IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘stato sociale’ Category

Interessi di mora e verifica di usurarietà: un mio breve intervento andato in onda sulla Web Radio Ius Law

Posted by Roberto Di Napoli su 26 settembre 2016

Pubblico di seguito il link alla puntata odierna di “Svegliati Avvocatura“, andata in onda sulla Web Radio IusLaw, con un mio sia pur sintetico intervento in merito alla rilevanza degli interessi di mora ai fini della valutazione di usurarietà e alle conseguenze nel caso di superamento rispetto al tasso massimo consentito. Nel corso degli ultimi anni, infatti, -complice, probabilmente, la confusione creata, spesso, da vere e proprie società “abbagliate” dal desiderio di lucrare considerevoli profitti anche con la “vendita” di perizie fondate su metodologie di calcolo non corrette (se non abnormi) e sull’errata interpretazione di pronunce- si è registrato un contrasto sia in merito alla rilevanza degli interessi di mora (cosi come di altre voci di costo a carico del mutuatario) ai fini della valutazione di usurarietà sia alle sanzioni nel caso di accertato superamento del tasso soglia. Accanto a sentenze ed ordinanze che hanno confermato la rilevanza degli interessi moratori e, in caso di superamento del tasso soglia, l’applicabilità della sanzione di cui all’art. 1815, secondo comma, cod. civ., alcune pronunce, qualificando la clausola determinativa degli interessi di mora come una sorta di “clausola penale” o ritenendo di doversi applicare l’aggiunta di percentuali o di soglie (diverse da quelle previste dall’art. 2 della legge n. 108/1996), hanno negato, invece, l’applicabilità della suddetta norma sanzionatoria. Un contrasto, in realtà, a sommesso avviso di chi scrive, che non dovrebbe sussistere se si considera la ratio della legge 7 marzo 1996 n. 108 che modificò la norma di cui all’art. 644 cod. pen. e all’art. 1815, II comma, cod. civ. introducendo il “meccanismo” dei cosiddetti “tassi medi” e dei “tassi soglia” -all’interno della cui forbice, come riconosciuto da alcuni giudici, dovrebbe essere compreso ogni ulteriore costo per l’utente- e se si considera, inoltre, che il ritardato adempimento non dovrebbe, comunque, giustificare il superamento del tasso massimo consentito dalla legge.

Nel corso dell’intervento ho accennato anche a quanto recentemente riconosciuto dalla Corte d’Appello di Roma, con la sentenza del 7 luglio 2016, n. 4323.

Ho ricordato, infine, il corso sull’usura bancaria che fu organizzato dalla Scuola Superiore della Magistratura, nel luglio 2014, presso la sede dell’ABI (tra i relatori ci furono noti difensori di banchieri) e l’invito che fu successivamente inviato dall’associazione Sos Utenti Onlus (che da oltre dieci anni si occupa di tutela di vittime di abusi bancari contribuendo all’affermazione di vari principi) ad organizzare seminari di formazione nel contraddittorio con legali o consulenti di utenti bancari.

Pubblico di seguito il link alla puntata odierna di “Svegliati Avvocatura” con il mio intervento (a partire dal minuto 27, 34”).

http://www.spreaker.com/embed/player/standard?episode_id=9488135

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Papa: «Cattolici in politica, non serve un partito»

Posted by Roberto Di Napoli su 2 Mag 2015

Parole sempre più concrete quelle pronunciate da Papa Francesco e che cambierebbero il mondo se fossero seguite da tutti; dai politici ma anche da tutti noi cittadini:

“(….) Qual è la soluzione che oggi ci offre, questo mondo globalizzato, per la politica? Semplice: al centro, il denaro. Non l’uomo e la donna: no. Il denaro. Il dio denaro. Questo al centro. Poi, tutti al servizio del dio denaro. Ma per questo, quello che non serve al dio denaro si scarta. E quello che ci offre oggi il mondo globalizzato è la cultura dello scarto: quello che non serve, si scarta.

Si scartano i bambini perché non si fanno bambini o perché si uccidono i bambini prima di nascere; si scartano gli anziani, perché … ma, gli anziani non servono: ma adesso che manca il lavoro vanno a trovare i nonni perché la pensione ci aiuti, no? Ma servono congiunturalmente, no? Ma si scartano, si abbandonano gli anziani. E adesso, il lavoro si deve diminuire perché il dio denaro non può fare tutto, e si scartano i giovani: qui, in Italia, giovani dai 25 anni in giù – non voglio sbagliare, correggimi, eh? – il 40-41% è senza lavoro. Si scarta … Ma questo è il cammino della distruzione.

Io cattolico guardo dal balcone? Non si può guardare dal balcone! (…)”

Riporto il link dell’articolo col testo integrale pubblicato sul quotidiano L’Avvenire (cliccare qui)

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Tanti auguri di Buon Natale e di tanta serenità (ricordando, ancora una volta, anche gli “auguri scomodi” di Don Tonino Bello)

Posted by Roberto Di Napoli su 25 dicembre 2014

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post.

A tutti gli amici
ma, soprattutto,
alle vittime di abusi bancari o di malagiustizia,
a quanti soffrono e alle loro famiglie
faccio, di tutto cuore, i miei più sinceri
AUGURI di BUON NATALE
augurando il bene più prezioso, ossia, tanta serenità,
strumento essenziale per vincere ogni battaglia, specialmente le più difficili.

Per coloro i quali, invece, -in uno Stato in cui, spesso, si ha l’impressione che si stia perdendo la consapevolezza del valore e del rispetto dei diritti della persona in favore di assurde logiche economico-finanziarie- sono e restano, tutto l’anno, indifferenti di fronte alle difficoltà in cui si trovano tanti cittadini o che, addirittura, le causano o aggravano e che forse, in fin dei conti, a differenza dei “comuni mortali”, dei lavoratori onesti, dei poveri e delle persone umili capaci di festeggiare anche con poco o con niente, nemmeno sentono il calore del Natale, sarebbe bello se Gesù ascoltasse e se si concretizzassero le preghiere di Don Tonino Bello nella sua “Lettera a Gesù”:

“(…) Metti nel cuore di chi sta lontano una profonda nostalgia di te. Asciuga le lacrime segrete di tanta gente, che non ha il coraggio di piangere davanti agli altri. Entra nelle case di chi è solo, di chi non attende nessuno, di chi a Natale non riceverà neppure una cartolina e, a mezzogiorno, non avrà commensali. Gonfia di speranze il cuore degli uomini, piatto come un otre disseccato dal sole.
Ricordati di tutti i poveri e gli infelici, i cui nomi hanno trovato accoglienza sterile solo sulla mia agenda, ma non ancora nel mio impegno di vescovo, chiamato a presiedere alla carità. Ricordati, Signore, di chi ha tutto, e non sa che farsene: perché gli manchi tu. Buon Natale, fratello mio Gesù, che oltre a vivere e regnare per tutti i secoli dei secoli, muori e sei disprezzato, minuto per minuto, su tutta la faccia della terra, nella vita sfigurata degli ultimi.

Pur potendo sembrare ripetitivo avendone pubblicato il testo, più volte, su questo stesso blog (cliccare qui), incollo di seguito il video col file audio della pagina di Youtube con altre straordinarie parole dello stesso Vescovo di un’omelia di trent’anni fa. A chi non la conoscesse, consiglio di ascoltarla per intero :

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E’ proprio opportuno il deposito di soldi di bambini in una banca? Perchè non si insegna anche come tante banche hanno, finora, preteso somme non dovute (anche ai danni delle loro famiglie)?

Posted by Roberto Di Napoli su 24 novembre 2014

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Incredibile. Dopo avere ascoltato, un paio di settimane fa, il servizio di TG1 Economia sulla campagna di educazione al risparmio promossa niente di meno che dalla BNL, dedicata ai bambini delle scuole elementari (in merito all’iniziativa avevo espresso alcune mie considerazioni in un mio precedente post, clicca qui), ho letto sul n. 47 di Panorama (pagina 68) di un’altra straordinaria invenzione, un’ulteriore “genialata”: insegnare ai bambini come risparmiare raccogliendo piccoli importi che andrebbero a confluire su un conto aperto presso una banca di credito cooperativo (l’articolo intero, di B. Stancanelli “Sui banchi facciamo una banca”, risulta disponibile nella rassegna stampa del sito del Ministero dell’istruzione, clicca qui). Credo che anche questa sarebbe un’iniziativa encomiabile. Mi piacerebbe sapere, però, dagli insegnanti: si sono assicurati che, nell’ipotesi remota, e che speriamo non si avveri mai, di “prelievo forzoso”, quei pur modestissimi importi stiano al sicuro? E’ proprio indispensabile il deposito in una banca? Il 3% annuo su importi, immagino, modestissimi non può darlo la scuola? Suggerirei, poi, per completezza di insegnare ai bambini come si comporta la banca quando un cliente si rifiuta di pagare un debito usurario. Potrebbero, ad esempio, quegli stessi insegnanti, far vedere come sia difficile ottenere un fido o mutuo e, in caso, quale sarebbero i costi effettivi. Potrebbero, quindi, con una breve lezione di aritmetica (con l’ausilio di un’equipe di psicologi e psichiatri dell’età infantile onde evitare ogni rischio di trauma) tentare di spiegare come mai un tasso di interesse debitore, per la banca, risulti sempre inferiore a quello effettivo. Sono sicuro che, se fatta con metodi adatti alla comprensione da parte dei bambini, potrebbe pure risultare divertente. I bambini prenderebbero la lezione come una magia da Mago Merlino: “La banca presta € ….. di capitale; dopo un anno, addebita € XXXXX di interessi, quanto è il tasso applicato, su quel prestito, dalla banca?” -“Il 28% signora maestra e i giudici puniranno il banchiere per usura!” – No, sbagliato. – “Il 32%, maestra!” – “No, sbagliato. Ve lo dico, io: E’ il banchiere che, un po’ come avesse la bacchetta magica (abracadabra) lo fa diventare il 5, come una magia: il resto sono commissioni e quel banchiere è’ così bravo, bello e buono che è pure il vero Re del Paese dei Balocchi e nessun Re è finito mai in galera: nemmeno quando è stata riscontrata oggettivamente l’usura”. Spieghino, poi, quegli insegnanti, possibilmente con esempi pratici e reali in cui i veri protagonisti sono, però, gli stessi docenti, come non pagare mai l’usuraio e, al tempo stesso, cosa avviene se ci si rifiuta di pagare un importo usurario, richiesto da una banca e garantito da ipoteca. Sono sicuro che il bambino più sensibile si metterebbe a piangere, battendo i piedi e chiedendo dove sono andati a finire i suoi soldi, mentre, quello più previdente, non depositerebbe in custodia nemmeno una merendina: conserverebbe quei pochi euro in tasca o, magari, li investirebbe diversamente; forse anche nel “mattoncino Lego”, non remunerativo ma più sicuro nel “capitale” investito, esente da rischi e da tasse, almeno finora!

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Un’iniziativa di grande umanità: a Milano è nato “Ruben”, il ristorante ad 1 euro per le persone in “momentanea difficoltà”

Posted by Roberto Di Napoli su 14 ottobre 2014

Sono queste le notizie che commuovono e confortano in un Paese dove lo Stato, troppo spesso, dimostra di dimenticarsi dei suoi cittadini più sfortunati. Iniziative come queste -così come l’attività di tanti volontari, impegnati in questi giorni a Genova- dimostrano di cosa -sia pur tra tanta indifferenza- sono capaci, a volte, gli italiani, anche senza aiuti; confermano il convincimento che la solidarietà e vicinanza tra cittadini possono far superare momenti drammatici con quella efficienza, celerità e, soprattutto, umanità che politici o vari responsabili non sempre riescono o vogliono dimostrare, lasciando la triste ed amara sensazione che non sempre la tutela della persona umana e dei diritti fondamentali rientri nei loro interessi.

Conforta, quindi, sapere che, a Milano, c’è un ristorante dove chi si trova in difficoltà può pranzare o cenare con un solo euro anche se è auspicabile, ovviamente, che ci siano sempre meno persone che vi abbiano bisogno e, magari, tanti sostenitori o tante altre iniziative simili in altre località.

http://video.repubblica.it/embed/edizione/milano/milano-inaugurato-ruben-il-ristorante-solidale/179150/177924&width=570&height=321

Tra i vari quotidiani e settimanali che hanno dato notizia dell’iniziativa, si può leggere il servizio anche sul sito del Corriere della Sera cliccando qui.

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Buona Pasqua (in ritardo) con l’augurio sempre attuale che risorga il bisogno di rispettare, ogni giorno, chi è in difficoltà.

Posted by Roberto Di Napoli su 26 aprile 2014

Nei giorni scorsi, occupato e preso da alcuni “pensieri familiari”, ho trascurato di fare gli auguri di Buona Pasqua su questo mio blog. A dire il vero, leggendo, ogni giorno, le tristi notizie di un numero sempre crescente di cittadini e famiglie in estrema difficoltà e sapendo che le mie pur modeste opinioni o considerazioni anche tra questi miei post vengono lette da amici e/o soggetti che quotidianamente lottano contro vari abusi quali, ad esempio, quelli posti in essere da banche, ho pensato, più volte, pur da cristiano, che gli auguri possano essere sentiti come una “provocazione”. Chi ha vissuto giornate tristi o chi, nella vita, ha trascorso giornate di festa con “altri pensieri” sa quanto inutili possano sembrare gli “auguri”: a volte, sembrano una “formalità” e può venire il dubbio sulla sincerità di quella parola da parte di chi la pronuncia. So che il mio pensiero possa sembrare “scontato” e banale ma se, davvero, si augura “felicità” ognuno di noi dovrebbe ricordarsi ogni giorno di quella persona, soprattutto se in difficoltà.

Potendo, ormai, i miei auguri di Buona Pasqua sembrare “tardivi” o “intempestivi”, cerco di scusarmi assicurando che sono sinceri e animati dal mio più forte desiderio che chiunque abbia perso la serenità (qualunque sia la causa) trovi il coraggio e la speranza di resistere, di continuare a lottare per ciò in cui si crede e contro ogni sopruso, di credere nelle cose più semplici e che, al tempo stesso, danno la forza per continuare a sopravvivere quale la fiducia in se stessi e la certezza dell’affetto di chi vuole davvero bene.

Ho letto con attenzione, in questi giorni, le confortanti parole di Papa Francesco e le notizie riportate da giornali e siti internet dei suoi gesti “concreti” verso i più deboli. Al tempo stesso, altre notizie fanno riflettere sull’indifferenza a cui gli stessi cittadini possono essere indotti a dispetto del dovere di solidarietà che, oltre che per “istinto naturale” ed umano, per rispetto della Costituzione (art. 2), lo Stato, gli enti locali e ogni altro soggetto dovrebbe promuovere.

Spero vivamente che, in ogni cittadino, prevalga sempre il desiderio di seguire l’esempio di Papa Francesco e di fare il possibile per aiutare chi soffre piuttosto che assistere “indifferenti” a decisioni di chi incita all’indifferenza come se trovarsi in difficoltà fosse una colpa. Spero, ancora, che la decisione presa da un soggetto, sindaco di Verona, resti un caso isolato o che, al massimo, la pur condivisibile esigenza di rispettare le norme igieniche o il decoro della città sia sempre secondaria rispetto al prevalente bisogno di assistere i più bisognosi e di rispettare il diritto fondamentale, inviolabile, sacrosanto al decoro e alla dignità di ogni persona umana.

Riporto il link della preghiera del Papa e della benedizione “Urbi et orbi” nonché delle notizie di gesti e imprese opposte: quelle dello stesso Papa Francesco e quelle dell’ “invenzione” di un sindaco di una città del Belpaese.

http://www.leggioggi.it/2014/04/22/pasqua-2014-testo-e-video-benedizione-urbi-et-orbi-di-papa-francesco/

http://www.romatoday.it/cronaca/biglietti-auguri-soldi-papa-barboni.html

http://www.leggioggi.it/2014/04/22/pasqua-2014-testo-e-video-benedizione-urbi-et-orbi-di-papa-francesco/

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2014/23-aprile-2014/tosi-multa-anche-salata-chi-porta-cibo-senzatetto-223112299971.shtml

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/04/26/verona-cittadini-divisi-sullordinanza-anti-clochard-del-sindaco-tosi/276152/

 

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Le parole di Papa Francesco contro l’usura (e, forse, non solo contro “i cravattari”): “…quando una famiglia non ha da mangiare perché deve pagare il mutuo agli usurai, quello non è cristiano! Non è umano! “

Posted by Roberto Di Napoli su 29 gennaio 2014

Non c’è giorno, sin da quando è stato eletto, che il Papa non fa sentire la Sua voce, anzi, la vicinanza in difesa dei più deboli. Non solo parole ma anche fatti concreti. Prima di Natale, ad un commerciante siciliano, vittima del racket (che ho avuto l’onore e il piacere di conoscere), aveva fatto inviare un piccolo assegno. Non immaginava, però, probabilmente, i paradossi di questo Paese visti gli ostacoli incontrati dalla povera vittima cui le Poste non cambiavano l’assegno -pure se del Papa- in quanto non titolare di un conto corrente; clicca qui per leggere la notizia )

Le parole pronunciate oggi, quindi, non meravigliano. Nel silenzio e nella -quasi generale- indifferenza dei politici in merito al fenomeno dell’usura (tranne qualcuno che si è contraddistinto per immagini o spot che sembrano, piuttosto, quotidiane campagne elettorali sulla pelle delle vittime) e di fronte all’inefficienza, dimostrata, in questi anni, anche da parte di chi dovrebbe tutelare le vittime,  le semplici parole pronunciate da Papa Francesco costituiscono un messaggio di fortissimo impatto e di enorme importanza. Il Papa non ha rivolto parole solo contro gli usurai ma ha affermato che “non è umano”, “non è cristiano” che una famiglia non abbia da mangiare per dovere pagare i mutui agli usurai.

E’ ovvio, quindi, il riferimento a qualsiasi forma di mutuo usurario.

Non ho mai visto nè credo sia verosimile, d’altronde, pensare che “il cravattaro” o “lo strozzino” proponga o “deliberi” un “mutuo”. Credo, piuttosto, che lo qualifichi “prestito”.

Era immaginabile, quindi, di fronte alle parole “forti e chiare” pronunciate questa mattina dal Pontefice, l’informazione parziale data da alcuni organi di stampa come se il messaggio fosse rivolto solo agli usurai criminali (clicca qui per leggere quanto attentamente osservato da Libero Reporter).

Sicuro che il riferimento non fosse anche alle banche? Per quale motivo dovrebbero essere escluse? Chissà se, di fronte a qualche interrogativo del Papa, i banchieri o chi li difende sarebbero capaci di giustificarsi -così come hanno tentato, spesso- sostenendo, ad esempio: “No, scusi, le commissioni di massimo scoperto, per noi, non rientrano nel tasso effettivo perché le Istruzioni della Banca d’Italia suggerivano di escluderle; le commissioni di istruttoria veloce nemmeno; gli interessi di mora, nemmeno. In genere, in una procedura esecutiva chiediamo, intanto, la vendita dell’abitazione; poi, la verifica se il tasso è usurario lo facciamo dopo, in sede di riparto“.

Credo che questo Papa costituisca, davvero, una speranza, soprattutto in questo momento, affinché i governi riprendano atto della centralità della persona umana e della necessità che sia solo la salvaguardia di quest’ultima e non la finanza a determinare la politica.

Riporto, di seguito, il link del quotidiano L’Avvenire.

Il Papa: «Usura disumana per le famiglie» | Chiesa | www.avvenire.it.

Riporto anche alcuni miei precedenti post con miei interrogativi sul funzionamento delle strutture che dovrebbero tutelare le vittime di usura e racket:

https://ilblogdirobertodinapoli.wordpress.com/2012/05/02/ancora-unaltra-sentenza-del-tar-in-favore-di-vittima-usura-colpita-da-depressione-e-ictus-ma-e-possibile-che-si-deve-ricorrere-al-giudice-contro-il-min-interno/;

https://ilblogdirobertodinapoli.wordpress.com/2012/06/07/a-proposito-di-usura-ed-estorsione-nessuna-provvisionale-senza-il-parere-del-pm-tar-campania-accoglie-il-ricorso-della-vittima-di-estorsione/;

https://ilblogdirobertodinapoli.wordpress.com/2013/02/06/il-ministro-degli-interni-dovrebbe-chiedere-scusa-per-linefficiente-tutela-delle-vittime-di-usura-sos-racket-e-usura-il-presidente-si-da-fuoco-cronaca-tgcom24/

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Un altro suicidio per “crisi”. Dal sito de “La Stampa”: imprenditore fiorentino chiama 113 e poi si spara

Posted by Roberto Di Napoli su 20 gennaio 2014

Ormai non si contano più. Ricordo che, tre – quattro anni fa, si rimaneva colpiti nel leggere il numero di imprenditori che, in Grecia, si suicidavano. In Italia temo che, ormai, un evento così tragico, la disperazione massima di cui può essere vittima una persona, non sia più una notizia; ancora più triste è solo il pensare che le Istituzioni non facciano di tutto per fermare ed impedire eventi simili. Dalla lettura dell’articolo -la notizia è stata riportata da vari giornali- in questo caso, non sono riuscito a capire quali sarebbero state le responsabilità delle banche. Penso, però, anche a quanti imprenditori sono vittime di pretese assurde che, all’esito dei lunghi giudizi, si rivelano, spesso, ingiuste e non dovute. Nel frattempo -è già accaduto troppe volte- la banca, munita, magari, di un titolo esecutivo agevolmente concesso o ingiustamente non sospeso, tenta di ottenere la vendita dell’azienda, del “capannone” industriale e, perfino, della casa costruita o comprata con i sacrifici di una vita. Come si deve sentire un imprenditore, un cittadino onesto, magari con una famiglia, che è stato depredato dei suoi risparmi o che sa che non deve pagare le somme così come quantificate dalla banca e che, ciononostante, ha paura che l’indomani bussi l’ufficiale giudiziario per lo sfratto o un altro creditore o che non sa come pagare i lavoratori e far mangiare le loro famiglie? E’ questo quello che accade spesso e che i giornali o, in genere, i media tradizionali (nei cui consigli di amministrazione non è raro trovare qualche banchiere) ignorano o, forse, volutamente tacciono. Ho la sensazione che, quando si riporta la notizia di un suicidio di un imprenditore, si faccia capire sempre che si tratti di un povero disperato, uno sfortunato, la cui impresa è andata male e le banche non gli abbiano dato più credito. No, il problema non è sempre quello del “credito negato”, bensì, quello delle pretese illecitamente vantate. Nel caso dell’imprenditore fiorentino, da quanto riportato dagli organi di stampa, non si capisce bene quale sarebbe stata la responsabilità delle banche citate, a quanto pare, in un biglietto. So bene che la perdita di una persona non è risarcibile nè la punizione dei colpevoli conforterebbe i poveri parenti. Spero, però, che si faccia la massima chiarezza e si indaghi se davvero ci possa essere qualcuno che abbia istigato al suicidio. Conosco la storia un imprenditore che, anni fa, si suicidò sentendosi pressato dalle banche che, invece, all’esito di una consulenza contabile, si è rivelato essere debitrici piuttosto che creditrici. Credo che fin quando il governo, i politici non agiscono efficacemente per evitare ulteriori tragedie, non possono che ritenersi responsabili quantomeno moralmente “per omissione” per non abrogare, ad esempio, norme che consentono alle banche di chiedere decreti ingiuntivi sulla base di dichiarazioni unilaterali quasi mai confermate -quando l’utente si oppone- all’esito dei giudizi, oppure, che, di fatto, ad alcune condizioni, legittimano l’anatocismo. Una cosa dovrebbe essere certa: se un Paese dimentica la “sacralità” della persona umana costringendola alla rinuncia alla vita o alla salute, è un Paese incivile e vergognoso. Spero che chi ha il potere di cambiare le leggi o di applicarle, non dorma la notte pensando a queste vite distrutte!

La Stampa – Crisi, imprenditore fiorentino chiama 113 e poi si spara.

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