IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘stato di diritto’ Category

Riforma della prescrizione: alcune mie sommarie riflessioni su una legge che non appare compatibile con la tutela dei diritti fondamentali della persona

Posted by Roberto Di Napoli su 5 gennaio 2020

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

Condivido fermamente -come, credo, ogni cittadino- la necessità che sia assicurata la punizione dei responsabili di qualunque reato. Pur consapevole della complessità del tema, credo che la riforma della disciplina della prescrizione, così come entrata in vigore, non sia affatto compatibile con uno Stato di diritto, soprattutto se non si vogliono chiudere gli occhi di fronte ai non pochi problemi in cui si trova il sistema della Giustizia in Italia, tra i quali anche (ma non solo) la durata dei processi.

Chi l’ha ritenuta o ritiene urgente, non conosce, forse, i non rari casi di malagiustizia e non ha riflettuto abbastanza sui casi di “errori” giudiziari. Ho letto e sentito che si ritiene intollerabile che – come, purtroppo, verificatosi in passato- vittime di reati, in alcuni casi, non possano ottenere Giustizia a causa della prescrizione. Premesso che una tale motivazione, pur potendo risultare efficace nell’attirare facilmente il consenso elettorale di quanti non conoscono la differenza tra la responsabilità penale e civile, sembra confondere l’interesse dello Stato (alla repressione e punizione dei reati) da quello delle vittime (la cui risarcibilità prescinde dall’eventuale declaratoria dell’intervenuta prescrizione del reato e i cui termini di prescrizione possono essere interrotti da un qualsiasi atto anche stragiudiziale), potrei anche condividere, in astratto, che l’istituto della prescrizione collide con la “certezza della pena“: è difficile sicuramente, per la persona offesa di un reato, tollerare che il responsabile non sia scalfito dalla sanzione anche penale prevista dall’ordinamento. Vorrei, però, che l’autore o i sostenitori della riforma rispondessero anche a qualche altra domanda: appare normale che vari politici, a volte anche costretti a dimettersi dalle cariche che ricoprivano e per le quali erano stati eletti, siano stati processati, arrestati, condannati e, poi, a distanza di anni, assolti? E se si ripetessero analoghi errori e, dopo un’erronea sentenza di condanna, restassero, a causa della disciplina della prescrizione così come recentemente riformata, sotto processo a vita? Appare compatibile una tale disciplina (in un sistema in cui, oltretutto, la legge sulla responsabilità dei magistrati non è esente da critiche e perplessità) con la Costituzione, con la legge e con la separazione dei poteri? E’ tollerabile che vi siano reati gravissimi che, pur nell’ipotesi in cui sia stato accertato “il fatto”, non siano puniti da chi dovrebbe reprimerli e punirli e ciò per ragioni ben diverse dalla prescrizione? E’ tollerabile che (accanto a tanti magistrati che sono e appaiono seri, preparati, onesti e integerrimi) vi siano giudici che sbagliano e, di fatto, quasi mai, puniti? Gli autori della riforma della prescrizione pare ignorino che vi sono stati alcuni casi di imputati prosciolti con provvedimenti, poi, annullati dai giudici dei gradi successivi ma che, nel frattempo, il decorso del tempo aveva determinato la prescrizione impedendo, così, la prosecuzione del processo. La prescrizione nel diritto penale non è un privilegio ne’ a causarla sono strategie dilatorie degli avvocati ne’, tantomeno, i giudici attenti e scrupolosi: è un istituto a garanzia della persona accusata che non può rimanere a vita sotto processo, soprattutto quando, per la durata trascorsa dal “fatto” e per il quale non vi è un accertamento definitivo della sua esistenza o della responsabilità dell’imputato, è venuto meno l’interesse dello Stato alla punizione. Credo che chi si voglia qualificare “Avvocato del popolo”, debba conoscere davvero ciò che il Popolo, formato dai cittadini che credono nello Stato e nelle Istituzioni, ogni giorno, può subire; al tempo stesso credo che qualsiasi riforma non possa prescindere dai diritti fondamentali della persona umana, tra i quali, oltre che la Costituzione, la CEDU (Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali: meglio specificare per chi non capisse cosa sia o dovesse confonderlo con il nome di qualche corso privato per esami professionali) sancisce quello di essere giudicati in un tempo ragionevole. La violazione di tale diritto non può, di certo, essere compensata solo con un indennizzo: non può tollerarsi che una persona umana resti sotto processo a vita. L’opportunità di una riforma della disciplina della prescrizione del reato, forse, sarebbe anche potuta essere condivisa ma non, a mio modesto parere, così come è stata prevista ed entrata in vigore che potrà, forse, risultare utile a fini “propagandistici” ed elettorali e per incantare quanti si limitano a guardare il dito e non la luna ma non, di certo, ad assicurare e garantire i diritti dei cittadini.

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Da Panorama: “Bibbiano. “Così mi hanno portato via mia figlia”

Posted by Roberto Di Napoli su 6 agosto 2019

Credo che sia difficile per qualunque persona, con un minimo di coscienza e sensibilità, non avvertire un senso quasi di voltastomaco a leggere questi fatti. So bene che ogni “caso” dovrebbe essere analizzato con la lettura degli atti ma ci sono alcuni fatti, alcune modalità di esecuzione di provvedimenti che suscitano vari interrogativi. Ho pensato: quand’anche si dovesse eseguire un provvedimento, e a meno che non ci fosse un pericolo di vita immediato (ma non mi sembra che fosse questo il caso) questi sarebbero i modi “civili” e a “tutela” di una bambina? Farsi aprire la porta d’ingresso con l’inganno, prendere nel  sonno, all’improvviso, una bambina svegliandola e facendo piangere dal dolore la madre e dallo spavento una figlia piccola? o (come avvenne anni fa, in un altro caso) prendere il bambino dalla scuola trascinandolo come se fosse un delinquente? E meno male che si dovrebbe salvaguardare l’equilibrio psicofisico del minore! Non si potrebbe pensare, in questi casi, ad un’assistenza, ad un sostegno o, se necessario, a “preparare” madre e figlia in casa con esperti in psicologia dell’infanzia piuttosto che provocare “traumi” o dolori indelebili?

Pubblico di seguito il link all’articolo pubblicato su Panorama.

Marco e Stefania raccontano la storia della loro figlia, portata via da casa 5 mesi fa da Polizia ed assistenti sociali, e di una vita da allora nell’inferno”

Sorgente: (cliccare di seguito per leggere l’articolo) Bibbiano. “Così mi hanno portato via mia figlia” | esclusiva – Panorama

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Dal sito ilmessaggero.it: Le riforme mancate/Quale giustizia troverebbe oggi Sciascia

Posted by Roberto Di Napoli su 4 agosto 2019

Condivido di seguito il link all’editoriale di Carlo Nordio pubblicato sul sito ilmessaggero.it .

La città di Racalmuto onora oggi Leonardo Sciascia nel trentennale della morte, con un dibattito sulla Giustizia presso la Fondazione che reca il suo nome. Sappiamo quante energie fisiche e…
— Leggi su www.ilmessaggero.it/editoriali/carlo_nordio/editoriali_carlo_nordio-4626968.html

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“Gandhi era un avvocato”. Un manifesto e parole che dovrebbero essere sempre ricordate sul prestigio della professione

Posted by Roberto Di Napoli su 23 dicembre 2018

Tempo fa, nel corridoio di un Tribunale, avevo visto questo bel manifesto. Non riuscendolo a reperire su internet nè sul sito del CNF (che, come si legge, ne ha curato la divulgazione), giorni fa, vedendolo nuovamente affisso ho pensato di condividerlo per quanti non sanno che “Gandhi era un avvocato“. Parole e “storia” che dovrebbero fare riflettere sulla professione, sulla “missione” che abbiamo tutti, come avvocati, non solo nei rapporti tra professionista e assistito ma anche al fine di contribuire all’affermazione e al riconoscimento dei diritti e, quindi, all’evoluzione della società e del vivere civile in uno “Stato di diritto”.

 

manifesto-Gandhi-era-un-avvocato.jpg

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Anche agli avvocati deve essere garantito un periodo di effettivo riposo: qualche buona notizia anche per quanti hanno aderito alla mia raccolta di firme online

Posted by Roberto Di Napoli su 15 dicembre 2018

Un anno e mezzo fa -precisamente a fine agosto 2017- avevo aperto una raccolta di firme online per sostenere il ripristino dei termini di sospensione feriale che, già previsti dalla legge 742/1969 per il periodo dal 1° agosto al 15 settembre, a decorrere dal 2015, come è noto, sono stati ridotti di 15 giorni ossia fino al 31 agosto (così come previsto dal Decreto Legge n. 132/2014 “misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”, convertito con modificazioni dalla L. 10 novembre 2014, n. 162).

Nel mio post del 24 agosto 2017 (cliccare qui per leggere il contenuto) avevo evidenziato come, di fatto, la riduzione di 15 giorni ha privato, in sostanza, gli avvocati dal diritto ad un riposo effettivo e come, probabilmente, nessun beneficio vi sia stato in termini di riduzione della durata dei processi: i politici che (sotto il Governo Renzi) hanno “tagliato” la già breve durata di sospensione dei termini processuali e quanti hanno pensato e indotto a credere che gli avvocati stessero in ferie per 46 giorni, oppure, che la giustizia si fermasse per questo periodo temporale non hanno considerato, tra l’altro, che in tantissime materie (tra le quali: diritto del lavoro, alimenti, separazioni, divorzi, fallimenti, opposizioni a sentenze di dichiarative di fallimento, procedure esecutive e opposizioni) non vi è mai stata e non vi è alcuna sospensione di termini.
Mi ha fatto piacere constatare che l’esigenza del ripristino degli originali termini di 46 giorni di sospensione feriale e analoghe motivazioni siano state avvertite da vari colleghi e siano state anche oggetto di varie mozioni approvate, nello scorso mese di ottobre, al Congresso Nazionale Forense.
Ritengo utile aggiornare quanti avevano firmato la mia petizione online che proprio nei giorni scorsi l’on. Roberto Cataldi del Movimento 5 Stelle ha presentato un disegno di legge nel quale, tra le varie modifiche al codice di procedura civile, è inserito anche il ripristino dei termini di sospensione feriale dal 1° agosto al 15 settembre (cliccare qui per leggere la notizia riportata sulla rivista ilcaso.it). Spero che la modifica sia presto approvata. Il diritto ad un periodo di effettivo riposo, così come ai lavoratori dipendenti, non può non essere assicurato anche agli avvocati.

Resto ancora convinto -come avevo scritto nel mio precedente post- che anche il cittadino possa contribuire alla salvaguardia o all’affermazione dei propri diritti, quantomeno proponendo al (non sempre sensibile) legislatore ogni modifica necessaria. Continuo, pertanto, ad invitare quanti ancora non l’avessero fatto a firmare online la mia petizione in modo da potere sostenere ancora maggiormente l’iniziativa. Ricordo che dopo avere riempito il modulo è necessario confermare anche attraverso l’email automatica che dovrebbe arrivare all’indirizzo inserito, altrimenti la firma non risulterà nell’elenco.

Cliccare qui per aprire la piattaforma, inserire i dati e firmare (ricordarsi, subito dopo, di confermare attraverso il link contenuto nell’email automatica ricevuta all’indirizzo inserito, altrimenti la firma nemmeno comparirà nell’elenco) .

Chiunque voglia diffondere la petizione, oltre a condividere il presente post, può anche divulgare il codice relativo al banner indicato nella pagina della petizione (cliccare qui)

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Ustica: Giustizia dopo quasi 38 anni? Confermata la condanna dei Ministeri per non avere impedito l’evento

Posted by Roberto Di Napoli su 1 giugno 2018

La sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, a Sezioni Unite (Cass. Sez. Un., sent. 22 maggio 2018, n. 12565) (cliccare qui per leggere la notizia riportata da corriere.it), con la quale sono stati rigettati i ricorsi del Ministero della Difesa e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avverso la sentenza che -all’esito del giudizio promosso originariamente dalla compagnia aerea e poi proseguito dalla stessa in amministrazione straordinaria- li aveva condannati al risarcimento, se, da una parte, può concorrere a rafforzare la fiducia nella Giustizia che, comunque, è pervenuta ad alcuni importanti accertamenti, dall’altra parte, suscita più di un interrogativo: può essere considerata Giustizia a quasi 38 anni dall’evento e 37 dall’atto introduttivo della causa civile (senza considerare, tra l’altro, che la pronuncia rimette ad altra sezione la decisione di altri motivi)? Quale rispetto ha avuto lo Stato verso i suoi cittadini e, soprattutto, verso i parenti delle vittime della strage di Ustica?

Credo che la pronuncia impugnata e confermata dalla Suprema Corte lasci una profonda amarezza non solo nei parenti delle vittime ma in tutti i cittadini che pretendono di sentirsi tutelati dallo Stato. Fa riflettere profondamente quanto affermato:  Se i ministeri “avessero adottato le condotte loro imposte dagli specifici obblighi di legge, l’evento non si sarebbe verificato” (…) poiché “attraverso un’adeguata sorveglianza della situazione dei cieli sarebbe stato possibile percepire la presenza di altri aerei lungo la rotta del Dc9 e, quindi, adottare misure idonee a prevenire l’incidente, ad esempio non autorizzando il decollo, assegnando altra rotta, avvertendo il pilota della necessità di cambiare rotta o di atterrare onde sottrarsi ai pericoli connessi alla presenza di aerei militari o, infine, intercettando l’aereo ostile con aerei militari italiani“.

Quest’affermazione, inoltre, suscita inevitabilmente la domanda anche relativamente a tanti altri tragici eventi che hanno colpito il Paese e provocato dolori, sicuramente, indelebili: quanti eventi potevano essere evitati e quanti, anche meno gravi, ogni giorno, possono essere evitati da chi ricopre pubbliche funzioni?

La sentenza -che consiglio di leggere, così come altra emessa nell’ambito di altro giudizio civile promosso dal socio, presidente e amministratore della compagnia aerea e proseguito dai suoi eredi (Cass. civ., sez. III, sent. 22 ottobre 2013, n. 23933)- ricorda, tra l’altro, i principi di diritto affermati dalla Suprema Corte con la sentenza 5 maggio 2009 n. 10285 inerenti le regole nell’accertamento del nesso di causalità, in sede civile, secondo la regola probatoria del “più probabile che non“. La pronuncia è stata emessa dalle Sezioni Unite in quanto chiamate a risolvere il contrasto, insorto in giurisprudenza, tra gli opposti orientamenti (ricordati nell’interessante motivazione) in merito al cumulo tra indennizzo assicurativo e risarcimento. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la pronuncia del 22 maggio 2018 ha affermato il seguente principio: “Il danno da fatto illecito deve essere liquidato sottraendo dall’ammontare del danno risarcibile l’importo dell’indennità assicurativa derivante da assicurazione contro i danni che il danneggiato-assicurato abbia riscosso in conseguenza di quel fatto“.

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Da La Stampa: “Sorpresa: l’Italia è fuori dalla top 20 per la qualità della vita”

Posted by Roberto Di Napoli su 23 gennaio 2018

Sorpresa? Credo che la notizia, invece, non sorprenda affatto i cittadini vessati da una pressione fiscale che lascia poco ossigeno e incompatibile con la reale qualità dei servizi pubblici e da un potere bancario e finanziario che sembra influenzare l’attività legislativa, la politica e le istituzioni: ciò fino a pregiudicare quella che dovrebbe essere la certezza del diritto e i diritti fondamentali della persona la cui tutela dovrebbe essere garantita dalla stessa Carta Costituzionale e che, invece, sembra condizionata al rispetto di parita’ di bilancio e ragioni di bilancio.

Pubblico di seguito il link alla notizia pubblicata sul quotidiano La Stampa:

http://www.lastampa.it/2018/01/23/economia/sorpresa-litalia-fuori-dalla-top-per-la-qualit-della-vita-KDMehcqIDmt07ndE14Sm8L/pagina.html

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18 milioni di italiani a rischio povertà o esclusione sociale: colpa solo della “crisi economica”?

Posted by Roberto Di Napoli su 15 dicembre 2017

Nei giorni scorsi sono stati pubblicati alcuni dati statistici secondo cui 18 milioni di italiani sarebbero a rischio di povertà.

Credo che non ci sarebbe stato nemmeno bisogno che una tale “diagnosi” del gravissimo malessere del Paese e, prima ancora, dei suoi cittadini provenisse dall’Istat: e’ sufficiente avere il minimo funzionamento della “vista” e una normale percezione della “triste realtà”, evidente da anni e, forse, anzi, sempre più drammatica. Sarebbe stata un’analisi ancora più completa se si fosse quantificato e pubblicato il numero dei “suicidi” negli ultimi 5 o 6 anni, il numero degli sfratti eseguiti, di rilasci di abitazioni o di chiusura di aziende. Quali sono le reali cause? E’ possibile che si riconducano, sempre, alla solita “crisi economica” e quasi mai alla “crisi della politica” o al “cambio di rotta” nell’attivita’ legislativa rispetto a quelli che dovevano essere i diritti inviolabili sanciti nella Costituzione e gli interessi che lo Stato avrebbe dovuto promuovere? Credo che sarebbe sufficiente riflettere sulla legislazione degli ultimi anni per trovare alcune delle principali cause o, quantomeno, per porsi alcuni interrogativi.

Un confronto tra il numero di provvedimenti emanati nel rispetto -o a tutela- dei diritti fondamentali della persona umana e quelli aventi, invece, come unico scopo la riduzione della spesa pubblica (anche a pena di compromettere quei diritti fondamentali dei cittadini o i servizi essenziali per assicurare la salute o l’amministrazione della giustizia) o il pareggio del bilancio o il salvataggio di banche potrebbe, forse, aiutare a domandarsi se tale drammatica situazione economica in cui versano 18 milioni (se non di più) di persone non sia la normale conseguenza dell’evidente sostituzione dell’obiettivo di assicurare la dignità, la salute, la vita, la giustizia ai cittadini (fini che dovrebbero essere quelli formalizzati in vari articoli della Costituzione oltre che della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo) con quello di assicurare la riduzione del debito pubblico (che non si comprende come possa azzerarsi in un Paese che, da tempo, ha ceduto la sovranità monetaria e non solo) o mere logiche contabili di bilancio (anche al costo che sia compromessa l’efficiente -e non solo formale- tutela dei diritti fondamentali).

Pubblico di seguito la notizia e il link alla pagina del sito di Tgcom24 da cui è estratta:

Quasi uno su tre: la schiera delle persone in difficoltà supera di 5.255.000 unità rispetto agli obiettivi della Strategia Europa 2020

Sorgente: Istat: 18 milioni di italiani sono a rischio povertà o esclusione sociale – Tgcom24

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