IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘riforma ordinamento giudiziario’ Category

30 anni fa moriva Enzo Tortora. Cosa è cambiato?

Posted by Roberto Di Napoli su 25 Mag 2018

Si ha l’impressione, in effetti, che poco o nulla sia cambiato e che, ancora oggi, gli autori di errori giudiziari, di fatto, siano e possano continuare a rimanere impuniti. Le riforme o le proposte di legge degli ultimi anni, tese più che altro a modificare varie norme del codice di procedura penale, sembrano, tra l’altro, non considerare sufficientemente le gravissime conseguenze dannose che possono subire anche i cittadini danneggiati da “errori giudiziari” commessi nei processi civili.  Ci vorrebbero varie modifiche non solo relativamente alla “giustizia penale” ma anche in merito a quella civile che, laddove amministrata non correttamente, può stravolgere la vita della persona umana con danni altrettanto indelebili, non solo di carattere patrimoniale, bensì, anche di natura non patrimoniale e biologici.

Credo sia difficile, quindi, non condividere le parole di Silvia Tortora pubblicate su “Il Fatto Quotidiano” di cui pubblico di seguito il link. Da “Il Fatto Quotidiano”Enzo Tortora, 30 anni fa moriva il giornalista e conduttore televisivo. “Mi hanno fatto esplodere una bomba atomica dentro” : Nessun può dimenticare la sua eleganza, la sua competenza, il suo sorriso. Eppure è già passata quasi una vita da quando Enzo Tortora non c’è più. Il 18 maggio 1988, a 59 anni moriva, per un tumore ai polmoni. “Perché – disse – mi hanno fatto esplodere una bomba atomica dentro”. Quella bomba è l’accusa […]

 

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Tutti a Roma, domani, alla prima manifestazione nazionale per fermare le banche e i loro abusi.

Posted by Roberto Di Napoli su 23 settembre 2013

MANIFESTAZIONE ROMAParteciperò volentieri, domani, a quella che sarà, sicuramente, la prima manifestazione nazionale alla quale diverse associazioni, imprenditori e professionisti saranno uniti nel protestare contro gli abusi bancari, spesso, reiterati malgrado la consapevolezza, da parte dei banchieri, della illegittimità delle pretese e in mancanza di severe misure cautelari o di condanne dal momento che, in sede penale, hanno goduto, forse, finora, di eccessiva indulgenza pur in casi nei quali è emersa l’usurarietà degli interessi applicati (anche se, a dire il vero, non sono mancati provvedimenti di giudici preparati e coraggiosi che hanno disposto il rinvio a giudizio o condanne penali; provvedimenti, tuttavia, poco diffusi in considerazione della vastità del fenomeno).

Ho sempre ritenuto -come ho scritto su questo blog fin dal 2007 e, purtroppo, anche in considerazione di quanto ho visto (purtroppo) da vicino- che la vera crisi dell’economia italiana non dipende solo da quella “globale” in questo momento storico, bensì, è volutamente determinata dalle banche che, malgrado quanto sancito dalla legge e ribadito dalla copiosa giurisprudenza civile, continuano ad insistere in pretese riconosciute illegittime ed illecite (ad esempio; saldi su c/c determinati dall’illegittima capitalizzazione o dall’applicazione di interessi e cms non validamente convenute; mutui nulli per essere stipulati in frode alla legge o per difetto di causa e per non essere mai stati effettivamente erogati o per non essere mai stati destinati ad effettiva utilità del mutuatario, ecc. ). Vi è, tra l’altro, sotto vari profili, una pericolosissima disparità di trattamento considerato che, quasi sempre, la banca riesce ad ottenere decreti ingiuntivi in base ad una  dichiarazione unilaterale attestante un credito che, solo in caso di opposizione e quando, magari, l’imprenditore o il cittadino ha subito danni ingenti, viene accertata infondata o per importi inferiori a quelli originariamente vantati. A tal proposito, nel 2010, fu presentata anche una proposta di legge, alla Camera dei Deputati, per modificare l’art. 50 del Testo Unico bancario (sollecitata e redatta da vari imprenditori e professionisti tra cui il sottoscritto). Ad oggi, malgrado, sicuramente, la disponibilità del parlamentare che la depositò, non si conoscono i parlamentari coinvolti nè l’avvio dell’iter (probabilmente continuerà, però, ad essere “pubblicizzata” e ritenuta utile per comizi e quotidiane campagne elettorali). 

La manifestazione di domani non è stata organizzata da politici ma solo, come detto, da associazioni e imprenditori vittime di tali abusi oltre che sostenuta da professionisti che, ogni giorno, si battono, nei tribunali per far valere i loro diritti. 

Probabilmente avrebbero partecipato anche altri imprenditori onesti che, invece, sono stati presi dalla disperazione e, come la cronaca degli ultimi due anni ha registrato, non ce l’hanno fatta a resistere.

Il fine della manifestazione è quello di sensibilizzare ancora di più la magistratura oltre che quei politici onesti e sensibili che, lontani da possibili ricatti o pressioni, vogliano prendere atto del drammatico fenomeno e varare provvedimenti normativi al fine di contemperare il diritto di credito col sacrosanto e fondamentale diritto alla proprietà nonchè alla vita, alla salute, alla dignità spesso compromessa a causa di pretese che si rivelano infondate o ingiuste all’esito di processi troppo lunghi e quando, ormai, i danni sono irrimediabili e le umiliazioni e le sofferenze subite restano indelebili e irrisarcibili.

La manifestazione (è prevista una grande partecipazione con vari pullman provenienti da varie parti d’Italia) avrà inizio alle ore 10 in Piazza Cavour.

Indico di seguito il link col

programma della giornata: http://www.orsiniemidio.it/public/editor/11%5E_comunicato-novita’-33%5E_settimana-2013-.pdf

scopo della manifestazione: http://www.orsiniemidio.it/public/editor/%20volantino%20a4%20bev.pdf

Posted in aiuti alle banche, anatocismo, appelli, banca ditalia, banche, collusioni, crisi, diritti umani, eroi, fainotizia, Fallimenti singolari, giorno del giudizio, giustizia giusta, indifferenti, informazione, intrecci, malagiustizia, petizioni, racket, restituzione somme da capitalizz, riforma ordinamento giudiziario, sit-in per la giustizia, solidarietà, sospensione esecuzione vittime u, stato di diritto, usura, usura ed estorsione bancaria, vittime | Leave a Comment »

Pochi giorni ancora per sostenere i quesiti per referendum proposti dai radicali per la giustizia giusta

Posted by Roberto Di Napoli su 9 settembre 2013

Pubblico di seguito il link al sito dei radicali nel quale si possono trovare tutte le informazioni utili in merito ai quesiti referendari “per la giustizia giusta”.
Ci sono ancora pochi giorni per firmare e sostenerli.
A dire il vero, dal tenore letterale di alcuni quesiti, avrei qualche leggero dubbio sull’efficacia del solo referendum pur nell’ipotesi in cui le norme dovessero essere abrogate. Di certo, però, ritengo l’attuale sistema non compatibile con un Paese civile e necessaria, quindi, l’iniziativa popolare attraverso il referendum.
Non penso solo agli errori nella giustizia penale, bensì, anche a quelli nell’altrettanto delicata giustizia civile e, in particolar modo, per la materia di cui mi occupo quotidianamente, ai vari giudizi o alle tante esecuzioni immobiliari o procedure fallimentari azionate da banche e fondate su titoli che, magari, all’esito dei giudizi, si rivelano illegittimi (se non, addirittura, viziati da usura) o, comunque, per crediti il cui ammontare viene, poi, accertato ben inferiore a quello originariamente vantato. Credo che ci siano casi nei quali, sin dall’inizio, è evidente la prova dell’illegittimità della pretesa e nei quali il giudice ha il potere-dovere di applicare la legge senza esporre il cittadino al rischio di perdere l’impresa o la casa o, addirittura, la serenità o la vita.
Nel corso degli ultimi anni, si è visto più volte il legislatore tentare di mettere mano su un tema così delicato quale la responsabilità civile del magistrato. Non mi pare che il cittadino sia tutelato sufficientemente ed è per questo che concordo nella necessità dell’intervento su iniziativa popolare.

Si possono condividere o meno i quesiti ma nessuno pensi di essere immune dalla “malagiustizia” o che non esistano gli errori giudiziari o i conflitti di interesse. Sarebbe un’illusione e può capitare che le proprie ragioni siano riconosciute anche dopo decenni senza che chi ha sbagliato paghi.

Sono rimasti pochi giorni, quindi, per firmare “per una giustizia giusta” e sul sito di cui indico il link (cliccare alla fine del presente post) ci sono spiegazioni relative ai vari quesiti e l’indirizzo dove poter firmare per sostenerli.

REFERENDUM RADICALI PER LA GIUSTIZIA GIUSTA | Responsabilità civile dei magistrati – REFERENDUM RADICALI PER LA GIUSTIZIA GIUSTA.

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Arrestati giudice civile e avvocato a Taranto

Posted by Roberto Di Napoli su 14 marzo 2012

Credo che ci siano forme di corruzione molto più “raffinate”, meno “grossolane” di quella ipotizzata a carico dell’avvocato e giudice arrestati a Taranto. Sarebbero doverose, in alcuni casi, indagini sui rapporti di parentela tra avvocati e giudici che esercitano nella stessa provincia (a volte, formalmente iscritti all’albo del consiglio dell’ordine più vicino ma senza cambiare la dimora abituale) o, comunque, su altri rapporti che determinano, quantomeno, la sensazione di mancanza di terzietà ed imparzialità .

So bene, però, che il discorso è molto più ampio e  le riforme necessarie sarebbero tante.

Corruzione, arrestati giudice civile e avvocato a Taranto – Corriere.it.

Tangenti a Taranto, inchiesta-choc. Arrestati un giudice e un avvocato.

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Miei interventi sui rapporti tra banche ed utenti e sul ruolo dello Stato nella difesa del più debole.

Posted by Roberto Di Napoli su 26 gennaio 2011

Contribuire a diffondere informazioni, notizie od opinioni su temi così importanti per l'economia e per gli stessi diritti civili credo sia sempre utile.
Ringrazio, pertanto, il movimento Alba Mediterranea (su youtube Albamed) sia per avere apprezzato la III edizione del mio libro "Anatocismo e vizi nei contratti bancari", Maggioli, 2010 (cliccare qui per vedere il video) sia per avere richiesto una mia opinione in merito ai rapporti tra banche ed utenti e sul ruolo dello Stato nella difesa della parte più debole.
I video dei miei interventi possono vedersi, oltre che sul canale di Alba Mediterranea su Youtube (Albamed) e sul mio (BlogRobertoDiNapoli oppure cliccando sull'icona youtube, nella colonna a destra), direttamente cliccando sulle immagini sotto. Roberto Di Napoli


Posted in anatocismo, banca ditalia, banche, draghi, estorsione, fainotizia, giustizia giusta, libri, malagiustizia, paese dei balocchi, presentazione libro anatocismo e, restituzione somme da capitalizz, riforma ordinamento giudiziario, solidarietà, stato di diritto, stato sociale, usura, usura ed estorsione bancaria, vittime | Leave a Comment »

25.6.10,Palazzo Marini (Camera dei Deputati).In centinaia al I°convegno del Forum Naz. Antiusura Bancaria. Mio intervento

Posted by Roberto Di Napoli su 2 luglio 2010

foto 1La partecipazione di centinaia di persone al I° convegno del Forum Nazionale Antiusura Bancaria tenutosi sabato scorso 25 Giugno a Roma presso la Sala delle Conferenze di Palazzo Marini (Camera dei Deputati) ha incoraggiato ancora di più il Forum, fondato mesi fa -con l'ausilio dell'on. Scilipoti che ne è il Presidente- da rappresentanti di varie associazioni, da professionisti, imprenditori e numerose vittime di usura bancaria
(Nella foto accanto, gentilmente fornita da Marco Chinellato, da sinistra a destra: Emidio Orsini, Gianni Chinellato, io e Francesco Petrino).

Considerato lo sciopero nei servizi di trasporto non immaginavo tanta affluenza. Sono rimasto molto contento, invece, nel vedere l'interesse di vittime arrivate da ogni parte d'Italia che hanno riempito la sala costringendo numerose persone a restare in piedi. Vedere centinaia di vittime che, pur distrutte dall'usura bancaria e dai paradossi della giustizia italiana, hanno conservato la più grande ricchezza, ossia, la dignità e la forza di combattere contro le ingiuste pretese, ha un preciso significato: significa che in questo Paese ci sono tantissime persone perbene stanche ma pronte a manifestare solidarietà.

Nella qualità di membro del comitato esecutivo del Forum e di coordinatore del gruppo di lavoro (insieme al Prof. Petrino e ai colleghi Cozza e Peca) che ha redatto il testo di proposta di legge di modifica dell'art. 50 del Testo Unico Bancario e di alcune norme del codice di procedura penale relative ai termini per la proposizione dell'opposizione alla richiesta di archiviazione (proposte di legge già depositate alla Camera dei Deputati dall'on. Scilipoti e aventi numero 3523 e 3526), ho illustrato la ratio della modifica e, sia pur sinteticamente, gli strumenti attualmente offerti dall'ordinamento giuridico al fine di contrastare le pretese illegittime.

convegno forum 2(Nella foto di Marco Chinellato, al centro: l'on. Scilipoti)
 

Nel corso del mio intervento ho manifestato alcune mie considerazioni. E' assurdo che la giustizia sia velocissima nelle esecuzioni immobiliari che distruggono migliaia di persone e famiglie e hanno fatto fallire l'economia italiana:  anche se, da ormai oltre un decennio, la giurisprudenza sia costante nel ribadire l'illegittimità di varie clausole contrattuali e malgrado all'esito dei lunghissimi giudizi, quasi mai, il credito vantato dalla banca corrisponde a quanto accertato dal giudice . L'ordinamento offre vari strumenti giuridici per contrastare le indebite pretese. Il problema è che la gente, gli imprenditori che devono pensare a lavorare, spesso, non ne sono a conoscenza o non hanno nemmeno la forza di recarsi dall'avvocato.

E' per questo che si rende necessaria l'approvazione urgente, da parte del Parlamento, della proposta di legge voluta dal Forum Nazionale Antiusura Bancaria e firmata dall'on. Domenico Scilipoti che si è rivelato particolarmente sensibile alle vittime. E' una proposta di legge -ho fatto presente nel corso del mio intervento- con la quale si chiede la modifica dell'art. 50 del Testo Unico Bancario che, attualmente, consente alle banche di ottenere il decreto ingiuntivo sulla base dell'estratto conto e di una semplice dichiarazione di un funzionario il quale attesta che il credito corrisponde alle scritture contabili della banca. Il più delle volte -ho ricordato- si verifica che quando l'apparente debitore propone opposizione, all'esito del giudizio, come detto, il credito accertato non corrisponde a quello vantato dalla banca. Nel frattempo, però, l'impresa o la vittima è distrutta e nessuno, di certo, può risarcire la perdita della serenità. Con la modifica dell'art. 50 del T.U.B. si chiede l'inserimento di alcuni commi che prevedono che nel caso in cui, all'esito del giudizio, la pretesa della banca si scopra essere stata superiore del 10 %, essa debba risarcire automaticamente una somma pari al triplo del credito ingiunto e il giudice civile debba trasmettere gli atti al Procuratore della Repubblica per i delitti di usura ed estorsione. E', certamente, una pena severa ma lo scopo -ho precisato- è proprio quello di disincentivare condotte che, oltre che delittuose, sono contrarie alla buona fede contrattuale, determinano danni ingenti all'utente e, soprattutto, hanno determinato la distruzione di migliaia di imprese: insomma, dell'economia italiana. Con la modifica dell'art. 50 T.U.B., recependosi quanto più volte affermato dalla giurisprudenza, si prevede, inoltre, che, laddove il credito ingiunto sia contestato, la banca non possa procedere alla segnalazione a sofferenza presso la Centrale dei Rischi della Banca d'Italia oppure deve segnalare che il credito è contestato.
 
Con autonoma proposta di legge (n.3526) già firmata e depositata dall'on. Scilipoti si chiede, inoltre, la modifica di alcune norme del codice di procedura penale al fine di consentire l'opposizione alla richiesta di archiviazione nel termine di 30 giorni (e non in quello, insufficiente, di 10 giorni ora previsto) nonchè la ricorribilità in Cassazione dell'ordinanza che decide sull'archiviazione. Dall'affluenza delle vittime che, malgrado lo sciopero, sono partite da ogni parte d'Italia per raggiungere Palazzo Marini (Camera dei Deputati), è evidente l'apprezzamento delle iniziative del neocostituito Forum Nazionale Antiusura bancaria.

Sentire le testimonianze delle loro sofferenze, dei paradossi giudiziari, quali quelli che si verificano laddove si archiviano procedimenti pur quando il consulente tecnico ha accertato l'usura o laddove giudici delle esecuzioni non sospendono il rilascio dell'abitazione della vittima pur quando essa abbia ottenuto la sospensione per trecento giorni ex art. 20 l. 44/99 (normativa antiracket ed antiusura), rende evidente, però- secondo me- un altro dato oggettivo ed inconfutabile: la necessità della riforma della legge sulla responsabilità civile del magistrato. Non è un'esigenza di un partito o dell'altro. E' un'emergenza nazionale che va affrontata per evitare paradossi intollerabili in uno Stato di diritto e alla quale tutti i partiti e tutti i politici devono collaborare al fine di assicurare ai cittadini la serietà, serenità, competenza e trasparenza dei magistrati. Roberto Di Napoli

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Anche il giudice arrestato va considerato innocente …… ma non più innocente di ogni altro cittadino!

Posted by Roberto Di Napoli su 9 aprile 2010

Mi sembra ovvio che anche questo giudice arrestato debba essere considerato innocente fino a sentenza definitiva. Di certo, però, non di più di un semplice cittadino che, pur privato della libertà e quand'anche accusato di gravi delitti, deve sempre essere considerato, allo stesso modo, innocente fino a condanna definitiva. Ho, poi, una profonda convinzione: credo che ci vorrebbero controlli effettivi nelle sezioni esecuzioni immobiliari dei Tribunali dove, spesso, gravissime denunce da parte di soggetti, a torto o a ragione, esecutati o "falliti" sono state ignorate ed essi, più di una volta, ingiustamente umiliati o ridicolizzati. Ci sono altri Tribunali dove fatti altrettanto gravi sono stati denunciati da anni. Per ora, col rispetto della presunzione di innocenza, ancora una volta, resto, comunque, SENZA PAROLE e con una speranza: che le accuse siano del tutto infondate! Per una ragione, principalmente: per evitare di dovermi convincere, ancora di più, che siamo in un Paese talmente corrotto e che ci possano essere "personaggi" che, affetti da delirio di onnipotenza, approfittino delle funzioni ricoperte per compiere gesta tutt'altro che eroiche nell'ingenua convinzione di essere "potenti" uomini d'affari impunibili o "santi senza peccato"  e il resto del mondo, tutti gli altri cittadini, una massa di incapaci, di delinquenti se non cretini!!! Roberto Di Napoli

Corriere della Sera.it
(04/06/2008) Avrebbero chiesto una tangente di 40mila euro ad una società in cambio di una sentenza favorevole Leggi ancora

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Lo Stato, ancora, condannato per la durata di un fallimento.I politici prendano atto dei veri problemi della giustizia civile!!!

Posted by Roberto Di Napoli su 31 gennaio 2010

ParlamentoNon so se i parlamentari, i politici, abbiano davvero compreso la gravità della situazione in cui si trova, in Italia, la giustizia civile. Credo che molti, soprattutto i parlamentari-avvocati, dovrebbero tornare più spesso nelle aule di giustizia ed assistere, magari, alle udienze prestando particolare attenzione ai rinvii tra un’udienza e la successiva.

I tempi infiniti e la durata “irragionevole” di una causa civile, privando, spesso, la parte dei diritti fondamentali della persona umana, possono comportare pregiudizi gravissimi: il fallimento di un’impresa, la perdita di un patrimonio o, perfino, la compromissione dei mezzi di sussistenza.

Ancora più insidiosa è la durata irragionevole di una procedura fallimentare. In alcuni casi, anzi, oltre che irragionevole, è scandalosa perché, mentre il “fallito” attende di tornare “in bonis”, intorno alla procedura gravitano consulenti, legali, curatori, custodi, ausiliari ben pagati ma il cui operato non sempre, a mio avviso, è ineccepibile.

Giorni fa, mentre mi trovavo in una cancelleria a consultare un fascicolo, ho chiesto ad una cancelliera se, anche in quel Tribunale, ci fossero procedure eccessivamente lunghe. Ha risposto, sorridendo, che pende una procedura fallimentare da oltre trent’anni. Mi è venuto in mente un bellissimo aneddoto raccontato, oltre cinquant’anni fa, da Piero Calamandrei ne “L’elogio dei giudici” che, ricordando come dai tempi di Giustiniano il processo venisse immaginato come un organismo vivente che nasce, cresce e si estingue col giudicato, racconta come di una tale “personificazione” fosse consapevole un contadino toscano che gli chiedeva di assisterlo per un appello in una causa che, in primo grado, era durata sei anni. Diceva il contadino, con un accento di tenerezza -racconta Calamandrei- simile ad un nonno che presenta la nipotina alla maestra: “Sor avvocato, a questa causa mi ci sono affezionato. La metto nelle sue mani. Vede, l’ha sei anni: l’è digià grandina. La si può cominciare a mandare a scuola”.

Chissà cosa penserebbe Calamandrei oggi, nel vedere procedure fallimentari pendenti da oltre trent’anni e chissà, al posto del contadino, chi sarebbe il soggetto preoccupato ed intento a non farla “morire”. Di certo, non il fallito che, quasi sempre, coi vincoli personali e patrimoniali che lo colpiscono, soffre della durata.

Nonostante l’Italia sia tra i Paesi più volte condannati dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo per la durata eccessiva dei processi e malgrado i costi a carico dell’erario derivanti dalle condanne al risarcimento dell’equo indennizzo previsto dalla legge 24 marzo 2001 n. 89 (cd. legge Pinto), non tutti i cittadini lesi sanno di potere essere risarciti per la durata eccessiva del processo. E’, tuttavia, una magra consolazione se si considera che ciò che può essere risarcito è solo il danno non patrimoniale e patrimoniale conseguente alla durata eccessiva e non, ovviamente, il danno già oggetto del giudizio cosiddetto “presupposto”. Un’ulteriore anomalia e differenza rispetto a quanto affermato dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo che, in caso di violazione del termine ragionevole, riconosce l’equo indennizzo per ogni anno di durata del processo, è rappresentata dal fatto che la giurisprudenza italiana, sia di merito che di legittimità, riconosce, invece, l’”equo indennizzo”, per un modesto importo compreso tra 1000 e 1500 euro, solo per gli anni eccedenti quella durata che, secondo una valutazione complessiva della causa, sarebbe stata normale e ragionevole.

In materia fallimentare, come confermato in una recentissima pronuncia della Cassazione, la procedura semplice, con un solo creditore, dovrebbe durare tre anni o, se più complessa, al massimo, sette.Palazzaccio

A Roma, una coppia di anziani coniugi sottoposti a procedura fallimentare dal 1997 ha subito, negli anni, le più profonde umiliazioni. Titolari di un’attività commerciale avente ad oggetto vendita di mobili per arredamenti, per colpa, principalmente, di due noti istituti di credito, hanno perso l’intero patrimonio senza neppure (così, a loro dire, consigliava il “difensore”) potere proporre causa di opposizione alla sentenza di fallimento. Hanno perso la casa e sono dovuti emigrare dall’Abruzzo nel Lazio, a casa dei figli. Hanno chiesto più volte al precedente giudice delegato e al curatore un sussidio alimentare: nonostante la presenza di un non indifferente attivo derivante dalla vendita del patrimonio gli è stato negato. Nessuno, né curatore né creditori né giudice, malgrado sollecitati, hanno inteso proporre cause di risarcimento dei danni alle banche responsabili dell’applicazione di interessi su interessi ed oneri illegittimi. Lui ha oltre ottant’anni e, da persona umile ed onesta, si sveglia di notte perché vorrebbe vestirsi e andare a lavorare. Mi ha chiesto più volte, disperato, di volere andare a Strasburgo per essere risarcito per la durata eccessiva della procedura. Gli ho spiegato che, dal 2001, bisogna adire il giudice nazionale, ossia, bisogna iniziare la causa in Italia e così, infatti, abbiamo fatto proponendo, con la mia difesa e con il prezioso aiuto del collega Giuseppe Pennino di Perugia, una causa per il risarcimento dell’equo indennizzo. Il mio povero amico e cliente ha rischiato di dovere preparare una nuova causa: quella per l’eccessiva durata anche di questo processo perchè, proposto il ricorso a Giugno, l’udienza era stata fissata …. a Marzo!!! Grazie alla sensibilità della Corte che ha accolto la mia richiesta di anticipazione, l’udienza è stata anticipata a Novembre. Ora, finalmente, la povera coppia, sperando di potere, un giorno, ottenere anche il risarcimento dalle banche responsabili, ha ottenuto un pur modesto riconoscimento in quanto la Corte d’Appello di Perugia (cliccare qui per leggere il decreto) ha riconosciuto, effettivamente, la durata eccessiva della procedura fallimentare prendendo atto anche del diritto al ristoro per il “protrarsi degli effetti personali del fallimento, vale a dire per la compressione che ne consegue per i diritti fondamentali della sfera giuridica del fallito”  . A prescindere dall’importo riconosciuto (conforme a quanto riconoscibile secondo gli standard europei e leggermente aumentato a causa dei particolari pregiudizi alla sfera personale del fallito), non appare del tutto condivisibile la durata ritenuta ragionevole che, nel caso di specie, è stata riconosciuta in dieci anni a causa della pendenza di azioni revocatorie (discostandosi, dunque, da quanto affermato dalla Cassazione). Credo, tuttavia, che le continue condanne a carico dello Stato dovrebbero fare riflettere maggiormente i politici non solo sul conseguente esborso a carico dell’erario ma, principalmente, sulla circostanza che, dietro ad ogni procedura, ad ogni causa durata eccessivamente, ci sono delle persone che soffrono a causa della persistente lesione ai loro diritti che, come si evince dai vari decreti “ex lege 89/2001”, nessuna condanna (per importi modestissimi e solo “simbolici”) può risarcire efficacemente in quanto le umiliazioni, la perdita della serenità, la compromissione della salute insite in ogni causa dai tempi infiniti sono pene indelebili ed irrisarcibili: e, spesso, a carico anche di chi, dopo venti o trent’anni, si scopre che aveva ragione. Roberto Di Napoli

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