IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘fanatici’ Category

Anche il giudice arrestato va considerato innocente …… ma non più innocente di ogni altro cittadino!

Posted by Roberto Di Napoli su 9 aprile 2010

Mi sembra ovvio che anche questo giudice arrestato debba essere considerato innocente fino a sentenza definitiva. Di certo, però, non di più di un semplice cittadino che, pur privato della libertà e quand'anche accusato di gravi delitti, deve sempre essere considerato, allo stesso modo, innocente fino a condanna definitiva. Ho, poi, una profonda convinzione: credo che ci vorrebbero controlli effettivi nelle sezioni esecuzioni immobiliari dei Tribunali dove, spesso, gravissime denunce da parte di soggetti, a torto o a ragione, esecutati o "falliti" sono state ignorate ed essi, più di una volta, ingiustamente umiliati o ridicolizzati. Ci sono altri Tribunali dove fatti altrettanto gravi sono stati denunciati da anni. Per ora, col rispetto della presunzione di innocenza, ancora una volta, resto, comunque, SENZA PAROLE e con una speranza: che le accuse siano del tutto infondate! Per una ragione, principalmente: per evitare di dovermi convincere, ancora di più, che siamo in un Paese talmente corrotto e che ci possano essere "personaggi" che, affetti da delirio di onnipotenza, approfittino delle funzioni ricoperte per compiere gesta tutt'altro che eroiche nell'ingenua convinzione di essere "potenti" uomini d'affari impunibili o "santi senza peccato"  e il resto del mondo, tutti gli altri cittadini, una massa di incapaci, di delinquenti se non cretini!!! Roberto Di Napoli

Corriere della Sera.it
(04/06/2008) Avrebbero chiesto una tangente di 40mila euro ad una società in cambio di una sentenza favorevole Leggi ancora

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Tangenti, arrestato ex capo della Procura

Posted by Roberto Di Napoli su 14 febbraio 2009

legge uguale x tuttiHo letto la notizia che riporto di seguito. L’adozione del provvedimento cautelare a carico di un ex procuratore, da una parte, conferma (sempre, ovviamente, col rispetto della presunzione d’innocenza) che esistono anche magistrati seri che non hanno remore o pregiudizi nell’indagare (e, perfino, arrestare) colleghi o ex colleghi; dall’altra parte, conferma che non esiste solo la casta dei politici. Oltre un anno fa, su questo mio blog, ho scritto alcune considerazioni e un mio commento ad un post pubblicato sul sito di Beppe Grillo: le avevo inserite in un mio post che avevo intitolato "La politica del nulla? e la giustizia in Italia?" (lo si può leggere cliccando qui). Scrivevo, in sostanza, che non mi meravigliavo se, come affermato dal comico, il politico italiano portasse il figlio in Parlamento per fargli vedere il seggio che gli avrebbe lasciato in eredità: ritenevo (e ritengo) altrettanto discutibili le consulenze affidate da magistrati ai loro parenti o a parenti dei colleghi. Ci sono alcune procedure fallimentari (posso fornire le prove) nelle quali il giudice affida consulenze o mandati difensivi a parenti di suoi stessi …. "amici" (senza che i giudici competenti territorialmente abbiano disposto misure analoghe a quelle adottate a carico dell’ex procuratore di Pinerolo). Ci sono giudici che convivono con mogli, amanti o figli che, indisturbati, esercitano nello stesso pianerottolo. Si cerca, però, tra libri, quotidiani e talk-show, di informare (e ritengo ciò apprezzabile e doveroso) sugli abusi, sui privilegi, sulla vita e sugli intrecci che hanno coinvolto e coinvolgono tanti politici ma non capisco perchè non si informi la gente, allo stesso modo, che insieme a tanti magistrati seri, onesti e preparati, esistono anche alcuni "personaggi" che non si comportano diversamente da quella che viene rappresentata, forse, come  l’unica "casta" esistente o la più scandalosa. L’accusa per la quale è stata disposta la misura cautelare di cui è stata data notizia nell’articolo (sempre se l’arresto, ovviamente, dovesse essere seguito da una condanna definitiva) potrebbe essere solo un esempio!!! Roberto Di Napoli 

Corriere della Sera.it
MILANO -Giuseppe Marabotto, l’ ex capo della Procura di Pinerolo (Torino), è stato arrestato con l’accusa di corruzione avrebbe incassato il 30% dei pagamenti effettuati sulle consulenze da lui disposte. Secondo quanto si è appreso a Milano, le consulenze ammontano a circa 10 milioni di euro e l’ex magistrato avrebbe avuto un ritorno, negli anni, di circa 3 milioni di euro. I pagamenti Leggi ancora

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«Sul carcere decidano tre giudici, non uno». Condivido la proposta ma non basta!

Posted by Roberto Di Napoli su 3 gennaio 2009

Pur non condividendo in pieno, in genere, le proposte del Pd ma auspicando serie riforme della giustizia che non si riducano all’aumento delle risorse economiche o del personale (ritengo ciò, certamente, importante ma non fondamentale dal momento che, a mio avviso, vi sono vari sprechi anche nei Tribunali: dalle perizie, spesso, pagate oltre il giusto dovuto ai termosifoni accesi fino a temperatura tale da far sentire gli utenti ai Tropici …. alla faccia delle vittime della malagiustizia o dei difensori col patrocinio a spese dello Stato che devono attendere anni prima di avere i loro compensi), condivido la recente proposta avanzata da un esponente Pd di istituire un organo collegiale sulle decisioni in tema di misure cautelari personali e spero, vivamente, che venga approvata. Sarebbe una garanzia maggiore per la libertà dei cittadini e non comprendo quale problema possa essere ragionevolmente avanzato per ostacolare tale riforma dell’organo che decide su un diritto fondamentale della persona umana quale è quello della libertà. Ritengo, però, che sia giunta l’ora di affrontare anche altre questioni che possono essere superate solo con una modifica seria della disciplina vigente. Mi riferisco, in particolare, alla modifica dell’attuale legge sulla responsabilità civile del magistrato, alla modifica della disciplina del foro competente territorialmente, ossia, del giudice che deve giudicare quando un collega magistrato è attore o convenuto in un giudizio oppure, nei procedimenti penali, imputato o persona offesa. E’, infatti, a mio avviso, insufficiente a fugare ogni dubbio di imparzialità l’attuale disciplina di cui all’art. 11 c.p.p. secondo cui, in seguito ad una modifica del 1998, a giudicare il magistrato persona offesa o imputato è il Tribunale di un luogo diverso rispetto a quello in cui esercita le funzioni, individuato in quello previsto da una tabella prefissata e invariabile (es: sui magistrati di Roma, competenti sono i giudici di Perugia; su quelli di Catanzaro quelli di Salerno, su quelli di Milano i colleghi di Brescia, ecc.). E’ ovvio, infatti, che, col tempo, la ratio può essere vanificata: a maggior ragione se i distretti in cui ha sede il giudice competente sono vicini e ……. invariabili. Credo che, nell’attuale era di internet e dell’informatica, sarebbe più conforme ad assicurare l’imparzialità e l’apparenza di imparzialità un sistema informatico, ad esempio, che, volta per volta, magari al momento della conoscenza della notitia criminis da parte della polizia giudiziaria o dell’organo inquirente, individui l’autorità giudiziaria competente per territorio cui trasmettere la notitiaOvvio che, in tal caso, dovrebbe costituire indispensabile "corollario" o "appendice" (sempre a garanzia dell’imparzialità) una norma che obblighi, con sanzioni severe in caso di violazione, l’autorità che, per prima, abbia avuto conoscenza del fatto ad aprire il procedimento immediatamente e a richiedere l’individuazione del giudice competente: ciò per evitare che sorga il minimo sospetto che si possa "interrogare" più di una volta il sistema informatico facendo una specie di "forum shopping" Nel sistema vigente, ho apprezzato molto la lettura di un’ordinanza di rimessione degli atti alla Corte Costituzionale con la quale il Tribunale di Ferrara ha, recentemente, sollevato la questione di legittimità costituzionale del vigente art. 11 c.p.p. laddove non prevede che soggetti ad un giudice territorialmente diverso siano anche i parenti del magistrato che esercita funzioni nel luogo dove dovrebbero essere giudicati secondo le norme ordinarie. Spero che la Consulta, accogliendo la questione sollevata, dichiari incostituzionale la norma suddetta. Sarebbe già un ottimo passo in avanti a garanzia dell’immagine di assoluta imparzialità e prestigio di cui la magistratura deve godere presso l’opinone pubblica!!! Sarebbe, poi, correttissimo se, anche in Italia, si imitasse un sistema vigente in uno Stato dove, addirittura, i magistrati appaiono alla cittadinanza lontani da ogni sospetto di parzialità in quanto, dopo un certo numero di anni, vengono trasferiti  in luogo diverso in modo che non possa sorgere alcun rapporto di amicizia che possa destare sospetti. Non credo, però, che questo straordinario sistema possa essere imitato: lo Stato in cui è adottato e descritto da Tommaso Moro circa mezzo millennio fa, infatti, si chiama ……. Utopia.
Nel mio (pur involontario) "status" di cittadino della Repubblica Italiana e, dunque, titolare pro quota  della sovranità di cui all’art. 1 Cost. suggerirò, nei prossimi giorni, a vari politici il mio "pacchetto" di riforme (pur col timore che non venga letto). Roberto Di Napoli

Corriere della Sera.it
ROMA — «Bene, alla fine è stata evitata un’ingiustizia contro Margiotta… Però è arrivata l’ora di affidare le decisioni sulla custodia cautelare a un collegio di magistrati e non più a un solo giudice». Lanfranco Tenaglia, ex magistrato, già consigliere togato del Csm, ora ministro ombra del Pd per la giustizia, ha solidi argomenti per lanciare una proposta al Pdl che potrebbe essereLeggi ancora

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I “banditi del clima”, i “socialmente pericolosi” e il rovesciamento della realtà

Posted by Roberto Di Napoli su 12 aprile 2008

So cosa si può provare quando si rispetta la legge, quando si pretende l’intervento da parte di chi è istituzionalmente obbligato ad osservarla e farla osservare ed, invece, per colpa o no, si resta privi di tutela.
So anche cosa si può provare quando, con ogni strumento consentito dalla legge, si lotta per la legalità ed, invece, non solo non si è apprezzati ma, addirittura, si è umiliati e trattati come delinquenti abituali, come criminali, come mafiosi o, comunque, peggio degli animali.
Ho letto, una volta, un’ordinanza di misura cautelare personale dove, addirittura, si leggeva, tra le altre motivazioni, che il soggetto sottoposto agli arresti domiciliari era “socialmente pericoloso” anche perché solito frequentare le cancellerie dove depositava istanze di ricusazione o costituzioni in mora contro magistrati.
Ho appreso con soddisfazione ma anche con rabbia quanto capitato, a Brindisi, ad alcuni attivisti di GREENPEACE. Apprezzo ed ho sempre apprezzato l’attività di chi rischia anche con la vita pur di contribuire a tutelare l’ambiente contro potentissime multinazionali o, addirittura, per salvare le balene. Sono deluso per quanto recentemente avvenuto ma, al tempo stesso, felice per l’esito della vicenda.
A fine Novembre 2007, da quanto ho letto su Lecce Prima, gli attivisti noti in tutto il mondo per le loro battaglie, sono stati anche a Brindisi. Avevano pensato, mi pare di capire, di entrare nella centrale a carbone di Cerano, ritenuta inquinante, e, dalla terrazza, calare uno striscione con la scritta “First climate killer in Italy”. Risultato: sono stati colpiti da un’ordinanza che, a chi lotta per la difesa dei diritti di tutti e, in primo luogo per la difesa della salute, a mio avviso, fa male quanto essere colpiti fisicamente. Sono stati ritenuti “socialmente pericolosi” e si è ordinato loro di non avvicinarsi più per i successivi tre anni a Brindisi e dintorni. Non apprezzo per niente provvedimenti simili da parte di chi dovrebbe tutelare l’ordine pubblico. Mi chiedo: si conosce il significato delle parole?
Ho scoperto mesi fa, leggendo gli atti di un fascicolo, che un poliziotto facente funzioni in un Commissariato pugliese presso il quale, non essendo abituato per fortuna a farmi giustizia da solo, mi ero rivolto (e mi rivolgerò sempre ogniqualvolta lo dovessi ritenere imposto dalla legge) e dal quale pretendevo un intervento, ha relazionato scrivendo che, ad una certa ora, si era rivolto un tale (ossia, mio padre) accompagnato da me e che entrambi erano “noti alle forze dell’ordine” (voleva dire che mi conosceva o che sono pregiudicato? Non mi risultano condanne a mio carico!). Ha continuato, poi, scrivendo anche che “(…) il sedicente avvocato Di Napoli (…)”. Sedicente? Attribuisco e cerco sempre di attribuire un significato preciso alle parole per cui, per ora, prendo atto di come sono stato definito.
Ho un desiderio, però, come cittadino: oltre ad un frequente esame sulla salute mentale nei confronti dei giudici (come proposto da un politico), si dovrebbe imporre analogo test ad altri pubblici ufficiali e, soprattutto, a chi, per le funzioni ricoperte, è a contatto con le armi. Si dovrebbe imporre, poi, anche un frequente esame di lingua italiana per evitare che si ferisca anche con la penna.
Sono contento che il provvedimento a carico degli attivisti di Greenpeace sia stato annullato dalla prima sezione del TAR Puglia che, ancora una volta, ha confermato la presenza, in Italia, anche di giudici equilibrati, seri, preparati ed onesti. Consiglio di leggere la notizia pubblicata su Lecce Prima (clicca qui per leggerla) in cui vi sono anche riportati alcuni passi della motivazione dell’interessantissimo provvedimento dei giudici amministrativi. Ho scritto anche un mio brevissimo commento. Roberto Di Napoli

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21 Marzo 2007- 21 marzo 2008. Un anno di vera ricchezza: migliaia di amici in più!

Posted by Roberto Di Napoli su 21 marzo 2008

il blog per la difesa dei diritti civiliL’anno scorso, grazie anche al prezioso aiuto dei miei amici "grafici" Diego, Laura e Antonio, nasceva (anzi facevo nascere) questo mio blog (cliccare qui per leggere il mio primo post). Nel 2007, la data del 21 Marzo coincideva -oltre che con l’inizio della primavera, come quest’anno, a Roma, salutata con la pioggia- con la giornata in memoria delle vittime delle mafie: giornata, quest’anno, anticipata al 15 Marzo. Pur avendo, sin dall’inizio, l’idea di utilizzare questo mega- spazio per scrivere mie piccole considerazioni sulle mafie, sui soprusi ai danni dei più deboli, sulla difesa dei diritti civili, non avrei mai immaginato che, in poco tempo, sarei riuscito a far leggere le mie pur banali opinioni da tante persone che, a loro volta, mi scrivono lasciandomi un messaggio, un commento o, ancora più spesso, email. Sono contento di ricevere manifestazioni di apprezzamento di questo blog -pur così spartano e semplice nella grafica- da parte di tanti che, evidentemente, condividono ciò che penso e s’immedesimano in quanto capitato a me, alla mia famiglia e a chissà quanti altri cittadini. Ho preferito e preferisco non pubblicare – per "buon gusto" e senso del pudore- qualche racconto di soprusi inauditi commessi da "personaggi" simili a quelli che hanno fatto soffrire la mia famiglia. Anzi: paragonandoli, mi rendo conto che non si può mai immaginare fin dove può arrivare la follia umana! Il 26 Settembre 2006, su un quotidiano nazionale (Il Tempo) che dedicò un articolo al mio sciopero della fame e a quanto stava succedendo alla mia famiglia (vittima di usura, estorsione bancaria e, soprattutto, di malagiustizia), dichiarai che quanto verificatosi il giorno prima (ancora non sapevo quanto -di ancora peggio- sarebbe accaduto il 16 Ottobre) non lo avevo mai "(…) visto nè mai letto essere avvenuto in altre epoche e in altri Stati". Ho letto, invece, in questi mesi, quanto accaduto a qualche altra vittima che ha subito, addirittura, offese più gravi paragonabili, secondo me, a quei metodi "subdoli" che, da quanto raccontato sui libri di storia o nei documentari, mi pare siano stati, talvolta, utilizzati soltanto nel regime nazista contro gli oppositori o contro le vittime delle leggi razziali. Si vergogni chi, in qualsiasi veste, ha fatto ingiustificato uso della violenza o della tortura fisica o psichica solo per paura di compromettere la (forse non sempre brillante) carriera oppure, "approfittando del momento", per vendicarsi contro qualche soggetto antipatico (o odiato) o, ancora, seguendo la propria inclinazione a piegarsi e rispondendo alla logica (a volte confusa) del "signorsì", per accontentare il prepotente di turno. Si vergognino tali "personaggi"! Potranno avere goduto qualche ora di gioia ma io (proprio come tante persone civili che, per fortuna, ancora esistono) sono più forte: perchè sono un cittadino e continuerò sempre a credere nella giustizia amministrata dal Giudice terzo ed imparziale; sono e mi ritengo, poi, anche un cristiano per cui credo, voglio e devo credere in quella vera, unica Giustizia amministrata dal Giudice davanti al quale tutti siamo…. citati nel Giorno del Giudizio. Si ricordi, quindi, chiunque, abusando illegittimamente delle proprie prerogative, funzioni o di una determinata situazione, faccia o abbia fatto soffrire  il più debole o, comunque, la persona onesta, che, oltre ad essere un delinquente, è ridicolo. Anzi: è piccolo, piccolo, piccolo! Ci rifletta! Prima o poi, perde! Potrà essere favorito ogni giorno, potrà avere accontentato qualcuno ma …… esiste, pur sempre, il famoso Giudice a Berlino e dovrebbe esserci un Altro Giudice ancora più in Alto: ed è con Lui che, di certo, tutti, faremo i conti!

Sono davvero contento, insomma, di avere conosciuto, tramite il blog, tanti "amici" sparsi in ogni parte d’Italia: molti, come dicevo, vittime di malagiustizia o, comunque, di soprusi. Leggere, scrivere, parlare, confrontarsi, d’altronde, è il peggior dispetto che si possa fare a chi, ogni giorno, tenta di fare del male e di rubare in silenzio. Continui pure (finchè la Giustizia non se ne accorga e lo punisca)! Non riuscirà mai, però, a rubare del tutto o ad impedire la parola: tanto meno le idee delle persone oneste! Roberto Di Napoli

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Mio intervento nel corso della trasmissione su “La Tv della Libertà” dedicata alla malagiustizia

Posted by Roberto Di Napoli su 31 gennaio 2008

bannerTVE’ stata una puntata davvero interessante, secondo me, quella dedicata, oggi pomeriggio dalle 14 alle 16,30, da "La Tv della libertà" sulla casta dei giudici e sulla malagiustizia: un raro esempio di trasmissione televisiva dedicata a uno dei problemi principali di questo Paese. Ringrazio la redazione per avermi dato la possibilità di intervenire in diretta e in collegamento telefonico (cliccando sulla puntata del 31 Gennaio nell’"archivio delle puntate" sul sito della Tv della libertà, è presente l’intera trasmissione; oppure è possibile ascoltare il mio intervento è da 01.36.53 in poi). Ospiti della puntata, in studio, tra gli altri, vi erano l’amico e collega avv. Alessio Di Carlo (responsabile di Giustizia Giusta), l’on.le Jole Santelli (ex sottosegretario della Giustizia), l’avv. Tiziana Parenti (ex magistrato del pool Mani Pulite ed ex parlamentare) e Filippo Facci . Nel corso del collegamento, oltre ad un breve cenno su quanto accaduto alla mia famiglia, ho ricordato quelle che, a mio avviso, sono le cause e conseguenze principali  della mancanza di trasparenza nell’amministrazione della Giustizia in Italia e della scarsa fiducia dei cittadini nell’operato di alcuni magistrati: la composizione del CSM, i rapporti di parentela tra alcuni magistrati e alcuni avvocati nello stesso foro, la poca trasparenza in alcune sezioni esecuzioni immobiliari e la necessità di una seria riforma della legge sulla resposabilità civile e disciplinare dei magistrati. Emblematiche le opinioni di comuni cittadini "sulla giustizia" nel corso del servizio mandato in onda durante la trasmissione. Roberto Di Napoli

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No alla “casta” …… ma nemmeno ai “clan”

Posted by Roberto Di Napoli su 27 gennaio 2008

Parlamento
Post pubblicato anche sul sito "Giustizia Giusta" di cui ringrazio la redazione
Il discorso più serio e rispecchiante la triste realtà in cui si trova una parte, pur minima, della "giustizia" italiana pronunciato dall’ormai ex Ministro Mastella, secondo me, è stato proprio quello con cui ha spiegato le ragioni delle sue dimissioni.
Chi ha festeggiato nel sentire le parole “mi dimetto” (tappandosi le orecchie, però, per non ascoltare i motivi) e, successivamente, nell’apprendere la notizia delle misure cautelari adottate nei confronti di numerosi rappresentanti di un partito politico, ha dimostrato la propria immaturità ed ignoranza.
So che, di fronte agli sprechi, agli abusi di una certa classe politica può venire, istintivamente, da gioire quando si è informati di misure drastiche adottate nei confronti di alcuni rappresentanti.
Chi gioisce a priori, senza nemmeno preoccuparsi di riflettere, di riservare il beneficio del dubbio quando non si conoscono “le carte” o gli atti di una complessa vicenda giudiziaria, od, ancora, di osservare la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva, dovrebbe considerare, però, che la privazione della libertà dei rappresentanti di un partito politico, ossia, di una parte di potere (centrale o locale) decretata da rappresentanti un altro potere (o meglio: di un ordine) è legittima e doverosa in presenza di gravi indizi di reato; è preoccupante per le sorti di una democrazia, però, se si dovesse riconoscere, poi, che quegli indizi non c’erano. In questo caso, in quest’ulteriore caso (non dimentichiamoci, infatti, di quei politici assolti all’esito dei processi instaurati negli anni di “Tangentopoli”), chi, oggi, festeggia dovrebbe sapere che la privazione della libertà di chi, in seguito, si scopre innocente significa illegittima privazione delle libertà di ognuno.
Il potere politico (abusi e sprechi a parte) rappresenta (o dovrebbe rappresentare) gli stessi cittadini. E’ per questo, ritengo, che gli arresti che si rivelino, poi, illegittimi nei confronti di chi li rappresenta (o dovrebbe rappresentare) comportano anche la privazione delle loro libertà da parte di chi, a differenza dei politici, non è stato “eletto” ma ha, solo, vinto un concorso ed ha un obbligo (tra gli altri): quello di osservare la legge e di farla osservare, sempre e nei confronti di chiunque. Non “ad orologeria”, dunque; non sulla base di “avversione politica” celata dietro apparenti ragioni di “pericolosità” che mai potrebbero costituire ragioni “giuridicamente rilevanti”.
In una democrazia, la “sistematica” o, comunque, frequente privazione della libertà (di circolazione, di pensiero o di parola) di rappresentanti del potere legislativo che si riveli, poi, carente dei presupposti che l’avevano giustificata, dovrebbe indurre a riflettere se quello stato democratico esista ancora o se, piuttosto, non vi siano i pericoli di una trasformazione o di un regresso in un autentico Regime.
Nella vicenda che ha coinvolto il Ministro della Giustizia e la moglie, non conosco, come non conosce nessun cittadino, gli atti per potermi formare un’opinione né, conseguentemente, per potere brindare per l’efficienza della magistratura o, al contrario, rattristarmi per l’ingiustizia. Per ora, presumo la loro innocenza, così come lo presume la stessa Costituzione.
Fanno schifo gli abusi, gli sprechi da parte di alcuni politici così come da parte di qualsiasi funzionario. Quando diventano “penalmente rilevanti” è giustissimo che ne siano scongiurati -anche con misure cautelari penali o reali- gli ulteriori effetti o l’inquinamento delle prove, che siano puniti con la sanzione più grave e, nei casi consentiti, “neutralizzati” con strumenti quali la confisca del profitto.
La condotta della “casta” dei politici è moralmente discutibile, qualche volta abominevole, altre volte, perfino, illecita e, come tale, perseguibile “d’ufficio”.
Ma è sicuro che quella dei politici sia l’unica casta e che tutti, proprio tutti, i giudici, “nessuno escluso od eccettuato”, siano dei santi?
È sicuro che mai e poi mai nessuno di loro commetterebbe o abbia mai fatto, per se o familiari, favoritismi simili a quelli di cui alcuni politici vengono, quotidianamente, accusati (alcuni, credo, giustamente)?
Se esiste una norma, un precetto che mi obbliga a credere nella "purezza" di tutti i magistrati, dovendo osservare l’ordinamento, quale cittadino, sono disposto a una simile …. professione di fede. L’accetterei come un dogma così come, ritenendomi un credente, un cattolico, un cristiano, credo e devo credere nella Verginità della Madonna. Non mi pare, però, che esista un precetto simile che obblighi a credere che tutti i giudici-persone fisiche siano dotati di analoga virtù. Alcune esperienze, anzi, (ma sono certo che si tratti di casi singolari che non si prestano a generalizzazioni; allo stesso modo per cui non penso che tutti i politici siano delinquenti) mi fanno credere il contrario.
C’è una casta di alcuni politici che accettano, col loro comportamento, il rischio di non essere più votati e di essere mandati a casa (se non in galera).
E’ noto, però, anche che ci sono figli, nipoti, mariti, mogli di alcuni giudici che fanno gli avvocati nello stesso pianerottolo o nello stesso ambiente dove esercita il loro “illustrissimo sig.”…. congiunto.
In una cittadina nella provincia del profondo Sud, c’è un "personaggio" che, la mattina, fa il giudice in una località distante pochi chilometri dal luogo di abituale residenza e, il resto della giornata, abita nello stessa casa dove la figlia dimora ed esercita la professione a tal punto da avere affisso, all’ingresso, la targa dorata. Ma io, ancora, non ho capito: chi abita lì? L’avvocato, il giudice, il giudice che può sembrare faccia anche l’avvocato o l’avvocato che può sembrare faccia anche il giudice (per interposte persone)? Ci sono, poi, alcuni avvocati, parenti di alcuni magistrati, che riescono ad avere agevolmente gli incarichi (assai remunerativi) in curatele, consulenze o assistenza in giudizio nell’ambito di determinate procedure giudiziarie o su mandato di banche od altri enti.
Gli abusi della casta dei politici, allorché si verifichino, è giustissimo che siano puniti con le sanzioni più severe, con le misure cautelari, oltre che con la sanzione inflitta dagli elettori non votando più né loro né il loro partito o movimento.
E gli abusi di quelle, per fortuna, poche -ma sempre preoccupanti- “schegge impazzite”? Chi le giudica, chi le punisce? Esiste la legge sulla responsabilità dei magistrati.
Ma è possibile che, di fronte a tutti quei casi che si qualificano di inescusabile “malagiustizia”, pochissimi giudici, dal 1988 [anno della legge sulla responsabilità civile dei magistrati] ad oggi, siano stati ritenuti colpevoli o puniti con sanzioni più severe di quelle che loro stessi vorrebbero inflitte, talvolta, alle persone comuni per fatti meno gravi?
E’ credibile che i politici siano tutti corrotti o corruttori, tutti mafiosi, "gentaglia" e i giudici, invece, tutti santi, tutti moralmente e giuridicamente onesti, tutti estranei, ai fini di alcune nomine in certi posti, a logiche non dissimili a quelle che si suole definire "politiche"?
Ho conosciuto, conosco, so bene che ci sono giudici integerrimi, onesti e preparatissimi come penso che sia la maggior parte dei magistrati e dei politici.
E’ giusto che ci sia una “pulizia” all’interno della classe politica quando si accertano dei fatti-reato.
La valutazione di fatti discutibili moralmente ma non costituenti reato è sottratta, però, al potere giudiziario: appartiene ad un potere superiore e, cioè, ai cittadini- elettori cui appartiene la sovranità e a cui i giudici non possono, certamente, sostituirsi a pena di determinare la confusione dell’amministrazione della giustizia con l’esercizio del potere legislativo: confusioni del genere appartengono alla Storia e non sono riconosciute né dalla Carta Fondamentale della Repubblica Italiana né, di certo, dalla Costituzione di alcuno Stato che possa definirsi “di diritto”.
Privilegi ed abusi della “casta” dei politici è giusto, ripeto, che siano conosciuti e valutati dai cittadini o giudicati dai magistrati territorialmente competenti, laddove esistano i presupposti per l’instaurazione di un procedimento giudiziario (senza dimenticare che anche le regole di competenza appartengono all’ordinamento e devono essere osservate al fine di garantire, a chiunque, il giudice naturale precostituito per legge).
Ritengo, però, sia altrettanto giusta e improcrastinabile una seria ed efficiente riforma sia dell’ordinamento giudiziario sia della legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Non ci deve essere l’ormai famigerata “casta” ma nemmeno il più lontano sospetto, in nessun luogo, di piccoli “clan” impuniti che godano o possano godere di privilegi moralmente (e in qualche caso, forse, anche giuridicamente) disgustosi, almeno, quanto quelli di cui, oggi, vari politici sono accusati. Roberto Di Napoli

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….ma chi sono questi?

Posted by Roberto Di Napoli su 16 novembre 2007

 

Non capisco niente di calcio (se non che per "segnare un goal" bisogna dare un calcio al pallone tentando di farlo finire nella rete) e ho assitito, di persona, ad una partita solo una volta. Odio e ritengo incredibile la violenza all’interno e fuori dagli stadi. Un gioco che può essere trasformato in guerra o in un “regolamento di conti” da alcuni tifosi che diventano delinquenti. Quando ho appreso la notizia, al telegiornale, della morte del giovane laziale, anch’io ho ritenuto assurda la facilità con cui possano sorgono risse tra tifosi di squadre avversarie. Appena, però, ho appreso che un poliziotto avrebbe sparato all’aria ma che, per un errore, aveva colpito il tifoso, ho ritenuto non meno assurda la facilità con cui professionisti che dovrebbero ben sapere quando e come sparare (dovrebbe essere l’extrema ratio) si lascino "scappare" (sempre involontariamente?) un colpo mortale. Ma non esiste un addestramento? E’ possibile che una pistola vera, un’arma, sia utilizzata con la stessa superficialità di come si utilizzerebbe una pistola ad acqua? Leggo sul penultimo numero di una nota rivista giuridica che l’anno scorso il Tribunale di Milano ha condannato in solido il Ministero degli Interni ed un poliziotto. Il fatto: quest’ultimo (che si assumeva facesse uso di sostanze stupefacenti), mentre faceva un giro in macchina fuori dall’orario di servizio, notava, in una zona malfamata, un’autovettura sospetta. Decideva di avvicinarsi, col finestrino abbassato e con la pistola puntata. Si accorgeva che non vi era alcun pericolo in quanto, all’interno, vi erano due persone che conosceva; pensava, però,  di spaventarle per scherzo (che scherzo!) e, convinto che non ci fosse il colpo in canna, premeva il grilletto. Risultato: due persone ammazzate! (il poliziotto, poi, ovviamente, è stato condannato in solido col Ministero) 

Ho appena letto, su tgcom, la notizia dell’arresto di un dirigente di p.s. di Gorizia. E’ ovvio che tutto va dimostrato per cui essa resta una mera notizia. Il sottotitolo: “è accusato di avere favorito alcuni trafficanti”.

Mi domando: è possibile che dovremmo essere tutelati da soggetti simili? Non tutti sono così (per fortuna) e ci sono tanti eroi: sono d’accordo! Ma come fa un cittadino ad essere convinto di potersi fidare? Non può esserci una selezione più accurata? E poi: è possibile che non ci siano controlli efficaci (anche attraverso test psicoattitudinali), frequenti, al fine di verificare che chi, in ogni momento, è a contatto con armi conservi sempre un equilibrio mentale idoneo? E’ all’esito del primo controllo che andrebbe disposta, eventualmente, la sospensione o destituzione del sospettato! Non quando una persona sia già morta o dopo che sia già divenuto notorio l’ uso di droga: nel primo caso il danno irrimediabile sarebbe già provocato e, nel secondo, sarebbe determinato un pregiudizio non irrilevante: alla fiducia dei cittadini e al decoro delle Istituzioni! Roberto Di Napoli

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