IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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20 ottobre 2000 – 20 ottobre 2020: quando pensavo di avere finito, ero solo all’inizio. Dopo 20 anni, ancora su”Il mutuo ad interesse usurario” e altri vizi nei rapporti bancari

Posted by Roberto Di Napoli su 1 novembre 2020

Vent’anni fa, il 20 ottobre 2000, a Roma, mi laureavo in Giurisprudenza all’Università La Sapienza. Avevo compiuto da poco 23 anni e avevo fretta di concludere il corso di studi. Quel pomeriggio, salivo i gradini della Facoltà accompagnato dalla stessa ansia che credo assista ogni studente prima della discussione della tesi; pensavo alle tematiche che mi avevano tenuto impegnato mesi prima e di cui avrei dovuto parlare dinanzi alla Commissione illustrando la tesi in diritto penale su: “Il mutuo ad interesse usurario“.

Non era una tesi propriamente “sperimentale” ma, con un pò di ironia e un po’ di amarezza, si può dire, piuttosto, che era “sperimentata” visto che, da anni, la mia famiglia stava iniziando a subire gli effetti dell’usura bancaria.

Il corso di diritto penale che avevo seguito circa due anni prima aveva affrontato gli argomenti “tradizionali”, e la parte “speciale” aveva avuto ad oggetto i reati contro la persona quali le percosse, le lesioni, l’omicidio, ecc. . Ricordo, quindi, che, già nel proporre l’argomento su cui avrei desiderato fare la tesi, dovetti spiegare le ragioni per le quali anche in un rapporto bancario potessero nascondersi oneri (quali quelli derivanti dalla capitalizzazione su cui si era pronunciata la Cassazione, proprio in quel periodo, ossia nel marzo 1999, con due pronunce storiche), o spese e commissioni tali da determinare l’usurarietà del tasso effettivo.

Ricordo che, sebbene fossero trascorsi pochissimi anni dall’entrata in vigore della legge 7 marzo 1996, n 108 -che ha modificato la fattispecie del reato di usura e introdotto alcuni benefici a tutela delle vittime-, nel lavoro di ricerca tra varie biblioteche (vent’anni fa non vi erano molte banche dati on line né le riviste specialistiche oggi esistenti anche sul web), trovai molti articoli, note, e commenti su alcuni aspetti “controversi” o su alcuni dubbi che potevano sorgere dalla normativa entrata in vigore pochi anni prima.

Superato l’ultimo esame del corso di studi, trascorsi, quindi, luglio e agosto del 2000 “a due passi dal mare” ma, quasi sempre, seduto a scrivere -a penna, non avendo, in quel periodo, un mio pc- l’intera tesi. Ero stato già preavvertito che, pur consegnandola a settembre, sarebbe stato difficile poterla discutere ad ottobre. Ricordo che, dovetti, poi, trascrivere e stampare quanto avevo già pronto per farlo leggere e correggere dal relatore. Ricevuta la sua “approvazione”, consegnai il foglio di prenotazione per ottobre.

Quel titolo della tesi, in diritto penale, non era, di certo, “usuale” nel 2000 tanto che, pensando agli argomenti comunemente affrontati in altre tesi di laurea, mi domandai più volte se non avessi sbagliato ad affrontare una tematica che sembrava poco concreta nella realtà. Articoli, note e sentenze che avevo letto avevano avuto ad oggetto, quasi tutti, l’usura “del cravattaro” ma non quella “bancaria”.

Tra i vari paragrafi, alcuni, in particolare, li avevo dedicati ai “Problemi relativi alla successione dei decreti ministeriali sul tasso soglia“, “Il dolo nel reato di usura e la rilevanza dell’errore“, “Le conseguenze civilistiche del mutuo ad interessi usurari“, “I diversi orientamenti della giurisprudenza sugli effetti dei contratti di mutuo stipulati prima del ’96 e ancora in corso“, “L’applicabilità della disciplina antiusura anche agli interessi moratori. I rapporti tra l’anatocismo e l’usurarietà degli interessi“.

Proprio tre giorni prima della seduta di laurea, quando ormai avevo stampato e consegnato la tesi, la Corte Costituzionale si pronunciò con la sentenza n. 425 (del 17 ottobre 2000) con la quale dichiarava l’incostituzionalità della norma “salvabanche” emanata col d.lgs. 342/1999 con cui si era tentato di sanare le clausole anatocistiche contenute nei contratti stipulati precedentemente. Quanto avevo scritto sulla capitalizzazione e su come potesse incidere fino a determinare l’usurarietà del tasso, quindi, era attuale e “salvo”.

Nel corso degli anni successivi, anche a causa di formule contenute in circolari e istruzioni della Banca d’Italia non conformi al dato letterale dell’art. 644 cod. pen., la giurisprudenza, soprattutto penale, sia di merito che di legittimità,  si sarebbe pronunciata più volte sul “dolo nel reato di usura“. Sarebbe stata, ancora, oggetto di contrasto, poi, anche la questione degli effetti, ai fini della verifica di usurarietà, del contratto stipulato prima del 1996 -ossia prima della legge di modifica della disciplina del reato di usura- ed ancora in corso successivamente all’entrata in vigore di quest’ultima, così come quella dell’applicabilità della disciplina antiusura anche agli interessi moratori e le conseguenze civilistiche. Sulla cosiddetta “usura sopravvenuta” e sulla rilevanza degli interessi moratori, solo recentemente, si sono pronunciate le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, rispettivamente, nell’ottobre 2017 e a settembre 2020: e chissà se le questioni rimaste aperte non potranno, ancora, costituire oggetto di altre tesi di laurea.

Insomma, 20 anni fa sapevo, di certo, che l’usura bancaria o gli abusi posti in essere dalle banche potessero essere compresi nelle fattispecie di usura e di estorsione. Non avrei mai immaginato, però, che il fenomeno sarebbe esploso e che quasi tutte le imprese più attente avrebbero rivendicato gli importi arbitrariamente addebitati dalle banche: tanto meno avrei immaginato che molte di quelle ragioni di contrasto interpretativo -a cui avevo dedicato alcuni paragrafi della tesi- a dispetto di una legge che sarebbe dovuta essere chiara e inequivoca, sarebbero rimaste irrisolte per il successivo ventennio.

Ricordo ancora che, nella discussione, mi fu chiesto di soffermarmi sull’art. 2 della legge 7 marzo 1996, n. 108, ossia, sulla rilevazione dei tassi medi e sul tasso soglia ai fini della verifica dell’usurarietà del tasso di interesse (questione che, ancora oggi, costituisce il principale motivo di contrasto, tra utente e banca, nelle cause in cui è eccepita l’usurarietà). Tornato a casa, prima del festeggiamento con amici e parenti in una piccolissima ma tipica trattoria romana, appoggiai la tesi di laurea con la convinzione che essa, ormai, sarebbe stata un ricordo. Anzi, il ricordo della conclusione di un percorso.

Di fronte a me, il Presidente della Commissione Prof. Giuseppe Campa; sulla destra, il Prof. Avv. Franco Coppi e il Prof. Stefano Rodotà

Costituì, invece, solo l’inizio. Non potevo immaginare, infatti, che, nei successivi 20 anni, non mi sarei che occupato – si può dire, quasi esclusivamente- di mutui ad interesse usurario e, in particolare, della difesa degli utenti bancari. Ricordo che, dopo qualche giorno dalla laurea, quando mi si chiedeva l’argomento su cui mi ero laureato, facevo fatica a spiegare che il tema non era l’usura del “cravattaro” ma, precisamente, “il mutuo” a interesse usurario. Alla domanda di qualche amico che, stupito, mi chiedeva se fosse mai possibile, nella realtà, che, a fronte di un mutuo, una banca si facesse promettere o dare interessi usurari, cercavo di far capire la differenza tra tasso nominale ed effettivo e, in particolare, come un tasso, apparentemente lecito, potesse nascondere un tasso ben superiore e anche usurario. Anzi. La legge 108/1996, modificando l’art. 644 del codice penale, aveva introdotto una circostanza aggravante prevedendo e punendo con l’aumento della pena il fatto commesso nell’esercizio di attività bancaria o ai danni di imprenditori.

Negli anni successivi, cominciai a collaborare con alcuni amici già avvocati che si erano trovati a dovere difendere alcuni utenti bancari che contestavano pretese indebite rivendicando il maltolto tanto che, nel 2002, riuscimmo ad ottenere un “decreto ingiuntivo” contro una banca che rivendicava un ingente importo nei confronti di un artigiano.

Nell’estate 2004 (avevo superato mesi prima l’esame di abilitazione forense), pensai di proporre ad una casa editrice un testo pratico sui principali vizi nei rapporti bancari e sugli strumenti di difesa. A Maggio 2005 uscì, così, il mio primo lavoro “Anatocismo e vizi nei contratti bancari” edito da Maggioli Editore, arrivato ora alla VI edizione (uscita a marzo 2020 col titolo “Anatocismo bancario e vizi nei contratti“) dopo essere stato affiancato, nel 2014, da una sorta di appendice o parte speciale: “L’usura nel contenzioso bancario” (II edizione, 2017).

 

Nel 2009, dopo avere letto un disegno di legge di modifica della normativa sui benefici alle vittime che era stato già approvato all’unanimità dal Senato, ritenni che sarebbero state necessari alcuni emendamenti per superare alcuni equivoci che si erano verificati in passato. Tra questi, la sostituzione del termine “parere” con quello di “provvedimento” all’art. 20 l. 44/99 al fine di potere scongiurare gli equivoci che erano sorti in merito al beneficio della sospensione e dei termini e delle esecuzioni a carico delle vittime di usura e racket. Suggerii, quindi, vari emendamenti che , grazie all’intervento dell’on. Bernardini, furono inseriti, nel testo identico a quello da me proposto, in alcuni articoli della legge 3/2012. Con sentenza del 20 settembre 2017, la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha riconosciuto che, come comprovato anche dalla sostituzione del termine parere con quello di provvedimento, una volta che esso sia stato emesso dal P.M. in favore della vittima, la procedura esecutiva a carico di quest’ultima deve essere sospesa.

Nel 2019, insieme al collega e amico Daniele Rossi, è uscito il libro digitale “Le contestazioni invalidanti del contratto di mutuo” edito da Revelino Editore.

Mi fa piacere, constatare che, dopo 20 anni, la materia sia, ora, oggetto di tesi di lauree, di seminari specifici e che il rilevante contenzioso giudiziario tra banche e utenti che si è registrato negli ultimi due decenni, abbia determinato da parte di giudici, avvocati, consulenti contabili, una crescente competenza e riflessione su aspetti problematici (si pensi, ad esempio, alle questioni sulla decorrenza del termine di prescrizione nelle azioni di ripetizione, sull’onere della prova del credito o sulla validità del titolo esecutivo) e, talvolta, anche su alcune questioni interpretative che, forse, però, non si sarebbero dovute nemmeno porre: può darsi che l’usura bancaria e la sua punibilità (o difficoltà nel reprimerla) continui ad essere oggetto di approfonditi studi o tesi di lauree (magari anche in facoltà diverse da Giurisprudenza visto che alcuni aspetti, come i piani di ammortamento, possono richiedere studi di matematica attuariale o di altre “scienze”) anche alla ricerca di eventuali (oscure?) ragioni per le quali, a differenza dell’ “usura del cravattaro”, non sia mai stata severamente punita o dei motivi (se mai ve ne possano essere) per i quali, a parità di capitale prestato, tempo di utilizzo e costo, possa conseguire un diverso tasso percentuale a seconda di chi sia l’autore di tale reato, ossia, “l’usuario cravattaro”, oppure, “l’usuraio in giacca e cravatta”.

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Verifica dell’usurarietà: i decreti ministeriali sono conoscibili dal Giudice del merito anche se non prodotti dalle parti

Posted by Roberto Di Napoli su 18 maggio 2020

Con ordinanza del 13 maggio 2020, n. 8883, la Terza sezione della Corte di Cassazione si è pronunciata su una questione di grande rilevanza in tema di verifica dell’usurarietà e che, finora, è stata molto dibattuta dinanzi ai Giudici di merito: l’onere della produzione dei decreti ministeriali. La Suprema Corte, discostandosi da quanto era stato sostenuto con ordinanza del 30 gennaio 2019, n. 2543, ha affermato, in sostanza, che la disciplina regolamentare in materia di superamento del tasso soglia, ai fini della valutazione dell’usura, ha carattere integrativo della normativa dettata in via generale dalla legge penale e civile e deve, pertanto, essere conosciuta dal giudice del merito, nonché applicata alla fattispecie, indipendentemente dall’attività probatoria delle parti che l’abbiano invocata.

Sulla banca dati Diritto e contenzioso bancario, è pubblicata una breve nota mia e del collega Avv. Carlo Fede: “Verifica dell’usurarietà: i decreti ministeriali sono conoscibili dal Giudice del merito anche se non prodotti dalle parti” – breve nota a Cass. civ., sez. III, ord. 13 maggio 2020, n. 8883.

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La sospensione dei termini nei giudizi civili nel periodo di emergenza. Un mio ebook edito da Maggioli.

Posted by Roberto Di Napoli su 8 aprile 2020

Cosa significa “sospensione dei termini”? E’ sospeso il processo? Ricevuta la notifica di un atto di precetto, è possibile proporre opposizione ex art. 615, primo comma, c.p.c. richiedendo la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo? Sono sospesi i termini di scadenza delle rate determinate in seguito a conversione di pignoramento?copertina ebook Le sospensioni processuali guida operativa per l'avvocato civilista

Sono alcune delle domande a cui ho cercato di dare una mia personale risposta in un vademecum Le sospensioni processuali: Guida operativa per l’avvocato civilista, uscito da pochi giorni, in formato ebook, edito da Maggioli Editore (acquistabile dalla pagina del sito della casa editrice, qui da cui e’ possibile scaricare anche l’addenda che tiene conto, oltre che della proroga dei termini fino all’11 maggio p.v., di quanto sancito dal d.l. 23/2020 in merito alla scadenza di cambiali, titoli cambiari e altri titoli esecutivi nonché relativamente alla improcedibilità dei ricorsi per fallimento).

La vasta partecipazione al webinar organizzato da Maggioli Formazione il 24 marzo 2020 sugli effetti delle recenti misure emergenziali nei giudizi civili, unitamente ai numerosi quesiti posti, mi ha indotto a pensare che potesse considerarsi utile una pur breve guida sui più frequenti dubbi che possono sorgere dalla (non chiarissima) normativa sulla sospensione (cosiddetta) “straordinaria” dei termini procedurali, nei giudizi civili, prevista dal decreto legge 17 marzo 2020 n. 18 (termini prorogati fino all’11 maggio p.v. dal sopravvenuto decreto legge 8 aprile 2020 n. 23).

Ho cercato di riunire le domande più frequenti all’interno delle seguenti aree:

1. Sospensione dei termini ed esercizio dell’azione
2. Atti difensivi, memorie e comparse
3. Procedimento monitorio ed opposizione a decreto ingiuntivo
4. Separazioni, alimenti e mantenimento
5. Impugnazioni
6. Precetto ed opposizioni
7. Procedure esecutive
8. C.T.U.
9. Procedure concorsuali
10. Termini sostanziali
11. Strumenti di risoluzione stragiudiziale delle controversie
12. Rilascio degli immobili
13. Termini per la domanda di risarcimento per la durata eccessiva del processo (cd. Legge Pinto)

In Appendice, è riprodotto il testo dei seguenti provvedimenti normativi:
D.L. 23 febbraio 2020, n. 6
D.L. 2 marzo 2020, n. 9
D.L. 8 marzo 2020, n. 11 

D.L. 17 marzo 2020, n. 18
Comunicato Banca d’Italia del 3 aprile 2020 

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Anatocismo bancario e vizi nei contratti: nelle librerie la sesta edizione.

Posted by Roberto Di Napoli su 5 marzo 2020

E’ uscita la sesta edizione del mio “Anatocismo bancario e vizi nei contratti“. Il libro, arricchito, di volta in volta, di vari paragrafi, sin dalla prima edizione è stato apprezzato, forse, anche per la sua struttura da “manuale” al fine di tentare di agevolare la comprensione non solo da parte di giuristi.

Il volume, acquistabile nelle librerie giuridiche oltre che dal sito della casa editrice, consente la lettura di una vasta rassegna di pronunce giurisprudenziali (di merito e di legittimità) che, insieme alla normativa di riferimento, è offerta online (oltre al Testo Unico Bancario pubblicato nello stesso libro, in appendice, in modo da agevolarne la lettura).

Copertina Anatocismo Bancario e vizi nei contratti, VI edizione
La copertina della VI edizione del manuale Anatocismo bancario e vizi nei contratti, scritto dall’avv. Roberto Di Napoli ed edito da Maggioli Editore

Ringrazio, oltre che i lettori che spero continuino ad apprezzare il mio contributo, la storica e prestigiosa Maggioli Editore che, già 15 anni fa (con, all’epoca, il dott. Revelino), intuì l’interesse che la divulgazione delle tematiche, affrontate in un volume organico, avrebbe potuto avere nella comprensione dei principali aspetti del contenzioso bancario. 

Per leggere l’indice, cliccare qui

Un volume nato 15 anni fa e sempre rinnovato, nelle sei edizioni, per stare al passo con l’evoluzione normativa e giurisprudenziale:

Era l’estate del 2004 quando pensai di pubblicare un volume con le principali questioni relative alle più frequenti (e più gravose) voci di costo nei rapporti di apertura di credito in conto corrente e che, sebbene affrontate da alcune pronunce di merito e di legittimità, erano ancora poco conosciute. L’entrata in vigore della legge 108/1996 in materia di usura e, nel marzo 1999, due importanti sentenze della Corte di Cassazione in contrasto con quanto era stato precedentemente affermato in merito alla capitalizzazione degli interessi nei rapporti bancari, avevano, da alcuni anni, rafforzato la tutela degli utenti bancari e confermato la fondatezza di eccezioni e domande formulate dai correntisti per ottenere la rideterminazione contabile. La giurisprudenza, tra l’altro, si era già più volte pronunciata in merito ai requisiti per la valida pattuizione delle clausole determinative degli interessi, così come sulla contestabilità degli estratti conto  o sui presupposti per le segnalazioni alla Centrale Rischi. Pensai, quindi, che potesse risultare utile alla difesa degli utenti bancari un volume con la spiegazione, con uno stile e linguaggio più semplice possibile, dei più frequenti vizi del saldo del rapporto di conto corrente nonché dei possibili strumenti di difesa.

La prima edizione del volume, pubblicato da Maggioli Editore e uscito a maggio 2005 (con il cd allegato contenente, insieme alla normativa e ad alcuni schemi di lettere o atti, la giurisprudenza sui vari argomenti trattati nel testo), fu subito apprezzata oltre che da avvocati, magistrati e consulenti, anche da imprenditori e consumatori e, dopo circa 2 anni, fu aggiornato in una seconda edizione con nuovi paragrafi (come quello dedicato al mutuo stipulato a copertura di esposizione su conto corrente) e giurisprudenza. Allo stesso modo, nelle edizioni successive così come in questa appena stampata, ho cercato di aggiornare il testo con i sopravvenuti interventi legislativi e le varie questioni, nel frattempo, emerse e decise dalle più interessanti pronunce. Nel 2014, al fine di fornire una visione ancora più dettagliata sulle questioni e sulle pronunce relative all’usura, il volume è stato affiancato da una sorte di appendice o “parte speciale” dedicata specificatamente a “L’usura nel contenzioso bancario” (II edizione, 2017).

La sesta edizione di “Anatocismo bancario e vizi nei contratti” tiene conto, tra i vari argomenti affrontati, dell’evoluzione normativa in merito alla capitalizzazione nonché delle importanti pronunce giurisprudenziali in tema di prescrizione e onere della prova, diritto e limiti alla richiesta di documentazione bancaria, fideiussioni e pregiudizi derivanti (anche ma non solo) dalle indebite segnalazioni nelle centrali rischi.

Come già avevo scritto nel post dedicato alla precedente edizione, continuo a ritenere che “Scrivere un manuale o un testo giuridico non è solo un’opera di divulgazione di pronunce giurisprudenziali o di leggi la cui lettura può apparire “arida” e “noiosa”: è anche ricerca, studio, organizzazione di ciò che si ritiene possa interessare il lettore, creazione del volume cercando di contemperare l’esigenza di semplicità espositiva degli argomenti -che potrebbero sembrare complessi per chi si affaccia, per la prima volta, alla materia- con l’involontario, a volte necessario, “tecnicismo” e cercando di “far parlare” il libro con la massima semplicità possibile; è, quindi, divulgazione del proprio pensiero o anche dell’interpretazione di una determinata legge o sentenza; è, come ogni libro o come ogni scritto, anche una “proiezione” dell’autore“. “Sentire il lettore contento dell’acquisto credo renda felice ogni autore per il solo fatto di “sentire” la fiducia e quell’affetto di chi ha apprezzato ciò che si è scritto, di chi immagina gli sforzi, le rinunce, il tempo impiegato, di chi ti vuole ringraziare e ti sorride per l’aiuto inconsapevolmente datogli. E’ per questo, però, probabilmente, che si sente anche la non poca responsabilità in quanto si manifesta, si esterna e divulga il proprio pensiero, il proprio “punto di vista” che si materializza su carta, con una vita propria, anche distinta da quella dell’autore”.

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Appena uscita la versione cartacea+libro digitale con collegamenti ipertestuali de “Le contestazioni invalidanti i contratti di mutuo”

Posted by Roberto Di Napoli su 21 marzo 2019

E’ appena uscita la versione “cartacea” con accesso al “libro digitale” dell’ultimo lavoro “Le contestazioni invalidanti i contratti di mutuo” scritto con il collega e amico avv. Daniele Rossi e pubblicato da Revelino Editore.

Il libro digitale, a differenza del semplice e-book, offre la possibilità di leggere le sentenze e la normativa, per un anno, coi collegamenti ipertestuali nel testo. E’ possibile acquistarlo online direttamente dal sito della casa editrice.

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Riporto di seguito l’indice degli argomenti trattati.

Capitolo 1. Inquadramento giuridico e perfezionamento del contratto di mutuo

1.1 Natura giuridica del contratto di mutuo

1.2 Collegamento negoziale ed apparente perfezionamento del contratto di mutuo nei rapporti bancari

1.3 Contratto di mutuo nella disciplina del credito fondiario

1.4 L’inefficacia originaria del titolo e gli effetti per i creditori intervenuti

Capitolo 2. Classificazione delle forme di restituzione della somma mutuata e caratteristiche delle modalità di ammortamento

Capitolo 3. Confronto dell’onerosità del piano a rata costante (c.d. francese) e del piano uniforme (c.d. italiano)

Capitolo 4. Divergenza tra tasso indicato e quello applicato nel contratto di finanziamento – Piano di ammortamento alla “francese” – Fenomeno anatocistico

4.1 Divergenza tra tasso indicato e quello applicato nel contratto di mutuo

4.2 Regolamentazione del fenomeno anatocistico nel contratto di mutuo

4.3 Piano di ammortamento alla “francese” nel contratto di finanziamento. Indeterminatezza del tasso di interesse ed anatocismo degli interessi. Differenti onerosità economiche nel regime di capitalizzazione semplice e composta.

 

 

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Una guida pratica in formato ebook su “Le contestazioni invalidanti i contratti di mutuo”

Posted by Roberto Di Napoli su 30 gennaio 2019

Questa volta ho pensato di affiancare ai manuali che continuano ad essere apprezzati una pratica guida, in formato ebook, sulle principali contestazioni nei rapporti di mutuo. Scritto con il fondamentale ed insostituibile aiuto del mio amico e collega avv. Daniele Rossi (senza il quale, di sicuro, non sarebbe stato possibile), abbiamo cercato di fornire una rassegna delle pronunce sulle principali contestazioni nei rapporti di mutuo. Fondamentale anche la collaborazione del dott. Francesco Olivieri che ha fornito alcuni esempi pratici di vizi nell’ammortamento alla francese. Ora, speriamo possa risultare utile alle difese degli utenti bancari. Riporto di seguito il link della casa editrice in cui è riportato anche l’indice degli argomenti e le modalità per l’acquisto. Ritrascrivo, sotto alla copertina, la prefazione https://revelinoeditore.it/…/le-contestazioni-invalidanti-…/

 

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

Negli ultimi anni -complici, probabilmente, da una parte, la crisi economica e le conseguenti difficoltà sia per imprenditori che per consumatori e, dall’altra, la maggiore facilità di conoscenza di pronunce giurisprudenziali, fino a determinare anche un abuso nella loro utilizzazione e divulgazione anche da parte di associazioni o società non sempre “economicamente disinteressate”- di sicuro vi è stata una crescente sensibilità da parte di giudici, avvocati e consulenti contabili verso molte problematiche emergenti da un attento esame del contratto bancario quale è quello (oggetto della presente guida) di mutuo.
Aspetti che, un tempo, nell’erronea convinzione dell’intangibilità di molte clausole contrattuali -fondata sul mero fatto della loro sottoscrizione da parte del mutuatario- probabilmente, nemmeno venivano valutati, in seguito all’aumento di azioni o opposizioni da parte del mutuatario sono stati -e continuano ad essere- invece, oggetto di verifica della loro liceità (come nel caso in cui sia eccepito il superamento del tasso massimo consentito dalla legge penale), delle conseguenze sotto il profilo della posizione contabile e dell’eventuale rilevanza penale; allo stesso modo, continuano ad essere oggetto di verifica varie eccezioni determinate dalla mancanza di utilità concreta dell’operazione posta in essere (come nelle frequenti ipotesi di mutui stipulati all’unico fine di estinguere posizioni creditorie solo apparenti e con la stessa mutuante) o dall’assenza di elementi che consentano la conoscibilità del reale costo dell’operazione, oppure, ancora, dalla divergenza tra il costo pattuito e quello effettivamente applicato (come nel caso di previsione di un piano di ammortamento “alla francese” in regime di capitalizzazione composta).
Varie pronunce, poi, hanno ribadito gli ineludibili requisiti di cui deve essere munito il titolo esecutivo affinché una procedura esecutiva possa essere instaurata o proseguita.
Il presente ebook non ha l’ambizione né, tantomeno, la presunzione di essere un manuale completo su tutti i possibili motivi di invalidità dei contratti bancari (peraltro difficilmente ipotizzabili o trattabili in un ebook) ma si spera possa essere un’utile guida pratica sui principali vizi che inficiano il contratto di mutuo nonché sulla più recente giurisprudenza che si è espressa in modo favorevole o contrario all’utente o, comunque, uno strumento utile per stimolare la riflessione sugli aspetti trattati.  Roberto Di Napoli Daniele Rossi

 

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Su Diritto 24-Il Sole 24 ore una mia nota sulla recente modifica dei termini di sospensione per le vittime di usura ed estorsione. Vincolante il provvedimento ex art. 20 l. 44/1999

Posted by Roberto Di Napoli su 18 gennaio 2019

Con d.l. del 4 ottobre 2018 n. 113, convertito in legge 1 dicembre n. 132, sono state apportate alcune modifiche alle leggi 44/1999 e 108/1996.

Tra i vari interventi (aventi ad oggetto anche i termini per la presentazione dell’istanza al Fondo di solidarietà), è stato modificato anche l’art. 20 l. 44/99 con aumento a due anni dei termini di sospensione o di proroga originariamente previsti, dalla medesima norma, per 300 giorni (ad eccezione di quelli relativi ad adempimenti fiscali, per i quali il termine resta di 3 anni).

Pubblico di seguito il link alla mia nota pubblicata, alcuni giorni fa, sul sito di Diritto24 – Il Sole 24 Ore nella quale ho anche ricordato due recenti provvedimenti emessi, rispettivamente, dal Tribunale di Bari il 20 novembre 2018 e dalla Procura della Repubblica di Latina il 4 gennaio 2019 (cliccare qui per leggere la nota). Col primo, il giudice pugliese conferma il carattere vincolante del “provvedimento” emesso ai sensi dell’art. 20 l. 44/99. Ricordo che, nel 2009, come già scritto in vari post di questo mio blog, dopo l’approvazione al Senato di un disegno di legge che prevedeva varie modifiche alla disciplina dei benefici alle vittime di usura ed estorsione che avessero fatto richiesta di accesso al Fondo di solidarietà, inviai alla Camera dei Deputati una petizione contenente “proposta di suggerimenti per emendamenti”, alcuni dei quali furono recepiti nella legge 3/2012: tra questi, proprio la sostituzione del termine “parere” con quello di “provvedimento” al fine di evitare il rischio di ulteriori equivoci e paradossi come quelli che si erano registrati in passato.

Il secondo provvedimento oggetto della mia nota, invece, risulta di particolare interesse in quanto, forse, una delle prime applicazioni del termine di sospensione per due anni così come modificato in seguito alla recente modifica normativa.

 

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Da Diritto24-Il Sole 24 Ore, una mia breve nota ad ordinanza su: L’esame del titolo esecutivo e la verifica anche d’ufficio della sussistenza delle condizioni dell’azione esecutiva

Posted by Roberto Di Napoli su 4 settembre 2018

I recenti interventi modificativi del codice di procedura civile, nel cercare di rendere più celere il soddisfacimento del credito, lasciano la sensazione che sia lasciato in secondo piano il principio che deve fondare ogni azione esecutiva, ossia, nulla executio sine titulo. Si avverte, spesso, la sensazione che l’esecutato sia considerato comunque “il debitore”, sebbene non siano poche le ordinanze o sentenze con le quali si è riconosciuta la mancata produzione, da parte del creditore, di un valido titolo o della prova del credito.

Pubblico di seguito il link a un mio commento, pubblicato sul sito di Diritto24 – Il Sole 24 Ore, a un’interessante ordinanza emessa dal Tribunale di Potenza il 17 luglio 2018.

Cliccare sul seguente link per leggere la nota ad ordinanza: L’esame del titolo esecutivo e la verifica anche d’ufficio della sussistenza delle condizioni dell’azione esecutiva

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