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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Una guida pratica in formato ebook su “Le contestazioni invalidanti i contratti di mutuo”

Posted by Roberto Di Napoli su 30 gennaio 2019

Questa volta ho pensato di affiancare ai manuali che continuano ad essere apprezzati una pratica guida, in formato ebook, sulle principali contestazioni nei rapporti di mutuo. Scritto con il fondamentale ed insostituibile aiuto del mio amico e collega avv. Daniele Rossi (senza il quale, di sicuro, non sarebbe stato possibile), abbiamo cercato di fornire una rassegna delle pronunce sulle principali contestazioni nei rapporti di mutuo. Fondamentale anche la collaborazione del dott. Francesco Olivieri che ha fornito alcuni esempi pratici di vizi nell’ammortamento alla francese. Ora, speriamo possa risultare utile alle difese degli utenti bancari. Riporto di seguito il link della casa editrice in cui è riportato anche l’indice degli argomenti e le modalità per l’acquisto. Ritrascrivo, sotto alla copertina, la prefazione https://revelinoeditore.it/…/le-contestazioni-invalidanti-…/

 

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

Negli ultimi anni -complici, probabilmente, da una parte, la crisi economica e le conseguenti difficoltà sia per imprenditori che per consumatori e, dall’altra, la maggiore facilità di conoscenza di pronunce giurisprudenziali, fino a determinare anche un abuso nella loro utilizzazione e divulgazione anche da parte di associazioni o società non sempre “economicamente disinteressate”- di sicuro vi è stata una crescente sensibilità da parte di giudici, avvocati e consulenti contabili verso molte problematiche emergenti da un attento esame del contratto bancario quale è quello (oggetto della presente guida) di mutuo.
Aspetti che, un tempo, nell’erronea convinzione dell’intangibilità di molte clausole contrattuali -fondata sul mero fatto della loro sottoscrizione da parte del mutuatario- probabilmente, nemmeno venivano valutati, in seguito all’aumento di azioni o opposizioni da parte del mutuatario sono stati -e continuano ad essere- invece, oggetto di verifica della loro liceità (come nel caso in cui sia eccepito il superamento del tasso massimo consentito dalla legge penale), delle conseguenze sotto il profilo della posizione contabile e dell’eventuale rilevanza penale; allo stesso modo, continuano ad essere oggetto di verifica varie eccezioni determinate dalla mancanza di utilità concreta dell’operazione posta in essere (come nelle frequenti ipotesi di mutui stipulati all’unico fine di estinguere posizioni creditorie solo apparenti e con la stessa mutuante) o dall’assenza di elementi che consentano la conoscibilità del reale costo dell’operazione, oppure, ancora, dalla divergenza tra il costo pattuito e quello effettivamente applicato (come nel caso di previsione di un piano di ammortamento “alla francese” in regime di capitalizzazione composta).
Varie pronunce, poi, hanno ribadito gli ineludibili requisiti di cui deve essere munito il titolo esecutivo affinché una procedura esecutiva possa essere instaurata o proseguita.
Il presente ebook non ha l’ambizione né, tantomeno, la presunzione di essere un manuale completo su tutti i possibili motivi di invalidità dei contratti bancari (peraltro difficilmente ipotizzabili o trattabili in un ebook) ma si spera possa essere un’utile guida pratica sui principali vizi che inficiano il contratto di mutuo nonché sulla più recente giurisprudenza che si è espressa in modo favorevole o contrario all’utente o, comunque, uno strumento utile per stimolare la riflessione sugli aspetti trattati.  Roberto Di Napoli Daniele Rossi

 

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Posted in ammortamento alla francese, anatocismo, banche, Pubblicazioni, Uncategorized | Leave a Comment »

Su Diritto 24-Il Sole 24 ore una mia nota sulla recente modifica dei termini di sospensione per le vittime di usura ed estorsione. Vincolante il provvedimento ex art. 20 l. 44/1999

Posted by Roberto Di Napoli su 18 gennaio 2019

Con d.l. del 4 ottobre 2018 n. 113, convertito in legge 1 dicembre n. 132, sono state apportate alcune modifiche alle leggi 44/1999 e 108/1996.

Tra i vari interventi (aventi ad oggetto anche i termini per la presentazione dell’istanza al Fondo di solidarietà), è stato modificato anche l’art. 20 l. 44/99 con aumento a due anni dei termini di sospensione o di proroga originariamente previsti, dalla medesima norma, per 300 giorni (ad eccezione di quelli relativi ad adempimenti fiscali, per i quali il termine resta di 3 anni).

Pubblico di seguito il link alla mia nota pubblicata, alcuni giorni fa, sul sito di Diritto24 – Il Sole 24 Ore nella quale ho anche ricordato due recenti provvedimenti emessi, rispettivamente, dal Tribunale di Bari il 20 novembre 2018 e dalla Procura della Repubblica di Latina il 4 gennaio 2019 (cliccare qui per leggere la nota). Col primo, il giudice pugliese conferma il carattere vincolante del “provvedimento” emesso ai sensi dell’art. 20 l. 44/99. Ricordo che, nel 2009, come già scritto in vari post di questo mio blog, dopo l’approvazione al Senato di un disegno di legge che prevedeva varie modifiche alla disciplina dei benefici alle vittime di usura ed estorsione che avessero fatto richiesta di accesso al Fondo di solidarietà, inviai alla Camera dei Deputati una petizione contenente “proposta di suggerimenti per emendamenti”, alcuni dei quali furono recepiti nella legge 3/2012: tra questi, proprio la sostituzione del termine “parere” con quello di “provvedimento” al fine di evitare il rischio di ulteriori equivoci e paradossi come quelli che si erano registrati in passato.

Il secondo provvedimento oggetto della mia nota, invece, risulta di particolare interesse in quanto, forse, una delle prime applicazioni del termine di sospensione per due anni così come modificato in seguito alla recente modifica normativa.

 

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…e ci provano e riprovano ancora, confidando di farla sempre franca.

Posted by Roberto Di Napoli su 5 gennaio 2019

La banca ottiene un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo allegando un contratto del 1980 privo di pattuizioni valide e insiste nel rigetto dell’istanza di sospensione che, tuttavia, il Giudice dell’opposizione accoglie. E se gli “ingiunti” non si fossero opposti? È’ possibile che tentativi -pur falliti- di ottenere somme non dovute continuino a restare sempre impuniti?

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Ci provano e, probabilmente, continueranno a provarci sempre. Spudoratamente, senza alcun minimo timore e, tantomeno, scrupolo: come è normale che non ne abbia chi è certo dell’impunita’ e chi sa che, al massimo, male che gli dovesse andare, non otterrebbe il bottino ma, nel caso in cui, invece, non dovesse trovare alcuna resistenza o non dovesse esserci alcun “vigilante” o alcuna difesa, potrebbe raggiungere l’obiettivo “scippando” ciò che non gli appartiene.

Nel contenzioso bancario, la giurisprudenza di merito e di legittimità ha ripetutamente affermato alcuni principi che possono, ormai, definirsi “consolidati”: la banca che ottiene “inaudita altera parte” -ossia, in mancanza di contraddittorio- un decreto ingiuntivo fondato sul preteso saldo debitore da conto corrente, deve, però, in caso di eventuale opposizione da parte dell’utente ingiunto, produrre tutti gli estratti conto sin dall’inizio del rapporto per consentire a quest’ultimo e al Giudice di comprendere come si è formato il presunto debito, altrimenti si espone al rischio di vedersi ricalcolata la posizione contabile con l’azzeramento del saldo rinvenibile dal primo estratto conto che ha prodotto e, dunque, con consequenziale vantaggio per il correntista che, così, potrà giovarsi della riduzione del saldo. Altro principio ormai, si può dire, unanime: laddove la banca vanti una pretesa fondata su contratti di apertura di credito in conto corrente nei quali non è indicata la percentuale di tasso di interesse o nei quali si fa riferimento agli “usi” per la determinazione delle condizioni economiche -come nei moduli frequentemente utilizzati, soprattutto, negli anni ‘80- , il saldo deve essere rideterminato applicando, sin dall’inizio del rapporto, il tasso di interesse legale fino alla data di eventuale sottoscrizione di un contratto valido oppure, secondo un altro orientamento, applicando, a partire dall’entrata in vigore del D.lgs. 385\1993 (Testo Unico bancario), il tasso minimo dei BOT dei 12 mesi antecedenti la sottoscrizione o l’operazione. In ogni caso, il saldo deve essere decurtato di tutti gli altri oneri non pattuiti validamente (ad esempio: commissioni massimo scoperto, differenza valuta, spese, ecc.) e dalla capitalizzazione trimestrale (sui principali vizi nei rapporti bancari e i principali strumenti di difesa, sia consentito il rinvio al mio Anatocismo bancario e vizi nei contratti, V edizione, 2015, Maggioli Editore).

Cosa fanno, invece, le banche malgrado, quantomeno da 20 anni, la giurisprudenza continui ad affermare i suddetti principi e malgrado siano svariate le pronunce che, in innumerevoli casi, all’esito della causa, hanno accertato che la banca era debitrice e non creditrice? Continuano a chiedere e a ottenere decreti ingiuntivi per somme che, all’esito della causa, spesso, si rivelano infondate. E cosa succede se la controparte della banca, ricevuto il decreto ingiuntivo, non si oppone (per ignoranza o perché impegnato a lavorare o perché confida nell’immediata e severa applicazione della legge e di quelle norme imperative la cui violazione dovrebbe essere rilevata anche d’ufficio)? Quel provvedimento diventerà definitivo, irrevocabile e, quasi sicuramente, al cittadino non resterà che pagare (ammesso che possa farlo) visto che, in difetto, rischia di perdere i suoi beni come, purtroppo, è successo non poche volte.

Nel 2013 ricevetti una coppia di coniugi preoccupati per avere ricevuto la notifica di un decreto ingiuntivo richiesto ed ottenuto da una banca nei confronti loro, quali fideiussori, e della loro società per circa 103 mila euro oltre spese di lite. La banca stessa, senza produrre alcun estratto conto, aveva rappresentato, nel ricorso, che il preteso credito derivava da un rapporto di conto corrente stipulato nel 1980. Proposta opposizione da parte dei miei assistiti, la banca -senza, nemmeno, avere previamente prodotto l’intera documentazione contabile- per ben due volte chiedeva pure che il giudice concedesse la provvisoria esecutorietà (che le avrebbe permesso di iscrivere ipoteca sui beni dei fideiussori e della società o, perfino, di aggredirli). L’istanza, grazie alla competenza e serietà del Giudice del Tribunale di Roma, veniva rigettata (cliccare qui per leggere il post e l’ordinanza). Espletata la consulenza tecnica d’ufficio, a conferma di quanto era stato sostenuto nell’opposizione proposta per i miei assistiti, risultava che questi ultimi erano creditori e non debitori. La banca che pretendeva circa 103 mila euro non era, infatti, creditrice, bensì, debitrice di ben 570 mila euro. Ancora prima di arrivare a sentenza e solo per evitare ulteriore dispendio di tempo, le parti raggiungevano un accordo con la corresponsione, da parte della banca, di ben 500 mila euro (oltre, ovviamente, all’azzeramento della pretesa).

Nello scorso mese di luglio, “sventato” un ulteriore tentativo della banca a danno di altri utenti. Due fratelli imprenditori e le rispettive mogli hanno ricevuto la notifica di un decreto ingiuntivo di circa 40 mila euro emesso, perfino, con clausola di provvisoria esecutorietà: ciò sebbene sia stata la stessa banca ad avere prodotto, col ricorso, un modulo contrattuale del novembre 1980 privo di valide pattuizioni e senza depositare alcun estratto conto. Proposta opposizione col mio patrocinio, la banca ha sostenuto la genericità della difesa degli opponenti (che, invece, avevano eccepito la nullità delle singole clausole contrattuali e del conseguente saldo) opponendosi, anche in udienza, alla motivata richiesta di sospensione della provvisoria esecutorietà e rilevando, ancora una volta, che gli opponenti non avrebbero contestato specificatamente gli addebiti (come se mai fosse possibile contestarli se la banca -a ciò tenuta nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo- non ha adempiuto all’onere di produrre tutti gli estratti conto). Con ordinanza emessa a scioglimento della riserva formulata all’udienza del 17 dicembre 2018, l’attenta e competente Giudice del Tribunale di Tivoli, esaminate le eccezioni e la documentazione in atti, ha ritenuto di dovere sospendere la provvisoria esecutorietà e si vedrà all’esito del giudizio quale sarà la vera e legittima posizione contabile.

Viene da chiedersi, però: il Giudice che valuta la sussistenza dei presupposti per la concessione del decreto ingiuntivo, leggendo che il contratto è stipulato in epoca remota e che contiene quelle stesse clausole che la giurisprudenza unanime ha riconosciuto come nulle (con la conseguenza che il saldo contabile non può essere quello vantato dalla banca) non può -o non deve- rigettare il ricorso (visto che, oltretutto, la banca conserva sempre la possibilità di promuovere un giudizio “a cognizione piena” garantendo il contraddittorio sin dall’inizio)? Ci sono pronunce con le quali alcuni giudici hanno rigettato la domanda proposta in via monitoria o richiesto la decurtazione degli oneri anatocistici o, ancora, l’integrazione di documenti ma, in non pochi casi, si ha la sensazione che sia rimessa all’ingiunto la facoltà di opporsi sebbene –laddove è verosimile la non fondatezza del credito e l’illiceità della pretesa- sia, forse, più corretto attendersi la tutela da parte del Giudice affinché sia scongiurato il pericolo che i beni e i diritti dell’ingiunto (non solo patrimoniali) possano essere ingiustamente lesi.

Si sottovaluta, a mio avviso, che ci sono delle norme a tutela anche dell’ordine pubblico e della proprietà, così come si sottovalutano o ignorano i danni irrimediabili (non solo patrimoniali, bensì, anche non patrimoniali e di carattere biologico) che può produrre un decreto ingiuntivo o un titolo (ancor di più nei casi di titoli stragiudiziali) per una pretesa di denaro non dovuta (mi permetto, a tal proposito, di segnalare alcune mie considerazioni in “Provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo e diritti fondamentali della persona“, nota a Trib. Roma, ord. 7 agosto 2014 e Trib. Chieti, ord. 15 aprile 2014, pubblicata sulla rivista telematica Diritto.it, cliccare qui per leggerla).

Si può continuare a pensare che, in tali casi, la questione sia limitata a rapporti esclusivamente “privatistici” tra utente e banca? Credo che si ignorino gli effetti devastanti che la chiusura di imprese (inevitabile quando queste si trovano a dover fare fronte a pretese ingiuste o a indebite segnalazioni in Centrali Rischi e alla conseguente impossibilità di pagare gli stipendi o i fornitori o di ottenere certificazioni di regolarità contributiva) può determinare all’economia nazionale, alla produzione o all’occupazione con inevitabili conseguenze, oltretutto, sulla pressione fiscale. Né si tratta solo del già grave delitto di “usura” o dell’eccezione di usurarietà che pure inficia, spesso, le pattuizioni e le pretese bancarie e che sembra, quasi, che le banche possano commettere impunemente visto che, in oltre 22 anni dall’entrata in vigore della legge 108/1996, sono tanti i casi di archiviazioni o pronunce assolutorie motivate con una presunta (e inconcepibile) mancanza di dolo a causa di confuse e inspiegabili circolari della Banca d’Italia in contrasto con quanto aveva previsto il legislatore del 1996.

Ci sono pronunce (rinvio ai miei Anatocismo bancario e vizi nei contratti, cit. e L’usura nel contenzioso bancario, II ediz. Maggioli, 2017), con le quali si è riconosciuto il principio secondo cui anche la minaccia di un’azione legale -se chi la pone in essere sa o deve sapere che la pretesa non è fondata- può costituire la fattispecie dell’estorsione.

Credo, poi, che se, una volta accertato e dichiarato che la banca non aveva diritto ad ottenere quella somma per la quale ha ingiunto o precettato il pagamento con la minaccia di esecuzione sui beni, il Giudice trasmettesse gli atti alla Procura della Repubblica competente e se vi fosse una presa di coscienza su cosa sarebbe successo se quel soggetto ingiunto o precettato non si fosse opposto e difeso e se, ancora prima, fosse, quindi, garantito il rispetto della Legge prevenendo e punendo ogni tentativo di ottenere somme non dovute, probabilmente non si tutelerebbero solo i diritti della vittima dell’abuso bancario, bensì, l’economia del Paese, la certezza del diritto e delle pene e la durata dei processi visto che, di certo, si ridurrebbe anche il contenzioso bancario.

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BUON ANNO!

Posted by Roberto Di Napoli su 3 gennaio 2019

Buon anno 2019!.jpg

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Buon Natale, con l’auspicio che si possano sempre ricordare le parole del Papa: «Superare ingordigia ed egoismi, troppi senza pane»

Posted by Roberto Di Napoli su 25 dicembre 2018

Desideravo scrivere alcune righe per augurare a tutti Buon Natale!

Per qualche attimo sono stato indeciso se incollare una di quelle immagini o cartoline prese gratuitamente da qualche apposito sito web e con “frasi fatte” (col rischio, però, che i miei sinceri auguri potessero sembrare “copiati e incollati” – e, quindi, finti o standard) o scrivere, semplicemente ma con sincerità, quello che davvero auguro di cuore a tutti gli amici e, soprattutto, alle vittime di abusi bancari o di altri soprusi in un Paese che, spesso, purtroppo, appare indifferente: auguro tanta serenità, giustizia e salute!

Buon Natale, con l’auspicio che, anche nel resto dell’anno, tutti (e, principalmente, chi ha il potere e responsabilità verso i cittadini e ogni persona umana) possiamo ricordare gli auguri e le parole pronunciate del Papa durante la Messa in Vaticano.

Condivido di seguito il link alla pagina web de Il Messaggero con le parole di Papa Francesco nonché il link all’articolo pubblicato sul sito di Famiglia Cristiana sulla Messa di Natale celebrata dal Vescovo di Tortona, a Novi Ligure, nel cortile della Pernigotti, famosa impresa dolciaria attualmente a rischio chiusura, coi lavoratori che rischiano di rimanere senza occupazione.

Città del Vaticano – «Davanti alla mangiatoia, capiamo che ad alimentare la vita non sono i beni, ma l’amore; non la voracità, ma la carità; non l’abbondanza da…
— Leggi su www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_messa_natale-4192880.html

Dal sito di Famiglia Cristiana, PERNIGOTTI, NATALE IN FABBRICA PER IL VESCOVO: «L’IDOLO FALSO DEL DENARO VA SMASCHERATO

http://www.famigliacristiana.it/articolo/pernigotti-il-vescovo-celebra-il-natale-in-fabbrica-l-idolo-falso-del-denaro-va-smascherato.aspx

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“Gandhi era un avvocato”. Un manifesto e parole che dovrebbero essere sempre ricordate sul prestigio della professione

Posted by Roberto Di Napoli su 23 dicembre 2018

Tempo fa, nel corridoio di un Tribunale, avevo visto questo bel manifesto. Non riuscendolo a reperire su internet nè sul sito del CNF (che, come si legge, ne ha curato la divulgazione), giorni fa, vedendolo nuovamente affisso ho pensato di condividerlo per quanti non sanno che “Gandhi era un avvocato“. Parole e “storia” che dovrebbero fare riflettere sulla professione, sulla “missione” che abbiamo tutti, come avvocati, non solo nei rapporti tra professionista e assistito ma anche al fine di contribuire all’affermazione e al riconoscimento dei diritti e, quindi, all’evoluzione della società e del vivere civile in uno “Stato di diritto”.

 

manifesto-Gandhi-era-un-avvocato.jpg

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Anche agli avvocati deve essere garantito un periodo di effettivo riposo: qualche buona notizia anche per quanti hanno aderito alla mia raccolta di firme online

Posted by Roberto Di Napoli su 15 dicembre 2018

Un anno e mezzo fa -precisamente a fine agosto 2017- avevo aperto una raccolta di firme online per sostenere il ripristino dei termini di sospensione feriale che, già previsti dalla legge 742/1969 per il periodo dal 1° agosto al 15 settembre, a decorrere dal 2015, come è noto, sono stati ridotti di 15 giorni ossia fino al 31 agosto (così come previsto dal Decreto Legge n. 132/2014 “misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”, convertito con modificazioni dalla L. 10 novembre 2014, n. 162).

Nel mio post del 24 agosto 2017 (cliccare qui per leggere il contenuto) avevo evidenziato come, di fatto, la riduzione di 15 giorni ha privato, in sostanza, gli avvocati dal diritto ad un riposo effettivo e come, probabilmente, nessun beneficio vi sia stato in termini di riduzione della durata dei processi: i politici che (sotto il Governo Renzi) hanno “tagliato” la già breve durata di sospensione dei termini processuali e quanti hanno pensato e indotto a credere che gli avvocati stessero in ferie per 46 giorni, oppure, che la giustizia si fermasse per questo periodo temporale non hanno considerato, tra l’altro, che in tantissime materie (tra le quali: diritto del lavoro, alimenti, separazioni, divorzi, fallimenti, opposizioni a sentenze di dichiarative di fallimento, procedure esecutive e opposizioni) non vi è mai stata e non vi è alcuna sospensione di termini.
Mi ha fatto piacere constatare che l’esigenza del ripristino degli originali termini di 46 giorni di sospensione feriale e analoghe motivazioni siano state avvertite da vari colleghi e siano state anche oggetto di varie mozioni approvate, nello scorso mese di ottobre, al Congresso Nazionale Forense.
Ritengo utile aggiornare quanti avevano firmato la mia petizione online che proprio nei giorni scorsi l’on. Roberto Cataldi del Movimento 5 Stelle ha presentato un disegno di legge nel quale, tra le varie modifiche al codice di procedura civile, è inserito anche il ripristino dei termini di sospensione feriale dal 1° agosto al 15 settembre (cliccare qui per leggere la notizia riportata sulla rivista ilcaso.it). Spero che la modifica sia presto approvata. Il diritto ad un periodo di effettivo riposo, così come ai lavoratori dipendenti, non può non essere assicurato anche agli avvocati.

Resto ancora convinto -come avevo scritto nel mio precedente post- che anche il cittadino possa contribuire alla salvaguardia o all’affermazione dei propri diritti, quantomeno proponendo al (non sempre sensibile) legislatore ogni modifica necessaria. Continuo, pertanto, ad invitare quanti ancora non l’avessero fatto a firmare online la mia petizione in modo da potere sostenere ancora maggiormente l’iniziativa. Ricordo che dopo avere riempito il modulo è necessario confermare anche attraverso l’email automatica che dovrebbe arrivare all’indirizzo inserito, altrimenti la firma non risulterà nell’elenco.

Cliccare qui per aprire la piattaforma, inserire i dati e firmare (ricordarsi, subito dopo, di confermare attraverso il link contenuto nell’email automatica ricevuta all’indirizzo inserito, altrimenti la firma nemmeno comparirà nell’elenco) .

Chiunque voglia diffondere la petizione, oltre a condividere il presente post, può anche divulgare il codice relativo al banner indicato nella pagina della petizione (cliccare qui)

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Bilanciamento tra diritto di credito e diritti della persona, esame del titolo esecutivo e danni non patrimoniali (anche biologico) da abusi bancari. Un breve video sul convegno di Perugia del 26 ottobre 2018.

Posted by Roberto Di Napoli su 22 novembre 2018

Lo scorso 26 ottobre, a Perugia, sono intervenuto all’interessante convegno organizzato da A.D.GI. Associazione Donne Giuriste d’Italia su “Le anomalie nei contratti bancari: come riconoscerle e tutelarsi”. Tema del mio intervento è stato: “Il bilanciamento tra diritto di credito e tutela dei diritti della persona. Pronunce in materia di esecutività del titolo esecutivo. Cenni su profili di danno biologico da abusi bancari e su auspicabili modifiche normative”.

Sono stati molto apprezzati, tra gli altri, gli interventi dei relatori avv. Paola Maria Lacorte, avv. Luca Gentili (avvocato e consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Perugia) che ha fornito un interessante panorama sulle principali pronunce e sulla tutela penale, del dott. Alessio Mancini, consulente e curatore fallimentare e del dott. Enrico Togliatti che ha fornito esempi pratici sulle criticità, in particolare, nei rapporti di leasing.

Nel mio intervento, dopo avere ricordato i principi che dovrebbero essere tenuti sempre in considerazione nell’esame della legittimità e liceità della pretesa bancaria e le più recenti pronunce giurisprudenziali, ho fornito alcuni spunti di riflessione sui diritti fondamentali della persona umana spesso coinvolti nel contenzioso bancario e sui pregiudizi di natura non patrimoniale (anche di carattere biologico) spesso derivanti dagli abusi bancari.

Credo, infatti, che se, da una parte, in circa 20 anni, la giurisprudenza, sotto vari aspetti, ha dimostrato una crescente professionalità sui vari aspetti contabili e giuridici che emergono nei casi in cui è necessario procedere ad una rideterminazione contabile, dall’altra parte, ad una proliferazione di associazioni, società, professionisti (ma spesso, purtroppo, anche pseudo-professionisti privi di competenze tecniche o di precedenti studi che hanno pensato che la materia possa costituire fonte di facili guadagni) che offrono perizie vantando, molte volte, “primati” inesistenti o infondati, non sembra corrispondere una consapevolezza degli ulteriori pregiudizi, di natura non patrimoniale, connessi a pretese di banche laddove esse si rivelano, alla fine del giudizio, infondate o illegittime. Si pensi, ad esempio, al cambio di vita dell’utente bancario a cui, all’improvviso, viene revocato il fido (con le immaginabili conseguenze nel pagamento dei lavoratori e dei tributi, dell’affitto dei locali), o viene segnalato ingiustamente nelle centrali rischi con conseguente impossibilità di accesso al credito o revoca degli altri rapporti bancari o alle sofferenze sotto il profilo fisico e psichico, dall’insonnia alla depressione o alla compromissione del nucleo familiare o alle gravi patologie che possono insorgere a causa delle sofferenze. L’ordinamento consente una tutela risarcitoria? E’ possibile dimostrare il nesso di causalità? Ci sono pronunce che (sia pure non specifiche sui pregiudizi non patrimoniali da abusi bancari) possano fare riflettere? Sul tema ho partecipato, quale relatore, ad un convegno tenutosi a Roma il 23 maggio 2015 dedicando, poi, alcuni appositi paragrafi (scritti in collaborazione con la dott.ssa Luana Lentini, psicologa) del mio volume “Anatocismo bancario e vizi nei contratti“, V edizione, 2015, Maggioli Editore.

Pubblico di seguito un breve video sul convegno di Perugia del 26 ottobre scorso con una mia breve opinione.

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