IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘ritardi’ Category

Ustica: Giustizia dopo quasi 38 anni? Confermata la condanna dei Ministeri per non avere impedito l’evento

Posted by Roberto Di Napoli su 1 giugno 2018

La sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, a Sezioni Unite (Cass. Sez. Un., sent. 22 maggio 2018, n. 12565) (cliccare qui per leggere la notizia riportata da corriere.it), con la quale sono stati rigettati i ricorsi del Ministero della Difesa e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avverso la sentenza che -all’esito del giudizio promosso originariamente dalla compagnia aerea e poi proseguito dalla stessa in amministrazione straordinaria- li aveva condannati al risarcimento, se, da una parte, può concorrere a rafforzare la fiducia nella Giustizia che, comunque, è pervenuta ad alcuni importanti accertamenti, dall’altra parte, suscita più di un interrogativo: può essere considerata Giustizia a quasi 38 anni dall’evento e 37 dall’atto introduttivo della causa civile (senza considerare, tra l’altro, che la pronuncia rimette ad altra sezione la decisione di altri motivi)? Quale rispetto ha avuto lo Stato verso i suoi cittadini e, soprattutto, verso i parenti delle vittime della strage di Ustica?

Credo che la pronuncia impugnata e confermata dalla Suprema Corte lasci una profonda amarezza non solo nei parenti delle vittime ma in tutti i cittadini che pretendono di sentirsi tutelati dallo Stato. Fa riflettere profondamente quanto affermato:  Se i ministeri “avessero adottato le condotte loro imposte dagli specifici obblighi di legge, l’evento non si sarebbe verificato” (…) poiché “attraverso un’adeguata sorveglianza della situazione dei cieli sarebbe stato possibile percepire la presenza di altri aerei lungo la rotta del Dc9 e, quindi, adottare misure idonee a prevenire l’incidente, ad esempio non autorizzando il decollo, assegnando altra rotta, avvertendo il pilota della necessità di cambiare rotta o di atterrare onde sottrarsi ai pericoli connessi alla presenza di aerei militari o, infine, intercettando l’aereo ostile con aerei militari italiani“.

Quest’affermazione, inoltre, suscita inevitabilmente la domanda anche relativamente a tanti altri tragici eventi che hanno colpito il Paese e provocato dolori, sicuramente, indelebili: quanti eventi potevano essere evitati e quanti, anche meno gravi, ogni giorno, possono essere evitati da chi ricopre pubbliche funzioni?

La sentenza -che consiglio di leggere, così come altra emessa nell’ambito di altro giudizio civile promosso dal socio, presidente e amministratore della compagnia aerea e proseguito dai suoi eredi (Cass. civ., sez. III, sent. 22 ottobre 2013, n. 23933)- ricorda, tra l’altro, i principi di diritto affermati dalla Suprema Corte con la sentenza 5 maggio 2009 n. 10285 inerenti le regole nell’accertamento del nesso di causalità, in sede civile, secondo la regola probatoria del “più probabile che non“. La pronuncia è stata emessa dalle Sezioni Unite in quanto chiamate a risolvere il contrasto, insorto in giurisprudenza, tra gli opposti orientamenti (ricordati nell’interessante motivazione) in merito al cumulo tra indennizzo assicurativo e risarcimento. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la pronuncia del 22 maggio 2018 ha affermato il seguente principio: “Il danno da fatto illecito deve essere liquidato sottraendo dall’ammontare del danno risarcibile l’importo dell’indennità assicurativa derivante da assicurazione contro i danni che il danneggiato-assicurato abbia riscosso in conseguenza di quel fatto“.

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L’esclusione di Rodotà un’occasione persa per la riaffermazione del primato dei diritti della persona

Posted by Roberto Di Napoli su 20 aprile 2013

S/W Ver: 85.9B.C0RCredo che la nomina del Prof. Rodotà a Capo dello Stato, soprattutto in questo periodo storico nel quale i cittadini, gli imprenditori e lavoratori onesti si sentono abbandonati, avrebbe davvero rappresentato la tutela e la difesa di quei diritti fondamentali della persona che, invece, contrariamente a quanto sancito dalla  Costituzione, dai trattati dell’Unione Europea e dalla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo sembrano essere divenuti secondari rispetto alle ragioni della finanza e dei mercati. Richiedere la disponibilità per un secondo mandato a Napolitano (quasi novantenne che, tra l’altro, non credo possa costituire esempio di “stabilità” per il prossimo settennato), prima volta nella storia repubblicana di rielezione del Capo dello Stato uscente, conferma, secondo me, che si è raggiunto il massimo di incapacità dei politici, prigionieri dello stesso sistema elettorale da loro “inventato”. Hanno dimostrato di essere capaci solo di difendere i loro privilegi, di prendere in giro la gente e di parlare a vanvera pur di restare a galla. Accettando, poi, la condizione (per non utilizzare un altro vocabolo) di Amato premier stanno dimostrando di accettare pure il rischio di mettere il Paese, i cittadini onesti che non prendono 30 mila euro di pensione al mese, in ginocchio per sempre. A questo punto, anche se lo ritengo scandaloso visti i costi che comportano, ogni volta, le votazioni, spero che si torni di nuovo alle urne per un’ulteriore “pulizia”.

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Dalla costa ionica della Calabria fino al Salento: un viaggio-odissea di circa 10 ore tra due regioni una di fronte all’altra. Perchè i politici non usano questi mezzi pubblici?Anche curando la rete di collegamenti si incentiva il turismo con riflessi positivi per l’economia

Posted by Roberto Di Napoli su 9 settembre 2012

Lunedì 28 Agosto ho appurato le difficoltà di collegamento tra il Salento e la costa ionica della Calabria. Il “tacco” e la “punta dello Stivale” sono quasi di fronte. In alcune giornate, al tramonto, da Gallipoli si intravedono, all’orizzonte, le montagne della Calabria. Forse, però, la vicinanza è solo un’illusione per chi deve muoversi in treno. Da Catanzaro Lido a Lecce, infatti, se non si riesce a prendere un bus notturno da Lamezia Terme a Taranto, si possono impiegare circa dieci ore, quasi quanto un volo da Roma a New York, e dover cambiare 4 treni e un autobus. Se è anche dai servizi pubblici, come i trasporti e la rete di collegamenti, che si valuta l’efficienza e la serietà dei politici o degli amministratori locali, credo che tali difficoltà di collegamento tra due regioni straordinarie, sia sotto il profilo paesaggistico che culturale, costituiscano l’ulteriore motivo per il quale tanti sedicenti politici dovrebbero andarsene a casa se non fossero attaccati alla poltrona, alle diarie e ai ricchi stipendi; dovrebbero prendere atto della loro incapacità e della loro indubbia bravura solo a parlare di tutti i problemi del pianeta senza mai risolverli e, magari, utilizzandoli solo come argomenti della quotidiana campagna elettorale.

Secondo me, non si può negare: esistono, anche relativamente ai trasporti, due “Italie”, se non tre. Viaggiando, per motivi professionali, quasi tutto l’anno, credo che ci sia una profonda differenza nei collegamenti da Roma per il Nord o per il Sud, nonchè all’interno delle singole regioni, oltre ad una differenza nella qualità dei mezzi di trasporto destinati (vedasi mio precedente post o cliccare qui).

Mi limito ad alcuni “appunti” di viaggio. Il pomeriggio del 22 Agosto ero a Padova e, deciso di rientrare a Roma, ho subito trovato un FrecciaRossa col quale sono arrivato nella capitale dopo circa tre ore. La domenica successiva, invitato ad un matrimonio, dovevo tornare da Soverato, a pochi chilometri da Catanzaro e ad alcune decine da Lamezia Terme, a Gallipoli dove mi trovavo in villeggiatura. Dal sito di Trenitalia, uscivano “combinazioni”  con almeno 3-4 cambi (può verificarlo chiunque ancora oggi, o, almeno alla data del presente post). La soluzione “più comoda” sembrava quella di un unico collegamento, con un autobus sostitutivo, da Lamezia Terme a Taranto. Mi sarei accontentato di prendere quest’autobus. Unico disagio sembrava l’orario: circa all’1 da Lamezia Terme con arrivo a Taranto alle 4.5o circa. Un asterisco posto sul luogo di partenza e con l’avviso che la soluzione si riferiva al giorno successivo, tuttavia, poneva in dubbio l’esistenza, quel giorno, del collegamento o di posti disponibili. Mi è sembrata inutile anche la telefonata al call center: non ho avuto certezze se non quella del costo della chiamata (certezza, ovviamente, ex post, dopo l’addebito). Dopo varie ricerche, intorno alle 15 non rimaneva, allora, che un’alternativa: partenza la mattina presto, verso le 5, da Catanzaro Lido fino a Crotone e, da qui, un bus sostitutivo diretto a Taranto. Dopo essermi alzato alle 4 e accettata la gentilezza di un mio prezioso amico e collega di accompagnarmi alla stazione, ecco la scoperta: dalla biglietteria elettronica il bus da Crotone o da Sibari per Taranto sarebbe risultato con posti esauriti. E’ chiaro: un bus non ha la capienza di un treno e non capisco (anche se avrei qualche sensazione) per quale motivo Trenitalia scelga di affidare alcune tratte a compagnie private di autolinee. Dalla stazione di Catanzaro Lido che, a quanto pare, alle 5 di mattina, non permette nemmeno di bere un sorso d’acqua visto che non ho trovato nè un bar aperto nè un distributore di bevande, ho preso, allora, il treno per Sibari: un treno “monocarrozza” simile ad una littorina a gasolio. Arrivato verso le 8, pochi minuti prima che arrivasse quel bus diretto per Taranto (con fermata a Crotone), ho provato a chiedere di poter salire. Niente da fare: posti tutti prenotati. Ho aspettato, allora, fino alle 10 per proseguire con l’unica soluzione possibile: un altro treno da Sibari per Metaponto. Da qui, ancora, un autobus sostitutivo per Taranto (con l’ansia di non fare in tempo a prendere la coincidenza visto che il treno sarebbe poi partito dopo pochissimi minuti). Poi, di nuovo, un treno da Taranto per Brindisi e da qui un altro fino a Lecce (non essendoci un treno diretto Taranto-Lecce).

Dopo essere partito alle 5 da Catanzaro Lido e cambiato 4 treni e un autobus, sono arrivato a Lecce intorno alle 15, dopo quasi 10 ore.

Ho riflettuto: quanti posti di lavoro si potrebbero creare con una rete di aliscafi o traghetti dal Salento fino alle coste calabre? Quante ore di viaggio si risparmierebbero? In ogni caso, con una rete di trasporti efficiente (e non vergognosa, quale, a mio avviso, è quella oggi presente)  quali sarebbero i riflessi per il turismo? Quanta “ricchezza” si genererebbe?

Credo che una rete di collegamenti efficiente tra luoghi che, oltre che meravigliosi, sono ricchi di storia, il cuore della Magna Grecia, contribuirebbe a cambiare, ad arricchire l’economia del Mezzogiorno. 

Vorrei tanto chiedere a tutti i politici calabresi e pugliesi (tra l’altro, vari politici salentini e calabresi hanno ricoperto varie cariche di rilevanza nazionale) che, ogni giorno, non esitano a parlare di tutto senza risolvere niente, che non perdono occasione per apparire e ricordare la loro esistenza agli elettori (i quali, invece, probabilmente, ne farebbero volentieri a meno), intenti (quando non delegano la loro segreteria) a scrivere sui social network ogni passo che compiono nella giornata, a quei politici che, forse, non hanno mai preso i mezzi pubblici e subito disagi: perchè non lavorate seriamente? Viaggiate un po’ coi vostri familiari sulle littorine di 40 anni fa o con gli aerei rumeni di minimo 30 anni fa presi in affitto dalla compagnia con la quale si illude di viaggiare il passeggero che ha comprato il biglietto con un’altra! (vedasi mio precedente post o cliccare qui)! Provate a fare il giro della Calabria o della Puglia coi mezzi pubblici, sudati e senza acqua come, a volte, partono i passeggeri da stazioni senza biglietteria elettronica, senza bar e senza distributori di bevande. Sono sicuro che fareste il massimo e in pochi anni sareste in grado di creare una rete di trasporti davvero efficiente affinchè due regioni fantastiche non restino sempre isolate nel profondo e maltrattato Sud!

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Fiumicino, 24 Agosto 2012. Disagi e ritardi sul volo Roma-Lamezia Terme, i passeggeri chiamano la polizia – Dal sito di Libero Reporter

Posted by Roberto Di Napoli su 31 agosto 2012

Venerdì scorso 24 Agosto sono stato passeggero – testimone di questo disservizio che ritengo assurdo. Quello che rattrista ancora di più è constatare che per i collegamenti aerei o ferroviari tra la capitale e il sud vengono destinati gli aeromobili o i treni, spesso, di qualità inferiore a quelli per altre zone d’Italia.

Tengo a precisare, inoltre, che sul biglietto aereo è riportato anche il modello di aeromobile che, nel caso di specie, doveva essere uno dei Boeing  utilizzati da Blu-Express e non l’MD-80 di almeno venti-venticinque anni fa della compagnia (rumena?) Tend Air.

Riporto la notizia riportata dal sito di inchiesta Libero Reporter che riporta fedelmente i fatti così come si sono svolti. Tengo a precisare che, dopo essere giunti quasi sulla pista, il comandante aveva annunciato che l’attesa sarebbe stata dovuta alla necessità di attendere la chiusura di uno “sportellino” esterno lasciato aperto (oltre alla mancanza di aria condizionata). A Lamezia Terme siamo atterrati (dopo essere sbarcati in aeroporto a Fiumicino in attesa di essere reimbarcati sullo stesso aeromobile) alle 20,30 circa piuttosto che alle 18 e, dopo l’attesa del bagaglio, sono uscito dopo oltre mezz’ora.

E pensare che, come riportato da vari media in questi giorni, ci sono compagnie che prendono pure contributi regionali!

Valuterò se chiedere, nei prossimi giorni, a Blu Express di restituirmi parte del prezzo corrisposto!

Dal sito del quotidiano online Libero Reporter

Sul volo Roma-Lamezia Terme delle 16 45 di Blu Express, passeggeri fatti imbarcare su un md 80 senza aria condizionata per oltre mezz’ora vengono rassicurati che sarebbe stata accesa dopo il decollo. I passeggeri sconvolti dal caldo e dalla sete si ribellano, chiamano la polizia e scendono dall’aeromobile.  Una passeggera  lamenta alla polizia anche la mancanza di acqua e solo allora la compagnia provvede a distribuire delle bottigliette.  Alle 18 15 attendono ancora di essere reimbarcati. Aria condizionata non funzionante o spenta per risparmiare? cliccare qui per leggere la notizia dal sito di Libero Reporter

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Lo Stato, ancora, condannato per la durata di un fallimento.I politici prendano atto dei veri problemi della giustizia civile!!!

Posted by Roberto Di Napoli su 31 gennaio 2010

ParlamentoNon so se i parlamentari, i politici, abbiano davvero compreso la gravità della situazione in cui si trova, in Italia, la giustizia civile. Credo che molti, soprattutto i parlamentari-avvocati, dovrebbero tornare più spesso nelle aule di giustizia ed assistere, magari, alle udienze prestando particolare attenzione ai rinvii tra un’udienza e la successiva.

I tempi infiniti e la durata “irragionevole” di una causa civile, privando, spesso, la parte dei diritti fondamentali della persona umana, possono comportare pregiudizi gravissimi: il fallimento di un’impresa, la perdita di un patrimonio o, perfino, la compromissione dei mezzi di sussistenza.

Ancora più insidiosa è la durata irragionevole di una procedura fallimentare. In alcuni casi, anzi, oltre che irragionevole, è scandalosa perché, mentre il “fallito” attende di tornare “in bonis”, intorno alla procedura gravitano consulenti, legali, curatori, custodi, ausiliari ben pagati ma il cui operato non sempre, a mio avviso, è ineccepibile.

Giorni fa, mentre mi trovavo in una cancelleria a consultare un fascicolo, ho chiesto ad una cancelliera se, anche in quel Tribunale, ci fossero procedure eccessivamente lunghe. Ha risposto, sorridendo, che pende una procedura fallimentare da oltre trent’anni. Mi è venuto in mente un bellissimo aneddoto raccontato, oltre cinquant’anni fa, da Piero Calamandrei ne “L’elogio dei giudici” che, ricordando come dai tempi di Giustiniano il processo venisse immaginato come un organismo vivente che nasce, cresce e si estingue col giudicato, racconta come di una tale “personificazione” fosse consapevole un contadino toscano che gli chiedeva di assisterlo per un appello in una causa che, in primo grado, era durata sei anni. Diceva il contadino, con un accento di tenerezza -racconta Calamandrei- simile ad un nonno che presenta la nipotina alla maestra: “Sor avvocato, a questa causa mi ci sono affezionato. La metto nelle sue mani. Vede, l’ha sei anni: l’è digià grandina. La si può cominciare a mandare a scuola”.

Chissà cosa penserebbe Calamandrei oggi, nel vedere procedure fallimentari pendenti da oltre trent’anni e chissà, al posto del contadino, chi sarebbe il soggetto preoccupato ed intento a non farla “morire”. Di certo, non il fallito che, quasi sempre, coi vincoli personali e patrimoniali che lo colpiscono, soffre della durata.

Nonostante l’Italia sia tra i Paesi più volte condannati dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo per la durata eccessiva dei processi e malgrado i costi a carico dell’erario derivanti dalle condanne al risarcimento dell’equo indennizzo previsto dalla legge 24 marzo 2001 n. 89 (cd. legge Pinto), non tutti i cittadini lesi sanno di potere essere risarciti per la durata eccessiva del processo. E’, tuttavia, una magra consolazione se si considera che ciò che può essere risarcito è solo il danno non patrimoniale e patrimoniale conseguente alla durata eccessiva e non, ovviamente, il danno già oggetto del giudizio cosiddetto “presupposto”. Un’ulteriore anomalia e differenza rispetto a quanto affermato dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo che, in caso di violazione del termine ragionevole, riconosce l’equo indennizzo per ogni anno di durata del processo, è rappresentata dal fatto che la giurisprudenza italiana, sia di merito che di legittimità, riconosce, invece, l’”equo indennizzo”, per un modesto importo compreso tra 1000 e 1500 euro, solo per gli anni eccedenti quella durata che, secondo una valutazione complessiva della causa, sarebbe stata normale e ragionevole.

In materia fallimentare, come confermato in una recentissima pronuncia della Cassazione, la procedura semplice, con un solo creditore, dovrebbe durare tre anni o, se più complessa, al massimo, sette.Palazzaccio

A Roma, una coppia di anziani coniugi sottoposti a procedura fallimentare dal 1997 ha subito, negli anni, le più profonde umiliazioni. Titolari di un’attività commerciale avente ad oggetto vendita di mobili per arredamenti, per colpa, principalmente, di due noti istituti di credito, hanno perso l’intero patrimonio senza neppure (così, a loro dire, consigliava il “difensore”) potere proporre causa di opposizione alla sentenza di fallimento. Hanno perso la casa e sono dovuti emigrare dall’Abruzzo nel Lazio, a casa dei figli. Hanno chiesto più volte al precedente giudice delegato e al curatore un sussidio alimentare: nonostante la presenza di un non indifferente attivo derivante dalla vendita del patrimonio gli è stato negato. Nessuno, né curatore né creditori né giudice, malgrado sollecitati, hanno inteso proporre cause di risarcimento dei danni alle banche responsabili dell’applicazione di interessi su interessi ed oneri illegittimi. Lui ha oltre ottant’anni e, da persona umile ed onesta, si sveglia di notte perché vorrebbe vestirsi e andare a lavorare. Mi ha chiesto più volte, disperato, di volere andare a Strasburgo per essere risarcito per la durata eccessiva della procedura. Gli ho spiegato che, dal 2001, bisogna adire il giudice nazionale, ossia, bisogna iniziare la causa in Italia e così, infatti, abbiamo fatto proponendo, con la mia difesa e con il prezioso aiuto del collega Giuseppe Pennino di Perugia, una causa per il risarcimento dell’equo indennizzo. Il mio povero amico e cliente ha rischiato di dovere preparare una nuova causa: quella per l’eccessiva durata anche di questo processo perchè, proposto il ricorso a Giugno, l’udienza era stata fissata …. a Marzo!!! Grazie alla sensibilità della Corte che ha accolto la mia richiesta di anticipazione, l’udienza è stata anticipata a Novembre. Ora, finalmente, la povera coppia, sperando di potere, un giorno, ottenere anche il risarcimento dalle banche responsabili, ha ottenuto un pur modesto riconoscimento in quanto la Corte d’Appello di Perugia (cliccare qui per leggere il decreto) ha riconosciuto, effettivamente, la durata eccessiva della procedura fallimentare prendendo atto anche del diritto al ristoro per il “protrarsi degli effetti personali del fallimento, vale a dire per la compressione che ne consegue per i diritti fondamentali della sfera giuridica del fallito”  . A prescindere dall’importo riconosciuto (conforme a quanto riconoscibile secondo gli standard europei e leggermente aumentato a causa dei particolari pregiudizi alla sfera personale del fallito), non appare del tutto condivisibile la durata ritenuta ragionevole che, nel caso di specie, è stata riconosciuta in dieci anni a causa della pendenza di azioni revocatorie (discostandosi, dunque, da quanto affermato dalla Cassazione). Credo, tuttavia, che le continue condanne a carico dello Stato dovrebbero fare riflettere maggiormente i politici non solo sul conseguente esborso a carico dell’erario ma, principalmente, sulla circostanza che, dietro ad ogni procedura, ad ogni causa durata eccessivamente, ci sono delle persone che soffrono a causa della persistente lesione ai loro diritti che, come si evince dai vari decreti “ex lege 89/2001”, nessuna condanna (per importi modestissimi e solo “simbolici”) può risarcire efficacemente in quanto le umiliazioni, la perdita della serenità, la compromissione della salute insite in ogni causa dai tempi infiniti sono pene indelebili ed irrisarcibili: e, spesso, a carico anche di chi, dopo venti o trent’anni, si scopre che aveva ragione. Roberto Di Napoli

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Indifferenza e cortesia….. ad alta velocità!

Posted by Roberto Di Napoli su 14 ottobre 2008

Milano Stazione centrale seraCi sono "soggetti" che non hanno la minima consapevolezza delle conseguenze che possono derivare, a volte, dalla propria arroganza e maleducazione. So bene che, a volte, è solo la fretta o la superficialità che, involontariamente, può fare sembrare una persona maleducata pur non essendolo. In alcuni casi, però, non può esistere alcuna giustificazione: specialmente quando, a causa del lavoro o delle funzioni ricoperte, non si può prescindere dalla cortesia necessaria nei confronti del pubblico o degli utenti!
Sono noti i disagi derivanti a chiunque dal ritardo del treno o dell’aereo: si può perdere una coincidenza o, semplicemente, si può essere costretti a snervanti attese. E’ per questo che, in alcuni casi, si ha il diritto all’indennizzo o, addirittura, al risarcimento dei danni. Non avevo mai riflettuto, però, sui pregiudizi maggiori che possono derivare da un ritardo ma, soprattutto, dalla superficialità. So bene cosa si provi, quando si ha un problema grave da affrontare, nel ricevere e subire, piuttosto che un aiuto o un semplice sorriso od incoraggiamento, risposte frettolose o, peggio ancora, la totale indifferenza.
Giorni fa mi trovavo su un treno. Intento a scrivere al pc, ad un certo punto, sono stato colpito dalla disperazione della persona seduta di fronte a me e che, molto educata, distinta e riservata, non avevo considerato prima. Avevo visto che si era avvicinata al mio tavolino un’ "addetta all’assistenza" ma, intento a scrivere, non stavo prestando attenzione al dialogo col passeggero che mi sembrava si stesse lamentando solo del ritardo previsto nell’arrivo. Ad un certo punto, ho notato che quella persona, educatamente ma senza riuscire a nascondere la propria disperazione e sofferenza, non si stava lamentando del semplice ritardo. A causa del disservizio aveva perso la coincidenza e si sentiva offeso dalla risposta (a dir poco) superficiale che aveva ricevuto da un altro addetto cui aveva chiesto di poter salire sul primo treno Eurostar disponibile. Non stava facendo, purtroppo, un viaggio di piacere nè di lavoro! Quando ho sentito i seri motivi di salute e il tono della voce, ho alzato lo sguardo dalla tastiera: sono stato colpito dagli occhi lucidi e dall’insistenza con cui cercava di spiegare il problema e l’ovvia, più facile soluzione. Sottolineava, poi, anche la superficialità con cui gli si era risposto pur dopo avere evidenziato il suo dramma. Mi sono domandato, ancora una volta, se è possibile che una persona, pur quando sofferente, debba disperarsi, sprecare il fiato anche quando la soluzione dovrebbe essere semplice e scontata! Non sono riuscito a rimanere indifferente e continuare ciò che stavo facendo. Ho sentito il dovere di consigliare anch’io all’addetta di  telefonare subito al suo "superiore" e far presente il "caso particolare" in modo da permettere al già sfortunato passeggero di prendere il treno immediatamente successivo a prescindere dalla prenotazione (visto che, tra l’altro, tutto ciò era derivato da un ritardo). A dire il vero è prevalso il buon senso. La telefonata….. è andata a buon fine e il passeggero si è tranquillizzato. Se l’addetto a cui si era rivolto prima fosse stato più efficiente, cortese e, soprattutto, paziente nell’ascoltare (quanto la sua collega), probabilmente, però, si sarebbe evitata ad una persona già con seri problemi di salute oltre mezz’ora di disperazione e gli si sarebbe consentito, almeno, di viaggiare più serenamente. Faccio a quel passeggero i miei più sinceri auguri di una pronta guarigione! Roberto Di Napoli

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OSPITE AL TELEGIORNALE DI LA7

Posted by Roberto Di Napoli su 30 luglio 2008

Domenica 27 Luglio 2008, quale autore del libro "Risarcimento del danno da vacanza rovinata", sono stato ospite al telegiornale di La7 delle ore 20.

Onorato e lieto dell’invito, ringrazio la redazione di La7, il conduttore, gli amici Antonio, Giovanni, Roberta e, ovviamente, i telespettatori. Roberto Di Napoli

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Sud, Sud, Sud, profondo Sud-Est. Fino a quando?

Posted by Roberto Di Napoli su 26 aprile 2008

littorina Lecce Gallipoli

Solo 1 ora

L’altro ieri ho viaggiato, non per la prima volta, da Brindisi a Gallipoli in treno. Sarei potuto essere il turista che, giunto in aeroporto a Brindisi, pensi di arrivare nella località ionica, in poco tempo, con normali treni regionali o con un servizio navetta in autobus. Viaggiando in automobile e percorrendo la superstrada, da Brindisi si può arrivare a Gallipoli in circa tre quarti d’ora o un’ora al massimo. In treno, invece, non c’è un collegamento diretto. Bisogna prendere il treno fino a Lecce. Qui, però, comincia l’avventura per il turista "ecologico" o, comunque, impossibilitato a viaggiare in automobile o in taxi (si spenderebbero da Brindisi oltre cento euro). Perchè? Il capoluogo di provincia salentino dista poco più di 40 km dalla “perla dello Ionio”, dalla bella città. In automobile è sufficiente una ventina di minuti o, al massimo, una mezzoretta. Col treno, il viaggio è un ritorno ……. al passato. Potrebbe essere affascinante per chi ama l’avventura, per gli amanti dei treni d’epoca ma non, di certo, per chi si trova a viaggiare per lavoro, per gli studenti o per chi pretende la qualità dei servizi. A me fa solo innervosire e credo che servizi del genere non incentivano i turisti a tornare. Ritengo incredibile e vergognoso che un turista il quale, senza usufruire dell’automobile, voglia visitare il Salento debba affrontare un’odissea e, d’estate, correre il rischio di svenire in un vagone privo di aria condizionata e coi sedili infuocati dopo essere stati esposti, al sole, ad una temperatura di 40 gradi. Ho preso, dicevo, verso le 7, il treno da Brindisi per Lecce. Giunto qui, ho chiesto se, per miracolo, fosse stato messo in servizio qualche treno nuovo. Ed, invece, sul binario, era pronta la brillante e “sempre arancione” ……… littorina. Ho chiesto conferma, prima di salire, che quello fosse il treno per Gallipoli. Un addetto ha annuito precisandomi, mentre salivo il gradino e dandomi “del tu” (è radicata, secondo me, nel Salento l’errata convinzione che per dare “del Lei” bisogna chiedere il permesso), che: “Giovane, che devi cambiare a Zollino”. Dimenticavo, infatti, questo “scalo”. La littorina è una vecchia locomotiva a motore diesel. E’ davvero caratteristica e avendo, questa volta, programmato di raggiungere Gallipoli in treno (non per piacere ma per non accettare piccole gentilezze da parte di chi, ultimamente, ha adottato, nei miei riguardi, un comportamento che, a dir poco, non condivido), ho sopportato ugualmente il viaggio. Incredibile! Ho notato, in una stazione, una lavagnetta con la cornice di legno (sembrava scolorita dal sole al quale sarà esposta da una trentina d’anni) sulla quale c’erano le scritte, in gesso, di vari comuni. Non so quale sia la funzione ma immagino che sia l’antenata del display. A Zollino (stazione centrale?) sono sceso. Il treno era di fronte. Stavo per vedere dove fosse il sottopassaggio ma, dopo pochi secondi, vedendo gli altri passeggeri che attraversavano il binario, ho capito che alla stazione di Zollino….. si fa così . Il treno Zollino- Gallipoli, a quanto pare, è molto più nuovo della littorina. Sarà, di sicuro, almeno, fine anni ’70-primi ’80. Un treno di lusso, insomma! Ero quasi dispiaciuto. Pensavo che fosse finita l’avventura. Ed, invece, no. Vagone diverso ma motore ed interni simili. Ho pensato che se pubblicizzassero questi servizi pubblici di trasporto con uno spot del tipo: “viaggia nel passato. Ecco il Salento” oppure “Viaggio selvaggio”, in modo da avvertire il passeggero sulle condizioni ferroviarie, sarebbe bellissimo! Quei vagoni, poi, secondo me, potrebbero essere facilmente attrezzati per la sauna: non occorrerebbe una grossa spesa! L’attuale costo del biglietto, allora, sarebbe equo! Lungo il tragitto si possono vedere i muretti a secco e le piante di fichi d’india. vegetazioneNei mesi estivi, soprattutto nelle fermate, il passeggero, se non è stravolto o svenuto per il caldo, può sentire anche il canto delle cicale. Dopo essere passato anche da Galatina, Nardò, Sannicola, Alezio, Gallipoli (Via Agrigento) sono arrivato, così, a Gallipoli (Stazione Centrale). Ma ai pendolari che già conoscono il paesaggio e utilizzano, ogni giorno, il treno quale mezzo di trasporto locale, ai turisti che avrebbero voglia di girare il Salento, è giusto fornire questo servizio in queste condizioni? E’ diritto fondamentale di ogni consumatore- utente quello alla salute, quello all’equilibrio e all’equità nei rapporti contrattuali e quello all’erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualità ed efficienza (art. 2 del codice del consumo). Ho pagato il biglietto Lecce- Gallipoli oltre 3 euro: quanto quello per il tragitto Roma- Latina (mezz’ora per oltre 50 KM) con Trenitalia. I treni di oltre trent’anni fa, senza aria condizionata (è tanto, anzi, se si respira l’aria) e che impiegano oltre un’ora per percorrere Lecce- Gallipoli, secondo me, non rispettano nessuno di questi diritti fondamentali. Mi piacerebbe sapere, quale cittadino-utente, se rispettano tutti gli standard di sicurezza al fine di garantire anche l’incolumità fisica e la salute sia dei passeggeri sia di chi vi opera all’interno. Vorrei, poi, capire con quale criterio possano ritenersi conformi a standard di qualità ed efficienza. Credo, piuttosto, che servizi del genere siano l’esempio di assoluta inefficienza. Così si pensa di incentivare il turismo? Politici pugliesi, fate, ogni tanto, magari la domenica, quello che dite spesso: lasciate l’automobile in garage e usate i mezzi pubblici! Fatevi un giretto su questi treni e portatevi, magari, tutti i vostri familiari! Avreste il coraggio di consigliare ai vostri figli, nel periodo scolastico, di usufruire di questi treni così come fanno tanti altri studenti? Portateli, poi, magari d’estate, verso le 14, all’interno di un vagone del genere e, se si dovessero lamentare per il caldo, spiegate loro cosa avete fatto di buono per migliorare questi servizi! Fate attenzione, poi, anche alla caratteristica tromba della vecchia littorina! E se fosse una pernacchia uscita dalla locomotiva a nome dei passeggeri stanchi delle vostre chiacchiere? Roberto Di Napoli

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