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In italian, please!

Posted by Roberto Di Napoli su 23 giugno 2022

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Pur apprezzando la lingua inglese (che comprendo discretamente sia pure non possa dire di poterla parlare in modo fluido, anche se, forse, non peggio di qualche ex premier), trovo incoerente il dilagante utilizzo di termini anglosassoni nel Paese di Dante Alighieri e di cui tante sono state le recenti celebrazioni per i 700 anni dalla morte. Ancora meno accettabile, a mio avviso, è che sia utilizzata, in Italia, da rappresentanti di Istituzioni o di organi dello Stato nelle conferenze stampa o, addirittura, nei testi di legge. Il cittadino italiano deve conoscere l’italiano o l’inglese? Potrei, forse, ritenerlo accettabile in determinate riunioni professionali tra colleghi o tra conoscitori dello stesso settore in cui , magari, il termine stesso ha avuto un’origine anglosassone (ad esempio: termini utilizzati in discipline economiche). Ricordo che alcuni clienti -divenuti, poi, amici- una volta, dopo avermi chiesto dei consigli e rimasti d’accordo nel proseguire l’incontro l’indomani, nel salutarci, mi ricordavano che “allora” ci saremmo visti alle 10 per un “briefing“: risposi -scherzando e fingendo di non aver capito- che il roast-beef lo avrei preferito verso l’ora di pranzo. Ma perché in Italia non deve essere usato l’italiano? Gli altri Paesi rispettano “il nostro idioma”? Facciamo caso quando compriamo un prodotto o vediamo una scritta tradotta in più lingue: c’è anche la traduzione nella nostra? In che posto nell’ordine? Mi è piaciuto molto l’articolo a firma di Paolo Armarioli su Il Sole 24 Ore del 21 giugno scorso: “Troppi anglicismi, così l’italiano viene fatto a pezzi“. Cita alcuni esempi di recenti provvedimenti normativi, pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, contenenti termini in inglese (e, in realtà, anche di un termine italiano -“resilienza”- frequentemente usato “a capocchia”). Ho letto che, per fortuna, in sede di conversione di un decreto legge, il Parlamento ha “convertito” in italiano vari termini inglesi che erano contenuti nel precedente provvedimento d’urgenza (talmente urgente, forse, che gli estensori del decreto avevano preferito lasciare i termini “in english” ….forse pensando fosse più “trandy” o “easy”). Ricordo Alberto Sordi in Un americano a Roma quando, fingendo di essere il poliziotto di Kansas city, dava indicazioni stradali alla coppia americana (“all right“) facendola finire nel burrone (anzi, nel “burone daa Maranella“). Appunto. L’utilizzo della lingua inglese da parte di alcuni politici o rappresentanti italiani può anche essere pericoloso: “in italian, please!”

Una Risposta a “In italian, please!”

  1. gian.traina@virgilio.it said

    Il cittadino italiano potrà conoscere altre lingue……anzi che ne conosca più di una….. ma dovrà parlare sempre in ITALIANO, perchè la nostra lingua si esprime e scrive come nessuna altra lingua al monto ! >

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