IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Anatocismo bancario e vizi nei contratti: uscita la sesta edizione.

Posted by Roberto Di Napoli su 5 marzo 2020

E’ uscita la sesta edizione del mio “Anatocismo bancario e vizi nei contratti“. Il libro, arricchito, di volta in volta, di vari paragrafi, sin dalla prima edizione è stato apprezzato, forse, anche per la sua struttura da “manuale” al fine di tentare di agevolare la comprensione non solo da parte di giuristi.

Il volume, acquistabile nelle librerie giuridiche oltre che dal sito della casa editrice, consente la lettura di una vasta rassegna di pronunce giurisprudenziali (di merito e di legittimità) che, insieme alla normativa di riferimento, è offerta online (oltre al Testo Unico Bancario pubblicato nello stesso libro, in appendice, in modo da agevolarne la lettura).

Copertina Anatocismo Bancario e vizi nei contratti, VI edizione
La copertina della VI edizione del manuale Anatocismo bancario e vizi nei contratti, scritto dall’avv. Roberto Di Napoli ed edito da Maggioli Editore

Ringrazio, oltre che i lettori che spero continuino ad apprezzare il mio contributo, la storica e prestigiosa Maggioli Editore che, già 15 anni fa (con, all’epoca, il dott. Revelino), intuì l’interesse che la divulgazione delle tematiche, affrontate in un volume organico, avrebbe potuto avere nella comprensione dei principali aspetti del contenzioso bancario. 

Per leggere l’indice, cliccare qui

Un volume nato 15 anni fa e sempre rinnovato, nelle sei edizioni, per stare al passo con l’evoluzione normativa e giurisprudenziale:

Era l’estate del 2004 quando pensai di pubblicare un volume con le principali questioni relative alle più frequenti (e più gravose) voci di costo nei rapporti di apertura di credito in conto corrente e che, sebbene affrontate da alcune pronunce di merito e di legittimità, erano ancora poco conosciute. L’entrata in vigore della legge 108/1996 in materia di usura e, nel marzo 1999, due importanti sentenze della Corte di Cassazione in contrasto con quanto era stato precedentemente affermato in merito alla capitalizzazione degli interessi nei rapporti bancari, avevano, da alcuni anni, rafforzato la tutela degli utenti bancari e confermato la fondatezza di eccezioni e domande formulate dai correntisti per ottenere la rideterminazione contabile. La giurisprudenza, tra l’altro, si era già più volte pronunciata in merito ai requisiti per la valida pattuizione delle clausole determinative degli interessi, così come sulla contestabilità degli estratti conto  o sui presupposti per le segnalazioni alla Centrale Rischi. Pensai, quindi, che potesse risultare utile alla difesa degli utenti bancari un volume con la spiegazione, con uno stile e linguaggio più semplice possibile, dei più frequenti vizi del saldo del rapporto di conto corrente nonché dei possibili strumenti di difesa.

La prima edizione del volume, pubblicato da Maggioli Editore e uscito a maggio 2005 (con il cd allegato contenente, insieme alla normativa e ad alcuni schemi di lettere o atti, la giurisprudenza sui vari argomenti trattati nel testo), fu subito apprezzata oltre che da avvocati, magistrati e consulenti, anche da imprenditori e consumatori e, dopo circa 2 anni, fu aggiornato in una seconda edizione con nuovi paragrafi (come quello dedicato al mutuo stipulato a copertura di esposizione su conto corrente) e giurisprudenza. Allo stesso modo, nelle edizioni successive così come in questa appena stampata, ho cercato di aggiornare il testo con i sopravvenuti interventi legislativi e le varie questioni, nel frattempo, emerse e decise dalle più interessanti pronunce. Nel 2014, al fine di fornire una visione ancora più dettagliata sulle questioni e sulle pronunce relative all’usura, il volume è stato affiancato da una sorte di appendice o “parte speciale” dedicata specificatamente a “L’usura nel contenzioso bancario” (II edizione, 2017).

La sesta edizione di “Anatocismo bancario e vizi nei contratti” tiene conto, tra i vari argomenti affrontati, dell’evoluzione normativa in merito alla capitalizzazione nonché delle importanti pronunce giurisprudenziali in tema di prescrizione e onere della prova, diritto e limiti alla richiesta di documentazione bancaria, fideiussioni e pregiudizi derivanti (anche ma non solo) dalle indebite segnalazioni nelle centrali rischi.

Come già avevo scritto nel post dedicato alla precedente edizione, continuo a ritenere che “Scrivere un manuale o un testo giuridico non è solo un’opera di divulgazione di pronunce giurisprudenziali o di leggi la cui lettura può apparire “arida” e “noiosa”: è anche ricerca, studio, organizzazione di ciò che si ritiene possa interessare il lettore, creazione del volume cercando di contemperare l’esigenza di semplicità espositiva degli argomenti -che potrebbero sembrare complessi per chi si affaccia, per la prima volta, alla materia- con l’involontario, a volte necessario, “tecnicismo” e cercando di “far parlare” il libro con la massima semplicità possibile; è, quindi, divulgazione del proprio pensiero o anche dell’interpretazione di una determinata legge o sentenza; è, come ogni libro o come ogni scritto, anche una “proiezione” dell’autore“. “Sentire il lettore contento dell’acquisto credo renda felice ogni autore per il solo fatto di “sentire” la fiducia e quell’affetto di chi ha apprezzato ciò che si è scritto, di chi immagina gli sforzi, le rinunce, il tempo impiegato, di chi ti vuole ringraziare e ti sorride per l’aiuto inconsapevolmente datogli. E’ per questo, però, probabilmente, che si sente anche la non poca responsabilità in quanto si manifesta, si esterna e divulga il proprio pensiero, il proprio “punto di vista” che si materializza su carta, con una vita propria, anche distinta da quella dell’autore”.

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Usura e interessi moratori: interviene la Corte di Cassazione a Sezioni Unite con sentenza n. 19597/2020. Alcune mie brevi considerazioni su Ius Law Web Radio

Posted by Roberto Di Napoli su 26 settembre 2020

Con sentenza del 18 settembre 2020 n. 19597, la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, è intervenuta in merito alla rilevanza degli interessi moratori ai fini della verifica di usurarieta’. E’ stato superato definitivamente il contrasto? La motivazione è convincente ed esaustiva? Pubblico di seguito il link ad un mio intervento con alcune mie considerazioni “a caldo” dopo una prima lettura della pronuncia (cliccare qui per ascoltare dal sito della IusLaw Web Radio) e i principi di diritto affermati dalla Corte.

«La disciplina antiusura si applica agli interessi moratori, intendendo essa sanzionare la pattuizione di interessi eccessivi convenuti al momento della stipula del contratto quale corrispettivo per la concessione del denaro, ma anche la promessa di qualsiasi somma usuraria sia dovuta in relazione al contratto concluso».

«La mancata indicazione dell’interesse di mora nell’ambito del T.e.g.m. non preclude l’applicazione dei decreti ministeriali, i quali contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali, statisticamente rilevato in modo del pari oggettivo ed unitario, essendo questo idoneo a palesare che una clausola sugli interessi moratori sia usuraria, perché “fuori mercato”, donde la formula: “T.e.g.m., più la maggiorazione media degli interessi moratori, il tutto moltiplicato per il coefficiente in aumento, più i punti percentuali aggiuntivi, previsti quale ulteriore tolleranza dal predetto decreto”».

«Ove i decreti ministeriali non rechino neppure l’indicazione della maggiorazione media dei moratori, resta il termine di confronto del T.e.g.m. così come rilevato, con la maggiorazione ivi prevista».

«Si applica l’art. 1815, comma 2, cod. civ., onde non sono dovuti gli interessi moratori pattuiti, ma vige l’art. 1224, comma 1, cod. civ., con la conseguente debenza degli interessi nella misura dei corrispettivi lecitamente convenuti».

«Anche in corso di rapporto sussiste l’interesse ad agire del finanziato per la declaratoria di usurarietà degli interessi pattuiti, tenuto conto del tasso-soglia del momento dell’accordo; una volta verificatosi l’inadempimento ed il presupposto per l’applicazione degli interessi di mora, la valutazione di usurarietà attiene all’interesse in concreto applicato dopo l’inadempimento».

«Nei contratti conclusi con un consumatore, concorre la tutela prevista dagli artt. 33, comma 2, lett. f) e 36, comma 1, del codice del consumo, di cui al d.lgs. n. 206 del 2005, già artt. 1469-bis e 1469-quinquies cod. civ.».

«L’onere probatorio nelle controversie sulla debenza e sulla misura degli interessi moratori, ai sensi dell’art. 2697 cod. civ., si atteggia nel senso che, da un lato, il debitore, il quale intenda provare l’entità usuraria degli stessi, ha l’onere di dedurre il tipo contrattuale, la clausola negoziale, il tasso moratorio in concreto applicato, l’eventuale qualità di consumatore, la misura del T.e.g.m. nel periodo considerato, con gli altri elementi contenuti nel decreto ministeriale di riferimento; dall’altro lato, è onere della controparte allegare e provare i fatti modificativi o estintivi dell’altrui diritto».

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Il lupo perde il pelo ma non “il vizio”. Ancora una volta, dopo le condanne da parte dei Giudici, gli intermediari bancari bussano alla porta del legislatore

Posted by Roberto Di Napoli su 22 agosto 2020

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

La Corte di Giustizia, con sentenza dell’11 settembre 2019 (ormai nota come “sentenza Lexitor“), nel decidere sul quesito “Se la disposizione contenuta nell’articolo 16, paragrafo 1, in combinato disposto con l’articolo 3, lettera g), della direttiva [2008/48], debba essere interpretata nel senso che il consumatore, in caso di adempimento anticipato degli obblighi che gli derivano dal contratto di credito, ha diritto ad una riduzione del costo totale del credito, compresi i costi il cui importo non dipende dalla durata del contratto di credito in questione” ha dichiarato che: “L’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato del credito include tutti i costi posti a carico del consumatore“.

Sull’inserto settimanale Plus de Il Sole 24 Ore di sabato 22 agosto è pubblicato un interessante articolo (di A. Criscione) dal titolo “Lexitor, ora si profila l’intervento legislativo” e sottotitolo: “Gli intermediari premono per evitare l’applicazione della sentenza al passato. Soluzione allo studio” nel quale è ricordato il contrasto sorto, nella giurisprudenza di merito, riguardo agli effetti della pronuncia emessa, lo scorso anno, dalla Corte di Giustizia UE. I Giudici di Lussemburgo hanno deciso, in sostanza, che, in caso di estinzione anticipata di contratti di credito al consumo (tra i quali rientra il contratto con cessione del V dello stipendio), il consumatore ha diritto alla restituzione, in rapporto alla restante durata del contratto, non solo delle spese “recurring” ma anche di quelle non dipendenti dalla durata del contratto (up front).

Sebbene l’ABF (Arbitro Bancario e Finanziario), con pronuncia del Collegio di coordinamento dell’11 dicembre 2019, abbia recepito il principio affermato dai Giudici sovranazionali, nella giurisprudenza di merito si è registrato un contrasto tra un orientamento che ha escluso la diretta applicabilità della pronuncia dei Giudici lussemburghesi e un altro che l’ha invece ritenuta vincolante nell’interpretazione della norma di cui all’art. 125 sexies del Testo Unico bancario .

A fronte della possibilità (visto anche l’aumento di pronunce, soprattutto dei Giudici di secondo grado, con le quali sono state accolte le domande, proposte dai consumatori, di restituzione sia dei costi up front che di quelli recurring) che gli intermediari siano costretti a restituire gli ulteriori importi richiesti dai consumatori che abbiano estinto anticipatamente il finanziamento -secondo quanto riportato nell’articolo su Plus-Sole 24 Ore- sarebbe stato richiesto un intervento normativo: il Ministero dell’Economia starebbe cominciando a istruire la pratica con la possibilità di un intervento nella prossima manovra finanziaria. Secondo quanto si desume dalla notizia riportata sull’inserto settimanale, l’intervento legislativo sarebbe stato sollecitato con la giustificazione che gli intermediari italiani avrebbero agito “in buona fede” in conformità alle indicazioni delle autorità nazionali, secondo le quali il rimborso andava limitato alle spese recurring.

Un simile tentativo di chiedere soccorso al legislatore dopo pronunce, da parte di Giudici sovranazionali e nazionali, che possano risultare sfavorevoli al settore bancario-creditizio, non meraviglia ma, di certo, rattrista: può suscitare al cittadino la sensazione che vi siano politici o “tecnici”, magari nemmeno eletti, disponibili ad assecondare le istanze di lobbies cambiando le regole, magari con efficacia retroattiva, in contrasto con le decisioni dei Giudici.

Se così fosse si assisterebbe a qualcosa di già visto, un dejavu. Reazione analoga a quanto già avvenuto in seguito alle pronunce della Corte di Cassazione, nel marzo 1999, con le quali si riconobbe l’inesistenza di un uso normativo idoneo a derogare al divieto di anatocismo e a cui seguì, dopo meno di cinque mesi, l’intervento del legislatore che, col decreto legislativo n. 342, modificò l’art. 120 Tub legittimando, sia pure a determinate condizioni, la capitalizzazione. Ma non solo. Si tentò di legittimarla anche per il passato: tentativo di sanatoria che, tuttavia, falli’ visto che la Corte Costituzionale, con sentenza del 17 ottobre 2000, dichiarò incostituzionale il terzo comma dell’art. 120 (quello che, appunto, sanciva la “sanatoria” per il passato).

Ancora. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con sentenza 2 dicembre 2010, si pronunciò in merito alla decorrenza del termine di prescrizione del diritto alla ripetizione degli importi indebitamente corrisposti nel rapporto di conto corrente riconoscendo che la prescrizione inizia a decorrere dal “pagamento” e non dall’annotazione degli oneri non dovuti e, se il versamento è avvenuto nell’ambito di un rapporto di affidamento, deve essere verificata la natura ripristinatoria o solutoria dell’importo corrisposto: nella prima ipotesi, la prescrizione inizierebbe a decorrere dalla chiusura del rapporto. Ancora una volta, la decisione, probabilmente, non fu particolarmente gradita. Dopo meno di due mesi, in sede di conversione del decreto legge 29 dicembre 2010 (c.d. “milleproroghe”) fu inserito un emendamento e introdotta una norma di interpretazione autentica dell’art. 2935 cod. civ. prevedendosi che, nei rapporti di conto corrente, la prescrizione relativa a diritti nascenti dall’annotazione iniziasse a decorrere dall’annotazione stessa e, “in ogni caso”, non si sarebbe fatto luogo alla restituzione degli importi già versati. Anche in questo caso, la Corte Costituzionale, con sentenza del 5 aprile 2012, n. 78 dichiarò incostituzionale la norma di cui all’art. 2, comma 61, del d.l. 225/2010.

Ora, dopo la decisione della Corte di Giustizia dell’11 settembre 2019 e l’aumento delle pronunce dei Giudici italiani che ritengono vincolante l’interpretazione fornita dai Giudici di Lussemburgo relativamente alla quota delle voci di costo che dovrebbero essere restituite al consumatore il quale abbia estinto anticipatamente il contratto di credito al consumo, sembrerebbe richiesto nuovamente aiuto al Legislatore. La giustificazione del richiesto aiuto -secondo quanto si desume dalla lettura dell’articolo del settimanale- sembrerebbe fondata sul rispetto di quanto indicato dalle Autorità nazionali, ossia, che sarebbe dovuto il rimborso solo del costo dipendente dalla durata del contratto. Si vedrà nei prossimi mesi se, davvero, vi sarà l’ennesimo intervento normativo a favore di banche o finanziarie, in contrasto con quanto deciso dalla Corte di Giustizia UE e da vari Giudici nazionali, oppure, se il “Governo del cambiamento” e il Parlamento vorranno dimostrare che non vi può essere valida giustificazione fondata su istruzioni di Autorità che siano in contrasto con le fonti di diritto sovranazionale, con la Costituzione e con la Legge. Una “sanatoria” per il passato, oltre ad essere in contrasto con il principio di irretroattività della Legge, non terrebbe conto, poi, che, come ricordato nella motivazione della pronuncia della Corte di Giustizia, l’articolo 22 della Direttiva 2008/48 CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008 intitolato «Armonizzazione e obbligatorietà della direttiva», stabilisce che “«1. Nella misura in cui la presente direttiva contiene disposizioni armonizzate, gli Stati membri non possono mantenere né introdurre nel proprio ordinamento disposizioni diverse da quelle in essa stabilite“.

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Dal sito Corriere.it: “Amazon responsabile per prodotti difettosi venduti online” 

Posted by Roberto Di Napoli su 21 agosto 2020

Una decisione che potrebbe costituire un precedente, a tutela dei consumatori, anche dinanzi alle giurisdizioni dell’U.E.

Pubblico di seguito il link dell’articolo pubblicato sul sito Corriere.it

Sorgente: Amazon responsabile per prodotti difettosi venduti online – Corriere.it

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2 Agosto 1980. Chissà se mai potremo leggere la Verità sui mandanti delle stragi accadute in Italia

Posted by Roberto Di Napoli su 2 agosto 2020

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog -compresa la fotografia contenuta nel presente post- è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

Questa foto la scattai 5 anni fa: giugno 2015. Stavo aspettando un treno ed ero di passaggio per una delle mie trasferte. Vedendo quel ragazzo seduto intento a leggere un libro, proprio di fronte a quello squarcio nel muro della Stazione di Bologna che ricorda una ferita così grande, mi sono chiesto se mai un giorno potremo leggere la Verità su quella e tante altre tragedie, troppe, accadute in questo Paese e sulle quali, ancora oggi, dopo oltre 40 anni, non esiste certezza. Una “squarcio nel muro” che non solo ricorda la strage del 2 agosto 1980 con quei passeggeri innocenti, tra i quali anche bambini, che persero la vita mentre aspettavano di partire o qualche arrivo, ma che sembra rappresentare la ferita ancora aperta di un Paese. All’interno della sala d’attesa, oltre alla lapide a memoria di quanti persero la vita, c’è un grande quadro, restaurato dopo la strage pur con alcuni segni evidenti, che riproduce quella stessa stazione ai primi del ‘900. Una didascalia spiega che la mattina del 2 Agosto 1980 era lì, circondato dalle macerie. Se potesse parlare, testimonierebbe chi e cosa ha visto: racconterebbe la verità più di tanti libri o sentenze.

Riporto di seguito il link all’interessante articolo di R. Calandra “Bologna 40 anni dopo: «Il lutto è comune, la verità ancora no»“, pubblicato sul sito de Il Sole 24 Ore con l’intervista a Paolo Bolognesi, rappresentante delle vittime della strage. https://www.ilsole24ore.com/art/bologna-40-anni-dopo-il-lutto-e-comune-verita-ancora-no-ADS87ib

Dal sito del quotidiano digitale Interris: articolo di D. Mattana, “Bologna, 2 agosto 1980. Il massacro degli innocenti“- Ottantacinque morti, duecento feriti e un senso di giustizia mai del tutto appagato. Dalle macerie di Bologna, quarant’anni fa, non emerse che orrore e violenza. https://www.interris.it/copertina/bologna-2-agosto-1980-il-massacro-degli-innocenti/

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7 luglio 2020: ospite al convegno in videoconferenza organizzato da Il Foro Europeo su usura, mutuo e prova del credito

Posted by Roberto Di Napoli su 7 luglio 2020

Oggi, 7 luglio 2020, dalle 13,30 alle 16,30, sarò relatore, insieme al collega avv. Daniele Rossi, al seminario organizzato da Il Foro Europeo nell’ambito del ciclo di videoconferenze di gruppo accreditate per la formazione continua.

Pubblico di seguito il programma:

– Le principali novità giurisprudenziali della Corte di Cassazione (26946/2019, 26286/2019, 17447/2019)

– L’eccezione di usurarietà: onere probatorio o rilevabilità d’ufficio

-La natura dei decreti ministeriali per la determinazione dei tassi soglia: pronunce e aspetti controversi

-Inquadramento giuridico e perfezionamento del contratto di mutuo;

-Natura giuridica del contratto di mutuo

-Classificazione delle forme di restituzione della somma mutuata e caratteristiche delle modalità di ammortamento. Divergenza tra tasso indicato e quello applicato nel contratto di mutuo

-Regolamentazione del fenomeno anatocistico nel contratto di mutuo

-Indeterminatezza del tasso di interesse ed anatocismo degli interessi

-La prova del credito

-L’esame delle condizioni dell’azione esecutiva: sospensione e vizi rilevabili d’ufficio

 

Maggiori dettagli sulle modalità di iscrizione alle videoconferenze e sull’attività formativa sono pubblicati sul sito foroeuropeo.it (cliccare qui).

Il video del seminario sarà accessibile anche sul canale Foroeuropeo di Youtube (in tal caso senza riconoscimento di crediti formativi)

 

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E’ davvero necessaria un’ulteriore riduzione del periodo di sospensione feriale? Quali sarebbero i diritti fondamentali compromessi dalla normativa vigente?

Posted by Roberto Di Napoli su 14 giugno 2020

Nei giorni scorsi, su alcuni quotidiani e siti internet, sono stati pubblicati alcuni articoli con una proposta per agevolare la ripresa dell’attività giudiziaria dopo la cosiddetta fase 2: la riduzione – anzi, sarebbe meglio dire: l’ulteriore riduzione- del periodo feriale che, come è noto, decorre dal 1° al 31 agosto. Sul quotidiano Il Dubbio, lo scorso 5 giugno, nell’articolo Contro la paralisi della Giustizia, meno ferie alla magistratura è stata pubblicata la proposta di un deputato Dem e del PD secondo cui, quest’anno, sarebbe opportuno limitare il più possibile il periodo feriale. Soluzione analoga è stata prospettata anche su altri siti secondo cui anche una parte dell’avvocatura sarebbe favorevole.

Pur nella consapevolezza della necessaria ripresa, a pieno regime, dell’attività giudiziaria, credo, tuttavia, che l’idea di ridurre, per quest’anno, il periodo di sospensione feriale dei termini non tenga conto di alcuni fattori. E’ sicuramente vero che è diffusa tra i cittadini l’erronea convinzione secondo cui, ogni anno, dal 1° al 31 agosto i Tribunali “chiudano” e gli avvocati siano tutti realmente in vacanza. Accompagnata, probabilmente, da una simile, fantastica “immagine vacanziera”, nel 2014 si è già introdotta una norma di legge (Decreto Legge n. 132/2014, convertito con modificazioni dalla L. 10 novembre 2014, n. 162) che ha ridotto il periodo, sin dal 1969, fissato dal 1° agosto al 15 settembre . Molti cittadini (e, probabilmente, alcuni politici) non sanno che moltissime materie non sono – né mai sono state- soggette a sospensione: alcuni procedimenti (quali, ad esempio, quelli aventi ad oggetto controversie di lavoro, separazioni, alimenti, cautelari, esecuzioni, opposizioni esecutive, opposizioni a dichiarazione di fallimento) sono sempre stati sottratti alla sospensione feriale dei termini, con la conseguenza che, nelle suddette cause, le udienze possono essere fissate e gli avvocati devono, comunque, rispettare i termini per memorie o difese che scadano nel periodo 1-31 agosto

In secondo luogo, ho la sensazione che si confonda il periodo di “quarantena” con quello di “vacanza”. Sarei curioso di sapere: quanti avvocati si sono rilassati nel triste e difficile periodo appena trascorso al punto da potere rinunciare alla sospensione dei termini nel “periodo feriale”? Le aule di giustizia, e, ancora prima, gli spazi in cui gli avvocati, in genere, attendono pazientemente prima di entrare per discutere le cause, consentirebbero di lavorare dignitosamente ed efficacemente nel mese di agosto così come nel resto dell’anno? Gli spazi di tutti gli Uffici Giudiziari sono muniti di condizionatori adeguati nel rispetto della normativa e delle condizioni igienico- sanitarie dettate per fronteggiare l’emergenza Covid-19? Quid iuris, quale sarebbe la conseguenza, in merito alla scadenza dei termini per alcuni atti (si pensi alle memorie o comparse conclusionali) che, ad esempio (dal 3 giugno), fossero già iniziati a decorrere e che, in virtù della legge vigente, scadrebbero dopo la sospensione feriale? Sarebbero ridotti con una norma retroattiva? Non mi meraviglierei vista la “chiarezza” di leggi e decreti emessi negli ultimi mesi, ma non saprei quali possano essere i vantaggi in termini di riduzione della durata dei giudizi, nel caso in cui, poi, sorgessero dubbi o dovessero sollevarsi eccezioni di nullità o questioni di costituzionalità.

Altro punto, a mio avviso, non sufficientemente considerato: come già ho scritto più di una volta, su questo mio pur modesto blog, mi pare difficile credere che un avvocato riesca a usufruire dell’intero periodo 1-31 agosto per godere del dovuto riposo dopo un anno di lavoro. Pur se non si considerasse quanto detto sopra, ossia, la circostanza che molte sono le materie che non sono soggette a sospensione, è indubbio che se un atto scade il 1° settembre, la preparazione e redazione necessitino dell’impegno per i giorni o le settimane antecedenti. Credo che, in sostanza, il periodo effettivo in cui un avvocato possa godere della pausa feriale (sempre che non abbia udienze o atti relativi a materie sottratte a sospensione) sia già ridotto a poco più di una settimana o massimo 10 giorni. Ora, mi chiedo: riducendo ulteriormente il periodo di sospensione (o eliminandolo completamente visto che questo sarebbe l’effetto pratico che ne conseguirebbe), quali sarebbero le ricadute nel settore del turismo o dei trasporti qualora vi fossero avvocati costretti ad annullare prenotazioni di voli aerei o biglietti di treni o di alloggi o l’abbonamento dell’ombrellone? Secondo quanto riportato dal settimanale Panorama (n. 23 – 3 giugno 2020) le agenzie di viaggi, dopo 3 mesi di chiusura, avrebbero subito la riduzione dell’80% dei ricavi: non si è considerato, però, che forse potranno esserci pure avvocati che, ad agosto, potranno essere costretti a rinunciare alle “già brevi” vacanze. Sarà previsto, poi, un “bonus bebè” laddove avvocati con figli, per lavorare, siano costretti a richiedere l’assistenza di babysitter, o si dovrebbe utilizzare quello stesso credito di imposta che era stato ideato per incentivare le vacanze di famiglie o single? Oppure, gli avvocati non devono godere di alcun periodo di riposo e non devono ricevere gli stessi sussidi previsti per altre categorie di lavoratori?

Sarebbe utile che i politici ideatori della proposta precisassero quali sarebbero le materie urgenti ed indifferibili che “soffrirebbero” della sospensione dei termini (visto che, mi pare, le materie che incidono sui diritti fondamentali non sono soggette a sospensione).

Fermo restando che sarebbe pur sempre necessario che gli spazi di tutti gli Uffici Giudiziari consentissero, come detto sopra, di potere lavorare nell’intero mese di agosto in condizioni adeguate, qualora non vi siano altre soluzioni se non quella di ridurre -ulteriormente- il periodo di sospensione per ogni materia (anche se, ripeto, dubito che ciò sia necessario e ritengo di dubbia legittimità una norma retroattiva che incida sui termini che siano già iniziati a decorrere) o di assicurare lo svolgimento di quei giudizi in cui le parti non intendano usufruire dei termini di sospensione feriale, allora una soluzione più equa e rispettosa dell’ “affidamento” di tutte le parti o dei difensori, a mio avviso, potrebbe essere quella di consentire la fissazione di udienze o la decorrenza dei termini (nel periodo che, invece, altrimenti, sarebbe “sospeso”) su istanza congiunta delle parti. In tal caso, sarebbe utile prevedere, però, che ogni eventuale provvedimento conseguente debba essere emesso entro un breve termine per non vanificare l’attività svolta dai difensori.

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19 giugno 2020, webinar organizzato da Maggioli Formazione sulle principali contestazioni nei rapporti di mutuo

Posted by Roberto Di Napoli su 6 giugno 2020

Il 19 giugno p.v., dalle 15 alle 17, nuovo webinar organizzato da Maggioli Formazione sulle principali contestazioni nei rapporti di mutuo. Informazioni, modalità di iscrizione e per l’invio di quesiti sono pubblicate sulla pagina dell’organizzatore (cliccando qui). Il webinar è in fase di accreditamento presso il CNF.

Riporto di seguito il programma:
● L’esigenza di liquidità nella crisi economica da Covid-19. Gli interventi normativi. L’utilizzo dei prestiti garantiti
dallo Stato al fine di estinguere pregresse passività
● Il contratto di mutuo
● La nullità per difetto di causa in concreto e differenza con eccezioni relative al mutuo di scopo
● Usurarietà e questioni in merito ad oneri eventuali (interessi moratori, commissioni di estinzione anticipata,
penali per risoluzione contrattuale)
● Problematiche relative alla determinazione del tasso di interesse attraverso parametri estrinseci al contratto.
Alcune decisioni in merito al parametro “Euribor”
● Giurisprudenza sul piano di ammortamento in regime di capitalizzazione semplice e composta.
● L’azione di accertamento negativo del credito e di ripetizione – Onere della prova.
● I requisiti del titolo esecutivo- L’esame della sussistenza delle condizioni dell’azione esecutiva- L’opposizione all’esecuzione
● Il bilanciamento tra diritto di credito e tutela dell’esecutato. Da alcune pronunce della Corte di Giustizia ai recenti interventi normativi a tutela del debitore

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Verifica dell’usurarietà: i decreti ministeriali sono conoscibili dal Giudice del merito anche se non prodotti dalle parti

Posted by Roberto Di Napoli su 18 maggio 2020

Con ordinanza del 13 maggio 2020, n. 8883, la Terza sezione della Corte di Cassazione si è pronunciata su una questione di grande rilevanza in tema di verifica dell’usurarietà e che, finora, è stata molto dibattuta dinanzi ai Giudici di merito: l’onere della produzione dei decreti ministeriali. La Suprema Corte, discostandosi da quanto era stato sostenuto con ordinanza del 30 gennaio 2019, n. 2543, ha affermato, in sostanza, che la disciplina regolamentare in materia di superamento del tasso soglia, ai fini della valutazione dell’usura, ha carattere integrativo della normativa dettata in via generale dalla legge penale e civile e deve, pertanto, essere conosciuta dal giudice del merito, nonché applicata alla fattispecie, indipendentemente dall’attività probatoria delle parti che l’abbiano invocata.

Sulla banca dati Diritto e contenzioso bancario, è pubblicata una breve nota mia e del collega Avv. Carlo Fede: “Verifica dell’usurarietà: i decreti ministeriali sono conoscibili dal Giudice del merito anche se non prodotti dalle parti” – breve nota a Cass. civ., sez. III, ord. 13 maggio 2020, n. 8883.

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