IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Da TGCOM 24: Papa: la storia regredisce, è in atto una terza guerra mondiale ‘totale’ 

Posted by Roberto Di Napoli su 11 settembre 2022

Papa: la storia regredisce, è in atto una terza guerra mondiale ‘totale’ 

Papa: la storia regredisce, è in atto una terza guerra mondiale ‘totale’ 

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E’ ancora attuale il costo dei conti correnti il cui aumento fu giustificato anni fa dal tasso Euribor negativo?

Posted by Roberto Di Napoli su 31 luglio 2022

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

Quasi due anni fa, molte banche italiane, adducendo, come giustificazione, il costo dalle stesse dovuto per il mantenimento dei depositi su conti correnti e determinato dal tasso Euribor negativo, aumentarono il costo di gestione; alcune banche, addirittura, hanno chiuso i conti nei quali vi erano depositati importi superiori a 100 mila euro invitando gli utenti a investire l’eccedenza in strumenti finanziari o di risparmio.

Nel corso degli ultimi mesi, come sappiamo, la situazione del mercato del credito è variata: il tasso Euribor è tornato positivo, la BCE, nell’ottica di contrastare l’aumento dell’inflazione, ha aumentato i tassi di riferimento e sono aumentati, conseguentemente, i tassi di interesse pretesi dalle banche alla clientela. Il mercato del credito, quindi, è cambiato rispetto a due anni fa: ciononostante non solo il rendimento delle giacenze è rimasto sostanzialmente nullo ma i conti correnti sono rimasti abbastanza cari (con costi, forse, anche aumentati nell’ultimo anno). Ci si dovrebbe chiedere, allora: è ancora attuale la giustificazione fornita, due anni fa, dalle banche per aumentare i costi di gestione dei conti correnti già, peraltro, gravati da imposte e altre commissioni?

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In italian, please!

Posted by Roberto Di Napoli su 23 giugno 2022

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

Pur apprezzando la lingua inglese (che comprendo discretamente sia pure non possa dire di poterla parlare in modo fluido, anche se, forse, non peggio di qualche ex premier), trovo incoerente il dilagante utilizzo di termini anglosassoni nel Paese di Dante Alighieri e di cui tante sono state le recenti celebrazioni per i 700 anni dalla morte. Ancora meno accettabile, a mio avviso, è che sia utilizzata, in Italia, da rappresentanti di Istituzioni o di organi dello Stato nelle conferenze stampa o, addirittura, nei testi di legge. Il cittadino italiano deve conoscere l’italiano o l’inglese? Potrei, forse, ritenerlo accettabile in determinate riunioni professionali tra colleghi o tra conoscitori dello stesso settore in cui , magari, il termine stesso ha avuto un’origine anglosassone (ad esempio: termini utilizzati in discipline economiche). Ricordo che alcuni clienti -divenuti, poi, amici- una volta, dopo avermi chiesto dei consigli e rimasti d’accordo nel proseguire l’incontro l’indomani, nel salutarci, mi ricordavano che “allora” ci saremmo visti alle 10 per un “briefing“: risposi -scherzando e fingendo di non aver capito- che il roast-beef lo avrei preferito verso l’ora di pranzo. Ma perché in Italia non deve essere usato l’italiano? Gli altri Paesi rispettano “il nostro idioma”? Facciamo caso quando compriamo un prodotto o vediamo una scritta tradotta in più lingue: c’è anche la traduzione nella nostra? In che posto nell’ordine? Mi è piaciuto molto l’articolo a firma di Paolo Armarioli su Il Sole 24 Ore del 21 giugno scorso: “Troppi anglicismi, così l’italiano viene fatto a pezzi“. Cita alcuni esempi di recenti provvedimenti normativi, pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, contenenti termini in inglese (e, in realtà, anche di un termine italiano -“resilienza”- frequentemente usato “a capocchia”). Ho letto che, per fortuna, in sede di conversione di un decreto legge, il Parlamento ha “convertito” in italiano vari termini inglesi che erano contenuti nel precedente provvedimento d’urgenza (talmente urgente, forse, che gli estensori del decreto avevano preferito lasciare i termini “in english” ….forse pensando fosse più “trandy” o “easy”). Ricordo Alberto Sordi in Un americano a Roma quando, fingendo di essere il poliziotto di Kansas city, dava indicazioni stradali alla coppia americana (“all right“) facendola finire nel burrone (anzi, nel “burone daa Maranella“). Appunto. L’utilizzo della lingua inglese da parte di alcuni politici o rappresentanti italiani può anche essere pericoloso: “in italian, please!”

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Ospite del portale Foroeuropeo per una rassegna di recenti pronunce giurisprudenziali relative al contenzioso bancario

Posted by Roberto Di Napoli su 22 giugno 2022

Ringrazio il portale Foroeuropeo per avermi invitato, ancora una volta, ieri 21 giugno 2022, per fornire un aggiornamento sulle più recenti pronunce in merito ad alcune questioni che emergono, frequentemente, nel contenzioso tra banche e utenti. Il seminario è stato trasmesso in videoconferenza di gruppo a distanza. E’ stato accreditato dal CNF con riconoscimento, ai partecipanti, di due crediti per la formazione continua degli avvocati. Insieme al collega avv. Daniele Rossi abbiamo parlato delle seguenti tematiche:

Tan e Teg creditore identici: recenti pronunce giurisprudenziali riguardo alla verifica dell’effettiva reciprocità della capitalizzazione
La prescrizione dell’azione di ripetizione degli indebiti
La nullità delle fideiussioni con clausole in violazione della normativa antitrust dopo Cass. S.U. 41994/21
Cessione e prova della titolarità del credito
Rifiuto della banca al dialogo in fase di mediazione ed effetti sul decreto ingiuntivo opposto
Sovrafinanziamento e riflessi sostanziali e processuali sul rapporto di mutuo. In attesa della decisione delle Sezioni Unite
Un utile strumento a tutela dell’abitazione del consumatore: la sospensione della procedura esecutiva ex art. 41 bis d.l. 124/2019 come modificato dall’art. 40 ter della legge n. 69/21 di conversione del d.l. n. 41/21

Pubblico di seguito la videoregistrazione estratta dal canale Youtube del foroeuropeo

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Il danno biologico da abusi bancari: riflessioni su condotte illegittime, danni alla persona e nesso di causalità

Posted by Roberto Di Napoli su 15 giugno 2022

E’ possibile che pretese ingiuste o pressioni finalizzate ad ottenerne il soddisfacimento compromettano la salute o la vita di una persona? È possibile che pretese bancarie indebite determinino patologie fisiche o psichiche? È possibile che condotte solo dalla parvenza di legalità distruggano la vita di una persona o la sua salute? E’ ipotizzabile o è impossibile provare il nesso di causalità? Sicuramente, non è facile ma forse non è impossibile. In questi ultimi anni, quasi quotidianamente si leggono provvedimenti coi quali è disposta la restituzione di importi illegittimamente sottratti. Credo sia utile approfondire alcuni aspetti su cui non risultano precedenti specifici. Mercoledì 15 giugno 2022, dopo un primo seminario alcuni anni fa a Roma che ebbi l’onore e il piacere di organizzare con il prof. Luigi Cataldi, tornerò ad essere relatore in un webinar organizzato da Revelino Editore e con la partecipazione del Prof. e collega Avv. Marco Bona (docente ed autore di pubblicazioni sul danno alla persona), di Maurizio Forzoni (pedagogista giuridico) e con l’intervento della prof.ssa Leda Galiuto (cardiologa, professoressa dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma). Modererà il dott. Domenico Provenzano (Giudice presso il Tribunale civile di Massa). Sono riconosciuti 2 crediti per la formazione continua. Programma e modalità di iscrizione sul sito di Revelino Editore. Inserendo il codice promozionale sco30bio è possibile iscriversi a costo ridotto.

Il webinar è organizzato da Revelino Editore in collaborazione con Studio Cataldi Formazione

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Due interrogazioni parlamentari sul rigetto delle istanze di udienza “in presenza” e “in videocollegamento”

Posted by Roberto Di Napoli su 29 Maggio 2022

Nel mio precedente post avevo riportato il link all’articolo pubblicato sul quotidiano Il Dubbio del 17 maggio 2022 sul rifiuto di alcuni giudici a fissare l’udienza “in presenza” o in videocollegamento sebbene richiesta da una delle parti -così come consentito dalla Legge- in alternativa alla modalità in trattazione scritta disposta.

Lo scorso 24 maggio, il Senatore Elio Lannutti e il Senatore Simone Pillon, parlamentari di diversi schieramenti, hanno proposto, sulla questione, due distinte interrogazioni al Ministro della Giustizia Cartabia.

È auspicabile che siano forniti chiarimenti ed, eventualmente, adottato ogni rimedio al fine di evitare che la fissazione di un’udienza “in presenza”, pur prevista dal codice di rito, o, semmai, in videocollegamento, sia valutabile “discrezionalmente” dal Magistrato.

La discrezionalità del Giudice nel valutare l’istanza può ledere il diritto al contraddittorio e alla difesa, soprattutto se si considera che la nota di trattazione scritta, limitata alle sole “istanze e conclusioni”, non sempre consente di svolgere compiutamente le eventuali ed opportune argomentazioni difensive (che delle istanze e conclusioni dovrebbero essere il presupposto) e, soprattutto, quasi mai è disposta la possibilità di replica.

L’oralità dell’udienza, poi (a meno che non siano gli stessi difensori a ritenere di potervi rinunciare) consente non solo il contraddittorio immediato tra le parti ma anche l’istantanea percezione, da parte del Giudice (sebbene attraverso lo schermo del pc laddove si tratti di videocollegamento), di quanto esposto dai difensori e/o dalle parti.

L’udienza in trattazione scritta, introdotta dal Legislatore con la normativa cosiddetta d’emergenza per contenere il rischio di contagio da Covid 19, sebbene in alcune ipotesi possa essere condivisibile e costituire una valida alternativa alla celebrazione dell’udienza “in presenza” o “in videocollegamento”, non può e non deve costituire un’ingerenza nelle libere scelte difensive che solo il difensore deve poter valutare (e che, in alcuni casi, può ritenere indispensabile il contraddittorio immediato e non per iscritto) né un modo per impedire la presenza delle parti e dei difensori dinanzi al Giudice in un’aula di Giustizia. È noto che, dopo le recenti riforme al codice di rito del 2016, nei giudizi dinanzi alla Corte di Cassazione, le udienze già si svolgono generalmente senza la presenza dei difensori (a meno che non sia disposta l’udienza pubblica). Si spera, viste anche le diverse esigenze processuali sottostanti ai giudizi di merito, che l’oralità dell’udienza (si ricorda, peraltro, che ai sensi dell’art. 180 c.p.c. “La trattazione della causa è orale. Della trattazione della causa si redige processo verbale“), il contraddittorio “simultaneo”, l’immediatezza della decisione (insita nel principio di oralità) non siano sacrificati in nome della sempre “incantevole” illusione di speditezza dei giudizi o di ragionevole durata o, ancora peggio, in nome di logiche di bilancio o di riduzione di costi che non possono giustificare la privazione del diritto del cittadino a difendersi “dinanzi” ad un Giudice: eliminare, di fatto, le udienze (visto che apparirebbe irrazionale e non corretto continuare a identificare con tale termine quello che sarebbe un mero deposito di note scritte) o altre facoltà previste dal codice, o il contraddittorio “davanti” al Giudice, influire sulle libere scelte difensive, renderebbe il processo civile, forse, più veloce, ma, molto probabilmente, ne risulterebbe una Giustizia “sommaria”.

Il Dubbio del 17 maggio 2022

Interrogazione a risposta scritta sen. Lannutti del 24 maggio 2022

Interrogazione a risposta scritta del Sen. Simone Pillon del 24 maggio 2022

Dal sito del quotidiano online 7Colli “Al Tribunale di Roma negata la difesa in presenza. “La Cartabia dia spiegazioni

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La fissazione dell’udienza “in presenza” non deve essere “discrezionale”

Posted by Roberto Di Napoli su 18 Maggio 2022

L’introduzione di modalità di trattazione delle udienze alternative rispetto a quella “tradizionale” (ossia, con la partecipazione fisica delle parti o dei difensori) ha consentito la continuazione dei giudizi nell’ultimo triste biennio colpito dalla pandemia. Nelle cause civili, lo svolgimento dell’udienza tramite il deposito di note di trattazione scritta o mediante videocollegamento si è rivelato utile e, spesso, anche apprezzato sia dai magistrati che dai difensori, soprattutto quando risulti indifferente che la medesima attività difensiva sia svolta “oralmente” o per iscritto. Al fine di contemperare il contenimento del rischio di infezione da Covid-19 con il diritto di difesa, il legislatore, all’art. 221, comma quarto, l. 77/2020 di conversione del d.l. 34/2020 ha previsto, però, anche il diritto della parte a richiedere la trattazione “orale”, ossia, la fissazione dell’udienza “in presenza”. Quest’ultima modalità, certamente, non può essere intesa una “perdita di tempo” laddove uno dei difensori la ritenga opportuna. Vi possono essere fondate ragioni per le quali l’avvocato ritenga di dovere esporre oralmente alcune argomentazioni difensive a sostegno di istanze, oppure, preferisca un contraddittorio “simultaneo” con la controparte al fine di valutare ogni eventuale scelta difensiva: facoltà che, ovviamente, non sempre sono possibili laddove la difesa sia tenuta al deposito di “brevi” note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni né può accettarsi che un difensore sia tenuto a motivare specificatamente l’istanza anticipando, magari, quel che vorrebbe sostenere o argomentare in udienza nel contraddittorio “immediato” con la controparte. Credo -come dichiarato sul quotidiano Il Dubbio del 17 maggio 2022– che interpretare la normativa in vigore nel senso che la trattazione con la modalità richiesta dal difensore rientri nella “discrezionalità” del Giudice sia una limitazione del diritto di difesa e delle scelte difensive. Per la stessa ragione, provvedimenti di rigetto dell’istanza di udienza “orale” o “in videocollegamento” fondati su presunte “esigenze di ruolo” o “carenza di organico” non possono compromettere il diritto alla trattazione “orale”, nel contraddittorio immediato, dell’udienza prevista dal codice di rito. Appare quantomeno singolare, poi, che in un periodo in cui con varie disposizioni sono state eliminate le diverse restrizioni all’accesso nei luoghi pubblici, sia impedito che un’udienza -laddove richiesto dalla parte o dal difensore- sia trattata “oralmente” e nella forma tradizionale .

La legge delega per la riforma del codice di procedura civile (Legge 26 novembre 2021, n. 206 recante “Delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata”) prevede, all’art. 1, comma 17, lett. m), che il Giudice potrà disporre che l’udienza si svolga con trattazione scritta “fatta salva la possibilità per le parti costituite di opporsi”. Viene da chiedersi, allora: sarà oggetto di valutazione discrezionale o di “libero apprezzamento” del Giudice, in futuro, anche l’eventuale opposizione del difensore alla trattazione scritta prevista dalla Legge delega per le udienze dei giudizi civili? Se così fosse, allora, non resterà che prendere atto che nelle cause civili, anche dinanzi ai Giudici di merito, l’udienza “in presenza”, ossia il momento in cui un cittadino o il suo difensore può difendersi ed esercitare i propri diritti “dinanzi” ad un Giudice (e non, quindi, tramite lo “schermo” del pc), potrà diventare un ricordo degli anni “ante Covid” pur quando non vi sia alcun pericolo o sebbene sia cessata l’emergenza. I difensori dovranno restare seduti nei propri studi e scrivere solo “brevi” istanze e conclusioni nel termine prescritto prima di un’udienza (che altro non sarebbe che un “adempimento” o “scadenza” visto che non si comprendere per quale ragione dovrebbe continuare a utilizzarsi un sostantivo che poco si addice, forse, laddove manchi qualsiasi persona fisica diversa dal magistrato) e il Giudice potrà leggere e adottare il provvedimento entro il successivo termine (non perentorio)?

Riporto il link dell’articolo pubblicato sul quotidiano Il Dubbio il 17 maggio 2022 relativo a quanto segnalato in un caso difeso da me col collega Avv. Alessandro Martini.

Dal quotidiano Il Dubbio: «Così il tribunale ci ha negato il diritto di difesa in presenza»

«Così il tribunale ci ha negato il diritto di difesa in presenza» – Il Dubbio

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La sospensione dell’esecuzione sull’abitazione del consumatore per rinegoziazione del mutuo – Webinar il 6 maggio 2022, organizzato da GM Giuridica

Posted by Roberto Di Napoli su 3 Maggio 2022

Parteciperò volentieri, anche quest’anno, all’attività formativa organizzata da G.M. Giuridica.

Venerdì 6 maggio p.v., dalle 15,30 alle 17, il ciclo di webinar sul diritto bancario inizierà con un incontro su “La sospensione dell’esecuzione sull’abitazione del consumatore per rinegoziazione del mutuo“: strumento, previsto dall’art. 41 bis del d.l. 124/2019, così come modificato dall’art. 40 ter d.l. 41/2021 convertito in legge n. 69/2021, che, in presenza di alcuni presupposti, consente al “consumatore” di chiedere ed ottenere la sospensione della procedura esecutiva al fine di salvaguardare la propria abitazione e richiedere la rinegoziazione del mutuo o un finanziamento finalizzato all’estinzione del debito. Vari provvedimenti giurisprudenziali hanno già fornito importanti chiarimenti sulle condizioni necessarie e sufficienti per l’ammissibilità dell’istanza e riconosciuto il diritto del consumatore a beneficiare del periodo di sospensione disposta dal Giudice. L’applicazione pratica dello strumento recentemente introdotto dal legislatore ha, però, fatto emergere anche alcuni interrogativi. Per informazioni sulle modalità di iscrizione è possibile scrivere all’indirizzo email dell’organizzatore riportato nella locandina. E’ stato richiesto l’accredito per la formazione continua professionale.

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