà e per la conversione degli usurai. Ma “chiunque” sia l’usuraio o a seconda del criterio di calcolo?

Posted by Roberto Di Napoli su 23 aprile 2020

Questa mattina Papa Francesco, nell’omelia durante la Messa a Santa Marta, ha rivolto il pensiero e pregato per quanti, in questo periodo di pandemia,  si trovano in situazione di bisogno e sono vittime dell'”aiuto” degli usurai. Ha ricordato che “In tante parti si sente uno degli effetti di questa pandemia: tante famiglie che hanno bisogno, fanno la fame e purtroppo le “aiuta” il gruppo degli usurai. Questa è un’altra pandemia. La pandemia sociale: famiglie di gente che ha un lavoro giornaliero, o purtroppo un lavoro in nero, che non possono lavorare e non hanno da mangiare … con figli. E poi gli usurai gli prendono il poco che hanno. Preghiamo. Preghiamo per queste famiglie, per quei tanti bambini di queste famiglie, per la dignità di queste famiglie e preghiamo anche per gli usurai: che il Signore tocchi il loro cuore e si convertano.

Mi sono chiesto: è possibile che il Santo Padre abbia inteso riferirsi solo ed esclusivamente agli usurai di strada, ai cosiddetti cravattari? Sono solo questi “gli usurai” che a quanti non possono lavorare o non hanno da mangiare “gli prendono il poco che hanno“? O ha considerato le difficoltà in cui si trovano le persone o famiglie qualunque sia l’usura?

In Italia, l’art. 644 cod. pen. punisce chiunque si fa promettere o dare interessi o altri vantaggi usurari ed il limite oltre il quale gli interessi sono usurari è previsto dalla legge. Qualora venisse superato il tasso soglia relativo alla categoria di operazione, il soggetto che si sia fatto promettere o dare interessi o altri vantaggi usurari sarebbe punito penalmente e incorrerebbe nella sanzione civilistica della “non debenza” di alcun interesse. Se mai a commettere il reato fosse un soggetto nell’esercizio dell’attività bancaria o fosse commesso ai danni di un imprenditore, vi sarebbe, poi, una circostanza aggravante che determinerebbe l’aumento della pena. La questione è un pò complessa ma, sinteticamente, si può dire che la giurisprudenza ha dato alcuni “chiarimenti” (pur essendoci  alcuni dubbi su casi concreti): sarebbe rilevante solo il momento della pattuizione per cui, se oggi venissero chiesti i tassi originariamente pattuiti, sebbene, oggi, possano essere divenuti usurari, la pretesa non sarebbe punibile (e, quindi, il debitore potrebbe essere costretto a corrispondere quegli stessi tassi che, se pattuiti oggi, sarebbero illeciti); se in un rapporto di conto corrente, il saldo contiene commissioni di massimo scoperto realmente addebitate nel corso del rapporto, esse (malgrado il tenore letterale dell’art. 644 c.p.) non dovrebbero essere conteggiate insieme agli interessi per cui, inevitabilmente, la percentuale “sembrerebbe” più bassa e, dunque, non usuraria (se, invece, lo stesso costo fosse richiesto dall’usuraio cravattaro nessuno dubiterebbe sulla punibilità). Vi è anche un contrasto sulla questione della rilevanza degli interessi moratori ai fini della verifica dell’usurarietà. Non sono pochi i casi in cui giudici penali hanno accertato il tasso di interesse usurario ma hanno assolto imputati, funzionari di banche, per mancanza del dolo per avere essi seguito istruzioni della Banca d’Italia senza la consapevolezza e volontà di richiedere interessi usurari. Non sono poche, però, nemmeno le persone che, ancora oggi, subiscono o hanno subito ingiuste pretese e che hanno subito la perdita della casa o della propria impresa o che si sono ammalate o hanno rinunciato alla vita; persone che, per avere il proprio nominativo segnalato ingiustamente in una “centrale rischi”, non hanno “merito creditizio” nonostante, magari, non siano nemmeno realmente “debitori” e non sanno come pagare i dipendenti o le utenze domestiche o sfamare i figli o far loro avere la stessa serenità dei loro amici.

Sarebbe auspicabile che le parole del Santo Padre fossero ascoltate da “chiunque” si faccia “promettere” o “dare” interessi o altri vantaggi in corrispettivo di denaro o altra utilità riflettendo, profondamente, se una determinata pretesa possa essere usuraria o illegittima e, soprattutto, sulle sofferenze che essa può comportare, sulle privazioni, sulle lacrime delle persone oneste e delle loro famiglie.

Chissà se e come, nel Giorno del Giudizio, il Signore giudicherà l’usuraio e se, a parità di sofferenze patite dalle vittime, riterrà “ammissibili” giustificazioni fondate su una diversa “metodologia di calcolo”. Il Papa ha pronunciato alcune parole che credo possano essere un monito e un aiuto chiunque sia l’usuraio che faccia soffrire: (…) “preghiamo anche per gli usurai: che il Signore tocchi il loro cuore e si convertano“.

Non è la prima volta, peraltro, che Papa Francesco ha rivolto il  pensiero e la preghiera verso chi ha difficoltà di sostentamento e sia esposto al pericolo dell’usura. Si ricorda ancora quanto disse il 29 gennaio 2014, alla fine dell’udienza Generale in Piazza San Pietro: (…) “auspico che le Istituzioni possano intensificare il loro impegno al fianco delle vittime dell’usura, drammatica piaga sociale. Quando una famiglia non ha da mangiare, perché deve pagare il mutuo agli usurai, questo non è cristiano, non è umano! E questa drammatica piaga sociale ferisce la dignità inviolabile della persona umana”. 

Dal sito Vatican News, 23 aprile 2020: “Il Papa prega per le famiglie in crisi e per la conversione degli usurai che le affamano

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Dal sito Corriere.it: Mafia, «ingiusta detenzione»: a 89 anni risarcito l’ex 007 Contrada

Posted by Roberto Di Napoli su 7 aprile 2020

Leggendo la notizia riportata oggi sui principali organi di informazione sul risarcimento riconosciuto a Contrada, mi chiedo ancora una volta: quando si inizierà, in questo Paese, una seria riflessione sugli errori giudiziari e una modifica della legge sulla responsabilità disciplinare e civile? Chi dovrebbe risarcire e come possono concretamente essere compensati gli anni perduti dalle vittime di ingiustizie (non solo dalla giustizia penale ma anche civile)?

Anni fa, più di una volta, su questo mio blog ho dedicato alcuni post con mie personali considerazioni sulla “malagiustizia” compresa quella sull’opportunità di intitolare in ogni città d’Italia, quantomeno, una strada alle vittime (cliccare qui per leggere uno dei miei precedenti post)

Pubblico di seguito la notizia riportata oggi sul sito Corriere.it e dai principali organi di stampa.

Dal sito Corriere.it: Mafia, «ingiusta detenzione»: a 89 anni risarcito l’ex 007 Contrada

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Emergenza “coronavirus” e giudizi civili. Martedì 24 marzo 2020, seminario online organizzato da Maggioli Formazione

Posted by Roberto Di Napoli su 21 marzo 2020

L’attuale, drammatica situazione di emergenza da Coronavirus ha reso inevitabili, come è noto, provvedimenti normativi anche per disciplinare l’amministrazione della Giustizia e assicurare la tutela dei diritti. Tra le varie misure, introdotte, finora, con tre diversi e successivi decreti legge (d.l. 2 marzo 2020, n. 9; d.l. 8 marzo 2020, n. 11; d.l. 17 marzo 2020, n. 18), è stato disposto, per una prima fase, il rinvio d’ufficio delle udienze e la temporanea sospensione dei termini procedurali e, in una successiva fase, la riorganizzazione delle udienze con modalità idonee a salvaguardare la tutela della salute. Con riferimento alla “giustizia civile”, sono state introdotte disposizioni aventi ad oggetto anche le procedure di mediazione, di negoziazione assistita e gli altri strumenti di risoluzione alternativa delle controversie così come anche in merito all’utilizzo degli strumenti telematici. La lettura dei recenti provvedimenti normativi determina, tuttavia, la necessità di una particolare attenzione tenuto conto che, sebbene col d.l. 18/2020 si possano ritenere superati alcuni dubbi che emergevano dall’esame del precedente decreto, restano ancora alcuni interrogativi che si pongono al cittadino e, soprattutto, al difensore.

Martedì 24 marzo 2020, dalle ore 15 alle 16, ne parlerò online durante il seminario gratuito organizzato da Maggioli Formazione in videoconferenza.

Per informazioni sulle modalità di iscrizione, cliccare qui .

Riporto di seguito il programma.

  • I provvedimenti normativi all’indomani dell’emergenza da Covid-19 nella “zona rossa”;
  • Il d.l. 11 del 2020. I dubbi interpretativi in merito alla sospensione dei termini
  • Il d.l. 17 marzo 2020 n. 18. La proroga dei rinvii d’ufficio delle udienze e la sospensione dei termini nei giudizi civili. I termini a ritroso
  • Le eccezioni a salvaguardia di alcuni diritti fondamentali della persona
  • La sospensione delle attività nelle procedure di mediazione
  • La previsione di udienze “a distanza” mediante videoconferenza. Criticità e possibili soluzioni a garanzia del contraddittorio.

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I principali danni di carattere patrimoniale e non patrimoniale da abusi bancari- Videointervento sulla rivista Diritto.it

Posted by Roberto Di Napoli su 12 marzo 2020

Pubblico di seguito il sesto videointervento, pubblicato sulla rivista Diritto.it, su “I principali danni di carattere patrimoniale e non patrimoniale da abusi bancari“. Sul sito della rivista (oppure cliccando sul seguente link), è possibile scaricare un estratto, relativo al suddetto argomento, dal mio volume “Anatocismo bancario e vizi nei contratti” di cui è appena uscita la VI edizione (come ricordato nel mio post del 5 marzo 2020).

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Anatocismo bancario e vizi nei contratti: uscita la sesta edizione.

Posted by Roberto Di Napoli su 5 marzo 2020

E’ uscita la sesta edizione del mio “Anatocismo bancario e vizi nei contratti“. Il libro, arricchito, di volta in volta, di vari paragrafi, sin dalla prima edizione è stato apprezzato, forse, anche per la sua struttura da “manuale” al fine di tentare di agevolare la comprensione non solo da parte di giuristi.

Il volume, acquistabile nelle librerie giuridiche oltre che dal sito della casa editrice, consente la lettura di una vasta rassegna di pronunce giurisprudenziali (di merito e di legittimità) che, insieme alla normativa di riferimento, è offerta online (oltre al Testo Unico Bancario pubblicato nello stesso libro, in appendice, in modo da agevolarne la lettura).

Copertina Anatocismo Bancario e vizi nei contratti, VI edizione
La copertina della VI edizione del manuale Anatocismo bancario e vizi nei contratti, scritto dall’avv. Roberto Di Napoli ed edito da Maggioli Editore

Ringrazio, oltre che i lettori che spero continuino ad apprezzare il mio contributo, la storica e prestigiosa Maggioli Editore che, già 15 anni fa (con, all’epoca, il dott. Revelino), intuì l’interesse che la divulgazione delle tematiche, affrontate in un volume organico, avrebbe potuto avere nella comprensione dei principali aspetti del contenzioso bancario. 

Per leggere l’indice, cliccare qui

Un volume nato 15 anni fa e sempre rinnovato, nelle sei edizioni, per stare al passo con l’evoluzione normativa e giurisprudenziale:

Era l’estate del 2004 quando pensai di pubblicare un volume con le principali questioni relative alle più frequenti (e più gravose) voci di costo nei rapporti di apertura di credito in conto corrente e che, sebbene affrontate da alcune pronunce di merito e di legittimità, erano ancora poco conosciute. L’entrata in vigore della legge 108/1996 in materia di usura e, nel marzo 1999, due importanti sentenze della Corte di Cassazione in contrasto con quanto era stato precedentemente affermato in merito alla capitalizzazione degli interessi nei rapporti bancari, avevano, da alcuni anni, rafforzato la tutela degli utenti bancari e confermato la fondatezza di eccezioni e domande formulate dai correntisti per ottenere la rideterminazione contabile. La giurisprudenza, tra l’altro, si era già più volte pronunciata in merito ai requisiti per la valida pattuizione delle clausole determinative degli interessi, così come sulla contestabilità degli estratti conto  o sui presupposti per le segnalazioni alla Centrale Rischi. Pensai, quindi, che potesse risultare utile alla difesa degli utenti bancari un volume con la spiegazione, con uno stile e linguaggio più semplice possibile, dei più frequenti vizi del saldo del rapporto di conto corrente nonché dei possibili strumenti di difesa.

La prima edizione del volume, pubblicato da Maggioli Editore e uscito a maggio 2005 (con il cd allegato contenente, insieme alla normativa e ad alcuni schemi di lettere o atti, la giurisprudenza sui vari argomenti trattati nel testo), fu subito apprezzata oltre che da avvocati, magistrati e consulenti, anche da imprenditori e consumatori e, dopo circa 2 anni, fu aggiornato in una seconda edizione con nuovi paragrafi (come quello dedicato al mutuo stipulato a copertura di esposizione su conto corrente) e giurisprudenza. Allo stesso modo, nelle edizioni successive così come in questa appena stampata, ho cercato di aggiornare il testo con i sopravvenuti interventi legislativi e le varie questioni, nel frattempo, emerse e decise dalle più interessanti pronunce. Nel 2014, al fine di fornire una visione ancora più dettagliata sulle questioni e sulle pronunce relative all’usura, il volume è stato affiancato da una sorte di appendice o “parte speciale” dedicata specificatamente a “L’usura nel contenzioso bancario” (II edizione, 2017).

La sesta edizione di “Anatocismo bancario e vizi nei contratti” tiene conto, tra i vari argomenti affrontati, dell’evoluzione normativa in merito alla capitalizzazione nonché delle importanti pronunce giurisprudenziali in tema di prescrizione e onere della prova, diritto e limiti alla richiesta di documentazione bancaria, fideiussioni e pregiudizi derivanti (anche ma non solo) dalle indebite segnalazioni nelle centrali rischi.

Come già avevo scritto nel post dedicato alla precedente edizione, continuo a ritenere che “Scrivere un manuale o un testo giuridico non è solo un’opera di divulgazione di pronunce giurisprudenziali o di leggi la cui lettura può apparire “arida” e “noiosa”: è anche ricerca, studio, organizzazione di ciò che si ritiene possa interessare il lettore, creazione del volume cercando di contemperare l’esigenza di semplicità espositiva degli argomenti -che potrebbero sembrare complessi per chi si affaccia, per la prima volta, alla materia- con l’involontario, a volte necessario, “tecnicismo” e cercando di “far parlare” il libro con la massima semplicità possibile; è, quindi, divulgazione del proprio pensiero o anche dell’interpretazione di una determinata legge o sentenza; è, come ogni libro o come ogni scritto, anche una “proiezione” dell’autore“. “Sentire il lettore contento dell’acquisto credo renda felice ogni autore per il solo fatto di “sentire” la fiducia e quell’affetto di chi ha apprezzato ciò che si è scritto, di chi immagina gli sforzi, le rinunce, il tempo impiegato, di chi ti vuole ringraziare e ti sorride per l’aiuto inconsapevolmente datogli. E’ per questo, però, probabilmente, che si sente anche la non poca responsabilità in quanto si manifesta, si esterna e divulga il proprio pensiero, il proprio “punto di vista” che si materializza su carta, con una vita propria, anche distinta da quella dell’autore”.

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Riforma della prescrizione: alcune mie sommarie riflessioni su una legge che non appare compatibile con la tutela dei diritti fondamentali della persona

Posted by Roberto Di Napoli su 5 gennaio 2020

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Condivido fermamente -come, credo, ogni cittadino- la necessità che sia assicurata la punizione dei responsabili di qualunque reato. Pur consapevole della complessità del tema, credo che la riforma della disciplina della prescrizione, così come entrata in vigore, non sia affatto compatibile con uno Stato di diritto, soprattutto se non si vogliono chiudere gli occhi di fronte ai non pochi problemi in cui si trova il sistema della Giustizia in Italia, tra i quali anche (ma non solo) la durata dei processi.

Chi l’ha ritenuta o ritiene urgente, non conosce, forse, i non rari casi di malagiustizia e non ha riflettuto abbastanza sui casi di “errori” giudiziari. Ho letto e sentito che si ritiene intollerabile che – come, purtroppo, verificatosi in passato- vittime di reati, in alcuni casi, non possano ottenere Giustizia a causa della prescrizione. Premesso che una tale motivazione, pur potendo risultare efficace nell’attirare facilmente il consenso elettorale di quanti non conoscono la differenza tra la responsabilità penale e civile, sembra confondere l’interesse dello Stato (alla repressione e punizione dei reati) da quello delle vittime (la cui risarcibilità prescinde dall’eventuale declaratoria dell’intervenuta prescrizione del reato e i cui termini di prescrizione possono essere interrotti da un qualsiasi atto anche stragiudiziale), potrei anche condividere, in astratto, che l’istituto della prescrizione collide con la “certezza della pena“: è difficile sicuramente, per la persona offesa di un reato, tollerare che il responsabile non sia scalfito dalla sanzione anche penale prevista dall’ordinamento. Vorrei, però, che l’autore o i sostenitori della riforma rispondessero anche a qualche altra domanda: appare normale che vari politici, a volte anche costretti a dimettersi dalle cariche che ricoprivano e per le quali erano stati eletti, siano stati processati, arrestati, condannati e, poi, a distanza di anni, assolti? E se si ripetessero analoghi errori e, dopo un’erronea sentenza di condanna, restassero, a causa della disciplina della prescrizione così come recentemente riformata, sotto processo a vita? Appare compatibile una tale disciplina (in un sistema in cui, oltretutto, la legge sulla responsabilità dei magistrati non è esente da critiche e perplessità) con la Costituzione, con la legge e con la separazione dei poteri? E’ tollerabile che vi siano reati gravissimi che, pur nell’ipotesi in cui sia stato accertato “il fatto”, non siano puniti da chi dovrebbe reprimerli e punirli e ciò per ragioni ben diverse dalla prescrizione? E’ tollerabile che (accanto a tanti magistrati che sono e appaiono seri, preparati, onesti e integerrimi) vi siano giudici che sbagliano e, di fatto, quasi mai, puniti? Gli autori della riforma della prescrizione pare ignorino che vi sono stati alcuni casi di imputati prosciolti con provvedimenti, poi, annullati dai giudici dei gradi successivi ma che, nel frattempo, il decorso del tempo aveva determinato la prescrizione impedendo, così, la prosecuzione del processo. La prescrizione nel diritto penale non è un privilegio ne’ a causarla sono strategie dilatorie degli avvocati ne’, tantomeno, i giudici attenti e scrupolosi: è un istituto a garanzia della persona accusata che non può rimanere a vita sotto processo, soprattutto quando, per la durata trascorsa dal “fatto” e per il quale non vi è un accertamento definitivo della sua esistenza o della responsabilità dell’imputato, è venuto meno l’interesse dello Stato alla punizione. Credo che chi si voglia qualificare “Avvocato del popolo”, debba conoscere davvero ciò che il Popolo, formato dai cittadini che credono nello Stato e nelle Istituzioni, ogni giorno, può subire; al tempo stesso credo che qualsiasi riforma non possa prescindere dai diritti fondamentali della persona umana, tra i quali, oltre che la Costituzione, la CEDU (Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali: meglio specificare per chi non capisse cosa sia o dovesse confonderlo con il nome di qualche corso privato per esami professionali) sancisce quello di essere giudicati in un tempo ragionevole. La violazione di tale diritto non può, di certo, essere compensata solo con un indennizzo: non può tollerarsi che una persona umana resti sotto processo a vita. L’opportunità di una riforma della disciplina della prescrizione del reato, forse, sarebbe anche potuta essere condivisa ma non, a mio modesto parere, così come è stata prevista ed entrata in vigore che potrà, forse, risultare utile a fini “propagandistici” ed elettorali e per incantare quanti si limitano a guardare il dito e non la luna ma non, di certo, ad assicurare e garantire i diritti dei cittadini.

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Usura bancaria meno grave di quella del “cravattaro”? Sono entrambi crimini che possono causare danni irrisarcibili alla persona (oltre che all’impresa)

Posted by Roberto Di Napoli su 16 novembre 2019

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Qualche anno fa, nel corso di un seminario tecnico-giuridico, un mio amico consulente contabile in materia bancaria disse che la causa di alcuni interrogativi in merito alla verifica dell’usurarietà in materia bancaria fosse, probabilmente, da ricercare nel fatto che la legge, a suo dire, era stata prevista per combattere l’usura criminale in quanto, sosteneva, i danni commessi dal cravattaro non sarebbero paragonabili  a quelli commessi dalla banca.

Per amicizia (e comprendendo la sua buona fede), cercai di mantenere la calma e l’educazione nel replicare. Risposi, così come fermamente credo ancora oggi, che l’usura bancaria non è affatto diversa né meno grave dall’usura del cravattaro ed è, forse, anche per questa ragione, che, con la modifica dell’art. 644 del codice penale intervenuta con la legge n. 108/1996, è stata prevista dal legislatore quale circostanza aggravante. Sono entrambi delitti e si possono manifestare in diverse forme di criminalità. Può, forse, essere diversa la “modalità di esecuzione” del reato. Anzi. La prima (cosiddetta usura bancaria) può manifestarsi in forma ancora più grave in quanto l’usuraio cosiddetto “cravattaro”, spesso, secondo quanto si legge dalla cronaca, commette fatti gravi ai danni della persona o dei beni materiali; “l’usuraio in cravatta“, invece, anche attraverso le segnalazioni illegittime nelle centrali Rischi o l’abuso di strumenti giuridici per ottenere un profitto non dovuto o superiore a quello lecito, può determinare danni irrimediabili e “non risarcibili in forma specifica” impedendo la rinascita dell’impresa e, allo stesso modo di quanto può fare l’usurario cravattaro, determina danni irrisarcibili anche alla persona della vittima compromettendo la sua dignità, la serenità della famiglia, la libertà di iniziativa economica, la salute e la vita. Diverso, ad oggi, è stato, semmai, il coraggio dei politici di affrontare seriamente il fenomeno dell’usura bancaria. A fronte di vari interventi (non solo di carattere normativo) contro l’usura del cravattaro, sono mancati interventi o concrete azioni o dichiarazioni contro “l’usuraio in cravatta”. Al massimo, ci sono state (e ogni tanto si ripetono) dichiarazioni dal sapore di slogan elettorali o iniziative messe nel cassetto e utili, semmai, per essere stampate e distribuite a convegni o comizi. Per capire le cause del silenzio, dell’indifferenza o della mancanza di azioni concrete, bisognerebbe verificare se possano essere essi stesse vittime del sistema bancario, oppure, in vari modi, complici o beneficiari.

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