IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘esaltati’ Category

I “banditi del clima”, i “socialmente pericolosi” e il rovesciamento della realtà

Posted by Roberto Di Napoli su 12 aprile 2008

So cosa si può provare quando si rispetta la legge, quando si pretende l’intervento da parte di chi è istituzionalmente obbligato ad osservarla e farla osservare ed, invece, per colpa o no, si resta privi di tutela.
So anche cosa si può provare quando, con ogni strumento consentito dalla legge, si lotta per la legalità ed, invece, non solo non si è apprezzati ma, addirittura, si è umiliati e trattati come delinquenti abituali, come criminali, come mafiosi o, comunque, peggio degli animali.
Ho letto, una volta, un’ordinanza di misura cautelare personale dove, addirittura, si leggeva, tra le altre motivazioni, che il soggetto sottoposto agli arresti domiciliari era “socialmente pericoloso” anche perché solito frequentare le cancellerie dove depositava istanze di ricusazione o costituzioni in mora contro magistrati.
Ho appreso con soddisfazione ma anche con rabbia quanto capitato, a Brindisi, ad alcuni attivisti di GREENPEACE. Apprezzo ed ho sempre apprezzato l’attività di chi rischia anche con la vita pur di contribuire a tutelare l’ambiente contro potentissime multinazionali o, addirittura, per salvare le balene. Sono deluso per quanto recentemente avvenuto ma, al tempo stesso, felice per l’esito della vicenda.
A fine Novembre 2007, da quanto ho letto su Lecce Prima, gli attivisti noti in tutto il mondo per le loro battaglie, sono stati anche a Brindisi. Avevano pensato, mi pare di capire, di entrare nella centrale a carbone di Cerano, ritenuta inquinante, e, dalla terrazza, calare uno striscione con la scritta “First climate killer in Italy”. Risultato: sono stati colpiti da un’ordinanza che, a chi lotta per la difesa dei diritti di tutti e, in primo luogo per la difesa della salute, a mio avviso, fa male quanto essere colpiti fisicamente. Sono stati ritenuti “socialmente pericolosi” e si è ordinato loro di non avvicinarsi più per i successivi tre anni a Brindisi e dintorni. Non apprezzo per niente provvedimenti simili da parte di chi dovrebbe tutelare l’ordine pubblico. Mi chiedo: si conosce il significato delle parole?
Ho scoperto mesi fa, leggendo gli atti di un fascicolo, che un poliziotto facente funzioni in un Commissariato pugliese presso il quale, non essendo abituato per fortuna a farmi giustizia da solo, mi ero rivolto (e mi rivolgerò sempre ogniqualvolta lo dovessi ritenere imposto dalla legge) e dal quale pretendevo un intervento, ha relazionato scrivendo che, ad una certa ora, si era rivolto un tale (ossia, mio padre) accompagnato da me e che entrambi erano “noti alle forze dell’ordine” (voleva dire che mi conosceva o che sono pregiudicato? Non mi risultano condanne a mio carico!). Ha continuato, poi, scrivendo anche che “(…) il sedicente avvocato Di Napoli (…)”. Sedicente? Attribuisco e cerco sempre di attribuire un significato preciso alle parole per cui, per ora, prendo atto di come sono stato definito.
Ho un desiderio, però, come cittadino: oltre ad un frequente esame sulla salute mentale nei confronti dei giudici (come proposto da un politico), si dovrebbe imporre analogo test ad altri pubblici ufficiali e, soprattutto, a chi, per le funzioni ricoperte, è a contatto con le armi. Si dovrebbe imporre, poi, anche un frequente esame di lingua italiana per evitare che si ferisca anche con la penna.
Sono contento che il provvedimento a carico degli attivisti di Greenpeace sia stato annullato dalla prima sezione del TAR Puglia che, ancora una volta, ha confermato la presenza, in Italia, anche di giudici equilibrati, seri, preparati ed onesti. Consiglio di leggere la notizia pubblicata su Lecce Prima (clicca qui per leggerla) in cui vi sono anche riportati alcuni passi della motivazione dell’interessantissimo provvedimento dei giudici amministrativi. Ho scritto anche un mio brevissimo commento. Roberto Di Napoli

Posted in ambiente, censura, collusioni, conflitti interessi, degrado pubblica amministrazione, eroi, esaltati, fanatici, giustizia giusta, indifferenti, intrecci, lotta alla mafia, mafie, malagiustizia, paese dei balocchi, pazzi, persone straordinarie, porcate, portatori di mafia, riforma ordinamento giudiziario, salento, solidarietà, stato di diritto, storie semplici, vittime | 2 Comments »

Il racket nell’antiracket? Presumo l’innocenza ma ….. il Ministro degli Interni dovrebbe prendere provvedimenti. Basta!

Posted by Roberto Di Napoli su 7 aprile 2008

Ho sempre detto e scritto anche su questo mio blog che non si possono esprimere giudizi se non si conoscono le carte, ossia gli atti. Credo, poi, nella presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva. In alcuni casi, anzi, distinguendo la verità storica da quella giudiziaria, sono ancora più garantista: credo nella presunzione d’innocenza ancora oltre il provedimento giudiziario che ritengo, pur sempre, il risultato di un giudizio umano. Fatta questa premessa, consiglio a tutti (vittime e cittadini) di leggere un bellissimo articolo di Riccardo Bocca su "L’Espresso" n. 13 del 3 Aprile 2008. Mi è piaciuto per più di un motivo: innanzitutto perchè apprezzo il lavoro di chi, con coraggio e con evidente passione per il proprio lavoro, assicura a tutti il diritto-dovere di informare e di essere informati. E’ solo l’informazione, infatti, che, davvero, fa paura a chi cerca di nascondere. In secondo luogo, l’articolo mi è piaciuto perchè il caso narrato e sul quale, da quanto mi è dato capire, vi sono indagini da parte della magistratura, manifesterebbe (sempre se quanto denunciato dovesse trovare conferma nei provvedimenti da parte dei giudici competenti) le mie stesse perplessità e i miei dubbi sull’efficienza della struttura di tutela delle vittime di usura ed estorsione. Le denunce di un imprenditore (oggetto dell’interessante servizio), farebbero capire che un membro del Comitato di solidarietà avrebbe accettato un regalo da parte della vittima, a sua volta consigliata da altri, per ottenere con maggiore celerità la seconda parte del beneficio economico cui aveva diritto (non apprezzo, invece, quanto mi è dato di capire, ossia, che la vittima non avrebbe denunciato se avesse ottenuto l’intero beneficio (?); se dovessi avere capito bene, infatti, in tal caso, l’attuale vittima sarebbe, allora, un potenziale corruttore che non avrebbe denunciato se fosse stato interamente soddisfatto).

Non voglio esprimere alcun commento sulla fondatezza della denuncia perchè ciò non spetta a me nè conosco gli atti processuali. Saranno i giudici a valutare se, davvero, un membro del Comitato di solidarietà per le vittime di usura ed estorsione, ha accettato ….. un regalo. Quale figlio di una vittima e quale legale, però, di certo, non ho visto una particolare professionalità nè nelle prefetture nè nell’apposita struttura centrale che dovrebbe essere di coordinamento oltre che di deliberazione dei benefici previsti dalla normativa. Anzi. Ho visto, anche incontrando altre persone offese dall’estorsione bancaria o leggendo vari provvedimenti, l’annullamento di alcuni atti del Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura (che, per legge, presiede il Comitato di solidarietà). Dalla lettura della normativa (che non brilla, a mio avviso, per chiarezza ma, nemmeno, è così confusa da impedire un’interpretazione secondo i criteri di interpretazione della legge) e dalla campagna pubblicitaria, una vittima è indotta a credere che denunciare l’usuraio e l’estorsore conviene sempre e comunque. La mia famiglia, dopo avere denunciato l’usura e l’estorsione bancaria, aveva chiesto al Comitato di solidarietà di accedere ai benefici tramite l’erogazione del mutuo e dell’elargizione. Aveva chiesto anche che venisse sospesa ogni procedura esecutiva ex art. 20 l. 44/99. Una prima volta, nell’ambito di un processo per usura ed estorsione, il Commissario Straordinario aveva rigettato la domanda (sostenendo, con una tesi, oggi, smentita dai giudici competenti, che il fallito non potesse accedere ai benefici; come dire che se l’usuraio o l’estorsore dicesse "pagami sennò ti faccio fallire e, poi, lo Stato non ti può più aiutare", la vittima dovrebbe pagarlo per non perdere i benefici) e il Prefetto di Lecce negato la sospensione della vendita dei beni tra cui l’abitazione della mia famiglia; una seconda volta, ottenuta la sospensione ex art. 20 l. 44/99 in seguito ai pareri conformi del Presidente del Tribunale e del Prefetto di Roma, il Giudice dell’esecuzione di Gallipoli non ne ha voluto prendere atto determinando, così, il 19 Ottobre 2006 lo sfratto dall’abitazione (quel giorno vigeva, addirittura, il blocco degi sfratti, oltre che la predetta sospensione ex art. 20 l. 44/99). Questa è la tutela delle vittime che ho visto nel caso che ha coinvolto la mia famiglia! Spero che il membro del Comitato e gli altri soggetti coinvolti nell’episodio oggetto dell’articolo su "L’Espresso" siano estranei ai fatti denunciati e lo dimostrino. Ritengo inconcepibile, però, dopo vari servizi dei massmedia su casi paradossali di cui sono state oggetto alcune vittime di usura e, forse, anche "dell’antiusura" e, soprattutto, dopo l’annullamento di alcuni atti emanati dagli organi di quella struttura, che il Ministro degli Interni non prenda provvedimenti volti ad assicurare, innanzitutto, il prestigio e l’immagine di trasparenza di cui deve godere, verso l’opinione pubblica, chi ha delicate funzioni, nonché, al fine di garantire anche  la massima professionalità, serietà ed equilibrio di chi ha il compito istituzionale di offrire tutela e pronta solidarietà alle vittime (sia di usura ed estorsione criminale che bancaria). Finchè continueranno a verificarsi episodi discutibili quanto quelli accaduti finora, io, così come qualsiasi cittadino, potrei pensare che provvedimenti "singolari" possano essere dettati, piuttosto che da una diversa interpretazione delle norme (anche se la professionalità e seria preparazione che, per legge, devono avere gli addetti alla struttura escluderebbero provvedimenti come quelli, poi, annullati dai giudici), dalle "temporanee" fantasie che può esternare chi, secondo quanto ho capito leggendo quel servizio sulla denuncia dell’imprenditore siciliano, avrebbe pure accettato di partecipare a un festino erotico per accelerare la procedura di risarcimento………E, poi, ci dovremmo scandalizzare se una partecipante a Grande Fratello  si fa notare in atteggiamenti "equivoci", solo perchè, quale medico, potrebbe avere leso il prestigio della categoria! Che Paese di mer…..aviglie!!! Roberto Di Napoli

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21 Marzo 2007- 21 marzo 2008. Un anno di vera ricchezza: migliaia di amici in più!

Posted by Roberto Di Napoli su 21 marzo 2008

il blog per la difesa dei diritti civiliL’anno scorso, grazie anche al prezioso aiuto dei miei amici "grafici" Diego, Laura e Antonio, nasceva (anzi facevo nascere) questo mio blog (cliccare qui per leggere il mio primo post). Nel 2007, la data del 21 Marzo coincideva -oltre che con l’inizio della primavera, come quest’anno, a Roma, salutata con la pioggia- con la giornata in memoria delle vittime delle mafie: giornata, quest’anno, anticipata al 15 Marzo. Pur avendo, sin dall’inizio, l’idea di utilizzare questo mega- spazio per scrivere mie piccole considerazioni sulle mafie, sui soprusi ai danni dei più deboli, sulla difesa dei diritti civili, non avrei mai immaginato che, in poco tempo, sarei riuscito a far leggere le mie pur banali opinioni da tante persone che, a loro volta, mi scrivono lasciandomi un messaggio, un commento o, ancora più spesso, email. Sono contento di ricevere manifestazioni di apprezzamento di questo blog -pur così spartano e semplice nella grafica- da parte di tanti che, evidentemente, condividono ciò che penso e s’immedesimano in quanto capitato a me, alla mia famiglia e a chissà quanti altri cittadini. Ho preferito e preferisco non pubblicare – per "buon gusto" e senso del pudore- qualche racconto di soprusi inauditi commessi da "personaggi" simili a quelli che hanno fatto soffrire la mia famiglia. Anzi: paragonandoli, mi rendo conto che non si può mai immaginare fin dove può arrivare la follia umana! Il 26 Settembre 2006, su un quotidiano nazionale (Il Tempo) che dedicò un articolo al mio sciopero della fame e a quanto stava succedendo alla mia famiglia (vittima di usura, estorsione bancaria e, soprattutto, di malagiustizia), dichiarai che quanto verificatosi il giorno prima (ancora non sapevo quanto -di ancora peggio- sarebbe accaduto il 16 Ottobre) non lo avevo mai "(…) visto nè mai letto essere avvenuto in altre epoche e in altri Stati". Ho letto, invece, in questi mesi, quanto accaduto a qualche altra vittima che ha subito, addirittura, offese più gravi paragonabili, secondo me, a quei metodi "subdoli" che, da quanto raccontato sui libri di storia o nei documentari, mi pare siano stati, talvolta, utilizzati soltanto nel regime nazista contro gli oppositori o contro le vittime delle leggi razziali. Si vergogni chi, in qualsiasi veste, ha fatto ingiustificato uso della violenza o della tortura fisica o psichica solo per paura di compromettere la (forse non sempre brillante) carriera oppure, "approfittando del momento", per vendicarsi contro qualche soggetto antipatico (o odiato) o, ancora, seguendo la propria inclinazione a piegarsi e rispondendo alla logica (a volte confusa) del "signorsì", per accontentare il prepotente di turno. Si vergognino tali "personaggi"! Potranno avere goduto qualche ora di gioia ma io (proprio come tante persone civili che, per fortuna, ancora esistono) sono più forte: perchè sono un cittadino e continuerò sempre a credere nella giustizia amministrata dal Giudice terzo ed imparziale; sono e mi ritengo, poi, anche un cristiano per cui credo, voglio e devo credere in quella vera, unica Giustizia amministrata dal Giudice davanti al quale tutti siamo…. citati nel Giorno del Giudizio. Si ricordi, quindi, chiunque, abusando illegittimamente delle proprie prerogative, funzioni o di una determinata situazione, faccia o abbia fatto soffrire  il più debole o, comunque, la persona onesta, che, oltre ad essere un delinquente, è ridicolo. Anzi: è piccolo, piccolo, piccolo! Ci rifletta! Prima o poi, perde! Potrà essere favorito ogni giorno, potrà avere accontentato qualcuno ma …… esiste, pur sempre, il famoso Giudice a Berlino e dovrebbe esserci un Altro Giudice ancora più in Alto: ed è con Lui che, di certo, tutti, faremo i conti!

Sono davvero contento, insomma, di avere conosciuto, tramite il blog, tanti "amici" sparsi in ogni parte d’Italia: molti, come dicevo, vittime di malagiustizia o, comunque, di soprusi. Leggere, scrivere, parlare, confrontarsi, d’altronde, è il peggior dispetto che si possa fare a chi, ogni giorno, tenta di fare del male e di rubare in silenzio. Continui pure (finchè la Giustizia non se ne accorga e lo punisca)! Non riuscirà mai, però, a rubare del tutto o ad impedire la parola: tanto meno le idee delle persone oneste! Roberto Di Napoli

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Parlami d’usura (bancaria), buffone!

Posted by Roberto Di Napoli su 2 marzo 2008

E’ incredibile! Fino a poco tempo fa avevo la convinzione che alcune vicende paradossali in materia di usura e, soprattutto, di quella bancaria si verificassero soltanto in alcuni centri periferici. Credevo che in alcune regioni economicamente più sviluppate (e, a maggior ragione, in quelle dove più numerose sono le industrie e, altrettante, sono state, nell’ultimo decennio, le sentenze contrarie ad alcune "prassi" bancarie), alcune "alchimie" contabili fossero più conosciute e i responsabili puniti più severamente. E, invece, no! Mi è crollato il "mito" di una parte d’Italia ancora "sana" e con un’economia "pulita". Associavo, evidentemente, la presenza di imprese apparentemente floride con la mia ignoranza, in alcune regioni, di "scandali" giudiziari e dell’esistenza, anche lì, dell’estorsione e dell’usura bancaria. Ho conosciuto una straordinaria e bellissima famiglia di Udine che mi onora di amicizia ed affetto e i cui beni, come capitato alla mia famiglia, sono stati toccati dai tentacoli della piovra bancaria e di chi, spesso, la agevola con colpevoli e, forse, interessate omissioni. Leggo, spesso, le affettuose email e i post degli amici di Savona, anch’essi, vittime di ordinaria ingiustizia. Mi ha sconvolto, poi, la storia di Antonella, la giovane, sveglia e intelligentissima architetto di Fermo, vittima di follie che, da quanto mi ha dato modo di capire, piuttosto che essere tutelata, è stata ingiustamente offesa nella dignità della persona (oltre che nella perdita della sua abitazione). A Modena, un’imprenditrice è stata dichiarata fallita nonostante avesse ottenuto la sospensione prevista dall’art. 20 l. 44/99. Emidio, imprenditore di Ascoli Piceno, poi, è stato vittima, come la mia famiglia e come chissà quanti altri, dell’usura ma anche "dell’antiusura" visto che ha dovuto, anche lui, instaurare un giudizio affinchè gli venisse riconosciuto (dal Consiglio di Stato) lo status di usurato bancario e, dunque, il diritto agli stessi benefici previsti per la vittima di usura criminale. Sono stato a Brescia, giorni fa, dove un altro imprenditore è oggetto di richieste di somme non dovute da parte di varie banche e dove, però, a dire il vero, mi pare che i giudici siano molto attenti a tali problematiche dimostrando grande senso di equilibrio. A Milano, come mi è dato di capire leggendo Libero Mercato del 29 Febbraio u.s., un famoso P.M. ha incentivato a denunciare alcune banche. Una signora del Trentino, proprio oggi, mi ha scritto di analoghe vicende di ingiuste pretese da parte di un istituto di credito. A Marsala Ragusa altri imprenditori non dormono la notte per i pensieri dovuti ad analoghe vicende. Pur avendo visto da vicino, anche nella mia famiglia, singolari provvedimenti giudiziari per i quali mi risparmio ogni commento lasciandolo al giudizio dell’opinione pubblica e degli altri giudici (visto che ci sono varie azioni pendenti), devo riconoscere, però, la presenza di tantissimi magistrati preparati, equilibrati ed onesti che, quasi quotidianamente, condannano gli ingiusti comportamenti delle banche e, addirittura, di alcuni loro colleghi. Non sento una voce, però: quella dei politici! Mi farebbe piacere sentire, prima della chiusura delle liste elettorali o nel corso della prossima campagna elettorale, qualche politico (o aspirante tale) che, prendendo atto delle migliaia di persone vittime di usura bancaria e dei provvedimenti (ormai numerosi) che hanno riconosciuto espressamente, senza vergogna, che anche alcune banche hanno commesso il reato di usura (e le vittime devono essere tutelate), dica ai cittadini elettori in che modo intenda essere vicino (oltre che chiedendo il voto); quale disegno di legge intenda presentare per impedire che si ripetano scandali analoghi a quelli di cui sono state vittime varie persone con le loro famiglie (il candidato parlamentare dovrà, soltanto, stare seduto dieci minuti davanti al pc connesso a internet : i soldi per la connessione, tanto, gli verranno rimborsati!);  per impedire, ad esempio, che rappresentanti di istituti di credito possano -una volta iscritti sul registro degli indagati in seguito ad una denuncia che si riveli non manifestamente infondata- oltre che circolare liberamente nel territorio italiano e continuare a percepire lo stipendio milionario, buttare fuori di casa, spacciandosi per creditori in base a titoli invalidi, quei cittadini o imprenditori che li hanno denunciati ma che, a causa della lunghezza dei processi, solo con notevole ritardo ottengono il riconoscimento delle loro ragioni. Ho una sensazione, però: che nessun candidato si permetterà mai di parlare di usura bancaria nè si adopererà seriamente per riforme serie ed efficaci! Perchè ho quest’impressione? Perchè ho letto su un importante quotidiano economico finanziario (ma già lo sapevo) l’indebitamento di vari partiti politici. Può darsi che ho capito male: anzi, lo spero! Desidererei una cosa, però, in ogni caso: che nessun cittadino, nessun funzionario, nessun burocrate, nessun politico il quale abbia, in passato, avuto la possibilità, in qualsiasi modo, (sia esso stato giudice, funzionario statale, prefetto, consigliere di amministrazione di una banca, sindaco, bancario, ecc.) di contrastare il fenomeno ed evitare il pianto di tante vittime, si permetta di candidarsi o di considerarsi "rappresentante" dei cittadini. Si consideri, eventualmente, rappresentante del sistema bancario e ringrazi l’attuale sistema elettorale (non la propria faccia o la professionalità che non ha dimostrato) se dovesse venire eletto! Un consiglio da cittadino- vittima, poi: se dovesse "parlare" in qualche comizio o incontro coi cittadini- elettori, non li illuda! Parli, magari, dell’usura bancaria e cerchi di non fare promesse da marinaio (o da vecchio burocrate) perchè potrebbe arrossire o trovarsi in difficoltà se, per caso, qualche cittadino deluso o qualche vittima, dopo avere raccolto le "figuracce" fatte in precedenza da quell’aspirante politico, le "colpevoli omissioni" ai danni di tante imprese o famiglie e dopo, magari, avere letto qualche recente sentenza, con coraggio, spiegando i motivi (e magari documentandoli), assumendosi, ovviamente, le proprie responsabilità, gli dovesse gridare: "Parlami d’usura bancaria, buffone! E dimmi cosa hai fatto finora e perchè non hai fatto ciò che avevi l’obbligo di fare!" Roberto Di Napoli

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Mio intervento nel corso della trasmissione su “La Tv della Libertà” dedicata alla malagiustizia

Posted by Roberto Di Napoli su 31 gennaio 2008

bannerTVE’ stata una puntata davvero interessante, secondo me, quella dedicata, oggi pomeriggio dalle 14 alle 16,30, da "La Tv della libertà" sulla casta dei giudici e sulla malagiustizia: un raro esempio di trasmissione televisiva dedicata a uno dei problemi principali di questo Paese. Ringrazio la redazione per avermi dato la possibilità di intervenire in diretta e in collegamento telefonico (cliccando sulla puntata del 31 Gennaio nell’"archivio delle puntate" sul sito della Tv della libertà, è presente l’intera trasmissione; oppure è possibile ascoltare il mio intervento è da 01.36.53 in poi). Ospiti della puntata, in studio, tra gli altri, vi erano l’amico e collega avv. Alessio Di Carlo (responsabile di Giustizia Giusta), l’on.le Jole Santelli (ex sottosegretario della Giustizia), l’avv. Tiziana Parenti (ex magistrato del pool Mani Pulite ed ex parlamentare) e Filippo Facci . Nel corso del collegamento, oltre ad un breve cenno su quanto accaduto alla mia famiglia, ho ricordato quelle che, a mio avviso, sono le cause e conseguenze principali  della mancanza di trasparenza nell’amministrazione della Giustizia in Italia e della scarsa fiducia dei cittadini nell’operato di alcuni magistrati: la composizione del CSM, i rapporti di parentela tra alcuni magistrati e alcuni avvocati nello stesso foro, la poca trasparenza in alcune sezioni esecuzioni immobiliari e la necessità di una seria riforma della legge sulla resposabilità civile e disciplinare dei magistrati. Emblematiche le opinioni di comuni cittadini "sulla giustizia" nel corso del servizio mandato in onda durante la trasmissione. Roberto Di Napoli

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No alla “casta” …… ma nemmeno ai “clan”

Posted by Roberto Di Napoli su 27 gennaio 2008

Parlamento
Post pubblicato anche sul sito "Giustizia Giusta" di cui ringrazio la redazione
Il discorso più serio e rispecchiante la triste realtà in cui si trova una parte, pur minima, della "giustizia" italiana pronunciato dall’ormai ex Ministro Mastella, secondo me, è stato proprio quello con cui ha spiegato le ragioni delle sue dimissioni.
Chi ha festeggiato nel sentire le parole “mi dimetto” (tappandosi le orecchie, però, per non ascoltare i motivi) e, successivamente, nell’apprendere la notizia delle misure cautelari adottate nei confronti di numerosi rappresentanti di un partito politico, ha dimostrato la propria immaturità ed ignoranza.
So che, di fronte agli sprechi, agli abusi di una certa classe politica può venire, istintivamente, da gioire quando si è informati di misure drastiche adottate nei confronti di alcuni rappresentanti.
Chi gioisce a priori, senza nemmeno preoccuparsi di riflettere, di riservare il beneficio del dubbio quando non si conoscono “le carte” o gli atti di una complessa vicenda giudiziaria, od, ancora, di osservare la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva, dovrebbe considerare, però, che la privazione della libertà dei rappresentanti di un partito politico, ossia, di una parte di potere (centrale o locale) decretata da rappresentanti un altro potere (o meglio: di un ordine) è legittima e doverosa in presenza di gravi indizi di reato; è preoccupante per le sorti di una democrazia, però, se si dovesse riconoscere, poi, che quegli indizi non c’erano. In questo caso, in quest’ulteriore caso (non dimentichiamoci, infatti, di quei politici assolti all’esito dei processi instaurati negli anni di “Tangentopoli”), chi, oggi, festeggia dovrebbe sapere che la privazione della libertà di chi, in seguito, si scopre innocente significa illegittima privazione delle libertà di ognuno.
Il potere politico (abusi e sprechi a parte) rappresenta (o dovrebbe rappresentare) gli stessi cittadini. E’ per questo, ritengo, che gli arresti che si rivelino, poi, illegittimi nei confronti di chi li rappresenta (o dovrebbe rappresentare) comportano anche la privazione delle loro libertà da parte di chi, a differenza dei politici, non è stato “eletto” ma ha, solo, vinto un concorso ed ha un obbligo (tra gli altri): quello di osservare la legge e di farla osservare, sempre e nei confronti di chiunque. Non “ad orologeria”, dunque; non sulla base di “avversione politica” celata dietro apparenti ragioni di “pericolosità” che mai potrebbero costituire ragioni “giuridicamente rilevanti”.
In una democrazia, la “sistematica” o, comunque, frequente privazione della libertà (di circolazione, di pensiero o di parola) di rappresentanti del potere legislativo che si riveli, poi, carente dei presupposti che l’avevano giustificata, dovrebbe indurre a riflettere se quello stato democratico esista ancora o se, piuttosto, non vi siano i pericoli di una trasformazione o di un regresso in un autentico Regime.
Nella vicenda che ha coinvolto il Ministro della Giustizia e la moglie, non conosco, come non conosce nessun cittadino, gli atti per potermi formare un’opinione né, conseguentemente, per potere brindare per l’efficienza della magistratura o, al contrario, rattristarmi per l’ingiustizia. Per ora, presumo la loro innocenza, così come lo presume la stessa Costituzione.
Fanno schifo gli abusi, gli sprechi da parte di alcuni politici così come da parte di qualsiasi funzionario. Quando diventano “penalmente rilevanti” è giustissimo che ne siano scongiurati -anche con misure cautelari penali o reali- gli ulteriori effetti o l’inquinamento delle prove, che siano puniti con la sanzione più grave e, nei casi consentiti, “neutralizzati” con strumenti quali la confisca del profitto.
La condotta della “casta” dei politici è moralmente discutibile, qualche volta abominevole, altre volte, perfino, illecita e, come tale, perseguibile “d’ufficio”.
Ma è sicuro che quella dei politici sia l’unica casta e che tutti, proprio tutti, i giudici, “nessuno escluso od eccettuato”, siano dei santi?
È sicuro che mai e poi mai nessuno di loro commetterebbe o abbia mai fatto, per se o familiari, favoritismi simili a quelli di cui alcuni politici vengono, quotidianamente, accusati (alcuni, credo, giustamente)?
Se esiste una norma, un precetto che mi obbliga a credere nella "purezza" di tutti i magistrati, dovendo osservare l’ordinamento, quale cittadino, sono disposto a una simile …. professione di fede. L’accetterei come un dogma così come, ritenendomi un credente, un cattolico, un cristiano, credo e devo credere nella Verginità della Madonna. Non mi pare, però, che esista un precetto simile che obblighi a credere che tutti i giudici-persone fisiche siano dotati di analoga virtù. Alcune esperienze, anzi, (ma sono certo che si tratti di casi singolari che non si prestano a generalizzazioni; allo stesso modo per cui non penso che tutti i politici siano delinquenti) mi fanno credere il contrario.
C’è una casta di alcuni politici che accettano, col loro comportamento, il rischio di non essere più votati e di essere mandati a casa (se non in galera).
E’ noto, però, anche che ci sono figli, nipoti, mariti, mogli di alcuni giudici che fanno gli avvocati nello stesso pianerottolo o nello stesso ambiente dove esercita il loro “illustrissimo sig.”…. congiunto.
In una cittadina nella provincia del profondo Sud, c’è un "personaggio" che, la mattina, fa il giudice in una località distante pochi chilometri dal luogo di abituale residenza e, il resto della giornata, abita nello stessa casa dove la figlia dimora ed esercita la professione a tal punto da avere affisso, all’ingresso, la targa dorata. Ma io, ancora, non ho capito: chi abita lì? L’avvocato, il giudice, il giudice che può sembrare faccia anche l’avvocato o l’avvocato che può sembrare faccia anche il giudice (per interposte persone)? Ci sono, poi, alcuni avvocati, parenti di alcuni magistrati, che riescono ad avere agevolmente gli incarichi (assai remunerativi) in curatele, consulenze o assistenza in giudizio nell’ambito di determinate procedure giudiziarie o su mandato di banche od altri enti.
Gli abusi della casta dei politici, allorché si verifichino, è giustissimo che siano puniti con le sanzioni più severe, con le misure cautelari, oltre che con la sanzione inflitta dagli elettori non votando più né loro né il loro partito o movimento.
E gli abusi di quelle, per fortuna, poche -ma sempre preoccupanti- “schegge impazzite”? Chi le giudica, chi le punisce? Esiste la legge sulla responsabilità dei magistrati.
Ma è possibile che, di fronte a tutti quei casi che si qualificano di inescusabile “malagiustizia”, pochissimi giudici, dal 1988 [anno della legge sulla responsabilità civile dei magistrati] ad oggi, siano stati ritenuti colpevoli o puniti con sanzioni più severe di quelle che loro stessi vorrebbero inflitte, talvolta, alle persone comuni per fatti meno gravi?
E’ credibile che i politici siano tutti corrotti o corruttori, tutti mafiosi, "gentaglia" e i giudici, invece, tutti santi, tutti moralmente e giuridicamente onesti, tutti estranei, ai fini di alcune nomine in certi posti, a logiche non dissimili a quelle che si suole definire "politiche"?
Ho conosciuto, conosco, so bene che ci sono giudici integerrimi, onesti e preparatissimi come penso che sia la maggior parte dei magistrati e dei politici.
E’ giusto che ci sia una “pulizia” all’interno della classe politica quando si accertano dei fatti-reato.
La valutazione di fatti discutibili moralmente ma non costituenti reato è sottratta, però, al potere giudiziario: appartiene ad un potere superiore e, cioè, ai cittadini- elettori cui appartiene la sovranità e a cui i giudici non possono, certamente, sostituirsi a pena di determinare la confusione dell’amministrazione della giustizia con l’esercizio del potere legislativo: confusioni del genere appartengono alla Storia e non sono riconosciute né dalla Carta Fondamentale della Repubblica Italiana né, di certo, dalla Costituzione di alcuno Stato che possa definirsi “di diritto”.
Privilegi ed abusi della “casta” dei politici è giusto, ripeto, che siano conosciuti e valutati dai cittadini o giudicati dai magistrati territorialmente competenti, laddove esistano i presupposti per l’instaurazione di un procedimento giudiziario (senza dimenticare che anche le regole di competenza appartengono all’ordinamento e devono essere osservate al fine di garantire, a chiunque, il giudice naturale precostituito per legge).
Ritengo, però, sia altrettanto giusta e improcrastinabile una seria ed efficiente riforma sia dell’ordinamento giudiziario sia della legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Non ci deve essere l’ormai famigerata “casta” ma nemmeno il più lontano sospetto, in nessun luogo, di piccoli “clan” impuniti che godano o possano godere di privilegi moralmente (e in qualche caso, forse, anche giuridicamente) disgustosi, almeno, quanto quelli di cui, oggi, vari politici sono accusati. Roberto Di Napoli

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….ma chi sono questi?

Posted by Roberto Di Napoli su 16 novembre 2007

 

Non capisco niente di calcio (se non che per "segnare un goal" bisogna dare un calcio al pallone tentando di farlo finire nella rete) e ho assitito, di persona, ad una partita solo una volta. Odio e ritengo incredibile la violenza all’interno e fuori dagli stadi. Un gioco che può essere trasformato in guerra o in un “regolamento di conti” da alcuni tifosi che diventano delinquenti. Quando ho appreso la notizia, al telegiornale, della morte del giovane laziale, anch’io ho ritenuto assurda la facilità con cui possano sorgono risse tra tifosi di squadre avversarie. Appena, però, ho appreso che un poliziotto avrebbe sparato all’aria ma che, per un errore, aveva colpito il tifoso, ho ritenuto non meno assurda la facilità con cui professionisti che dovrebbero ben sapere quando e come sparare (dovrebbe essere l’extrema ratio) si lascino "scappare" (sempre involontariamente?) un colpo mortale. Ma non esiste un addestramento? E’ possibile che una pistola vera, un’arma, sia utilizzata con la stessa superficialità di come si utilizzerebbe una pistola ad acqua? Leggo sul penultimo numero di una nota rivista giuridica che l’anno scorso il Tribunale di Milano ha condannato in solido il Ministero degli Interni ed un poliziotto. Il fatto: quest’ultimo (che si assumeva facesse uso di sostanze stupefacenti), mentre faceva un giro in macchina fuori dall’orario di servizio, notava, in una zona malfamata, un’autovettura sospetta. Decideva di avvicinarsi, col finestrino abbassato e con la pistola puntata. Si accorgeva che non vi era alcun pericolo in quanto, all’interno, vi erano due persone che conosceva; pensava, però,  di spaventarle per scherzo (che scherzo!) e, convinto che non ci fosse il colpo in canna, premeva il grilletto. Risultato: due persone ammazzate! (il poliziotto, poi, ovviamente, è stato condannato in solido col Ministero) 

Ho appena letto, su tgcom, la notizia dell’arresto di un dirigente di p.s. di Gorizia. E’ ovvio che tutto va dimostrato per cui essa resta una mera notizia. Il sottotitolo: “è accusato di avere favorito alcuni trafficanti”.

Mi domando: è possibile che dovremmo essere tutelati da soggetti simili? Non tutti sono così (per fortuna) e ci sono tanti eroi: sono d’accordo! Ma come fa un cittadino ad essere convinto di potersi fidare? Non può esserci una selezione più accurata? E poi: è possibile che non ci siano controlli efficaci (anche attraverso test psicoattitudinali), frequenti, al fine di verificare che chi, in ogni momento, è a contatto con armi conservi sempre un equilibrio mentale idoneo? E’ all’esito del primo controllo che andrebbe disposta, eventualmente, la sospensione o destituzione del sospettato! Non quando una persona sia già morta o dopo che sia già divenuto notorio l’ uso di droga: nel primo caso il danno irrimediabile sarebbe già provocato e, nel secondo, sarebbe determinato un pregiudizio non irrilevante: alla fiducia dei cittadini e al decoro delle Istituzioni! Roberto Di Napoli

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