IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘portatori di mafia’ Category

21 Marzo 2007- 21 marzo 2008. Un anno di vera ricchezza: migliaia di amici in più!

Posted by Roberto Di Napoli su 21 marzo 2008

il blog per la difesa dei diritti civiliL’anno scorso, grazie anche al prezioso aiuto dei miei amici "grafici" Diego, Laura e Antonio, nasceva (anzi facevo nascere) questo mio blog (cliccare qui per leggere il mio primo post). Nel 2007, la data del 21 Marzo coincideva -oltre che con l’inizio della primavera, come quest’anno, a Roma, salutata con la pioggia- con la giornata in memoria delle vittime delle mafie: giornata, quest’anno, anticipata al 15 Marzo. Pur avendo, sin dall’inizio, l’idea di utilizzare questo mega- spazio per scrivere mie piccole considerazioni sulle mafie, sui soprusi ai danni dei più deboli, sulla difesa dei diritti civili, non avrei mai immaginato che, in poco tempo, sarei riuscito a far leggere le mie pur banali opinioni da tante persone che, a loro volta, mi scrivono lasciandomi un messaggio, un commento o, ancora più spesso, email. Sono contento di ricevere manifestazioni di apprezzamento di questo blog -pur così spartano e semplice nella grafica- da parte di tanti che, evidentemente, condividono ciò che penso e s’immedesimano in quanto capitato a me, alla mia famiglia e a chissà quanti altri cittadini. Ho preferito e preferisco non pubblicare – per "buon gusto" e senso del pudore- qualche racconto di soprusi inauditi commessi da "personaggi" simili a quelli che hanno fatto soffrire la mia famiglia. Anzi: paragonandoli, mi rendo conto che non si può mai immaginare fin dove può arrivare la follia umana! Il 26 Settembre 2006, su un quotidiano nazionale (Il Tempo) che dedicò un articolo al mio sciopero della fame e a quanto stava succedendo alla mia famiglia (vittima di usura, estorsione bancaria e, soprattutto, di malagiustizia), dichiarai che quanto verificatosi il giorno prima (ancora non sapevo quanto -di ancora peggio- sarebbe accaduto il 16 Ottobre) non lo avevo mai "(…) visto nè mai letto essere avvenuto in altre epoche e in altri Stati". Ho letto, invece, in questi mesi, quanto accaduto a qualche altra vittima che ha subito, addirittura, offese più gravi paragonabili, secondo me, a quei metodi "subdoli" che, da quanto raccontato sui libri di storia o nei documentari, mi pare siano stati, talvolta, utilizzati soltanto nel regime nazista contro gli oppositori o contro le vittime delle leggi razziali. Si vergogni chi, in qualsiasi veste, ha fatto ingiustificato uso della violenza o della tortura fisica o psichica solo per paura di compromettere la (forse non sempre brillante) carriera oppure, "approfittando del momento", per vendicarsi contro qualche soggetto antipatico (o odiato) o, ancora, seguendo la propria inclinazione a piegarsi e rispondendo alla logica (a volte confusa) del "signorsì", per accontentare il prepotente di turno. Si vergognino tali "personaggi"! Potranno avere goduto qualche ora di gioia ma io (proprio come tante persone civili che, per fortuna, ancora esistono) sono più forte: perchè sono un cittadino e continuerò sempre a credere nella giustizia amministrata dal Giudice terzo ed imparziale; sono e mi ritengo, poi, anche un cristiano per cui credo, voglio e devo credere in quella vera, unica Giustizia amministrata dal Giudice davanti al quale tutti siamo…. citati nel Giorno del Giudizio. Si ricordi, quindi, chiunque, abusando illegittimamente delle proprie prerogative, funzioni o di una determinata situazione, faccia o abbia fatto soffrire  il più debole o, comunque, la persona onesta, che, oltre ad essere un delinquente, è ridicolo. Anzi: è piccolo, piccolo, piccolo! Ci rifletta! Prima o poi, perde! Potrà essere favorito ogni giorno, potrà avere accontentato qualcuno ma …… esiste, pur sempre, il famoso Giudice a Berlino e dovrebbe esserci un Altro Giudice ancora più in Alto: ed è con Lui che, di certo, tutti, faremo i conti!

Sono davvero contento, insomma, di avere conosciuto, tramite il blog, tanti "amici" sparsi in ogni parte d’Italia: molti, come dicevo, vittime di malagiustizia o, comunque, di soprusi. Leggere, scrivere, parlare, confrontarsi, d’altronde, è il peggior dispetto che si possa fare a chi, ogni giorno, tenta di fare del male e di rubare in silenzio. Continui pure (finchè la Giustizia non se ne accorga e lo punisca)! Non riuscirà mai, però, a rubare del tutto o ad impedire la parola: tanto meno le idee delle persone oneste! Roberto Di Napoli

Posted in amici veri, caste, censura, clan, collusioni, comitato solidarietà vittime us, degrado pubblica amministrazione, egoismo, eroi, esaltati, estorsione, fanatici, giorno del giudizio, giustizia giusta, idioti, indifferenti, informazione, intrecci, lotta alla mafia, mafie, malagiustizia, paese dei balocchi, pazzi, porcate, portatori di mafia, racket, radicali, regolamento di conti, responsabilità magistrati, salento, solidarietà, stato di diritto, storie semplici, tortura e pena di morte, usura, usura ed estorsione bancaria, vittime | 4 Comments »

A Lecce convegno con ospiti, tra cui Caselli, su legalità e usura. Ma, in 3 ore, nemmeno un cenno a quella bancaria.

Posted by Roberto Di Napoli su 17 febbraio 2008

 ….. e si nega un breve intervento ad alcune vittime
Il problema dell’usura bancaria non è una “follia” di alcuni poveri disperati o di alcuni dissidenti. Basta scrivere qualche parola su un qualsiasi motore di ricerca per rendersi conto di quante siano le vittime. La Procura di Palmi ha richiesto il rinvio a giudizio di vari rappresentanti di istituti di credito. Il Tribunale di Napoli ha rigettato, l’anno scorso, una richiesta di archiviazione con un’interessante ordinanza con la quale si è stabilito che anche le commissioni di massimo scoperto devono essere conteggiate ai fini del calcolo del tasso effettivo. Il Consiglio di Stato ha, espressamente, riconosciuto l’esistenza dell’usura bancaria. Se ne parla, insomma, in ogni parte d’Italia. Ne hanno parlato anche imprenditori-vittime, nei mesi scorsi, su organi di informazione nazionali tra cui Striscia la Notizia, il TG5, La Tv della Libertà.
A Lecce, negli ultimi anni, ci sono state svariate denunce per usura ed estorsione bancaria. Ma la magistratura salentina mi pare che sia stata, con i rappresentanti di alcune banche, se non indulgente, certamente non adeguata a ristabilire la legalità.
A Lecce l’usura bancaria, forse, non esiste.
Questa, almeno, mi pare l’impressione che possa avere avuto un qualsiasi ospite dell’incontro tenutosi, a Lecce, lo scorso venerdì 15 Febbraio.
Da un incontro che si è chiamato “convegno” sulla “cultura della legalità e sullo sviluppo del territorio”, mi sarei aspettato qualche insegnamento sulla legalità.
Ho constatato, invece, ancora una volta, quanto, a Lecce, sia difficile parlare. Ancora prima dell’inizio, alcuni agenti delle Forze dell’Ordine, andando incontro a mio padre (vittima di usura bancaria) si sono preoccupati di precisargli che non erano previsti interventi e che c’erano “persone importanti” (non ho capito: il cittadino, invece, è me….. meno importante?).
Alla fine dell’incontro sono stato io a chiedere di poter dire qualche parola.
Mi spiace ammetterlo ma un convegno sull’usura e sulla legalità in cui si nega la parola ad una vittima che chieda di raccontare una testimonianza, anche per soli 3 minuti e alla fine del convegno, secondo me, ha poco a che fare con l’usura e con la legalità.
La cultura della legalità non potrà mai radicarsi, né a Lecce né in qualsiasi paese del mondo, finché chi pensi di poterla insegnare non accetti la cultura del dialogo, del rispetto delle idee di chi, assumendosi la responsabilità, voglia rappresentarle.
Dopo tre ore di convegno in cui si è esposto l’esiguo numero di denunce, nelle provincia di Lecce, per estorsione ed usura e la necessità di stimolare i giovani a tornare nel Salento, alla fine, prima che i relatori si alzassero in piedi, ho alzato la mano per chiedere di potere raccontare una mia testimonianza in soli 3 minuti.
Avrei spiegato perché, a mio avviso, i giovani come me non tornano nel Salento e perché le imprese non denunciano.
Se mi fosse stato permesso, inoltre, avrei raccontato al dott. Caselli, illustre ospite del convegno, quanto capitato alla mia famiglia dopo che mio padre ha denunciato, a Lecce, gli appalti truccati; dopo avere ricevuto minacce e dopo essere stato gambizzato; dopo essere stata, a Lecce, in conseguenza dell’attentato, processata la vittima e dopo che questa ha dovuto rinunciare alla prescrizione e all’amnistia per farsi processare e far accertare la genuinità delle registrazioni delle minacce con la conseguente (ovvia) assoluzione: ma anche con la misteriosa impunità dei responsabili del tentato omicidio.
Avrei, però, principalmente, raccontato al dott. Caselli come può capitare, a Lecce, che un imprenditore, prima, denunci (a volte anche pubblici ufficiali), poi, di conseguenza, sia denunciato dagli stessi destinatari delle denunce per, poi, essere assolto.
Ciò potrebbe rispondere, in qualche caso e in qualsiasi luogo, ad una strategia processuale dell’inquisito.
Può, però, secondo me, avere un preoccupante significato e rispondere ad una logica che (parafrasando una celebre frase di Leonardo Sciascia in uno dei suoi capolavori) approssimativamente potrei definire mafiosa quando diventa “sistema”, ossia, quando vi sono rappresentanti di Istituzioni che ciò permettono (e che perciò, talvolta, gioiscono).
Avrei, in sostanza, accennato a quanto capitato alla mia famiglia che -oltre ai fatti sopra accennati- a causa delle denunce per usura ed estorsione presentate, oltre dieci anni fa, da mio padre, imprenditore leccese, contro i rappresentanti di tre banche ha subito le conseguenze di una sentenza di fallimento richiesta ed ottenuta proprio dagli indagati-imputati ed emessa da un collegio di cui un membro (vi è prova documentale) era mutuatario della stessa banca che chiedeva il fallimento.
Avrei raccontato di come, a Lecce, questi ultimi siano stati, in un primo momento, prosciolti col tasso d’interesse (accertato dalla Procura) fino al 292%; di come un giudice civile abbia svenduto un patrimonio di svariati milioni di euro pur essendo controparte del “fallito” in altri giudizi; di come quasi tutte le cause avviate da o contro la procedura fallimentare siano state affidate ad avvocati legati da vari rapporti di parentela con gli stessi magistrati; di come la vittima (ancora oggi costretta a camminare con le stampelle a causa dell’attentato di vent’anni fa), l’anno scorso, dopo avere ottenuto, a Roma (dove pendeva un processo contro alcuni degli imputati), sia da parte del Prefetto sia del Presidente del Tribunale sia del Procuratore della Repubblica il parere conforme richiesto dall’art. 20 l. 44/99 affinché godesse della sospensione per 300 giorni, la medesima vittima sia stata sbattuta fuori casa, con la sua famiglia, proprio dalle stesse Forze dell’Ordine e dal giudice che ha disatteso quei pareri con motivazione, a mio avviso, alquanto “singolare” (clicca qui per leggere il relativo post).
Verso le 20, 30, alzando la mano alla fine del convegno, avevo chiesto solamente 3 minuti.
Non erano, però, previsti interventi!!!
Non avendo il microfono, dalla platea, al fine di spiegare al dott. Caselli i motivi per i quali intendevo parlare anche soltanto 3 minuti, sono stato costretto a rappresentarli in piedi e a voce alta (pubblicherò nelle prossime ore il file audio), tono che chi mi conosce sa bene che non mi contraddistingue.
Mentre parlavo, è intervenuto un rappresentante di un’associazione antiusura locale che ha continuato condividendo, evidentemente, quanto stavo per dire; poi, anche se per pochi secondi, mio padre.
Ringrazio il dott. Caselli per la pazienza, per il senso dello Stato e del dialogo che ha dimostrato nel sentirci lo stesso.
Non erano, di certo, queste le “modalità espositive” che, sia io che mio padre, avremmo voluto. Sentir dire, però,  da alti rappresentanti dell’amministrazione della Giustizia e del Ministero degli Interni che, a Lecce, le denunce per usura ed estorsione sono troppo poche (!!!) ferisce chi, proprio per avere denunciato, cammina, da 20 anni, con le stampelle e vede i presunti responsabili dell’attentato liberi e felici; chi, dopo avere denunciato i responsabili di usura ed estorsione bancaria, ha ottenuto la distruzione dell’impresa e la perdita (almeno di fatto, considerato che le vendite sono state impugnate) della casa; chi, in 20 anni, non solo ha sempre denunciato ma è sempre stato abbandonato e calpestato dallo Stato.
Illustre dott. Caselli, il Consiglio di Stato, oltre 2 mesi fa, ha espressamente riconosciuto che la vittima di usura bancaria subisce danni che devono essere considerati di rilevanza giuridica pari a quelli patiti dalla vittima criminale.
Nel convegno si è parlato e si sarebbe dovuto parlare di cultura della legalità e di “sviluppo del territorio”: ma non stupisce un convegno in cui, in circa tre ore, si permette ad un relatore di dilungarsi, oltre mezz’ora, per parlare, perfino, dell’estorsione commessa ai danni del contadino e "degli strumenti agricoli" mentre, non solo non si accenna –nemmeno per un secondo- all’usura o estorsione bancaria, ma, addirittura, non si consente di parlare, alla fine, ad un ospite, ad un giovane familiare di una vittima?
E’ questa la cultura della legalità?
Beh, non mi pare che sia la cultura del dialogo, del confronto e del rispetto delle idee altrui che sono indispensabili prima di parlare di legalità!
Che fretta c’era, a Lecce, il 15 Febbraio verso le 20, 30, per negare la parola (anche solo per qualche minuto) agli ospiti disponibili a raccontare una testimonianza?
Un piccolo consiglio da un giovane: la prossima volta che la invitano a Lecce, ricordi agli organizzatori –come Lei soltanto potrà insegnare e ricordare- che, a Palermo, la mafia, finora, si è cercato di combatterla, finanche, con le veglie notturne!
 
Un relatore ha detto che bisogna dare ai giovani, a coloro che hanno scelto di lavorare lontano, gli stimoli per tornare nel Salento.
Dopo quello che è capitato alla mia famiglia e finché non avrò ottenuto giustizia, non avverto un simile desiderio e il convegno a cui –casualmente- ho assistito mi è sembrato, piuttosto, l’ennesima e inutile passerella.
Ho una precisa idea di cosa siano i convegni e di cosa siano i monologhi. La conserverò gelosamente dopo avere constatato che, in un convegno sull’usura, sulla legalità e sullo sviluppo delle imprese, nessuno degli illustri relatori –con altissime competenze giuridiche- abbia fatto un cenno sull’usura bancaria pur non potendo ignorare che il Consiglio di Stato ne ha riconosciuto l’esistenza. E’, a mio avviso, un’offesa alle vittime di usura ed estorsione e, forse, anche a quei giovani, come me, che, ancora di più, vedendosi negata la parola, si fanno una precisa idea di come, ancora oggi, a Lecce si pretenda di insegnare la legalità senza dimostrarsi particolarmente sensibili al rispetto delle opinioni altrui.
Ho la speranza, comunque, che il Presidente della Camera di Commercio -che, a dire il vero, prima di salutarci ha ringraziato me e mio padre per il contributo di idee- mantenga fede alla promessa fattaci di organizzare un convegno sul tema dell’usura bancaria aperto all’intervento di tutti gli interessati.
Verranno gli stessi relatori? Sono convinto che il dott. Caselli, considerata la sua storia oltre che il suo noto senso delle Istituzioni, non farà mancare la sua presenza. Roberto Di Napoli

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Seduta straordinaria del Comitato di solidarietà. Anche la solidarietà è straordinaria?

Posted by Roberto Di Napoli su 8 gennaio 2008

Il post seguente è stato pubblicato anche sul sito di Emidio Orsini, sul sito laconoscenzarendeliberi e sul mio blog nello spazio di Radio Radicale-Fai Notizia

Uno dei miei tanti desideri per quest’anno appena iniziato è che si prenda atto dell’insufficiente tutela delle vittime di usura ed estorsione bancaria e che si ponga rimedio a quanto subito da queste ultime, in vari casi, per un’errata interpretazione della normativa. Il 2007 si è concluso con l’importante riconoscimento, anche da parte del Consiglio di Stato, dell’usura bancaria e, precisamente, con l’annullamento del decreto con cui il Comitato di solidarietà aveva ritenuto che la vittima di usura bancaria fosse meritevole di benefici di minore entità rispetto alla persona offesa dall’usura criminale. E’ agevole comprendere l’importanza del provvedimento. E’ inconcepibile, tuttavia, a mio avviso, che una struttura appositamente istituita per agevolare le vittime e i cui componenti si presume siano dotati di esperienza ed eccellente preparazione giuridica possa perseverare nell’errore. La mia famiglia -e, precisamente, mio padre-, come più volte scritto su questo blog, sin dal 14 Febbraio 2006 ha domandato l’accesso al Fondo di solidarietà e sin dal 16 Marzo 2006 aveva ottenuto la sospensione ex art. 20 l. 44/99 di ogni procedura esecutiva (azionata, tra l’altro, unicamente, dagli imputati di usura ed estorsione bancaria) (cliccare qui per leggere il provvedimento del Prefetto). A distanza di quasi due anni non si è vista l’ombra di un beneficio, di un minimo aiuto, di un centesimo. Gli unici vantaggi, forse, li avranno ottenuti gli imputati favoriti, finora, da vari organi (pendono, anche per questi,  procedimenti civili e penali davanti ai giudici competenti). La vittima, infatti, non ha ottenuto nemmeno la sospensione ex art. 20 l. 44/99 e i suoi beni continuano ad essere venduti (in una procedura, ripeto, i cui unici istanti sono gli stessi imputati).

Ho appreso che oggi, presso la Prefettura di Ascoli Piceno, ci dovrebbe essere una seduta straordinaria del Comitato di solidarietà per le vittime di usura ed estorsione. Emidio Orsini, l’imprenditore che era stato discriminato quale vittima di usura bancaria, ha diffuso una lettera aperta a Lauro,  Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, che ho letto e invito a leggere (per leggerla, basta cliccare qui).

Nel caso che ha coinvolto la mia famiglia, il motivo per cui non è stato erogato un centesimo dovrebbe essere la pendenza di una procedura fallimentare (la cui sentenza, tra l’altro, non è definitiva) ottenuta, ripeto ancora una volta, dagli imputati. A prescindere da alcune pronunce giurisprudenziali che, in casi analoghi, hanno riconosciuto, invece, la persona offesa, ugualmente meritevole dei benefici, un’interpretazione preclusiva dei benefici a favore della vittima "fallita" determinerebbe, secondo me, uno "stravolgimento" della normativa la cui ratio, come noto, è quella di incentivare le denunce offrendo tutela alle persone offese ed aiutandole a reinserirsi nell’economia legale. Si dovrebbe, allora, rettificare la nota campagna pubblicitaria nel senso che avevo già formalmente suggerito, l’anno scorso, al Comitato di solidarietà qualora avessero ritenuto, la procedura fallimentare instaurata dagli imputati, ostativa alla concessione dei benefici. Avevo suggerito, in pratica, di rettificare lo slogan "Denuncia l’usuraio. Ti conviene" con una precisazione, del tipo, ad esempio: "…ma se l’usuraio ti minaccia di farti fallire, pagalo perchè, altrimenti, lo Stato non ti aiuta". Mi pare che un’interpretazione del genere sia poco conforme all’ordinamento vigente e spero che i componenti del Comitato se ne rendano conto perchè, come si suol dire, "errare humanum est, perseverare diabolicum".

Riporto di seguito il testo del mio comunicato inviato ad Emidio Orsini e ad alcuni organi di informazione.

"In merito alla lettera aperta pubblicata da Emidio Orsini sul proprio sito internet e inoltrata ai mass media, non posso che condividere i paradossi messi in evidenza dall’imprenditore-vittima di usura.

Ritengo assurda e indegna di un Paese civile la mancata o, comunque, inefficiente tutela delle vittime di usura ed estorsione bancaria (constatata, purtroppo, anche dalla mia famiglia a causa dei fatti estorsivi ed usurari commessi dalle banche contro mio padre ed accertati dalle competenti Procure della Repubblica; il 6 Novembre scorso, è stato dedicato, alla vicenda, un servizio da parte di TG5 – Indignato Speciale).

Ritengo ancora più inconcepibile che una costosa struttura appositamente istituita per agevolare le vittime e la cui normativa indica, in maniera molto chiara, gli unici requisiti affinché queste ultime possano usufruire dei benefici le abbia, finora, abbandonate.

Il Comitato di solidarietà, anche nei casi più disperati, ossia, in presenza di una vittima o loro familiari con seri problemi di salute (come mio padre, imprenditore con le stampelle da vent’anni a causa di un attentato) e con l’ufficiale giudiziario e le Forze dell’ordine fuori la porta per sbatterli fuori casa, non ha dimostrato maggiore celerità ed efficienza nel fornire ausilio ai malcapitati.

E’scandaloso pensare di potere giustificare le sofferenze subite dalle vittime -pur in possesso dei requisiti previsti dalla legge per accedere al Fondo e agli ulteriori benefici- attraverso una diversa interpretazione della normativa che, poi, come ha avuto modo di accertare più di una volta la giurisprudenza, tra cui, il Consiglio di Stato nell’ambito del procedimento instaurato da Orsini, si è rivelata errata.

Nel caso di Di Napoli, l’imprenditore leccese titolare di un patrimonio di oltre ventimilioni di euro (già vittima di un attentato che lo costringe tuttora a camminare con le stampelle) a cui carico pende una procedura fallimentare instaurata unicamente dagli attuali imputati di usura ed estorsione e diretta da un magistrato che è anche controparte –in altri giudizi- del “fallito”, la vittima ha richiesto l’accesso al Fondo di solidarietà sin dal 14 Febbraio 2006. Il successivo 14 Marzo 2006 aveva ottenuto, sia da parte del Prefetto di Roma che da parte del Presidente del Tribunale e del Procuratore della Repubblica di Roma (nella capitale pende un processo per estorsione a carico dei responsabili di una banca), il parere conforme per potere beneficiare della sospensione per trecento giorni, ex art. 20 l. 44/99, di ogni procedura esecutiva a suo carico incluso lo sfratto dall’abitazione venduta (tra l’altro illegittimamente e avverso la quale pende ricorso per cassazione).

Di Napoli, invece, nonostante, sin dal 15 Settembre 2006, avesse invitato formalmente il Commissario Straordinario, il Comitato di solidarietà e il Ministero degli Interni a far rispettare la suddetta sospensione, il 19 Ottobre 2006 veniva sbattuto fuori casa dopo che essa fosse stata invasa, per oltre 7 ore, da oltre una decina di Carabinieri e agenti di Polizia diretti dal Commissario di P.S. : tutto ciò, inoltre, in pendenza dell’allora vigente decreto legge di blocco degli sfratti.

Dal 19 ottobre 2006 nessun membro del Comitato né tanto meno il Commissario Straordinario hanno fornito il minimo ausilio alla vittima che, perciò, è già determinato a rivolgersi ai giudici competenti al fine di domandare il risarcimento dei danni subiti per avere confidato nell’aiuto da parte dello Stato.

Non escludo che il Comitato di solidarietà cerchi di giustificare la propria inerzia con interpretazioni simili a quelle già smentite dalla giurisprudenza.

Con riferimento alla sospensione ex art. 20 l. 44/99 si fraintende, a mio avviso, il significato della sentenza della Corte Costituzionale n. 457/2005. La Consulta, infatti, si è limitata ad espungere dalla suddetta norma l’aggettivo “favorevole” al fine di evitare che il parere del prefetto vincoli l’autorità giudiziaria a cui soltanto –come riconosciuto dal giudice delle leggi- spetta la decisione finale. Si verificava, infatti, in passato, che il prefetto, con un suo parere “favorevole”, sospendesse le procedure esecutive pendenti a carico della vittima di usura o estorsione malgrado il parere contrario del Presidente del Tribunale. La Corte Costituzionale, tuttavia, non ha censurato il resto della norma che, in nessuna parte, richiede l’ulteriore parere del Giudice dell’Esecuzione.

In seguito al parere del Prefetto che, dopo la sentenza 457/2005 della Consulta, deve, pertanto, essere conforme a quello del Presidente del Tribunale, la sospensione per trecento giorni ex art. 20 l. 44/99, a mio avviso, si dovrebbe ritenere operante ope legis, ossia, per legge senza l’ulteriore –e non previsto- provvedimento del Giudice dell’Esecuzione il quale non può che prendere atto del beneficio intervenuto dichiarando, così, sospesa la procedura. L’art. 624 c.p.c., d’altronde, già consente a qualunque “esecutato” di richiedere, in presenza di gravi motivi, la sospensione dell’esecuzione.

E’ difficile comprendere a cosa servirebbe la norma di cui all’art. 20 l. 44/99 se l’esecutato- vittima, invece, per potere ottenere una sospensione –peraltro per un tempo limitato- debba richiedere, prima, il parere del Prefetto, poi, quest’ultimo, quello del Presidente del Tribunale e, nel caso essi siano conformi, rivolgersi al Giudice dell’esecuzione per ottenere un provvedimento che si sarebbe potuto ottenere con lo strumento previsto dall’art. 624 cod. proc. civ. .

Non escludo che nel “caso Di Napoli” il Comitato di solidarietà e il Commissario giustifichino l’inerzia anche con la presenza di una procedura fallimentare. Vero è che, però, la giurisprudenza ha già riconosciuto che le somme spettanti alla vittima di usura ed estorsione a titolo di elargizione non rientrano nell’attivo fallimentare. E’ la stessa legge, d’altronde, che, a mio avviso, escluderebbe una simile interpretazione preclusiva dei benefici.

In ogni caso, negare –finchè dura la procedura fallimentare- i benefici ad un imprenditore che non ha voluto soddisfare le pretese estorsive avanzate da chi, proprio per tali pretese, dopo essere stato denunciato, ha richiesto ed ottenuto una sentenza di fallimento (in un giudizio sommario che, come noto, non offre le garanzie della “cognizione piena”), secondo me, equivale a dire: “Denuncia l’usuraio, ti conviene” “se, però, ti minacciano il fallimento, pagalo altrimenti lo Stato non ti aiuta”.

Il Ministro degli Interni, a mio avviso, dovrebbe esaminare con attenzione quanto finora verificatosi e denunciato dalle vittime valutando le giustificazioni ed interpretazioni finora date dal Comitato alla luce di quanto, invece, previsto dalla legge e riconosciuto dalla giurisprudenza. Dovrebbe, quindi, anche per rispetto delle vittime, adottare ogni misura che dovesse rendersi opportuna a carico di coloro che dovessero ritenersi incompatibili con le delicate funzioni ricoperte nonché disporre serie indagini –anche di carattere ispettivo- per verificare eventuali responsabilità di chiunque, a qualsiasi titolo, possa avere aggravato i già compromessi diritti della vittima molti dei quali riconosciuti inviolabili anche dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (Luigi Di Napoli –esiste un video- il 19 Ottobre 2006, in pendenza della sospensione, in seguito al rifiuto dei medici del 118, fu trascinato fuori dalla sua casa, disteso sul divano e sconvolto per i dolori, dagli stessi agenti delle Forze dell’Ordine; il Comitato di solidarietà è rimasto in inspiegabile silenzio). Roberto Di Napoli"                                         
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L’informazione “fai da te” delle vittime

Posted by Roberto Di Napoli su 30 dicembre 2007

20 Settembre 2005 sit-in di solidarietà e protesta in favore di una famiglia vittima di usura ed estorsioneDa circa un anno ho scoperto le svariate possibilità offerte da internet “a chi vuole parlare”. Il mondo dei blog viene criticato, a volte ingiustamente, per le sciocchezze che, a volte, si scrivono. Ma ciò è fisiologico in una democrazia. Spetta a chi legge o a chi ascolta “discernere”. Credo che sia, però, ancora peggio non avere la possibilità di parlare e di farsi sentire: soprattutto nei momenti più difficili. I blog, i siti internet, i quotidiani on line sono un’enorme ricchezza. Servono anche per conoscere ed essere informati su ciò che, per mille motivi (a volte giustificati, a volte meno “nobili”), i media tradizionali (radio, televisione, giornali) tacciono. Pur avendo, ciascuno, l’obbligo di non varcare i limiti imposti a tutela dell’onore e della reputazione altrui (visto che, in Italia, esistono ancora i cd. reati d’opinione), ritengo che le possibilità concesse dalla rete costituiscano la vera attuazione del diritto alla libera manifestazione del pensiero sancito dall’art. 21 della Costituzione. Chi non comprende l’importanza di questa risorsa –o non ne fa buon uso- deve sapere che se, un giorno, volesse far conoscere un dramma oppure un’idea o i motivi di una protesta, non è per niente facile, in mancanza di internet e di qualsivoglia strumento d’informazione, manifestare “il proprio pensiero” pubblicamente, al di fuori del proprio condominio. Se, poi, ci sono “fattori esterni” cui può dare fastidio una determinata voce o il contenuto, ci si accorgerà che dovrà lottare anche per potere parlare.

Fino all’anno scorso, volevo anche io far conoscere il dramma che stava vivendo la mia famiglia. Pensavo –e ne ho avuto conferma negli ultimi mesi- che la paradossale vicenda potesse servire anche per far capire quanto fosse –e sia- inefficiente il “sistema dell’antiusura” a causa, probabilmente, anche della scarsa informazione determinata, in molti casi, dalla rassegnazione delle vittime o dalla complessità di alcune vicende.

Tipica la risposta di molti giornalisti contattati telefonicamente (pur cavandomela col pc non conoscevo la potenza del mondo dei blog, delle email e dei quotidiani on line): “Mi mandi una sintesi e la ricontattiamo”. Tipica anche la risposta di parlamentari o giornalisti che avevo motivo di credere più sensibili (alcuni amici, d’altronde, sono come gli ombrelli: quando ti servono non li trovi mai): “Roberto, fammi una sintesi che la “giro” a chi si occupa di vicende simili”. Insomma: avevo capito che nessuno se ne sarebbe occupato. E’ probabile che, secondo il loro ragionamento, “la vittima calpestata dalla “malagiustizia” non fa più notizia”.

Qualcuno può pensare che, siccome l’art. 21 della Costituzione sancisce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, chiunque, soprattutto in modo pacifico, possa scendere in mezzo alla strada con un cartellone. Invece, no. Neppure questo è scontato. Per essere “in regola” bisogna avvertire la Questura in anticipo: tre giorni prima, mi pare. Il 20 Settembre 2005, con l’aiuto di un mio amico collega che, più volte, aveva manifestato per la tutela delle vittime della strada, avevo iniziato a capire come si organizzi un sit-in. In quella circostanza, però, avevo avuto il tempo di avvertire la Questura, di stampare i manifesti e di procurarmi catene per incatenarmi simbolicamente. Prima lezione: se vuoi manifestare sotto qualche Palazzo (sede di qualche Istituzione) è difficile che la Questura ti autorizzi a stazionare –pure se sei solo o, comunque, in modo pacifico- a distanza inferiore a cento- duecento metri.

Come fai a farti notare da chi, talvolta, non vede le cose nemmeno con la lente d’ingrandimento? Questo ancora non l’ho capito. Protestai, con alcuni amici colleghi, in Via Arenula a distanza di vari metri dal Ministero della Giustizia (credo ancora nelle istituzioni e non condivido l’espressione di un comico che l’ha ribattezzato Ministero di Casta e Ingiustizia). Non ero ancora pratico di internet per cui soltanto Telenorba riprese il sit-in mandando in onda un servizio.

L’anno scorso, invece, a Settembre, il tempo correva veloce e volevo far conoscere quello che stava per capitare a Gallipoli. Volevo manifestare subito, senza, però, violare la legge e facendo conoscere il motivo della mia determinazione. Non facevo in tempo a farmi stampare i manifesti per cui mi armai di carta velina bianca, pennarelli, spago gommato e cartone. Iniziai lo sciopero della fame informando dei motivi vari giornali. Una giornalista de “Il Tempo” mi telefonò chiedendomi informazioni più dettagliate e, con grande pazienza, appuntò i punti principali della assurda vicenda. In pochissimi minuti e, tra l’altro, per telefono, la giornalista –pur non avendo fatto studi giuridici- comprese le assurdità della vicenda giudiziaria provocata dalle pretese di usurai ed estorsori “dai colletti bianchi”: per due giorni consecutivi, il quotidiano dedicò un servizio ed ebbi la prova dell’errore che avevo commesso ritenendo “più sensibili” coloro i quali avevo contattato precedentemente.

Ho imparato, poi, dicevo, che, se una persona vuole manifestare sotto la sede di qualche Istituzione, oltre a dovere informare la Questura con vari giorni d’anticipo (se non vuole incorrere in una contravvenzione), non può posizionarsi nelle immediate vicinanze. Esempio: volendo protestare sotto al Quirinale, la Questura mi avrebbe consentito il sit- in solo all’angolo tra Via del Mazzarino e via del Quirinale, ossia, in un posto perfetto per non farsi vedere nemmeno dai passanti; per protestare, invece, sotto al Ministero della Giustizia, il limite massimo di distanza è “Piazza Cadorna”, uno slargo su Via Arenula distante almeno cento metri dal Ministero. Insomma: ritenevo ridicolo ed inutile manifestare in un posto dove nessuno mi avrebbe ca…. capito! Rinunciai.

Non capisco come si possa conciliare il termine di preavviso con un’esigenza – come nel mio caso- che può sorgere da un momento all’altro. Una persona potrebbe essere vittima del più grande abuso e, ciononostante, subire i limiti alla libera manifestazione del pensiero. Quale ragione di ordine pubblico può prevalere nel caso di un sit-in organizzato con poche persone –se non da solo- sorvegliate da agenti col mitra? Niente da fare: bisogna avvisare con anticipo.

In meno di un anno, dopo avere fatto lo sciopero della fame e da quando ho creato questo mio modesto blog, della mia vicenda (sia pure in maniera sintetica e senza evidenziare molti altri abusi) si sono occupati giornali nazionali, telegiornali locali e nazionali e vari siti internet.

Ho letto su Panorama on line, in un articolo che invito a leggere (vi è anche un mio commento), che, grazie anche ad internet e ai blog, la magistratura ha aperto un’inchiesta sfociata, finora, nel rinvio a giudizio di vari poliziotti accusati di avere provocato la morte di Federico Aldovrandi; sempre attraverso i blog si è offerto sostegno a molte altre vittime. L’indifferenza, quindi, vince se prevale il silenzio. Chi legge alcune storie su internet è difficile, però, che resti a guardare o che cambi …… indirizzo. Interessante anche lo spazio “virtuale” concesso da Radio Radicale in cui chiunque, aprendo un blog, può “fare notizia” o, addirittura, quello su Tocque-villela città dei liberi”. Per non parlare delle infinite possibilità, per i professionisti e, soprattutto, per gli avvocati, di aggiornarsi.

Alcuni temono che internet possa fare perdere il contatto con la realtà o che chi navighi si affezioni alle amicizie virtuali isolandosi dal mondo reale. Nel mio piccolo, grazie anche alla maggiore facilità nel far conoscere la mia esperienza attraverso questo blog, in meno di un anno, ho conosciuto e fatto vera amicizia con alcuni allievi del prof. Franco Tritto a cui i miei amici hanno dedicato un sito straordinario degno di una persona, altrettanto, straordinaria (lo dimostra il ricordo che hanno conservato gli allievi); ho conosciuto (e spero, presto, di conoscerli anche personalmente) il gruppo di amici di Savona vittime, anch’essi, di un’ordinaria ingiustizia; Emidio Orsini che considero un “alleato” nella lotta contro l’usura bancaria; un commercialista di Sora, anch’esso vittima di usura ed estorsione bancaria; ho conosciuto, poi, anche la tragedia raccontata, nel suo sito, da Antonella, anch’essa vittima di usura e isolata dallo Stato; Franca Corradini che, pur non avendo avuto, ancora, il piacere di conoscerla personalmente, ha dedicato, al mio caso e a quello di tante altre vittime di usura, una puntata della sua trasmissione radio oltre a vari articoli sul blog “laconoscenzarendeliberi”; altri, ancora, continuando a leggere le mie –forse, a volte, banali e ripetitive- considerazioni mi fanno compagnia e hanno aumentato il numero dei miei veri amici. E’ dell’informazione, forse, che ha paura chi tenta di limitare i blog con appositi disegni di legge o chi, qualche volta, ha impedito ai giornalisti di assistere a vari abusi. Roberto Di Napoli

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Tanti auguri (ai miei amici e ad ogni vittima) e, con la speranza di un cambiamento, tanti auguri scomodi (ad altri soggetti)

Posted by Roberto Di Napoli su 24 dicembre 2007

Roma, Natale 2007, Piazza San PietroNon so se si tratti di una mia sensazione personale, oppure, se sia normale che capiti a chi ha avuto la "fortuna" di subire, almeno una volta nella vita, tristi giornate: a me, però, il Natale non riempie più di gioia. Anzi: mi rattrista. Non capisco come si possa, in Italia, conciliare una Festività che dovrebbe essere ricca di significati con l’indifferenza quotidiana che, puntualmente, (anche, a volte, nelle famiglie) riprende dopo le feste.

Il mio pensiero e, soprattutto, i miei veri e sinceri auguri, vanno a chiunque soffre, a chi, ogni giorno, viene ignorato o calpestato. E’ chiaro che, immedesimandomi, principalmente, nelle vittime di usura e di estorsione e immaginando con quali pensieri vivano le "feste", è a loro, innanzitutto, che mi sento vicino.

In meno di un mese, giornali, telegiornali, siti internet e Striscia la Notizia hanno affrontato il tema dell’usura e della mancata tutela delle vittime. Il 6 Novembre, in particolare, TG5 ha dedicato un servizio sull’assurda vicenda di cui è vittima la mia famiglia che, dopo essere stata sbattuta fuori casa pur in presenza della sospensione ex art. 20 l. 44/99 (in seguito ad una vendita illegittima per molteplici motivi, disposta in una procedura instaurata unicamente dagli imputati ed, ovviamente, oggetto di impugnazione nelle competenti sedi), non ha ricevuto nemmeno un centesimo dell’elargizione prevista dallo Stato. Probabile motivo? Un’errata interpretazione della normativa da parte degli organi competenti: vedremo, quindi, cosa diranno i giudici!

La settimana scorsa, Striscia La Notizia ha dedicato un servizio sulla vicenda che vede coinvolta un’ imprenditrice la quale, dopo avere ottenuto, da parte del Prefetto di Modena e del Presidente del Tribunale, i pareri previsti dall’art. 20 l. 44/99 (normativa antiusura ed antiracket) per potere godere della sospensione per 300 giorni delle vendite giudiziarie, delle scadenze di rate di mutui e dei termini esecutivi (la stessa sospensione calpestata nel caso che ha coinvolto la mia famiglia), è stata dichiarata “fallita”.

Pochi giorni fa, infine, sempre “Striscia La Notizia” si è occupata del caso di Emidio Orsini, l’imprenditore anch’esso vittima di usura bancaria, che ha ottenuto, da parte del Consiglio di Stato, il riconoscimento delle proprie ragioni e, d’altra parte, la smentita della bizzarra interpretazione da parte del Comitato di solidarietà che aveva tentato di sostenere una differenziazione della vittima di usura bancaria rispetto all’usura criminale.

Questi casi sono stati portati a conoscenza grazie alla pazienza e alla professionalità di chi, come i giornalisti del TG5 e di Striscia la Notizia, ha ritenuto opportuno informare in merito a tali vicende paradossali.

Nel caso che coinvolge la mia famiglia così come, sicuramente, negli altri casi, non si è persa, ancora, la voglia di combattere. Tante vittime, però, hanno preferito mollare tutto! Qualcuno, poi, ha subito la perdita più grande: la vita.

Penso che se chi ha la responsabilità della tutela delle vittime (non solo, di certo, il Comitato di solidarietà) avesse una minima idea di quali siano i sacrifici, i disagi materiali cui è sottoposta la vittima di usura ed estorsione (di quella bancaria e di quella criminale), le umiliazioni e le sofferenze, i procedimenti andrebbero più spediti e non si verificherebbero le “fini” interpretazioni giuridiche puntualmente smentite dalla giurisprudenza (su Puglia Live è stato pubblicato, il 20 Dicembre u.s., un mio comunicato “E’ emergenza….. antiusura”).

Mi chiedo, insomma: si ha un’idea di ciò che può accadere ad una vittima

Nel caso che ha coinvolto la mia famiglia, così come in tanti altri casi ai danni di persone ancora più sfortunate, chi si è preoccupato, finora, di conoscere lo stato di salute o di sapere se i miei familiari avessero bisogno di qualcosa in attesa della definizione di quel procedimento a tutela delle vittime che, per legge, dovrebbe esaurirsi in pochi mesi ma che lo Stato, dopo avere incentivato a denunciare, ha dimostrato di non essere in grado di controllare?

Chi si preoccupa di tutte quelle vittime che stanno soffrendo in silenzio, che non hanno più lacrime, che hanno perso la speranza di vedere un aiuto magari anche convinte che l’usura bancaria non esista o sia diversa e meno grave di quella criminale (così come si voleva far credere prima del recente parere del Consiglio di Stato) o che, addirittura, hanno rinunciato a lottare (se non, addirittura, a vivere) pensando che se sono state dichiarate “fallite” su istanza degli stessi imputati non potranno ricevere i benefici dello Stato (così come sembrerebbe da un’altra singolare interpretazione di un Comitato che non mi pare sia stato, in molti casi, “di solidarietà”)?

Qualcuno potrebbe pensare che, tanto, così come noi, tutte le vittime, se hanno interesse, possono rivolgersi al giudice e, oltre a vedere puniti gli estorsori o gli usurai, avere i benefici richiesti dalla legge. Non è così, invece, a mio avviso: non può ragionare in questo modo chi ha il potere-dovere di applicare la normativa interpretandola in conformità ai vigenti canoni ermeneutici e, prima ancora, considerando che “in claris non fit interpretatio.

Tante persone non hanno la possibilità di attendere, a fronte di singolari interpretazioni, l’ulteriore riconoscimento, da parte dei giudici, di ciò che emerge chiaramente dalla normativa. La gente deve lottare coi bisogni quotidiani oltre che con le esigenze della propria impresa o con la tutela dei propri beni e, pertanto, deve confidare nell’ottenimento di quanto promesso e pubblicizzato dallo Stato.

Mi farebbe piacere sapere se qualcuno “dell’antiusura” si sia occupato delle sorti di Antonella e dei suoi familiari che, dopo avere denunciato gli usurai, mesi fa, durante l’esecuzione per il rilascio della sua abitazione, mentre speravano di ottenere i provvedimenti idonei ad ottenere la sospensione e, in lacrime, minacciavano di dare fuoco, hanno ottenuto, invece, il ricovero coatto in ospedale e qui trattenuti per vari giorni (forse senza che ne ricorressero i presupposti e con metodi, a mio avviso, secondo quanto mi è stato raccontato, discutibili): sbattuti fuori casa con la nonna malata di Alzheimer.

Sono convinto che se, in ogni settore, dalla giustizia alla tutela delle vittime d’usura e di reati mafiosi, nella sanità, nella politica, si agisse con un minimo di buon senso interpretando ogni norma giuridica così come la Costituzione impone, ossia, nel prioritario e fondamentale rispetto della persona umana e della sua dignità (i diritti di credito, anche laddove esistenti, non possono mai prevalere su tali valori), vedremmo un sorriso in più e meno persone soffrire ingiustamente.

                                      TANTI AUGURI!

E’ a tutte le vittime sconosciute di usura e di estorsione, così come ai parenti delle vittime di tutte le mafie, ai parenti dei lavoratori morti sul posto di lavoro, ai piccoli figli di una giovane ragazza che, poche settimane fa, sono stati messi a letto dalla propria mamma senza mai poterla più rivedere avendo, la povera madre (vittima, a Gallipoli, di una probabile disperazione interiore o psicologica), pensato di scappare via da questo mondo e da questa società nel modo più tragico possibile, a tutti coloro che soffrono, a tutti coloro che, sedendosi a tavola domani, vedono una sedia vuota o un volto triste, ai rappresentanti di tutte le associazioni che, ogni giorno, lavorano davvero per aiutare chi ha bisogno, a quei volontari che, a Roma, a Milano, nelle grandi città, affrontando il gelo, svegliano i barboni per donare loro un piatto caldo, a tutti coloro i quali, al di là delle "chiacchiere", insegnano in silenzio, ogni giorno, quale sia la vera solidarietà, a tutti i miei veri amici, che rivolgo i miei più sinceri auguri di Buon Natale con la speranza che, nella loro vita -e, soprattutto, nei momenti più tristi-, ci sia, sempre, qualcuno a loro vicino in grado di abbracciarle, di ospitarle, di stringere la mano: scopriranno la ricchezza della bontà, di quella vera solidarietà che solo poche persone sono, realmente, in grado di offrire.

A tutti coloro che, invece, restano insensibili, a chi -di fronte a qualsiasi tipo di richiesta di aiuto- continua a filosofeggiare, ai donabbondio, agli ominicchi e ai quaquaraquà, agli “indifferenti”, ai corrotti, ai mafiosi, agli “impotenti” o a chi preferisce apparire tale senza, così, rischiare di offendere qualcuno, a chi, semplicemente, pensa che Natale sia soltanto un giorno da festeggiare o nel quale scambiarsi i regali; a chi, abituato a vivere nel lusso o, comunque, senza mai avere “assaporato” le amare difficoltà della gente comune, nemmeno avverte quali possano essere i bisogni primari di una persona auguro che la loro coscienza, prima o poi, turbi il loro sonno o i loro festeggiamenti (in qualche caso anche con soldi non sudati) fino a determinarli a cambiare. A questi personaggi auguro, davvero, Buon Natale con la speranza che, riflettendo, solo un minuto, sul significato di tale Festività, il loro cuore li costringa a riflettere sul loro operato, sulle loro potenzialità, sulle possibilità che hanno nei confronti di chi sta soffrendo.

A queste persone consiglio tantissimo una breve lettura di alcune parole di Don Tonino Bello nella lontana (ma sembra così vicina) notte di Natale del 1985: sono sicuro che, a persone con un minimo di buona volontà, basterebbe poco per farli riflettere a cambiare. Roberto Di Napoli.

Per agevolare la lettura di un passo che a me piace ricordare, lo inserisco qui sperando sia letto con attenzione:

 

TANTI AUGURI SCOMODI!

 

“Non obbedirei al mio dovere di vescovo, se vi dicessi «Buon Natale» senza darvi disturbo.

 Io, invece, vi voglio infastidire.

Non posso, infatti, sopportare l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla «routine» di calendario. Mi lusinga, addirittura, l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

 Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E vi conceda la forza di inventarvi un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla ove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini o il bidone della spazzatura o l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunziano la pace portino guerra nella vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame.

 

I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere «una grande luce», dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. Che il numero 167 non è la cifra matricola data ai condannati dal sistema. Che i ricorsi a tutti i T.A.R. della terra sono inammissibili quando a farne le spese sono i diritti sacrosanti di chi non conta mai niente. Che i poveri, i poveri veri, hanno sempre ragione, anche quando hanno torto.

I pastori che vegliano nella notte, «facendo la guardia al gregge» e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che poi è l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore nasca la speranza”.

(da Antonio Bello, "Oltre il Futuro- Perchè sia Natale" edizioni La Meridiana) 

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TG5 -Indignato Speciale- sul caso della mia famiglia

Posted by Roberto Di Napoli su 7 novembre 2007

TG5 Indignato Speciale sul caso Nel corso dell’edizione delle 20 del TG5 di ieri, all’interno della rubrica “Indignato speciale” è stato dedicato un servizio al caso assurdo (e che ritengo incivile) di cui è stata vittima la mia famiglia.

Il 19 Ottobre 2006, come ho, già, scritto altre volte e come ha confermato, in un giudizio, un testimone presente “sul luogo dei fatti”, s’impedì, malgrado il consenso della vittima, l’accesso dei giornalisti all’interno dell’abitazione da cui la si voleva sbattere fuori (così come, in effetti, è stato fatto -dopo otto ore di spietata “esecuzione”- fino a farla entrare in “stato catatonico” facendola risvegliare, in ospedale, dopo sei ore).Image for TG5 -Indignato Speciale- sul caso della mia famiglia

Le vicende assurde, però, restano tali e non devono essere dimenticate. Le vittime non dimenticano facilmente, conservano “a vita” ciò che si è subito e che, se ignorato, può ripetersi ai danni di altri, magari, ancora più deboli.

Ho constatato che esiste ancora il cd. “giornalismo d’inchiesta”: ne sono fiero! E’ indispensabile. Dove non vi è informazione, cresce, molto più facilmente, l’anarchia o la dittatura. Nell’ipotesi più “felice”, quando non s’instaura un “regime”, ha terreno fertile, comunque, l’indifferenza tra i consociati: io, però, mi ritengo fortunato perchè ho visto l’indifferenza (pure da parte di chi consideravo a me vicino) ma ho conosciuto anche la solidarietà: più di una volta, da parte degli stessi “colleghi” onesti di chi ha causato varie sofferenze!

Mi pare molto difficile ma sarei contento se, chi ha la responsabilità (per le funzioni ricoperte) di lavorare per far sì che simili paradossi non si ripetano, riuscisse a prendere atto di quanto verificatosi per valutare la propria “utilità sociale”. Se dovesse pensare di non potere fare nulla………., consideri che i cittadini conoscono, invece, il valore del denaro “sudato” e non ritengono giusto che, sia pure in parte, vada a finire nelle tasche di chi è consapevole della propria inutilità od incapacità. Chiunque (“legislatore”, politico, magistrato, poliziotto, funzionario, prefetto, ecc. ) pensi di poter fare nulla per evitare alcune assurdità non degne del Paese civile che rappresenta, secondo me, dovrebbe, invece, ogni giorno, ricordare che può fare, di sicuro, una cosa bellissima; una cosa di cui -se le cose stessero davvero così-, i cittadini lo ringrazierebbero conservandone un ricordo di persona seria, pulita, di un vero lavoratore: ANDARSENE A CASA E COMINCIARE A LAVORARE “SEGUENDO LE PROPRIE ATTITUDINI E VOCAZIONI” Roberto Di Napoli

Il servizio andato in onda si può vedere anche sul sito del TG5 : http://www.video.mediaset.it/video/tg5/indignato_speciale/34881/il-fallimento-inesistente.html

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19.10.2006-19.10.2007. Dopo l’interrogazione parlamentare e una lettera aperta scrive anche il Presidente della Repubblica

Posted by Roberto Di Napoli su 18 ottobre 2007

19 Ottobre 2006. Fuori di casa la vittima di usura ed estorsioneIl 18 Ottobre del 2006 lo sapevo che la mia famiglia, il giorno dopo, avrebbe, quasi sicuramente, perso il possesso della casa in cui io sono “nato”, salvo, come, ancora, auspichiamo, recuperarla all’esito dei giudizi. Ero, certamente, nervoso ma non disperato. Credo di sapere e dovere distinguere le situazioni di “fatto” da quelle di “diritto”. Le prime mi turbavano, ancora una volta, perchè conoscevo "il contesto" e "i precedenti"; perchè è da quando avevo 11 anni che ho visto che si può essere sparati con una pistola e, successivamente, se si insiste nella punizione dei responsabili, fornendo prove o indizi ai fini della loro individuazione, che si può essere sparati, una seconda volta, anche con l’inchiostro: da parte di chi pensavi ti tutelasse e, invece, procioglie i presunti mandanti non solo mettendoti sotto processo ma, pur dopo essere stato accertato che la fonte di prova non era affatto manomessa, non continuando (riaprendo) nemmeno le indagini per scoprire chi voleva farti fuori! Ho visto che si possono (e un cittadino dovrebbe avere il dovere) chiamare le Forze dell’ordine affinchè impediscano la fissazione di reti metalliche da parte di chi intenda ostacolare l’accesso lungo la battigia e, poi, che tu stesso sia denunciato per minacce salvo, poi, essere assolto in Cassazione …. perchè il fatto non sussiste. Ho capito che questo botta e risposta, questo triste "ping-pong", questo rovesciamento della realtà può ripetersi per 22 volte e per 22 volte puoi avere ragione. Ma, solo, sulla carta perchè, se continui a dare fastidio, a fare il "guastafeste", il "gioco" ricomincia e il cattivo giocatore, l’imbroglione, pur sapendo di perdere, cercherà di farti capire che tu sai difenderti col diritto ma lui sa distruggerti di fatto! Questo è il "sistema" che ho visto a Gallipoli, la bella città, e a Lecce, la "patria del balocco"! E’ per questo che, anche il 18 Ottobre 2006, immaginando quello che si sarebbe verificato, continuavo a tenere distinto il "fatto" dal "diritto" che, come finora avvenuto, grazie ad altrettanti magistrati imparziali, spero riemerga ancora una volta . E’ il senso di legalità che mi imponeva di ragionare, di ascoltare, di parlare e fare verbalizzare. Sapevo, però, che quest’ultima attività –sebbene, apparentemente, la più facile- sarebbe stata la più delicata e la più difficile. Pensavo, poi, ingenuamente, che ci sarebbero stati anche testimoni a nostro favore: chi sa di comportarsi secondo legge, non dovrebbe avere paura di verbalizzare ciò che accade e di lasciare che gli altri, semplicemente, guardino e ascoltino. Ciò che ho visto e capito nei miei trent’anni di vita, penso che l’abbiano visto in pochi: non me ne vanto e non ne sono fiero! E’ per questo che, più che preoccupato, ero preso dalla rabbia nel pensare che, forse, quella sera del 18 Ottobre, mentre io non riuscivo a prendere sonno durante il viaggio sulla lussuosa …. autolinea "Marozzi" da Roma per Gallipoli, qualcuno si stesse organizzando per compiere ogni gesto, ogni attività pur di “non dare ascolto a Di Napoli”. Ed, infatti, non mi sbagliavo! Il precedente 25 Settembre, a casa mia, c’erano vari amici, -avvocati e non-, di mio padre e di mia sorella. Una giornalista di Telenorba aveva anche fatto un’intervista alla vittima che faceva vedere i provvedimenti in virtù dei quali l’esecuzione per rilascio non poteva essere proseguita. Uscita fuori, la cronista, però, è stata “intervistata” da un tale che indossava la divisa di Carabiniere; quest’ultimo soggetto intimava di consegnargli la videocassetta o, altrimenti, avrebbe sequestrato la telecamera. Sosteneva di fare il suo dovere? Da avvocato mi domandavo –me lo domando tuttora- quali potessero essere i presupposti. So, però, che la giornalista stava esercitando il suo diritto di cronaca. Ho avuto modo di constatare che, evidentemente, ha fatto anche, molto bene, il suo dovere perché il servizio fu mandato in onda quando ancora l’esecuzione era in corso. Il successivo 19 Ottobre, invece, a casa mia non c’era nessuno. Vari amici, materialmente lontani, mi erano vicini telefonicamente e col pensiero; altri, invece, compreso qualche rappresentante di associazioni antiusura locali e altri giornalisti sono venuti e volevano assistere –silenziosamente- allo “scandalo”. Volevano assistere e verificare se, davvero, una vittima, attualmente persona offesa nei processi penali per usura ed estorsione, con le stampelle a causa di un attentato rimasto impunito (clicca per sintesi vicende subite) (il processo, pur essendoci, secondo me, i presupposti giuridici per la riapertura, riposa (per l’eternità???) sepolto in qualche archivio del Tribunale di Lecce anche se non mi meraviglierei se si trovassero solo……. le ceneri [mesi fa, si è scoperto che scatoloni contenenti carte importanti “custodite” presso il Tribunale di Gallipoli e relative ad altre vicende sono state vittime di un “nubifragio”]) potesse essere sbattuta fuori casa; volevano sapere come sarebbe potuto accadere ciò se, tra l’altro, la stessa persona aveva già ottenuto (clicca per leggere il testo) i pareri conformi del Presidente del Tribunale competente (quello di Roma ove pende uno dei processi), del Procuratore della Repubblica e del Prefetto (sempre di Roma) necessari e sufficienti per beneficiare della sospensione di cui all’art. 20 l. 44/99 per 300 giorni. Pur omettendo ogni valutazione in merito alla validità della vendita (pendono ricorsi per Cassazione per ogni singolo bene venduto), come si poteva non prendere atto della sospensione? Il 19 Ottobre tutte le persone intervenute sono state lasciate sotto il porticato e il portone è stato sorvegliato, dalle 9 alle 17, da Carabinieri e poliziotti. Questa volta non c’erano testimoni. Ciò che è accaduto lo ha confermato, in un giudizio possessorio, un bravissimo e coraggioso avvocato presente sul “luogo dei fatti”(ma varie persone, ovviamente, potrebbero affermare di non essere potute salire). Una dozzina circa di agenti (poliziotti e carabinieri) erano sparpagliati anche nelle stanze da letto (non conosco la norma che, nelle esecuzioni per rilascio, preveda queste modalità). Qualcuno, più di una volta, ha inseguito mia madre anche fino alla porta del bagno e qualcun altro voleva sequestrare il videofonino di mia sorella temendo che stesse filmando. Un altro ispettore, mentre imballavo alcuni miei oggetti personali, mi manifestava –con tono pacato – la sua disapprovazione per la mia difesa, per la mia insistenza nel fare verbalizzare varie dichiarazioni; cercavo di spiegargli che ciò mi veniva imposto dai miei obblighi morali oltre che giuridici. Cercavo di fargli capire (ma, probabilmente, da ignorante, non so spiegarmi e, di conseguenza, farmi comprendere da tutti) che la difesa delle vittime di usura ed estorsione rientra, tra l’altro, nella mia attività professionale; sono onorato di godere dell’amicizia di professori universitari, di rappresentanti di associazioni antiusura e di vittime che, finora, non mi hanno rimproverato né per le mie scelte né per le mie modalità difensive. I medici non ritengono di trascinare la vittima di usura col femore spezzato da 20 anni. Ci pensano alcuni poliziotti e carabiniImmaginavo, quindi, che nei confronti della mia famiglia non si sarebbe avuta pietà né, d’altronde, l’avremmo mai chiesta. Pretendevamo, però, lo pretendiamo tuttora e lo pretenderemo sempre, il pieno rispetto della legalità. Ci sono norme che disciplinano l’attività di esecuzione per rilascio di immobili. E’ doveroso osservarle e farle osservare. Ripeto: in questo caso si sostiene (ci sono giudizi in corso) l’invalidità dello stesso titolo (la vittima, tra i vari motivi, sostiene che il giudice che ha venduto avrebbe avuto l’obbligo di astenersi o di essere sostituito in accoglimento di istanze di ricusazione). Pur prescindendo da ciò,  ritengo, comunque, “SCANDALOSO” che, a Gallipoli, non si sia rispettato il provvedimento reso dal Prefetto di Roma, dal Presidente del Tribunale di Roma -“sentito” il Procuratore della Repubblica- che concordavano nella concessione del beneficio. Perché? Perché la famiglia Di Napoli non poteva beneficiarne? Quali sono gli unici presupposti? Un giudice dell’esecuzione del Tribunale di Marsala, mesi fa, in un caso -per molti aspetti- simile (pur se, contrariamente al “caso Di Napoli”, non è stato chiesto, ancora, il rinvio a giudizio degli usurai ed estorsori), ha dimostrato la massima imparzialità e serenità: premesso che la vittima aveva chiesto l’accesso al Fondo antiusura; che aveva ottenuto il parere –identico a quello ottenuto da Di Napoli Luigi- da parte dell’autorità giudiziaria ed amministrativa e che, solo questi, sono i presupposti richiesti dalla legge, si è pronunciato, testualmente, così: “dichiara sospesa la procedura esecutiva”. Perché la famiglia Di Napoli, invece, doveva essere sbattuta fuori casa? I medici intervenuti, dal momento che Di Napoli ha la staffa metallica ed il femore spezzato in due parti, non volevano assumersi la responsabilità di trascinarlo con la forza se non dopo avere effettuato degli accertamenti radiologici! Perché lo hanno fatto, da soli, i poliziotti e i Carabinieri??? Con quali competenze medico-scientifiche? Perché lo hanno fatto urlare di dolori fino a farlo entrare in stato catatonico facendolo risvegliare dopo oltre 6 ore? Un parlamentare, l’anno scorso, pur non conoscendo né me né la mia famiglia, appresa la notizia (cliccando è possibile accedere alla versione on line de "L’Avanti" del 22 Ottobre 2006; Vd. anche Il Tempo del 25 e 26 Settembre che dedicò un servizio durante il mio sciopero della fame), ha dimostrato enorme sensibilità (e lo chiamano ex terrorista!) nel domandarlo, mediante interrogazione scritta, al Ministro della Giustizia e degli Interni (cliccando è possibile leggere il testo). Ho ancora fiducia nella Giustizia e sarà l’autorità giudiziaria, comunque, a stabilire eventuali responsabilità. Credo di avere capito quali siano gli unici presupposti per godere dei benefici richiesti dalla legge 44/99. La giurisprudenza ha riconosciuto, poi, che la vittima vi ha diritto pure se “fallita”. Nel caso di mio padre, la sentenza di fallimento è stata ottenuta, fra l’altro, proprio dagli stessi indagati e imputati. Il Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura è una persona straordinariamente gentile. Mi ha dato "l’impressione" di essere molto sensibile ed educato. Ho letto che, quando fu nominato, alcune vittime non erano contente della sua nomina. Un giornalista, scrivendo in merito ad uno degli ultimi atti del governo Berlusconi, ossia alla designazione del Commissario, intitolò la notizia con un titolo: “L’ultima porcata”. Il Commissario Straordinario deve essere una persona di competente professionalità in materia di usura ed estorsione. Credo, quindi, nella sua massima esperienza. Anzi: credo pure nella sua professionalità e, proprio per questo, quale legale, avevo depositato -aiutato dai miei grandi amici dello SNARP che mi sono stati molto vicino- un’apposita ed analitica istanza sin dal 15 Settembre 2006. Credo tutto ciò a tal punto che, per adesso, lo credo come un dogma. Vorrei chiedergli: “Perché, in oltre un anno e mezzo dall’istanza, il Comitato di solidarietà non ha dato, ancora, un centesimo a Di Napoli? Come mai nessuno, nè della Prefettura di Lecce nè di quella di Roma, si è preoccupato di chiedere alla vittima e alla sua famiglia se aveva da mangiare? Entrambe le prefetture, sbaglio o potrebbero essere coordinate dall’apposito ufficio del Commissario Straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura? Quali sono, ai sensi della legge vigente e della giurisprudenza attuale, i motivi ostativi alla concessione dei benefici? Lo sa che, nel caso specifico, gli unici istanti il fallimento (la cui sentenza, tra l’altro, è stata impugnata) sono gli stessi imputati di usura ed estorsione? Ricorda che la legge prevede che i benefici debbano essere concessi alla vittima e -pena la revoca (oltre che, forse, qualche reato)- non agli usurai ed estorsori? Mi scusi per quest’ultima domanda! Comprenda, però, la mia preoccupazione! Non vorrei, dopo tutto quello che ho visto finora (ho menzionato qualcosa all’inizio) che qualcuno si confonda e dia i soldi, piuttosto che alla vittima, agli imputati!Un mese fa, con mio padre avevo scritto una lettera aperta al Capo dello Stato, nella sua qualità di Presidente del CSM, ponendo alcune questioni. Sapevo, ovviamente, quali fossero le sue prerogative e i limiti previsti dalla Costituzione. Devo riconoscere la correttezza del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica (l’Italia, per fortuna, ha anche eccellenti funzionari, straordinari giudici ed eroici agenti delle Forze dell’Ordine che onorano il Paese) che, tramite il direttore dell’Ufficio, ha dimostrato sensibilità e correttezza rispondendomi per iscritto con una lettera breve e cortese (cliccare per leggere il testo). Ha risposto, tra l’altro, ricordandomi ciò che già sapevo. La mia intenzione, quale legale e quale cittadino, era solo quella di informare del caso il Presidente della Repubblica anche quale garante della Costituzione. Ritengo che nella vicenda che ha riguardato la mia famiglia siano stati lesi vari diritti previsti dalla Costituzione e dalla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo. Lo accerterà, eventualmente, l’autorità giudiziaria competente per materia e per territorio, sperando che non sia necessario adire la Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo! E’passato un’altro anno di qeust’odissea giudiziaria; il primo -e spero l’ultimo- fuori dalla casa che non ci stancheremo di pretendere indietro (pende l’azione possessoria e quella di accertamento della nullità della vendita). Non ci fermeremo finché non avremo ottenuto giustizia. Andremo alla ricerca del leggendario giudice di Berlino. Dall’entrata in vigore della Conv. Europea dei diritti dell’Uomo, dovrebbe stare a Strasburgo, in realtà! Spero, nel mio caso, di trovarlo, un pò prima, nelle sedi italiane competenti e presso le quali sono, ancora, pendenti i giudizi. Mi farebbe piacere, però, se, intanto, il Commissario Straordinario dimostrasse, ancora una volta, la sua usuale gentilezza e rispondesse alle mie domande! Roberto Di Napoli 

Della vicenda "Di Napoli" si sono occupati, oltre a vari siti internet, anche i seguenti media: Il Giornale del 31 Marzo 2007; Il Meridiano del 1 Aprile 2007; radioincontri all’interno della trasmissione radiofonica del 20 Settembre 2007, ore 11, 30; Il Tempo del 25 e del 26 Settembre 2006; Telenorba con servizi mandati in onda il 19 Ottobre 2006, il 25 Settembre 2006 e il 21 Settembre 2005.

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Caspita, Commissario, complimenti per l’accordo!Grazie anche dalla mia famiglia per l’efficienza della struttura!

Posted by Roberto Di Napoli su 14 settembre 2007

così si combatte lOggi sono profondamente commosso per l’efficienza dello Stato nella lotta all’usura e all’estorsione. Ho letto su Lecce Prima.it (quotidiano on line), all’indirizzo http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=3580, che il Commissario Straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, nella persona di Sua Eccellenza dott. Raffaele Lauro, ha inviato al Comune di Lecce un accordo tra il Ministero degli Interni e -addirittura, si badi bene!- la Banca d’Italia, l’Abi e altri soggetti istituzionali per ……. il sostegno alle vittime del racket e dell’usura. Ho manifestato una mia opinione commentando l’articolo (che spero Lecce Prima conservi e non faccia cancellare). Ho chiesto, in sostanza, al Commissario di domandare ai medesimi soggetti se sono disponibili a rinunciare ad una delle cause del dilagare dell’usura, ossia, la loro disponibilità a rinunciare alle azioni giudiziarie tese ad ottenere somme che la giurisprudenza ha riconosiuto non dovute (interessi anatocistici, mutui stipulati per coprire debiti su conti correnti, in realtà, giuridicamente inesistenti, ecc.). Ho chiesto, poi, cosa ha fatto, in un anno, il Comitato da lui presieduto a tutela di mio padre -e, quindi, della mia famiglia- che ha denunciato il racket e l’usura oltre dieci anni fa; cosa ha fatto per evitare che la mia famiglia fosse sbattuta fuori casa; ho chiesto di navigare un pò su internet o di far lavorare i suoi funzionari e leggere quale sia l’opinione delle vittime. Ho chiesto, poi, magari, anche di ……….. farmi sapere!!!Riporto il mio commento pubblicato su Lecce Prima.it.

"Il Commissario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura dovrebbe firmare un accordo coi medesimi soggetti affinchè questi ultimi si impegnino a rinunciare ad ogni azione giudiziaria tesa ad ottenere somme non dovute (per anatocismo ed altri oneri che la Cassazione riconosce non dovute) e a restituire quanto dovuto ai correntisti. Ci sono decine di migliaia di esecuzioni immobiliari, in Italia, instaurate dalle banche per ottenere importi che, invece, a loro non spettano. Lo sa o non lo sa (ma lo dovrebbe sapere quale esperto in usura e estorsione), dott. Lauro, che ci sono stati, nell’ultimo decennio, duemila suicidi per debiti (spesso solo apparenti)? Lo ha capito, Eccellenza, che mio padre ha denunciato l’estorsione oltre 10 anni fa e che le denunce, finora, hanno comportato la richiesta di rinvio a giudizio a carico dei denunciati e che, ciononostante, siamo stati sbattuti fuori casa? Lo sa, dott. Lauro, che la normativa richiede, per ottenere i benefici, la presentazione della sola denuncia penale e che, invece, nel caso che coinvolge la mia famiglia, a Roma si è richiesto pure il rinvio a giudizio degli imputati ma, malgrado sia stato richiesto sin dal 14 Febbraio 2006, la mia famiglia non ha ottenuto nemmeno la provvisionale??? Sin dal 15 Settembre 2006, prima dello sfratto, mio padre -tramite me quale legale- aveva richiesto formalmente di fare rispettare la sospensione a favore della quale avevano espresso parere conforme sia il Prefetto che il Presidente del Tribunale di Roma (dove, si ripete, pende il processo). Ed invece? Lo sa che il 19 Ottobre la mia casa è stata invasa da oltre una dozzina di poliziotti perfino nelle stanze da letto e che questi ultimi, considerato che i medici non volevano assumersi la responsabilità di trasportarlo, hanno strattonato la gamba spezzata in 2 da 18 anni fino a farlo urlare ed entrare in stato catatonico? Le sembrano modi civili di tutela delle vittime, questo? Non ci crede? Vuole vedere il filmato? E’ passato quasi 1 anno. Che cosa ha fatto il Comitato da Lei presieduto? Com’è la storia del fallimento??? Se la vittima è fallita non può ricevere 1 centesimo? Ma come!!!! A prescindere dalla giurisprudenza che mi pare abbia detto il contrario, quindi, se la vittima si rifiuta di sottostare al ricatto dell’usuraio o dell’estorsore che minaccia "se non mi paghi, intanto, Ti faccio fallire sia pure con titolo falsi (fai opposizione e tra dieci anni si vede!!), il Comitato calpesta la vittima non dando 1 centesimo??? Non le pare, questa tesi, a dir poco, assurda??? Lo sa che, a Lecce, il prossimo 24 Settembre, un giudice controparte della vittima in vari giudizi venderà altri beni in una procedura fallimentare i cui unici istanti sono gli stessi imputati di usura ed estorsione??? Tutto questo, Commissario Straordinario, le sembra conforme a legge, alla tutela delle vittime? E, poi, lo sa che quanto mi hanno riferito, tempo fa, -mi pare, al numero verde-, secondo cui il procedimento di accesso al Fondo sarebbe stato rigettato per cui, ora, sarebbe sospeso, non c’entra niente con quello tuttora pendente che, invece, si riferisce a diversi fatti estorsivi per i quali pende il processo a Roma??? Lo sa che, come c’è scritto nell’istanza di accesso e nelle note presentate anche al Suo Ufficio, la sospensione che chiedevamo di far rispettare e i benefici di cui non abbiamo visto nemmeno l’ombra si riferiscono a quest’ultimo procedimento e non a quell’altro per il quale deciderà il TAR Lecce o il Consiglio di Stato??? Commissario, insomma, navighi un pò su internet o faccia lavorare meglio i suoi funzionari!!! Si accorgerà, innanzitutto, della giurisprudenza che smentisce quanto, finora, sostenuto per negare ogni beneficio alla mia famiglia! Vedrà, poi, quante sono le vittime che hanno denunciato e quanto sono contente del trattamento loro riservato! Sarà Lei, poi, a valutare l’utilità e l’efficienza della struttura da Lei presieduta. Le vittime avranno, di certo, una loro opinione: io ho la mia e credo di avergliela già esposta!!! Nel frattempo, mi permetto di darLe un consiglio: chieda alle banche se sono disposte a rinunciare ad interessi anatocistici, interessi ultralegali mai pattuiti, mutui stipulati per coprire debiti su c/c in realtà inesistenti e a firmare un accordo con cui si impegano a rinunciare ad azioni esecutive instaurate per simili pretese. Magari, poi, se possibile,……. mi faccia sapere o renda pubblica la risposta!!!
Riporto una sintesi di quanto avvenuto a casa DI NAPOLI, a Gallipoli, il 19 Ottobre 2006:
Il 19 Ottobre 2006 la mia casa è stata invasa da circa una dozzina di poliziotti e carabinieri che hanno invaso, perfino, le stanze da letto per sbattere fuori la vittima di usura ed estorsione, cioè, mio padre. Credo che Bernardo Provenzano sia stato trattato con più umanità. Mio padre, invece, vittima di un attentato rimasto impunito e costretto, da 19 anni, a camminare con le stampelle, dopo circa sette ore di esecuzione e di indebite interferenze di agenti della Polizia di Gallipoli nell’attività degli ufficiali giudiziari (come, recentemente, testimoniato da uno degli avvocati presenti) e dei medici che si rifiutavano di trasportare fuori la vittima se non dopo avere effettuato degli accertamenti radiografici, è stato percosso dalle Forze dell’Ordine che gli hanno strattonato la gamba spezzata fino a farlo urlare e farlo entrare in stato catatonico (è disponibile un video). L’abitazione, insieme ad altri 52 lotti, era stata venduta -con una vendita, a dire della vittima, nulla ed oggetto di ricorso per cassazione- nell’ambito di una procedura fallimentare i cui istanti sono gli stessi imputati di usura ed estorsione. Mio padre, l’anno scorso, aveva ottenuto, da parte del Prefetto di Roma e del Presidente del Tribunale di Roma, i pareri concordi previsti dalla legge affinchè la vittima possa beneficiare della sospensione, ex art. 20 l. 44/99, per 300 giorni, di ogni esecuzione a suo carico. Sin dal 15 Settembre 2006, inoltre, avevamo formalmente invitato il Commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura a far rispettare la sospensione già efficace ex lege avendo ottenuto i pareri conformi sia da parte dell’autorità giudiziaria che da quella amministrativa. Il parere del Prefetto e del Presidente del Tribunale sono stati ritenuti carta straccia e la vittima, con la sua famiglia, sbattuti fuori di casa. Cosa ha fatto, nel frattempo, il Comitato di solidarietà ed il Commissario Straordinario per la lotta all’usura ed all’estorsione? NULLA. La famiglia, a distanza di quasi un anno, non ha ottenuto nemmeno un centesimo dal Fondo. I Poliziotti ed i Carabinieri, dopo avere fatto le veci dei medici che si rifiutavano di trasportare la vittima, sono ancora al loro posto . Ho letto che altre vittime sono rimaste prive di ogni tutela. Tante si sono, perfino, suicidate. Viene pubblicizzato che denunciare l’usuraio conviene: ma a chi? Tra i tanti pretesti forniti, nel corso dell’anno, alla mia famiglia non è mancata la ridicola giustificazione -tra l’altro smentita dalla giurisprudenza- secondo cui chi ha a suo carico una sentenza di fallimento non può ottenere i benefici previsti dalla legge 44/99. A prescindere dai provvedimenti giurisprudenziali in senso contrario, cosa succederebbe, allora, se, come nel caso della mia famiglia, gli stessi istanti il fallimento sono gli estorsori e gli usurai? Le conseguenze di simile pretesa, assurda ed inconcepibile giustificazione sarebbero che denunciare l’usuraio conviene ma se quest’ultimo minaccia il fallimento lo si dovrebbe pagare per evitare di perdere i benefici. Mi pare che affermazioni simili si commentino da sole. Fino a quando, però, le vittime di usura ed estorsione devono essere umiliate o istigate al suicidio (Vedi mio post: http://www.robertodinapoli.splinder.com … a%2C+le+v?) E’ ammissibile in un Paese civile che una famiglia che ha ottenuto dall’autorità giudiziaria e da quella amministrativa competenti la sospensione per 300 giorni, prevista dalla legge, sia sbattuta fuori casa e lasciata priva di ogni tutela da chi, pubblicamente, stimola la gente a denunciare? Venti anni fa, Leonardo Sciascia scrisse un articolo che suscitò polemiche sui professionisti dell’antimafia: spero, ora, che non ci siano anche i "professionisti dell’antiusura" ". Roberto Di Napoli

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