IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘stato sociale’ Category

Ristori veri e concreti. Dal sito de Il Sole 24 ORE: “Metti una sera a cena da Ruben: pasti a 1 euro per chi è diventato povero” 

Posted by Roberto Di Napoli su 18 gennaio 2021

Sei anni fa, su questo mio blog, avevo pubblicato il link alla notizia, riportata da vari quotidiani, di una nobile iniziativa di solidarietà: la nascita, a Milano, di Ruben, un ristorante ad 1 euro per persone in “momentanea difficoltà” che prende il nome da quello di un onesto lavoratore, sfortunato e morto di freddo in mezzo a una strada.

Dopo sei anni, ho letto una bella intervista, pubblicata su Il Sole 24 ore di domenica 17 gennaio, alla figlia del fondatore che spiega anche quanto è stato fatto sin dal 2014: novemila tessere e trecentoventinovemila cene. Ma, come si legge nell’articolo, l’aiuto non si esaurisce solo nel fornire il  pasto.

Pubblico di seguito il link sperando che iniziative simili possano costituire un esempio in ogni parte di Italia: soprattutto in un periodo così difficile come quello attuale, in cui la pandemia ha aumentato il numero di persone in difficoltà e la solidarietà dei cittadini, forse, può dimostrare di essere più efficiente, veloce e concreta di tante altre “promesse”.

Dal sito del quotidiano Il Sole 24 Ore: “Metti una sera a cena da Ruben: pasti a 1 euro per chi è diventato povero

Valentina Pellegrini, vicepresidente dell’omonimo gigante del food, 39 anni, racconta la storia del ristorante che sfama chi passa tempi difficili

Sorgente: Metti una sera a cena da Ruben: pasti a 1 euro per chi è diventato povero – Il Sole 24 ORE

Posted in crisi, crisi economia, diritti umani, fainotizia, solidarietà, stato sociale | Leave a Comment »

Buon Natale! Con auspicio che possa essere (come scriveva Don Tonino Bello): “non un punto di arrivo ma di partenza”

Posted by Roberto Di Napoli su 25 dicembre 2020

Chi segue questo mio blog non si meraviglia che il mio post di auguri arrivi, quasi ogni anno, in ritardo di qualche ora o giorno.

Il desiderio di evitare auguri “preconfezionati” o standard, così come di non contribuire ad intasare caselle email o profili su app o social già pieni di messaggi che, a volte, forse, si fatica a leggere a causa di un “eccesso di auguri” mi induce a credere -o, quantomeno, a sperare- che i miei auguri siano ugualmente “tempestivi” quand’anche “a scoppio ritardato”.

Anni fa, in un mio post, pensando a tante vittime di ingiustizie, di usura (bancaria o “di strada” : non qualifico “criminale” la seconda in quanto credo simili i due fenomeni), così come a quanti -per qualsiasi ragione- soffrono nell’indifferenza o a quanti, nel giorno di Natale, non hanno nemmeno voglia di festeggiare, riflettevo anche sul timore che gli “auguri di buone feste” possano, talvolta, suonare come una “provocazione” o suscitare “tristezza”.

Gli auguri più sinceri che, allora, mi sento di formulare li rivolgo proprio a quanti il giorno di Natale non lo hanno potuto festeggiare (nemmeno con le restrizioni imposte in questo Natale 2020 così singolare) , a quanti hanno perso i propri cari in questa terribile pandemia o stanno combattendo contro il virus, a quanti sono presi da preoccupazioni o si sentono abbandonati (soprattutto da chi dovrebbe far sentire la vicinanza), a quanti non hanno casa o temono di perdere i propri beni (anche a causa di pretese illegittime), a quanti piangono o hanno pianto in un giorno pieno di luci e di scambi di regali (a volte anche inutili): auguro di tutto cuore (per tutta la vita) di non sentirsi mai soli, di avere la forza di tornare a sorridere e di ricevere sempre anche un solo gesto che confermi autentica vicinanza e comprensione.

Buon Natale!

I miei auguri li faccio suggerendo le seguenti letture con auspicio che possiamo sempre ricordarcene:

di Mons. Don Tonino Bello (di cui, come è noto, è avviato il processo di beatificazione):

Vi auguro di capire che Natale non è un punto di arrivo ma di
partenza.
Natale non è un “punto a capo”: Natale è “due punti” : si apre, si deve aprire
poi tutto un discorso.
Dobbiamo tutti prendere coscienza con lucidità e determinazione che a
Natale non si arriva, dal Natale si parte. Per troppi cristiani tutto finisce a
Natale, mentre tutto dovrebbe cominciare da lì: conta il giorno dopo Natale.
Gesù è venuto non perché tutto restasse come prima, ma perché cambiasse la
vita di tutti. Natale è rinascere noi e far nascere un mondo nuovo.
Natale è qualcosa di nuovo che nasce dentro di noi, nel nostro cuore, nel
santuario della nostra libertà. E’ il nostro cuore che fiorisce, che guarisce e
che fa di noi le vere luci di Natale, le vere stelle di Natale
“.

Dal sito de “Il Sole 24 Ore”, Papa Francesco: “Aiutare gli altri invece che piangersi addossohttps://www.ilsole24ore.com/art/papa-francesco-aiutare-altri-invece-che-piangersi-addosso-ADa2M99

Dal sito “Interris”: “Erode-Covid nulla può contro il Natale

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Dal quotidiano Il Dubbio, l’opinione del Prof. Antonino Galloni “Senza Europa, affonda il debito pubblico. Facciamo da soli, sfida immaginifica”

Posted by Roberto Di Napoli su 12 Maggio 2020

Lo scorso 14 aprile, sul quotidiano Il Dubbio è stata pubblicata un’analisi di Ugo Intini dal titolo “Tre scenari da catastrofe. Fuori dalla Ue, senza fondi
e travolti dai debiti“. Pubblico di seguito il link all’autorevole opinione del prof. Antonino Galloni (in risposta all’opinione di Intini), pubblicata oggi sull’edizione cartacea e online dello stesso quotidiano. Il Prof. Galloni, economista, autore di varie pubblicazioni, è stato uno dei più fedeli allievi del Prof. Federico Caffè.

Senza Europa, affonda il debito pubblico. Facciamo da soli, sfida immaginifica – Il Dubbio

Posted in Economisti, Federico Caffè, stato sociale, welfare | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Da Il Sole 24 ORE: Procida, dopo 79 anni perde l’eredità l’ospedale che non cura gratis i poveri

Posted by Roberto Di Napoli su 20 settembre 2019

Cliccare sul  seguente link per leggere l’articolo sul sito de Il Sole 24 Ore: Procida, dopo 79 anni perde l’eredità l’ospedale che non cura gratis i poveri – Il Sole 24 ORE

Posted in sentenze, solidarietà, stato sociale | Leave a Comment »

Da Panorama: “Bibbiano. “Così mi hanno portato via mia figlia”

Posted by Roberto Di Napoli su 6 agosto 2019

Credo che sia difficile per qualunque persona, con un minimo di coscienza e sensibilità, non avvertire un senso quasi di voltastomaco a leggere questi fatti. So bene che ogni “caso” dovrebbe essere analizzato con la lettura degli atti ma ci sono alcuni fatti, alcune modalità di esecuzione di provvedimenti che suscitano vari interrogativi. Ho pensato: quand’anche si dovesse eseguire un provvedimento, e a meno che non ci fosse un pericolo di vita immediato (ma non mi sembra che fosse questo il caso) questi sarebbero i modi “civili” e a “tutela” di una bambina? Farsi aprire la porta d’ingresso con l’inganno, prendere nel  sonno, all’improvviso, una bambina svegliandola e facendo piangere dal dolore la madre e dallo spavento una figlia piccola? o (come avvenne anni fa, in un altro caso) prendere il bambino dalla scuola trascinandolo come se fosse un delinquente? E meno male che si dovrebbe salvaguardare l’equilibrio psicofisico del minore! Non si potrebbe pensare, in questi casi, ad un’assistenza, ad un sostegno o, se necessario, a “preparare” madre e figlia in casa con esperti in psicologia dell’infanzia piuttosto che provocare “traumi” o dolori indelebili?

Pubblico di seguito il link all’articolo pubblicato su Panorama.

Marco e Stefania raccontano la storia della loro figlia, portata via da casa 5 mesi fa da Polizia ed assistenti sociali, e di una vita da allora nell’inferno”

Sorgente: (cliccare di seguito per leggere l’articolo) Bibbiano. “Così mi hanno portato via mia figlia” | esclusiva – Panorama

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“Gandhi era un avvocato”. Un manifesto e parole che dovrebbero essere sempre ricordate sul prestigio della professione

Posted by Roberto Di Napoli su 23 dicembre 2018

Tempo fa, nel corridoio di un Tribunale, avevo visto questo bel manifesto. Non riuscendolo a reperire su internet nè sul sito del CNF (che, come si legge, ne ha curato la divulgazione), giorni fa, vedendolo nuovamente affisso ho pensato di condividerlo per quanti non sanno che “Gandhi era un avvocato“. Parole e “storia” che dovrebbero fare riflettere sulla professione, sulla “missione” che abbiamo tutti, come avvocati, non solo nei rapporti tra professionista e assistito ma anche al fine di contribuire all’affermazione e al riconoscimento dei diritti e, quindi, all’evoluzione della società e del vivere civile in uno “Stato di diritto”.

 

manifesto-Gandhi-era-un-avvocato.jpg

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Anche agli avvocati deve essere garantito un periodo di effettivo riposo: qualche buona notizia anche per quanti hanno aderito alla mia raccolta di firme online

Posted by Roberto Di Napoli su 15 dicembre 2018

Un anno e mezzo fa -precisamente a fine agosto 2017- avevo aperto una raccolta di firme online per sostenere il ripristino dei termini di sospensione feriale che, già previsti dalla legge 742/1969 per il periodo dal 1° agosto al 15 settembre, a decorrere dal 2015, come è noto, sono stati ridotti di 15 giorni ossia fino al 31 agosto (così come previsto dal Decreto Legge n. 132/2014 “misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”, convertito con modificazioni dalla L. 10 novembre 2014, n. 162).

Nel mio post del 24 agosto 2017 (cliccare qui per leggere il contenuto) avevo evidenziato come, di fatto, la riduzione di 15 giorni ha privato, in sostanza, gli avvocati dal diritto ad un riposo effettivo e come, probabilmente, nessun beneficio vi sia stato in termini di riduzione della durata dei processi: i politici che (sotto il Governo Renzi) hanno “tagliato” la già breve durata di sospensione dei termini processuali e quanti hanno pensato e indotto a credere che gli avvocati stessero in ferie per 46 giorni, oppure, che la giustizia si fermasse per questo periodo temporale non hanno considerato, tra l’altro, che in tantissime materie (tra le quali: diritto del lavoro, alimenti, separazioni, divorzi, fallimenti, opposizioni a sentenze di dichiarative di fallimento, procedure esecutive e opposizioni) non vi è mai stata e non vi è alcuna sospensione di termini.
Mi ha fatto piacere constatare che l’esigenza del ripristino degli originali termini di 46 giorni di sospensione feriale e analoghe motivazioni siano state avvertite da vari colleghi e siano state anche oggetto di varie mozioni approvate, nello scorso mese di ottobre, al Congresso Nazionale Forense.
Ritengo utile aggiornare quanti avevano firmato la mia petizione online che proprio nei giorni scorsi l’on. Roberto Cataldi del Movimento 5 Stelle ha presentato un disegno di legge nel quale, tra le varie modifiche al codice di procedura civile, è inserito anche il ripristino dei termini di sospensione feriale dal 1° agosto al 15 settembre (cliccare qui per leggere la notizia riportata sulla rivista ilcaso.it). Spero che la modifica sia presto approvata. Il diritto ad un periodo di effettivo riposo, così come ai lavoratori dipendenti, non può non essere assicurato anche agli avvocati.

Resto ancora convinto -come avevo scritto nel mio precedente post- che anche il cittadino possa contribuire alla salvaguardia o all’affermazione dei propri diritti, quantomeno proponendo al (non sempre sensibile) legislatore ogni modifica necessaria. Continuo, pertanto, ad invitare quanti ancora non l’avessero fatto a firmare online la mia petizione in modo da potere sostenere ancora maggiormente l’iniziativa. Ricordo che dopo avere riempito il modulo è necessario confermare anche attraverso l’email automatica che dovrebbe arrivare all’indirizzo inserito, altrimenti la firma non risulterà nell’elenco.

Cliccare qui per aprire la piattaforma, inserire i dati e firmare (ricordarsi, subito dopo, di confermare attraverso il link contenuto nell’email automatica ricevuta all’indirizzo inserito, altrimenti la firma nemmeno comparirà nell’elenco) .

Chiunque voglia diffondere la petizione, oltre a condividere il presente post, può anche divulgare il codice relativo al banner indicato nella pagina della petizione (cliccare qui)

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Cittadini che non si rassegnano: “Io non voglio fallire”, un libro scritto da una coraggiosa imprenditrice

Posted by Roberto Di Napoli su 15 giugno 2018

Mi è capitato e capita spesso, girando l’Italia, di incontrare imprenditori, lavoratori o cittadini, ognuno, per diversi motivi, protagonista o testimone di vicende paradossali, a volte drammatiche, tristi ma anche incoraggianti e profondamente istruttive. Mi sono sentito arricchito e confortato ogniqualvolta ho riflettuto sulle storie da loro raccontate o quando mi hanno onorato della loro fiducia o amicizia: storie di imprenditori, di persone “vere” e con grandi valori che hanno “creato”, “prodotto”, “costruito”, offerto lavoro, pagato tasse per una vita (o per più vite come nel caso di imprese familiari succedutesi per generazioni) e, poi, magari, in periodi di grandi difficoltà, abbandonati nell’indifferenza (quando non cinismo) dello Stato o storie di lavoratori, a volte, costretti a subire le sorti del datore di lavoro e rimasti, ognuno, a dovere far fronte alle conseguenti difficoltà familiari. Sono rimasto colpito, spesso, nel vedere e ascoltare persone che, pur con sacrifici enormi, hanno saputo superare drammi con dignità, coraggio e pazienza infinita.

Resto sempre convinto che se ogni politico, rappresentante di Istituzioni o funzionario dedicasse maggiore tempo ad ascoltare storie comuni (e, purtroppo, frequenti) sofferte dai cittadini e tentasse di immedesimarsi per comprendere a pieno i drammi vissuti – così come il coraggio avuto da tanti nel risollevarsi o, comunque, nel resistere e sopravvivere- si inchinerebbe di fronte a tanti “eroi”, parlerebbe di meno, capirebbe i tanti paradossi intollerabili e, qualora non vi fossero soluzioni, contribuirebbe a trovarle.

Giorni fa, a Loreto, nel corso di un interessantissimo convegno, ho conosciuto personalmente Serenella Antoniazzicopertina libro Io non voiglio fallireAvevo letto, sia pure in parte, anni fa, su vari quotidiani nazionali e siti internet, la sua storia e già conoscevo il suo coraggio e determinazione. Giorni fa, ho letto il suo libro: “Io non voglio fallire“: il racconto di quanto subito da lei ma che, purtroppo, è un esempio di quanto, in questo Paese, è capitato e capita a tantissimi imprenditori e lavoratori che hanno improntato tutta la loro vita a grandi sacrifici, a sfamare sia le proprie famiglie che quelle dei lavoratori, a rinunciare a festeggiare festività e, ciononostante, contenti del loro lavoro, soddisfatti nel vedere crescere i propri figli col necessario per vivere dignitosamente, educati coi quei valori che oggi sembrano rari e lontani nel tempo.

Quella raccontata da Serenella Antoniazzi è la storia dell’impresa di famiglia, di rinunce, di una vita -quella sua e dei suoi familiari- spesa con orgoglio e soddisfazione nell’azienda con il reciproco confronto con gli operai fino a quando non entra in un periodo di difficoltà a causa dei mancati pagamenti, delle furbizie e del successivo fallimento della principale cliente. Tra paure e difficoltà, non solo resiste ma, con la comprensione anche degli affezionati lavoratori, trova anche il modo affinché altri imprenditori non si sentano abbandonati. Serenella Antoniazzi non solo ha salvato la sua azienda ma, sensibilizzando politici e istituzioni su ciò che può subire l’imprenditore quando resta vittima di fallimenti e mancati pagamenti “dolosi” di imprese clienti, contribuisce alla creazione di un apposito “Fondo Serenella”. Ha fondato, inoltre, un’associazione culturale “La stanza delle idee” .

Riporto di seguito il link agli articoli dedicati da Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Corriere del Veneto.

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