IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Usura bancaria meno grave di quella del “cravattaro”? Sono entrambi crimini che possono causare danni irrisarcibili alla persona (oltre che all’impresa)

Posted by Roberto Di Napoli su 16 novembre 2019

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

Qualche anno fa, nel corso di un seminario tecnico-giuridico, un mio amico consulente contabile in materia bancaria disse che la causa di alcuni interrogativi in merito alla verifica dell’usurarietà in materia bancaria fosse, probabilmente, da ricercare nel fatto che la legge, a suo dire, era stata prevista per combattere l’usura criminale in quanto, sosteneva, i danni commessi dal cravattaro non sarebbero paragonabili  a quelli commessi dalla banca.

Per amicizia (e comprendendo la sua buona fede), cercai di mantenere la calma e l’educazione nel replicare. Risposi, così come fermamente credo ancora oggi, che l’usura bancaria non è affatto diversa né meno grave dall’usura del cravattaro ed è, forse, anche per questa ragione, che, con la modifica dell’art. 644 del codice penale intervenuta con la legge n. 108/1996, è stata prevista dal legislatore quale circostanza aggravante. Sono entrambi delitti e si possono manifestare in diverse forme di criminalità. Può, forse, essere diversa la “modalità di esecuzione” del reato. Anzi. La prima (cosiddetta usura bancaria) può manifestarsi in forma ancora più grave in quanto l’usuraio cosiddetto “cravattaro”, spesso, secondo quanto si legge dalla cronaca, commette fatti gravi ai danni della persona o dei beni materiali; “l’usuraio in cravatta“, invece, anche attraverso le segnalazioni illegittime nelle centrali Rischi o l’abuso di strumenti giuridici per ottenere un profitto non dovuto o superiore a quello lecito, può determinare danni irrimediabili e “non risarcibili in forma specifica” impedendo la rinascita dell’impresa e, allo stesso modo di quanto può fare l’usurario cravattaro, determina danni irrisarcibili anche alla persona della vittima compromettendo la sua dignità, la serenità della famiglia, la libertà di iniziativa economica, la salute e la vita. Diverso, ad oggi, è stato, semmai, il coraggio dei politici di affrontare seriamente il fenomeno dell’usura bancaria. A fronte di vari interventi (non solo di carattere normativo) contro l’usura del cravattaro, sono mancati interventi o concrete azioni o dichiarazioni contro “l’usuraio in cravatta”. Al massimo, ci sono state (e ogni tanto si ripetono) dichiarazioni dal sapore di slogan elettorali o iniziative messe nel cassetto e utili, semmai, per essere stampate e distribuite a convegni o comizi. Per capire le cause del silenzio, dell’indifferenza o della mancanza di azioni concrete, bisognerebbe verificare se possano essere essi stesse vittime del sistema bancario, oppure, in vari modi, complici o beneficiari.

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Un mio breve intervento sulla web Radio Ius Law: “ALLE SEZIONI UNITE LA RIFERIBILITA’ DELLA DISCIPLINA ANTI USURA ANCHE AGLI INTERESSI MORATORI” 

Posted by Roberto Di Napoli su 8 novembre 2019

Pur consapevole della complessità della problematica e delle diverse, contrapposte eccezioni relativamente alla verifica di usurarietà degli interessi moratori e alle conseguenze civilistiche (per le quali, mi permetto di rinviare ad alcune mie pubblicazioni o a quanto scritto da altri autori), pubblico di seguito il link ad un mio breve intervento trasmesso da Ius Law- Web Radio.

“ALLE SEZIONI UNITE LA RIFERIBILITA’ DELLA DISCIPLINA ANTI USURA ANCHE AGLI INTERESSI MORATORI” – Intervista all’Avv. Roberto Di Napoli – IusLaw Web Radio

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Gli italiani risparmiano ma non investono. Colpa soltanto dei bassi rendimenti o anche degli “impuniti”?

Posted by Roberto Di Napoli su 1 novembre 2019

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

Da alcuni giorni, i principali quotidiani nazionali riportano i risultati di alcune ricerche: gli italiani risparmiano ma non investono. Su Il Sole 24 Ore di oggi 1 novembre, è riportato che vi sarebbero circa 1500 miliardi parcheggiati tra depositi e conti correnti senza essere investiti. Se nel 1988 il 57% dei titoli del debito pubblico era in mano alle famiglie, ora quella percentuale -secondo i dati della Banca d’Italia riportati dal quotidiano- risulterebbe crollata al 5%.

Tra le possibili cause della preferenza a conservare la liquidità piuttosto che investirla vi sarebbe, probabilmente, l’attitudine degli italiani a risparmiare in un contesto economico incerto o i bassi rendimenti a fronte delle alte commissioni.

Personalmente, sono maggiormente d’accordo con quanto affermato nell’articolo riportato su il sito internet de Il Sole 24 Ore, ossia, che, tra le possibili ragioni, vi è anche il timore “che il risparmio non sia ben tutelato da chi è deputato a farlo” (https://www.ilsole24ore.com/art/gli-italiani-risparmiano-piu-ma-non-vogliono-piu-investire-ACQd3Wv).

Non si considera sufficientemente, infatti, a mio modesto parere, che la cronaca dell’ultimo ventennio dimostra che tanti risparmiatori, più di una volta, i loro risparmi –frutto di una vita di sacrifici o di onesto lavoro- li hanno tolti dal salvadanaio o da “sotto al materasso” seguendo, spesso, il consiglio di “esperti” della finanza, o di promotori o funzionari di banche. Penso a quanti hanno acquistato “tangobond”, obbligazioni Cirio, Parmalat, ai risparmiatori e azionisti vittime di crack bancari.

Mi chiedo, quindi: non è possibile che la prudenza sia determinata anche dai principali crack e dalle conseguenti perdite che hanno subito molti risparmiatori negli ultimi 15-18 anni?

Sull’ultimo numero (n. 45) del settimanale Panorama, un interessante articolo (oltre che la copertina) viene dedicato agli “Impuniti“, soggetti che, per avere causato il fallimento di banche con conseguenze drammatiche per molti risparmiatori, sono usciti indenni da processi anche a causa della prescrizione.

Da Il GiornalePochi guadagni e costi alti: gli italiani non investono più – IlGiornale.it

Dal sito Il Sole 24 Ore: https://www.ilsole24ore.com/art/gli-italiani-risparmiano-piu-ma-non-vogliono-piu-investire-ACQd3Wv

Dal sito di Panorama: https://www.panorama.it/magazine/crac-bancari-gli-impuniti-panorama-edicola/ . Per leggere l’articolo pubblicato (successivamente all’edizione cartacea), il 4 novembre, anche sul sito di Panorama cliccare sul seguente link https://www.panorama.it/economia/crac-bancari-nessuno-li-puo-giudicare/?fbclid=IwAR0aWgIrjo_rtxz4S8v1aaHT9aZwZAWWtMUt4FinjZFtUSyPao88wB49Hfc

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Finanziatori dello Stato ai posti di comando?

Posted by Roberto Di Napoli su 30 ottobre 2019

Notizie, quelle riportate nell’articolo, che alimentano il sospetto che, purtroppo, credo, si avverte da tempo: che il potere bancario-finanziario, di fatto, riesca a governare e che il bilancio, il benessere dei cittadini, e, forse, anche la legislazione ne siano condizionati. Si ha la triste sensazione che i valori della centralità della persona umana, della sua dignità e il rispetto dei suoi diritti fondamentali siano posti in secondo piano rispetto all’esigenza -che appare preminente- di rispettare logiche di bilancio e che, per tutelare quest’ultimo fine, perfino le norme della Costituzione possano apparire un intralcio. Consiglio la lettura dell’articolo e, soprattutto, le conclusioni che fanno riflettere anche sui recenti tentativi di modifiche costituzionali e se, davvero, le motivazioni risiedono in una (utile?) opportunità -non si sa quanto concretamente realizzabile e a quale costo- di risparmio per le casse dello Stato. Dovremmo ricordarci sempre che siamo cittadini e a nessuno dovrebbe essere consentito di scambiarci per “utenti, clienti di una società” che permette ai suoi finanziatori di entrare, di sedersi, controllare e comandare. 

Sorgente: Il club degli ex JP Morgan sale ai vertici delle società di Stato

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Da Il Sole 24 ORE: “Dal Daspo ai commercialisti al carcere agli evasori, i cambi di passo sulle misure della manovra” 

Posted by Roberto Di Napoli su 11 ottobre 2019

La scorsa settimana, nel precedente post, avevo scritto alcune mie brevi considerazioni sulla preoccupante notizia che circolava in merito all’ipotesi di introduzione del “daspo” ai commercialisti che avessero effettuato false dichiarazioni relativamente a compensazioni per contributi.

Mi fa piacere leggere che il Ministro dell’Economia ha smentito una tale ipotesi.

Riporto di seguito il link dell’articolo pubblicato sul sito Il Sole 24 Ore con le dichiarazioni del Ministro Gualtieri.

Sorgente: Dal Daspo ai commercialisti al carcere agli evasori, i cambi di passo sulle misure della manovra – Il Sole 24 ORE

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Daspo ai professionisti per i crediti falsi? E a quei funzionari di banche che firmano dichiarazioni di veridicità del credito che, solo in caso di opposizione, si scopre, poi, falso o di entità inferiore? 

Posted by Roberto Di Napoli su 1 ottobre 2019

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

L’ipotesi dell’introduzione di una misura così severa, quale il Daspo, per i commercialisti o consulenti del lavoro che dovessero dichiarare crediti contributivi non conformi al vero, pur non essendo esperto nel settore fiscale o previdenziale, suscita, a mio avviso, non poche perplessità.

La lettura di alcune notizie riportate nelle scorse ore farebbe intendere -se non erro- che la misura verrebbe applicata in caso di “crediti fraudolenti” e, dunque, in ipotesi “dolose” .

Ho letto che “il ricorso all’utilizzo di crediti inesistenti o non spettanti, oltre a creare un danno per le casse dello Stato e per gli enti territoriali, genera «inaccettabili distorsioni economiche e lesioni al principio di concorrenza»”.

Mi chiedo, allora: e i danni che si determinano quando un rappresentante di una banca dichiara, ai sensi dell’art. 50 del Testo Unico Bancario (e, cioè, per ottenere un decreto ingiuntivo a carico dell’utente), che il credito è “vero” e “conforme alle scritture contabili”, mentre, invece, solo all’esito del lungo giudizio (e solo, dunque, se l’ingiunto si oppone) si scopre insussistente o inferiore a quello dichiarato? Sono danni solo tra privati, ossia, tra banca e utente? Sono danni sempre risarcibili? No.

Ho menzionato più volte, su questo mio blog (oltre che, sin dal 2005, su alcune mie pubblicazioni), i tantissimi casi (comprovati da sentenze) di decreti ingiuntivi ottenuti da banche proprio con una dichiarazione unilaterale di certezza del credito che, invece, all’esito di opposizione da parte di clienti, si sono rivelati insussistenti o notevolmente inferiori a quanto ingiunto (riporto alla fine di queste mie considerazioni, un mio post di gennaio scorso). In tanti altri casi, alla fine del giudizio, la situazione è risultata, perfino, rovesciata: la banca, che, per avere il provvedimento inaudita altera parte, aveva prodotto quella dichiarazione unilaterale con la quale aveva dichiarato il credito “vero” e conforme alle proprie scritture contabili, è risultata, invece, la debitrice del correntista. In un altro caso, ancora, una banca che aveva chiesto ed ottenuto il fallimento di un’impresa vantandosi, dunque, creditrice, si è rivelata essere debitrice dell’impresa che aveva concorso a distruggere.

E questi crediti falsi non provocano danni all’economia? A mio avviso, hanno concorso a “saccheggiare” patrimoni privati o di imprenditori, a far chiudere imprese (anche storiche), a far licenziare lavoratori o, comunque, a compromettere seriamente la produzione nazionale con inevitabili conseguenze anche in termini di tassazione e di mancate entrate nelle casse dello Stato. Sono, poi, la causa di ingenti danni patrimoniali (quasi mai risarciti) e non patrimoniali (ancor meno risarcibili “in forma specifica”) visto che, spesso, hanno causato la perdita di serenità, della salute e della vita dei malcapitati e di quanti (proprio nel rispetto della legge) si sono rifiutati di pagare importi non dovuti (soprattutto, quando sono stati accertati, all’esito del giudizio, come fondati su clausole nulle o pretese illegittime).

La distruzione di un’impresa, laddove determinata da crediti falsi o da pretese infondate e, quindi, scomparsa ingiustamente, non ne avvantaggia altre con una distorsione del mercato? Chi dichiara come “conforme alle proprie scritture contabili” un credito che, invece, risulta -agevolmente o all’esito di un giudizio- come falso, non commette anche un “falso” nelle scritture contabili o nei bilanci?

Allora, se deve essere punito con una sorta di “Daspo” (misura, come è noto, che deriverebbe il nome da quella prevista ed applicabile a carico di tifosi violenti) il professionista (sia esso commercialista, consulente contabile, ecc.) che dichiari crediti fraudolenti danneggiando lo Stato e il mercato, non comprendo per quale ragione non debbano essere puniti anche i funzionari bancari che, con dichiarazioni unilaterali, attestino come veri quei crediti che, in alcuni casi, non sarebbe necessario nemmeno l’esito del giudizio per sapere che non possono essere conformi al vero (come, ad esempio, quando il saldo si fonderebbe su contratti o rapporti viziati da clausole palesemente nulle). Certamente, chi firma quelle dichiarazioni ex art. 50 TUB non potrebbe sostenere di essere ingenuo o ignaro della normativa. Eppure, a fronte di tante dichiarazioni risultate difformi dalla realtà e a fronte di danni incalcolabili agli utenti e all’economia, non mi risulta che gli autori siano stati mai puniti né con sanzioni penali né con misure simili a Daspo. Allora, pur essendo “nobile” e auspicabile il fine di punire e, ancora prima, di prevenire l’annotazione o attestazione di “crediti fraudolenti”, ciò dovrebbe essere previsto a carico di chiunque attesti crediti, così come debiti, perdite o sofferenze (che sa o che non può non sapere) false non potendosi rendere immuni dal rispetto della legge chi, allo stesso modo così come ogni professionista, come ogni imprenditore e come ogni cittadino, è tenuto a rispettarla.

Cliccare qui per leggere il mio post del 5 gennaio 2019: “…e ci provano e riprovano ancora, confidando di farla sempre franca.

Riporto di seguito il link ad un articolo relativo alla notizia sull’ipotesi di Daspo per i professionisti che dichiarino crediti falsi.

Sorgente: Lotta all’evasione, Daspo ai professionisti per i crediti falsi – Il Sole 24 ORE

“Il progetto targato M5S prevede una piattoforma per certificare i crediti contributivi da compensare. Cunsolo (commercialisti): bene ma servono tempi certi mentre sul Daspo basta già il ruolo di vigilanza degli Ordini

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Presentato a Roma, nella sala della libreria Medichini, il volume Le contestazioni invalidanti i contratti di mutuo nel corso del seminario di approfondimento organizzato dall’editore.

Posted by Roberto Di Napoli su 1 ottobre 2019

Pubblico di seguito alcune foto del seminario, tenutosi a Roma lo scorso 27 settembre, nella sala della Libreria Medichini di Piazzale Clodio, su “Le contestazioni invalidanti i contratti di mutuo“, titolo del volume scritto da me e dal collega avv. Daniele Rossi e pubblicato da Revelino Editore che ha organizzato il seminario-presentazione.

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Moderatrice del seminario è stata la dott.ssa Fabiola Pietrella, commercialista, curatrice fallimentare e docente all’Università di Macerata.

Relatore -subito dopo l’intervento mio e del collega avv. Rossi nel corso dei quali abbiamo cercato di fornire una rassegna delle principali pronunce in materia di nullità del mutuo per difetto di causa in concreto, sui vizi del titolo esecutivo e sulle principali problematiche relative alle clausole determinative degli interessi- è stato il dott. Francesco Olivieri (che ha fornito un utile contributo alla redazione di alcuni paragrafi del volume) il quale ha illustrato le differenze tra il piano di ammortamento con capitalizzazione composta e quello con capitalizzazione semplice: tema, questo, particolarmente attuale e oggetto di pronunce giurisprudenziali.

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Da sinistra a destra: la dott.ssa Fabiola Pietrella, il dott. Francesco Olivieri, il sottoscritto e l’Avv. Daniele Rossi

Ringrazio, oltre che l’organizzatore Revelino Editore e la Libreria Medichini, quanti (anche venendo dalla Sicilia) hanno partecipato all’incontro e, in particolar modo, il Prof. Antonio Annibali che ci ha onorato della Sua autorevole presenza e illuminato col Suo prezioso intervento.

Ringrazio, infine, l’amico e collega avv. Stefano Di Santo, autore dell’articolo su Roma Capitale Magazine (cliccare qui per la lettura) nonché gli altri siti che hanno dato notizia del seminario, tra cui expartedebitoris e l’agenzia Consulpress.

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locandina seminario 27 settembre 2019

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Da Il Sole 24 ORE: Procida, dopo 79 anni perde l’eredità l’ospedale che non cura gratis i poveri

Posted by Roberto Di Napoli su 20 settembre 2019

Cliccare sul  seguente link per leggere l’articolo sul sito de Il Sole 24 Ore: Procida, dopo 79 anni perde l’eredità l’ospedale che non cura gratis i poveri – Il Sole 24 ORE

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